Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

domenica 17 febbraio 2013

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« … woah! » ansimò, incapace a formulare un pensiero più complesso rispetto a quello, un’affermazione più elaborata di quel verso pur trasparente di tutte le proprie più recondite emozioni, di tutta la propria più viva eccitazione, così come alcun altro intervento avrebbe saputo riservarsi occasione di compiere, avrebbe saputo rendersi latore con eguale efficacia.
« Woah?! » lo volle scimmiottare la Campionessa di Kriarya, allora sorridendo con incedere volutamente provocante e, ciò nonostante, una certa vena di rimprovero per la particolare espressione da questi scelta a commento del proprio gesto, del proprio operato, non perché desiderasse, effettivamente, qualcosa di diverso da quell’attonito stupore, da quella sempre gradevole sorpresa che, malgrado tutto, era in grado di generare in lui, quanto e piuttosto per giuocare con il proprio uomo, così come, del resto, amava fare da sempre « E’ tutto qui quello che riesci a proporre a commento della mia voluttuosa offerta? » insistette, piegandosi appena in avanti, per meglio mostrare a lui l’abbondanza delle proprie forme, risaltandola, ove possibile, nel comprimere i propri seni fra le braccia, tese verso il basso a cercare un’occasione di appoggio in quella particolare postura « Evidentemente, l’avanzare degli anni sta iniziando a farmi apparire meno interessante rispetto a quanto non gradire ancora illudermi di poter essere… » concluse, simulando profondo dolore nel confronto con quella consapevolezza, benché consapevole di quanto, in tutto ciò, avrebbe dovuto essere inteso l’esatto opposto.

E dove anche, in quel momento, ella aveva già pianificato di lasciar sapientemente crescere la tensione erotica all’interno di quel loro santuario nel continuare a spogliarsi, nel continuare a denudarsi scherzosamente e pur sensualmente innanzi a lui, per arrivare a concedersi alle sue braccia completamente nuda, così come, era certa, sarebbe stata più che apprezzata; qualcosa di spiacevole e di imprevisto sopraggiunse a disturbarla, costringendola, allora, a mutare completamente espressione e a risollevarsi in posizione eretta, nonché inevitabilmente guardinga, tanto quanto sufficiente a spingerla a posare la propria mancina sul pomello della spada bastarda ancora presente al suo fianco, nell’attesa di individuare, con precisione, che cosa l’avesse effettivamente posta in allarme. Perché, colpevolmente distratta dal proprio sensuale giuoco con l’amato, nel considerarsi forse scioccamente al sicuro all’interno dell’abbraccio protettivo di quelle stanze riservate, di quegli alloggi privati, ella aveva abbassato la guardia quanto sufficiente a impedirle di poter cogliere immediatamente l’esatta ragione per la quale la parte più diffidente e paranoica della propria mente l’aveva allora costretta a dimenticare repentinamente quel senso di pace e di serenità nel quale si era lasciata sino ad allora crogiolare, riportandola all’ordine.
Un cambio d’atteggiamento tanto subitaneo che non poté non essere colto con inevitabile inquietudine anche dallo stesso Be’Sihl, la mente del quale, a differenza rispetto alla sua, non si era sino ad allora concessa alcuna occasione di agitazione, di allarmismo, obliando qualunque pensiero nella beatitudine propria di quel momento, di quella tanto attesa possibilità di intimo confronto fra loro.

« Che accade?! » domandò, sollevandosi a sedere sul letto con una semplice contrazione addominale, priva di sforzo e tale da dimostrare come, al di là della propria corporatura media, tale da lasciarlo apparire fisicamente inferiore rispetto a uno qualsiasi fra i colossali mercenari operanti in città, egli non avrebbe dovuto essere superficialmente classificato come un indolente oste, rallentato dal troppo cibo o dal troppo vino, nei quali, del resto, difficilmente eccedeva, quanto e piuttosto un uomo vigoroso ed energico, qual, del resto, aveva già dato riprova di essere nell’essere riuscito non solo a seguire la propria amata in qualche sua avventura ma, anche e ancor più, da essere riuscito a intervenire in suo soccorso, e a sua salvezza, quand’ella era rimasta catturata dalla propria gemella.
« Non lo so ancora… » ammise ella, restando in ciò immobile, con la mancina a contatto con l’impugnatura della propria spada, non soltanto dimentica, ma addirittura disinteressata alla propria parziale nudità, ove in quel momento avrebbe potuto essere anche priva dei pantaloni e del perizoma e nulla sarebbe in ciò mutato nel confronto con quella situazione, in quel particolare frangente, ormai tornata a essere soltanto la figlia della dea della guerra, qual l’avevano soprannominata nel momento in cui avevano iniziato ad associarla a Marr’Mahew, e, come tale, priva di qualunque emozione, di qualunque inibizione, lì come nel cuore di una battaglia, qual, del resto, non aveva mai evitato di combattere anche privata dei propri abiti, ove necessario.

Entrambi ormai dimentichi della passione che, solo un attimo prima, aveva animato le loro membra, aveva dominato i loro corpi, invitandoli a perdersi nel proprio amore, nella propria passione, in essa abbandonando ogni contatto con la realtà; per la coppia di amanti fu questione di un istante riuscire a focalizzare la propria attenzione su quanto, effettivamente, avesse da considerarsi sbagliato in ciò che stava accadendo, riconducendo la questione a un inquietante e pungente odore di legno bruciato nelle proprie narici.
Un odore che, nella mente del locandiere, richiamò immediatamente una sequenza di immagini terrificanti, quali quelle che avevano già visto coinvolto quell’edificio in un incendio, nel quale, tragicamente, aveva ritenuto perita anche la propria amata, la propria compagna ancor prima di avere la possibilità di arrivare a un punto di svolta nel proprio rapporto con lei. Così come, al ritorno in vita della stessa, che all’epoca sola responsabile di tale incendio nella volontà di inscenare la propria prematura dipartita, non aveva più rimandato di affrontare, in ciò conquistando la possibilità, finalmente, di poter godere di momenti come quello appena perduto insieme a lei.

« Dei… non ancora! » esclamò, balzando rapido dal letto accanto a lei e, da lei, alla porta alle sue spalle, per accertarsi di quanto stesse accadendo al di fuori delle loro stanze « Non può star accadendo nuovamente! » insistette, nel tentativo di esorcizzare, con quelle proprie parole, la realtà per così come temuta e, spiacevolmente e drammaticamente, per così come confermata non appena l’uscio venne dischiuso.

Perché, ancora una volta, la locanda, la sua amata locanda, appena rinnovata, appena ristrutturata e in parte ricostruita, stava andando a fuoco. E, in tale occasione, fu immediatamente chiaro, l’incendio non avrebbe risparmiato nulla ad eccezione delle pareti in muratura, dal momento in cui, a differenza di quanto già accaduto, stava mostrando tutta la propria violenza, tutta la propria dirompente forza distruttiva, in azione allo stesso livello del suolo, riservandosi, in tal modo, l’occasione di coinvolgere, e di coinvolgere completamente, l’intero edificio nelle proprie ardenti spire.

« Thyres… » gemette Midda Bontor, sguainando la propria lama e, subito, avvolgendo con il proprio braccio destro, privo di estremità, il corpo dell’amato, per trarlo indietro dalla porta nel timore che il fuoco potesse sottrarglielo, potesse coinvolgerlo nella propria indiscriminata azione di morte « Dobbiamo uscire di qui! »
« Dobbiamo anche fare evacuare tutti quanti! » replicò Be’Sihl, a lei stringendosi con amore, in un gesto quasi sofferto ove, proprio malgrado, compreso qual potenzialmente l’ultimo che sarebbe loro stato concesso di vivere insieme « Non possiamo permettere che la gente bruci nel sonno. » soggiunse, cercando le labbra di lei in un gesto necessariamente fuggevole, quasi disperato, qual solo avrebbe potuto essere quello di un uomo costretto a rivivere nuovamente un incubo già vissuto, con il timore, in questa occasione, di non poter godere, ancora una volta, della fortuna che già lo aveva benedetto la prima volta.
« Be’S… » cercò di protestare ella, sufficientemente egoista da poter considerare accettabile l’idea di qualche altra morte sulla coscienza, a patto di non perdere l’uomo tanto amato.
« Occupati di Arasha, di Seem e di tutti gli altri garzoni… » comandò tuttavia egli, scuotendo appena il capo, a escludere qualunque possibilità di contrattazione in quel momento « Io mi preoccuperò dei clienti ai piani superiori, nonché dei nostri amici. » soggiunse, rendendo in ciò, istintivamente, qual proprio il compito più pericoloso « Ti amo, Midda Bontor. Ti amo e ti amerò per sempre! »

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