Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

mercoledì 13 febbraio 2013

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« Cosa accade, Midda Bontor, Regina d’ogni lupanare, Ispiratrice d’ogni perversione?! » riprese la voce di Nessuno, ancora a lei rivolgendo i propri più originali insulti, nella volontà di ottenerne l’attenzione, di richiamarne l’interesse, e in ciò di coinvolgerla, evidentemente, in una nuova sfida, in una nuova competizione, malgrado la tarda ora attesa, forse nella speranza, in ciò, di sorprenderla, di coglierla di sorpresa e avvantaggiarsi in grazia di ciò.

Benché lontana dall’essere quel genere di professionista che egli stava impegnandosi a farla apparire, ella si offrì al suo sguardo, alfine e comunque, completamente ignuda, qual già si era spogliata per il compiacimento del proprio uomo, in tal senso presentandosi alla frizzante aria della notte senza la benché minima inibizione, senza il pur minimo imbarazzo, da sempre contraddistinta da un rapporto di assoluta serenità con il proprio corpo, con la propria femminilità e, persino, con la propria sessualità, da trascendere a qualunque comune senso del pudore, in misura tale da essersi già spinta, in più di un’occasione, e anche in condizioni ambientali chiaramente avverse, a combattere non solo semplici duelli, ma vere e proprie battaglie, privata di qualunque abito, di qualunque velo, e pur sempre agendo con maggior naturalezza e maggior confidenza rispetto a quella che avrebbe potuto contraddistinguerla laddove, a celarne le forme, a coprirne le grazie, fosse stato il pesante metallo proprio di un’armatura.
E a giuocare, allora, sulle proprie condizioni, così come sulle parole a lei destinate, la Figlia di Marr’Mahew non tardò a prendere voce, con aria divertita e tono canzonatorio…

« Dagli epiteti che mi stai riservando, qualcuno potrebbe intendere una certa frustrazione di natura sessuale, da parte tua nei miei confronti. » osservò, avanzando con la spada ancora all’interno del relativo fodero, stretto nella sua mancina, con passo quieto e portamento fiero, quasi altero, in tutto e per tutto simile a quello che ci si sarebbe potuti attendere da una regina, benché priva di qualunque manto reale o di corona al di sopra dei propri capelli corvini perennemente disordinati « Avanti… osservami pure. Togliti ogni sfizio, ogni curiosità nel merito del mio superbo corpo. E, dopo di ciò, sparisci dalla mia vista, prima che non mi limiti soltanto a mutilarti un po’, questa volta, ma diventi mia premura quella di trasformarti in un ammasso informe di carne, sangue e ossa. »

Per quanto Nessuno, il cui vero nome avrebbe voluto essere ricordato qual quello di Rimau Coser, non avrebbe potuto illudersi di ottenere, da parte della propria interlocutrice, una reazione diversa, un comportamento meno irriverente rispetto a quello già riconosciutogli in occasione del loro primo incontro; egli ebbe comunque ragione di dimostrarsi allora sorpreso dal modo con cui ella a lui volle offrirsi, dalle vesti, o, per meglio dire, dall’assenza di vesti, con la quale ella volle caratterizzare il proprio ingresso in scena, e la propria fuoriuscita in strada nel cuore della notte, proponendosi completamente nuda e, ciò nonostante, apparentemente del tutto a proprio agio, così come se mai fossero state presenti, sin dal giorno della sua nascita, delle stoffe o delle pelli a negare quell’indubbiamente conturbante spettacolo in quel momento tanto esplicitamente offerto. Ragione per la quale, per un fugace istante, ogni proposito bellico che doveva averlo inizialmente animato, sembrò essere stato repentinamente dimenticato, completamente obliato, in favore di un diverso genere di interesse, qual quello che lo vide prendere in parola l’invito della donna, osservando senza alcun disdegno, e, anzi, con comprensibile coinvolgimento, quanto lì presentatogli, nell’approfittare di un’occasione meno ovvia, meno banale di quanto non sarebbe potuta essere superficialmente considerata.
Un’analisi attenta e indiscreta, la sua, che lo spinse, addirittura, a straparlare, in quello che, all’attenzione della sua interlocutrice e avversaria non poté che essere accolto qual una sorta di delirio, probabilmente conseguente alla sorpresa propria di quella vista inattesa e, sicuramente, insperata.

« Credo proprio che questa scena me la rivivrò qualche dozzina di volte… » commentò egli, con sguardo visibilmente lussurioso anche al di sotto del lungo mantello con cappuccio nel quale si stava lì presentando nella tutt’altro che inedita volontà di non palesare immediatamente all’attenzione dell’antagonista le proprie risorse, e, nel dettaglio, il modo con cui era stato in grado di porre rimedio all’oscena aggressione subita anni prima « E forse qualcun’altra ancora, in maniera tale che, dopo la tua morte, possa conservare il ricordo di questo momento con amor di dettaglio. »
« Nei tuoi sogni, forse… ammesso che sopravviverai a sufficienza per poterne fare ancora. » negò la donna, scuotendo appena il capo con un sorriso sinceramente divertito « Forse hai dimenticato cosa è successo l’ultima volta che ci siamo incontrati. Ma per te non è stato propriamente piacevole… a meno che non provi piacere nell’essere fatto a pezzi. » cercò di offrirgli memoria, aggrottando poi la fronte con aria critica « In tal caso, ovviamente, farò il possibile per accontentarti, affinché non si possa dire che non mi sono offerta con le migliori intenzioni in tuo supporto, a tuo sostegno. » concluse, strizzando poi l’occhio sinistro, attraversato longitudinalmente dalla cicatrice per lei ormai caratteristica, con fare complice.

In risposta a tale proposta, a tanto candida profferta di aiuto, di collaborazione, tuttavia, Nessuno reagì liberandosi dal velo di riservatezza offerto dal proprio mantello con un gesto secco, con un movimento deciso, per mostrare, in conseguenza a tale azione, due nuove lame, due nuove sciabole che, in grazia a un apposito supporto, erano state collegate direttamente ai suoi avambracci, a quanto rimasto dei suoi polsi, proponendosi, pertanto, quale sua nuova risorsa offensiva. Una nuova risorsa offensiva utile a ridefinire, malgrado tutto, il proprio ruolo di spadaccino, ipoteticamente perduto insieme a entrambe le proprie mani, e, in quel frangente specifico, di avversario della Campionessa di Kriarya, di colei alla quale aveva ripetutamente rivolto tutto il proprio più vivo disprezzo e che, di contraccambio, gli aveva già promesso due volte, nei propri due unici interventi, di riservargli occasione di morte, qual completamento dell’operato iniziato diversi anni prima.
In quelle due lame, scintillanti sotto la luce della luna e di tutte le stelle in cielo, le intenzioni dell’uomo risultarono più palesi, più trasparenti, più assolute rispetto a qualunque eventuale proclama, non che, prima di tal gesto, qualche dubbio avrebbe potuto sussistere a tal riguardo. E, quasi ciò non avesse da considerarsi sufficiente, le parole che allora lasciò seguire a tale annuncio fisico vollero chiarire in maniera inequivocabile il suo obiettivo finale, il suo fine ultimo, il suo unico eletto traguardo…

« Questa notte io ti ucciderò, cagna tranitha. » sancì lo spadaccino, sollevando le proprie sciabole innanzi al busto, a riprova del mezzo con il quale avrebbe tradotto in fatti concreti tale intenzione « E a nulla varrà quanto tu potrai impegnarti per ovviare a questo ineluttabile finale: io riuscirò a ucciderti. Riuscirò a ucciderti, Midda Bontor! » ripeté e ribadì, quasi nel reiterare verbalmente lo stesso concetto questo potesse assumere maggior valore, maggior veridicità « Perché non avrò pace, non troverò soddisfazione sino a quando non sarò riuscito a farlo, fino a quando non sarò riuscito a strapparti la vita dal corpo. E, te lo giuro, neppure tu avrai pace sino ad allora. Neppure tu troverai occasione di requie fino a quando il mio metallo non avrà scritto la parola “fine” sulle tue carni. » sancì, con tono più simile a quello di una promessa, ancor prima che di una semplice minaccia, qual pur tante aveva sprecato verso di lei.

Ma dove anche egli poteva aver scioccamente sperato di aver guadagnato, in grazia a tale intervento, con quel proprio breve monologo, il diritto al riconoscimento di una qualsivoglia dignità da parte della controparte, ella volle evidenziare quanto poco, o per meglio dire nulla, impressionata fosse allora rimasta da tutto ciò; la reazione della mercenaria dagli occhi color ghiaccio avrebbe dovuto assolvere all’ingrato compito di stemperare ogni entusiasmo, fugare ogni dubbio, soprattutto ove questa altro non si concretizzò che nel semplice e banale gesto di incrociare le braccia sotto ai voluminosi seni, offrendola in questa attesa di qualunque letale attacco l’uomo avrebbe avuto piacere a rivolgerle.

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