Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

giovedì 7 febbraio 2013

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« Ritenta… sarai più fortunata… » si concesse, addirittura, occasione di canzonarla, ebbro per quel primo felice risultato e, in ciò, scioccamente spronato a commettere scelte strategiche particolarmente stolide, quali quelle atte a stuzzicarla, a spronarla in misura maggiore a quanto ella già non fosse.

In tal modo invitata, tuttavia, Midda Bontor non si fece attendere, non volle rendersi destinataria di ulteriori preghiere, accettando con piacere il suggerimento di attaccare, e di attaccare con rinnovata violenza, il proprio incauto avversario, desiderosa, allora ancor più che un istante prima, di vedere il suo capo decollato rotolare al suolo, versando in ciò un osceno tributo di sangue che, al contempo, avrebbe offeso in maniera a dir poco blasfema la sacralità di quel luogo ma, anche e parimenti, sarebbe stato il minimo dono utile a permettergli di presentare giusta ammenda per le proprie pregresse colpe, per quel proprio ingiustificabile comportamento e quella propria inaccettabile arroganza.
Dopo che egli fosse morto, e morto nei termini, nei modi più crudeli possibili, sarebbe sicuramente emerso il problema di ripulire quanto lì si sarebbe riversato sui lucidi pavimenti di marmo, cercando di non permettere a neppure una singola stilla del suo sangue di permanere entro le pareti di quella stanza non dissimile da un maledetto retaggio, dimostrazione di quanto neppure all’interno di quel santuario, neppure nel cuore più intimo di quella locanda, della loro locanda, per Be’Sihl e per la propria amata donna guerriero sarebbe mai stata un’occasione di reale pace, di sincero piacere, di quieto riposo, qual pur entrambi, e soprattutto la stessa Campionesse di Kriarya, avrebbero gradito di poter godere, soprattutto in quei fugaci momenti di ricongiungimento, così rari e, al tempo stesso, così desiderati, così bramati e per difendere il diritto ai quali, senza particolare occasione d’enfasi, senza alcun eccesso, sarebbero allora stati entrambi disposti a combattere, e combattere con tutte le proprie forze, per ottenere la quale. Dopo che egli fosse morto, tale sarebbe sicuramente emerso il problema. Prima, tuttavia, l’unica questione rilevante, l’unica urgenza impellente, sarebbe stata quella volta al raggiungimento di tale condizione… la sua morte, e la sua morte nei modi più crudeli possibili.
Non paga del primo fallimento, in conseguenza a tutto ciò, la Figlia di Marr’Mahew tentò un secondo affondo, cercò ancora una volta di raggiungere le sue certamente calde carni con la freddezza letale della propria lama dagli azzurri riflessi, che sol avrebbe gioito al raggiungimento del proprio obiettivo, al compimento del proprio scopo, in quel momento per entrambe divenuta unica ragione d’esistenza, unica motivazione di vita. E se, senza voler rendere propria particolare originalità, innanzi all’apparente assenza di un qualsivoglia sforzo da parte di lei, Nessuno ripeté gli stessi gesti già resi propri un istante prima, più che lieto all’idea di poter tanto facilmente trionfare ancora una volta su di lei; prerogativa dell’avventuriera dagli occhi color ghiaccio fu, ora, non garantirgli simile opportunità, evadendo da tale morsa d’acciaio, al solo scopo di poter, immediatamente, tentare allora un montante in direzione del basso ventre dell’uomo, raggiunto il quale sarebbe stata questione di un attimo risalire sino alla sua gola, squartandolo longitudinalmente qual un pesce appena pescato al quale asportare le interiora, per pulirlo e conservarne, in tal modo, soltanto le morbide e  dolci membra.
Un nuovo attacco, una nuova offensiva, quella in tal modo destinata a discapito dello spadaccino, di fronte all’occorrenza della quale egli dimostrò incredibile autocontrollo, non cedendo al panico, non permettendo alla sorpresa di dominarlo e, soprattutto, di condannarlo, ma reagendo, e reagendo allora con forza e con decisione, nell’abbassare, con forza, la propria coppia di lame ancora incrociate, allo scopo di intercettare la risalita di quella avversaria, e negare il successo di tale ascesa.

« Presa! » esclamò, con tono quasi giocoso, come se, in verità, tutto quello avesse da intendersi al pari di un giuoco, e non di una sfida mortale fra loro.

A essere obiettivi, la strategia da lui in tal maniera adottata, non avrebbe potuto essergli riconosciuta qual particolarmente originale, dal momento in cui, negli stessi identici termini era solita rivolgersi a lui, e a ogni qualsivoglia eventuale antagonista, umano e non, la stessa Campionessa di Kriarya lì eletta sua avversaria, nella volontà di stemperare la tensione emotiva e, soprattutto, di ridurre i propri antagonisti a una dimensione di più semplice gestione psicologica, di migliore interfacciamento personale, negando loro qualunque straordinaria, e pur legittima, posizione di superiorità, in favore a una più apprezzabile equivalenza, se non, addirittura e quasi grottescamente, un’assurda inferiorità.
Un’assenza di originalità, quella in tal modo dimostrata da Nessuno, che non avrebbe dovuto, comunque, essere considerata a sua critica, a suo demerito, dal momento in cui, anzi, in grazia di ciò egli stava dimostrando quanto, fortunatamente, gli anni trascorsi dal loro precedente incontro, e dalla sua terrificante sconfitta, non fossero andati completamente sprecati, non fossero stati del tutto vani, permettendogli di conquistare una certa maturità nel proprio relazionarsi con il mondo, e con i propri avversari, tutt’altro che ovvia, tutt’altro che scontata, e tale da poterlo riconoscere, almeno sino a quando fosse stato in grado di conservare tale controllo sulle proprie emozioni, finalmente qual una controparte degna di attenzione. Ragione per la quale, se solo ella non lo avesse già condannato, non lo avesse già eletto al rango di Cadavere, forse quel combattimento avrebbe potuto svilupparsi in termini diversi, forse avrebbe potuto assumere quella valenza che, sin dal momento del loro primo e unico altro momento di confronto egli aveva insistito affinché gli fosse riconosciuta. Purtroppo però, nell’invadere quel santuario, nel violare le mura di quella stanza e, ancor più, il momento di intimità che, in essa, ella stava cercando di riservarsi, dopo una giornata in cui alcun’altra brama l’aveva coinvolta, l’aveva interessata; egli si era spinto troppo oltre nel provocarla, rinunciando, implicitamente alla possibilità di ottenere da lei quel duello per il quale, pur, si era tanto impegnato, attendendo quello che aveva considerato, erroneamente, l’intervallo migliore per ricercarlo, per pretenderlo, per ottenerlo.
Così, se anche in altri contesti, e riconoscendo al proprio antagonista un certo rispetto, ella si sarebbe allor disimpegnata da tale ultimo contrasto, dalla morsa in cui egli l’aveva estemporaneamente imprigionata, vanificando ogni ipotesi d’aggressione a suo discapito; la Figlia di Marr’Mahew non prese neppure lontanamente in esame tale idea, simile opportunità, ricercando, al contrario, soltanto il sangue del proprio antagonista e, con esso, la sua morte, in qualunque modo gli sarebbe stata concessa l’opportunità di conquistarla, di definirla… e definirla in termini assoluti e inappellabili.

« Sei morto… » ringhiò ella, ruotando di scatto la propria lama allo scopo di bloccare, reciprocamente, la coppia che l’aveva bloccata, e, nel far ciò, spingendosi repentinamente in avanti, a coprire la breve distanza esistente fra loro per gettarsi, senza inibizione alcuna, senza alcun freno morale, in contrasto al collo del proprio obiettivo, della propria preda, allora più che mai definibile qual tale e non per semplice enfatizzazione lessicale, quanto e piuttosto perché, palesemente, ridotta a tale ruolo, a simile inquadratura.

E necessariamente sorprendendo non solo lo stesso Nessuno, lì destinatario di tale attacco, di tanto bestiale offensiva; ma anche lo stesso Be’Sihl, ancora presente nel ruolo di spettatore esterno a quel confronto, a quella sfida, il quale, per quanto avesse già sentito resoconti di simili, precedenti aggressioni, non ne era mai stato diretto testimone come gli stava venendo concessa occasione in quel particolare frangente; Midda Bontor dimostrò tutta la propria furia, tutta la propria rabbia, tutto il proprio impeto e tutta la propria volontà di uccidere quel malcapitato, aprendo la propria bocca oltremisura e scoprendo completamente i bianchi denti, al solo scopo di azzannarlo letteralmente al collo, di serrare con tutta la forza a lei concessa i denti attorno alla sua laringe e, prima che egli potesse anche solo ipotizzare di elevare una qualsivoglia preghiera a qualunque dio o dea da lui adorato, strappare con violenza la vita dal suo corpo, non per tramite della propria lama, non per mezzo di quella spada perfetta che egli aveva più volte elogiato e per confrontarsi con la quale era arrivato persino a sacrificare entrambe le proprie mani, ma in modalità indubbiamente meno romantiche, e atte, ancora una volta, a negargli qualsivoglia dignità di reale avversario, qual ella, effettivamente, non lo aveva voluto nuovamente riconoscere.

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