Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 6 febbraio 2013

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Uno stupore, già fuori da ogni senso dell’ordinario, quello impostole da quell’indiscreto intervento sopraggiunto in un momento di tanto palese intimità, in un luogo che ella avrebbe gradito illudersi di poter considerare qual un rifugio, qual un santuario protetto dal mondo esterno e da ogni propria minaccia, che non poté che decuplicarsi in maniera del tutto incontrollata nell’istante stesso in cui in cui, ricercando la fonte di quel disturbo, inevitabilmente e prevedibilmente riconosciuta ostile, la mercenaria non poté che identificarla nelle fattezze di un uomo la cui memoria era da lei stata quasi completamente obliata, tanto egli, pur suo antagonista, si era dimostrato essere una presenza del tutto irrilevante nella sin troppo complessa e variegata storia della propria vita.
Un uomo che, oggettivamente, non avrebbe mai potuto presupporre di incontrare nuovamente, né, ancor più, avrebbe mai potuto presupporre di incontrare qual animato da tanto incredibile ardimento, o forse soltanto follia, qual quella che lo aveva spinto a invadere in maniera tanto violenta i suoi spazi personali, quelle stanze nelle quali neppure un amico, prima di allora, era entrato, da quando lì si era stabilita insieme a Be’Sihl a seguito della ricostruzione della locanda. Del resto, se egli aveva scelto quello qual metodo ideale per porre fine alla sofferenza comunemente chiamata vita, qual evidentemente doveva essere divenuta per lui; ella non avrebbe sollevato alcuna obiezione ad aiutarlo, a concedergli il sollievo che, in maniera tanto eclatante, stava invocando…

« Nessuno! » esclamò, voltandosi verso di lui con un gesto deciso, con uno scatto furioso e quasi ferino, nell’estrarre immediatamente la propria lama, pronta ad abbatterlo senza neppure prendere in ipotesi l’idea di un qualunque genere di dialogo con lui, di divertita e ironica conversazione con la propria preda, con la propria vittima, laddove mai avrebbe potuto offrirgli assoluzione e perdono per quanto così compiuto, per quell’atto di deliberata offesa nei suoi riguardi e, soprattutto, di minaccia nei riguardi del suo compagno.
« Bella spada… » la provocò ulteriormente egli, quasi non fosse già adeguatamente iraconda nei suoi riguardi, nei suoi confronti, e avesse necessità di qualche ulteriore ragione per desiderarlo morto o moribondo quanto prima « Rimau Coser… per amor di dettaglio. »
« Cadavere. » puntualizzò ella, stringendo i denti e scoprendoli fra labbra improvvisamente assottigliatesi, quasi completamente scomparse, con fare incredibilmente bestiale « Tu sei un Cadavere. E sarà mia premura farti accompagnare alla valle del Gorleheim, affinché tu possa essere cremato come è giusto che sia… per la pace tua e di tutti coloro che ti sono sopravvissuti. » definì, citando il luogo, non lontano dalla città di Kriarya, nel quale erano quotidianamente trasportati i corpi mietuti dalla medesima, per essere tradotti in polvere all’interno di una enorme pira sempre ardente, anche in grazia alla costante alimentazione in tal modo offertale.
« E’ mai possibile che il mio nome ti sia così complesso da apprendere?! » protesto l’uomo, aggrottando la fronte con aria critica verso di lei, nel restare immobile in sua attesa, con il corpo protetto da un lungo mantello che alcuna impressione concedeva, allo sguardo della propria interlocutrice, nel merito di quanto lì sotto avrebbe potuto essere celato.

In verità, non in altri momenti, non certamente in quello in particolare, la Campionessa di Kriarya avrebbe potuto riservarsi occasione di sbalordimento per qualunque possibile arma che, lì sotto, egli avrebbe potuto nascondere, con la quale l’avrebbe potuta aggredire. Sebbene, infatti, lo avesse privato crudelmente di entrambe le mani, ella avrebbe dovuto essere riconosciuta qual la testimonianza vivente di quanto anche la peggiore delle mutilazioni avrebbe potuto essere arginata nelle proprie limitazioni, nelle proprie deficienze, ragione per la quale egli avrebbe potuto anche fare sfoggio di due nuove mani perfettamente equivalenti a quelle perdute ed ella, al più, gli avrebbe concesso la curiosità di sapere in che modo egli fosse stato in grado di ottenerle.
Per questa ragione, ella non fece propria alcuna particolare ritrosia, non volle lasciarsi dominare da alcuna possibile inibizione per quel manto nel quale egli scelse di restare quietamente avviluppato, al contrario serrando la propria postura di guardia e, in ciò, preparandosi a menare il proprio primo attacco, l’unico che, in effetti, era intenzionata a dedicargli, e con il quale porre definitivamente fine alla sua storia personale, e alle sue interferenze nella propria vita.

« A quanto pare questa volta sono proprio riuscito a farti innervosire, mia cara. » sorrise Nessuno, o Cadavere che dir si volesse, scuotendo appena il capo, con fare divertito « A sapere che sarebbe stato sufficiente così poco, mi sarei potuto risparmiare l’ultima umiliazione. »
« Non temere… questa volta non ti umilierò. » sembrò quasi promettergli la mercenaria più famosa di quell’angolo di mondo, in parole che, a ragion veduta, avrebbero dovuto paradossalmente imporre una sana ritrosia, una sincera agitazione nei confronti dell’immediato futuro anche nel cuore più coraggioso, più impavido, nella consapevolezza, d’altronde innegabile, del valore che ella aveva saputo dimostrare nel corso degli anni, degli incredibili traguardi che aveva reso propri, a discapito di qualunque genere di avversari « Ti sei appena conquistato il diritto a essere soppresso, senza alcuna pietà. I miei più sinceri complimenti per la promozione, benché, oggettivamente, non ti sarà concessa a lungo occasione di crogiolarti in essa! » si impegnò a rendere ancor più esplicito il messaggio, a venire incontro alle evidentemente ridotte capacità intellettive del proprio interlocutore.

E a non lasciare spazio alcuno a ulteriori possibilità di intervento da parte del proprio antagonista, ancora a stento riconosciuto qual tale e considerato, piuttosto, semplice carne da macello, un olocausto a lei offerto e, qual tale, da ridurre a un grumo informe di sangue, membra e ossa; prima di essere bruciata sull’altare del sacrificio; ella balzò in avanti, per aggredirlo, per condannarlo, per ammazzarlo, forse priva della propria consueta freddezza ma, non per questo, priva d’assoluto controllo sul proprio corpo… un controllo al quale, allora, non avrebbe mai scioccamente rinunciato per non permettere, a Nessuno, una sin troppo semplice possibilità di vittoria nei suoi riguardi, non per proprio merito, ma per sua colpa, per una sua mancanza di reale competitività a suo sfavore, a suo danno, a conclusione della sua, per lei inutile, esistenza terrena.
Un affondo perfetto e potenzialmente letale, quello che ella volle pertanto destinare in contrasto alle carni dell’uomo, al centro del suo petto, nella speranza di infrangergli di prepotenza il cuore, che pur non si riservò possibilità di successo, nell’essere allora abilmente intercettato dal suo stesso bersaglio e dalle due sciabole con le quali, egli, volle dimostrare ancora una volta di dover essere considerato qual uno spadaccino, anche laddove tali lame non stessero da lui venendo impugnate, ma fossero state collegate direttamente ai resti dei suoi polsi mutilati da una coppia di appositi supporti, di sostegni sostanzialmente privi di particolare ingegnosità, e pur, non per questo, meno che efficaci per il proposito loro riservato, per il compito per il quale erano stati plasmati. Efficaci, in quel momento, di certo quanto sufficiente a guidare quella coppia di lame, sino ad allora mantenute discretamente a riposo sotto il mantello, a ergersi, incrociate, a tutela dell’integrità di quelle carni, di quel petto e, soprattutto, del cuore in esso celato, per non concedere alla donna di farlo deflagrare, di farlo esplodere in una nuvola rosso sangue, così come, in quel particolare frangente, ella non soltanto aveva trasparentemente desiderato farlo, ma, da ciò, avrebbe anche e addirittura tratto indubbio piacere. Efficaci, in quel momento, ancora e pertanto, di certo quanto sufficiente a permettere a nessuno, per la prima volta nella propria pur breve storia personale con Midda Bontor, contro Midda Bontor, non soltanto di subire un attacco degno di essere definito qual tale da parte sua ma, anche e soprattutto, di sopravvivere al medesimo, senza in conseguenza a ciò ritrovarsi, spiacevolmente, qualche altra parte in meno… un vero, straordinario trionfo!

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