Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 3 febbraio 2013

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« Cosa vorresti alludere?! » esclamò il biondo Be’Wahr, osservando meditabondo il fratello di mille avventure, il compagno di una vita intera, cercando di comprendere, con tale domanda retorica, quanto avesse allora realmente da considerarsi arrabbiato verso di lui o quanto, altresì, potesse permettersi di trascurare la questione, banalizzandola qual una provocazione di poco conto, come troppe altre da parte sua, alle quali, dopotutto, non avrebbe potuto che dirsi proprio malgrado abituato.
« “Alludere”? E’ questa la parola del giorno che hai imparato dal tuo nuovo libro?! » insistette tuttavia Howe, sorridendo divertito innanzi all’espressione di disorientamento del proprio amico e complice, nonché bersaglio preferito, nel non voler di certo rovinare l’allora splendida serata nel porre freno la propria lingua e, con essa, nuove occasioni di derisione a discapito dello stesso, quali soltanto gli avrebbero permesso di trasformare, allora, quella già splendida serata in una serata addirittura memorabile, se solo gliene avesse dato l’occasione.
« Figlio d’un cane! » protestò il primo, sgranando gli occhi e trattenendosi a stento da colpire così forte il tavolo fra loro da ribaltarlo in faccia al proprio interlocutore, giusta risposta a quel gratuito, e spiacevole, tradimento da parte sua su un argomento tanto delicato, qual, in fondo, avrebbe dovuto essere ancora riconosciuto quello della loro istruzione, malgrado ogni sforzo da parte della loro comune amica, e praticamente sorella maggiore, Midda Bontor, al fine di renderli confidenti con quell’idea al punto tale da non permettere più loro di imbarazzarsi per tutto ciò, così come, altresì, lo shar’tiagho stava riuscendo a suo discapito « Eravamo d’accordo di non parlare di certe cose quando siamo in dolce compagnia! »

Una volta tanto, comunque, Howe aveva sbagliato i propri calcoli e, qual sola conseguenza di quel suo annuncio non vi fu, da parte delle quattro prostitute con le quali si stavano lì intrattenendo, una reazione di dispregiativa ilarità a discapito della virilità del biondo, quanto e piuttosto venne manifestato un certo, imprevisto e preoccupante interesse, così come venne palesato proprio dalle sue due accompagnatrici, le quali, allorché restargli placidamente adagiate contro, così come erano state sino a quel momento, lasciarono raffreddare la sua pelle naturalmente abbronzata per tendersi in direzione di chi avrebbe dovuto essere allora interpellato soltanto qual oggetto di scherno.
Ragione per la quale, nel mentre in cui una delle due domandò numi nel merito di quell’asserzione, cercando di comprendere quanto avesse da considerarsi concreta nei propri intendimenti, nei propri sottintesi, al mercenario dal braccio mancino dorato non restò altro da fare che protestare sommessamente, a pretendere la restituzione, in ciò, della celebrità sottrattagli…

« Il tuo amico dice la verità?! Possiedi realmente un libro? » invocò conferma la donna, apparentemente del tutto dimentica del proprio cliente.
« Ehy… » contestò l’uomo, sostanzialmente tutt’altro che dimentico del piacere derivante dalla presenza, contro la propria carne, delle morbide e conturbanti forme di quelle due professioniste.

Sfortunatamente per sé, colui che, in tutto ciò, avrebbe potuto ottenere qual propria una forse breve parentesi da protagonista assoluto, e non soltanto comprimario accanto al fratello e amico, non ebbe la prontezza e la lucidità necessarie per sfruttare quel momento, per cogliere quell’attimo fuggevole, così come, a ruoli invertiti, l’altro non si sarebbe lasciato mancare occasione di compiere. E così, Be’Wahr non solo non prese voce in termini utili a eliminare psicologicamente il compagno dalla competizione, ma, ancor più e ancor peggio, si lasciò dominare da un momento di imbarazzo, ritrovandosi a essere completamente disorientato su come poter, o dover, affrontare quegli sguardi improvvisamente carichi di un inedito interesse nei suoi riguardi, in una misura che mai l’aveva visto essere vittima prima di allora, malgrado le innumerevoli battaglie affrontate, malgrado gli osceni nemici vinti, fra i quali, per amor di completezza, anche gli stessi mahkra del fatidico assedio a Kriarya valso alla loro comune amica il titolo di Campionessa di quella città.

« Beh… sì. » ammise, esitando, nell’incertezza di chi non si poneva in grado di comprendere quanto potesse effettivamente permettersi di cercar vanto nella questione e quanto, invece, avesse da vergognarsi, quasi sua fosse stata chissà qual impropria colpa « In effetti ne possiedo due… »
« Mmm… » replicò, tuttavia, un’altra professionista, quella ora a lui già stretta, e che, improvvisamente, ebbe a stringersi maggiormente, quasi volesse fondere il proprio esile ma formoso corpo con il suo busto « Non hai idea di quanto sia eccitante sapere che dietro a un corpo così magnificamente scolpito si celi anche una mente edotta… » esplicitò, a meglio definire le ragioni di quei gesti, di quella rinnovata passione per quanto, almeno dal punto di vista dell’uomo, priva di una qualsivoglia spiegazione utile a giustificarla, a definirne una ragione, ove mai egli avrebbe potuto immaginare di risultare maggiormente attraente all’attenzione di un’interlocutrice femminile per la propria acquisita capacità di saper leggere… o, per lo meno, di saper leggere almeno quella coppia di testi fornitagli per tale scopo.

In effetti, se solo egli avesse potuto immaginare che sarebbe stato sufficiente un tanto semplice motivo di vanto per ottenere un simile successo, sarebbe stato ancor più motivato di quanto già non si era dimostrato essere nei propri esercizi, nei propri addestramenti all’arte della lettura, nei quali già, a dire del proprio fratello di vita e d’arme, ma non di sangue, stava sprecando troppo tempo.
Perché anche ove, quella in tal modo definita, sarebbe stata una ragione indubbiamente prosaica per giustificare il proprio tardivo interesse a una qualsivoglia istruzione in tal senso, essa avrebbe dovuto essere riconosciuta qual, comunque, un incentivo più che sincero, uno stimolo più che onesto, e fondamentalmente equivalente, all’atto pratico, a quello alla base del quale molte, troppe scelte della metà maschile della popolazione umana nei tre continenti avrebbe dovuto ammettere essere. Una prospettiva forse sconfortante, forse avvilente, e pur non ipocrita, non falsa qual nella maggior parte dei casi avrebbe dovuto essere considerata quella formalmente proposta dai più a fondamento del proprio operato nell’accettare la quale, sicuramente, molte frustrazioni di natura sessuale sarebbero state superate… prime fra tutte quelle che, con eccessiva veemenza, avrebbero dovuto essere riconosciute alla base della maggior parte degli stupri e delle violenze a discapito di chi incapace a difendersi, di chi incapace a reagire in misura sufficiente a piantare una lama nel centro del cuore del proprio aggressore.
Sotto un diverso punto di vista, tuttavia, quella stessa propensione propria della metà maschile della popolazione e volta al ridurre troppi aspetti dell’esistenza alla sfera sessuale, avrebbe dovuto essere parimenti riconosciuta qual un’occasione per la metà femminile della popolazione, utile a permettere a una donna di dominare sin troppo facilmente il proprio compagno, o banalmente il proprio interlocutore, non appena questi avesse accettato la propria natura e non appena ella avesse compreso le proprie effettive possibilità nei suoi confronti. Consapevolezza che, all’attenzione delle prostitute della città del peccato, non era mai mancata e che, in quello specifico frangente, stava determinando quell’improvviso, e pur non gratuito, interesse nei riguardi di quella coppia di tomi il prezioso possesso dei quali era stato allora accennato da parte del biondo.
Fortunatamente per tutti, in soccorso ai due fratelli, e a inibizione di qualunque impropria bramosia da parte delle quattro professioniste, intervenne allora la voce di una quinta donna; la quale, proprio in quanto donna, e da sempre confidente con le prerogative per lei proprie in conseguenza a un corpo tutt’altro che disprezzabile, non avrebbe potuto fraintendere le ragioni di tanto interesse da parte di quel gruppetto…

« Ritengo utile sottolineare, a titolo generico, che quei volumi hanno da considerarsi un mio dono. » puntualizzò Midda Bontor, sfoggiando un sorriso sornione e tranquillo, oltremodo, e a ragion veduta, sicura di sé « Giusto per amor di dettaglio… e a prevenire spiacevoli e dannosi fraintendimenti. »

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