Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

venerdì 1 febbraio 2013

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« Mi fa anche piacere constatare che non sei cambiata in niente, Midda Bontor. » riprese egli, dimostrando, quantomeno, che gli anni trascorsi dal loro precedente incontro erano stati utili a insegnargli una certa disciplina, un autocontrollo che prima non era stato in grado di dimostrare, lasciandosi trascinare troppo semplicemente dalle provocazioni di lei « Sempre convinta di essere superiore a tutto e a tutti, uomini e dei. » commentò non senza una cerca, critica ironia « In giro, addirittura, sei giunta a spargere la voce di aver ucciso un dio… »
« Personalmente non ho sparso alcuna voce: sono le notizie a correre più veloce di quanto io non possa essere in grado di fare. E, tecnicamente, quello che ho ucciso era soltanto un dio minore. » replicò la Figlia di Marr’Mahew, stringendosi fra le spalle a minimizzare il valore del proprio operato, per quanto, oggettivamente, avesse da riconoscersi ben oltre a quanto chiunque avrebbe mai potuto ambire definire nell’intera storia dell’umanità « Nessuno di cui sentiremo la mancanza, per la cronaca. »

Parole, quelle che Midda volle riservarsi in risposta alle accuse del proprio antagonista, che non avrebbero dovuto essere giudicate qual un principio di squilibrio mentale, di progressiva perdita di contatto con la realtà, con il mondo a sé circostante, quanto, e piuttosto, mera cronaca di eventi occorsi solo qualche settimana prima, fra la cima dei monti Rou’Farth, più a nord, nella provincia di Krezya.
Il dio minore trapassato, nella fattispecie, avrebbe dovuto essere identificato qual il padre del proprio mai apprezzato, e fortunatamente ormai altrettanto defunto, marito Desmair; nonché amante, in termini che avrebbe preferito evitare di esplorare nel dettaglio, della sua avversaria Anmel, lo spirito di una crudele regina del passato che ella aveva contribuito a liberare e che, attualmente, albergava all’interno del corpo della propria gemella Nissa. Per l’occasione, la sua inevitabilmente disprezzata suocera, aveva scatenato il padre del proprio figliolo ribelle contro lo stesso, nella volontà di ovviare al un possibile coinvolgimento di Desmair nel personalissimo conflitto in corso fra lei e la nuora, che tardivamente, e spiacevolmente, aveva scoperto essere tale. E il defunto sposo della mercenaria, che pur avrebbe avuto ogni ragione per volerla vedere morta, in una reciprocità di aspettative assoluta con lei, non solo le fornì le indicazioni utili a conquistare, in maniera pur effimera, il potere utile a uccidere un dio ma, ancor più, arrivò a sacrificarsi per lei, in una fine tanto inattesa quanto ancor di difficile interpretazione per la sua vedova.
Trascurando, tuttavia, quei sin troppi particolari a contorno dell’effettivo sviluppo della questione, per così come evolutasi, Midda Bontor aveva comunque ucciso un dio. Un dio minore, qual avrebbe dovuto essere considerato, ed era stato considerato, il dio Kah, e pur sempre un dio. Morte notizia della quale, nel ritrovarsi associata al suo nome già entrato nel mito malgrado ella fosse ancora in vita, non mancò di diffondersi rapidamente per ogni città, provincia e, addirittura, nazione di quell’angolo di mondo, di quell’estremità sud-occidentale del continente di Qahr, anticipando addirittura i suoi passi, nel suo ritorno a casa, nel suo rientro a Kriarya… là dove, avendo tutti già assistito a quanto compiuto in confronto ai terrificanti mahkra, impossibile sarebbe stato per chiunque riservar qual propria una qualsivoglia possibilità di dubbio su quanto accaduto, per quanto trascendente persino il concetto stesso di eccezionalità.

« E’ mai possibile che la tua follia sia tale da spingerti a ritenere qual reali simili menzogne, tali terrificanti fantasie?! » questionò Nessuno, storcendo le labbra verso il basso a disapprovazione trasparente per tutto ciò, e pur, ancora, non muovendosi, non accennando neppur un semplice passo verso di lei, ove, in tale occasione, avrebbe dovuto essere riconosciuto suo interesse non concederle lo stesso vantaggio già offertole in passato, quando aveva ceduto alle sue insidie psicologiche e si era accaparrato l’onere della prima mossa, con ciò che da essa era conseguito « Non si uccide un dio. Un dio si venera, un dio si idolatra, lo si insulta, persino… ma non lo si uccide. Quanto dici è ben oltre la blasfemia… e la blasfemia verso il concetto stesso di divinità, verso ogni creatore. »
« Non ti credevo tanto devoto… » sorrise la donna dagli occhi color ghiaccio, incrociando ora le braccia sotto ai maestosi seni, avvolti nell’ormai consueta, addirittura caratteristica, pelliccia di sfinge, come sempre dal suo ritorno dal lungo viaggio sino alla lontana terra di Shar’Tiagh in compagnia all’amato Be’Sihl « E’ stato l’esserti ritrovato privato di entrambe le estremità superiori ad averti permesso di riscoprire questo aspetto del tuo carattere oppure eri un fanatico già da prima del nostro ultimo, e unico, incontro? »
« Io rispondo, da sempre, a un’unica Signora. Il mio solo credo, da sempre, è la Morte. » annunciò egli, alzando il mento, a voler forse, in tal modo, evidenziare la propria superiorità morale innanzi a lei « Ed è stata proprio la mia Signora a ordinarmi di ucciderti… e ucciderti mille e una volte, per punire la tua arroganza. Quell’arroganza in solo ascolto alla quale, da una vita intera, ti attribuisci il merito di straordinarie imprese senza averne diritto alcuno! »

Ma se, in passato, almeno un avventore su due fra coloro lì presenti quali spettatori, quali testimoni di quello scambio di battute, sarebbe stato più che interessato a sostenere la posizione dello sconosciuto sfidante, nel mentre in cui tutti gli altri avrebbero banalmente ignorato la questione, non dimostrando il benché minimo interesse a parteggiare per l’uno o per l’altra; nella nuova pubblica approvazione di cui godeva la Campionessa di Kriarya, quelle parole non sarebbero potute passare inosservate, non avrebbero potuto essere ignorate nell’evidente aggressione in esse contenuta e neppur sottintesa.
Motivo per il quale, in maniera tanto eclatante quanto inedita, a replicare a quell’offensiva non ebbe il tempo di essere allora la voce della stessa Midda, quanto un confuso coro di insulti e di minacce che, violento, esplose da ogni angolo della locanda, addirittura vedendo diversi uomini di corporatura almeno due volte superiore a quella dell’ex-spadaccino, sollevarsi dalle sedie e dalle panche sulle quali sino a un istante prima erano rimasti adagiati, pronti a prendere parte fisicamente alla questione per difendere, per tutelare l’onore della loro eroina, nell’offendere la quale tutti loro si sarebbero ritrovati a essere parimenti offesi.

« Ehy… ratto di fogna… non so da dove tu sia uscito ma è meglio per te se ci ritorni al più presto! » minacciò una voce fra le tante « Prima che ti metta le mani addosso e ti spedisca a incontrare viso a viso la morte che tanto veneri! »
« Lurido cane! Come osi parlare così alla Campionessa?! » inveì un'altra voce, con rabbia sensibilmente alimentata da qualche boccale di troppo « Il tuo sangue non merita di essere versato da colei che ha salvato Kriarya dalla minaccia dei mahkra! »
« Vattene, razza di idiota! Mentecatto! » ribadì un terzo uomo, lasciando gonfiare, a titolo di palese minaccia, tutti i muscoli del proprio corpo, in ciò mostrando un bicipite che, da solo, avrebbe dovuto essere stimato qual più grosso rispetto al capo della stessa Figlia di Marr’Mahew « I tuoi deliri non ci interessano qui! »

E anticipando, ancora e nuovamente, qualunque possibilità di intervento, fosse solo verbale, da parte della donna guerriero, uno dei molti boccali vuoti che il locandiere e i suoi garzoni non avevano fatto ancora in tempo a recuperare dai tavoli, venne allora scagliato nella direzione del biondo, a sottolineare con un gesto inequivocabile il fine ultimo di tutti gli insulti levatisi contro di lui in quegli ultimi istanti.
Un pesante boccale di coccio, quello così scagliato, che, se solo avesse avuto occasione di raggiungere il proprio bersaglio, il proprio fine ultimo, non si sarebbe limitato a colpire l’uomo, o a tramortirlo, ma lo avrebbe indubbiamente ammazzato, nell’aprirgli il cranio come un frutto troppo maturo, e nello spargere, di conseguenza, tutta la sua materia grigia sul pavimento lì attorno e sul terreno alle sue spalle. Un pesante boccale di coccio, comunque, che non ebbe tale possibilità, non raggiunse simile traguardo, nell’infrangersi a quasi tre piedi di distanza dallo stesso, intercettato, per l’occasione, da una sottile, ma forte lama leggermente ricurva nella propria estremità… la lama di una sciabola mossa con assoluto controllo da chi, in verità, non avrebbe più dovuto permettersi la possibilità di impugnare una qualunque arma, fosse stata anche una pur rozza mazza chiodata.

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