Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 31 gennaio 2013

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«  … tu?! »

Sorpresa sincera fu quella propria della Campionessa di Kriarya, nei ritrovarsi a confronto, dopo tanto tempo, con un avversario quasi dimenticato, e in favore al ricordo del quale, a ben vedere, non avrebbe potuto addurre particolare ragione, laddove, oggettivamente, questi non aveva compiuto nulla di particolare per meritare, da parte sua, simile attenzione. Giovane spadaccino in cerca di gloria, egli si era spinto, qualche anno prima, entro i confini di Kriarya alla ricerca di un’occasione di disfida con la Figlia di Marr’Mahew, uno fra i tanti, troppi duellanti accomunati da quell’unica, pericolosa brama, e a lei, in tale occasione, si era presentato con il nome di Rimau Coser, salvo essere in ciò del tutto ignorato e, altresì, rinominato dalla propria eletta antagonista con quello di Nessuno, in un giuoco di parole conseguente a una minaccia da lui addottale.
Animato, come molti sfidanti della mercenaria più famosa di quell’angolo di mondo, da un’eccessiva ed eccessivamente ostentata sicurezza per le proprie possibilità, sovente priva di un’effettiva maestria utile a giustificarla, Nessuno si era impegnato a lottare contro di lei in un momento nel quale ella, per ragioni personali e professionali, non avrebbe dovuto essere considerata particolarmente bendisposta e tollerante nei confronti degli sciocchi, qual pur egli si era dimostrato essere. Motivo per il quale, malgrado con una certa incoscienza di fondo si fosse impegnato in quella lotta addirittura impiegando qual proprie una coppia di sottili e agili lame, egli non vide tanta insolenza perdonata da parte della donna, la quale non lo uccise ma, dimostrando forse minor compassione di quella che, in tal senso, avrebbe potuto esserle proprie, lo mutilò ferocemente, privandolo, in un colpo solo, d’ambo le mani. Non che, prima di tal atto, di simile condanna, l’allora non ancor riconosciuta Campionessa di Kriarya gli avesse negato la possibilità di un’indolore ripiegata, avendo invero affrontato, e vinto, quelle due spade senza neppure estrarre la propria: tuttavia, nel confronto con l’ostinazione di un suicida, qual egli insistentemente aveva voluto dimostrarsi essere, altro non si era sentita cuore di compiere se non renderlo definitivamente innocuo, in quelle tanto spiacevoli implicazioni che, ella più di chiunque altro, avrebbe potuto dolorosamente comprendere in conseguenza alla propria tragica esperienza personale.
Qual Nessuno lo aveva considerato essere e qual Nessuno lo aveva ormai praticamente dimenticato, e di certo non lo avrebbe più ricordato se, in quel momento, egli non fosse tornato a offrirsi innanzi al suo sguardo, ai suoi occhi color ghiaccio. Un ritorno, pertanto, quantomeno sorprendente, nel riconoscersi qual completamente inaspettato… inaspettato soprattutto in toni nuovamente tanto irriverenti, quali quelli con cui egli, in quel momento, ripropose le stesse parole che già lo avevano contraddistinto anni prima.

« Rimau Coser… per servirti. » ironizzò l’uomo, tornando a presentarsi e, in tal senso, accennando un lieve inchino, accompagnato da un ampio sorriso sornione, lì incorniciato da un curato e sottile pizzetto, evidente elemento di novità su un volto più severo rispetto a quello sfoggiato in occasione del loro precedente incontro, per quanto ancora contraddistinto da una pelle delicatamente abbronzata, e sempre circondato da capelli biondi di media lunghezza, sebbene or non più ricadenti innanzi ai suoi verdi occhi in quella frangia eccessivamente lunga e disordinato che, allora, avrebbe dovuto essere riconosciuta qual fonte di disturbo, d’impiccio, più che di altro.
« Nessuno. » puntualizzò la donna, osservandolo con attenzione e studiando con cautela quanto da lui allora offerto a proprio riguardo, nel volergli riconoscere il beneficio del dubbio e, in tal senso, nel non volerlo giudicare tanto sprovveduto da fare ritorno a lei senza poter vantare, quantomeno, un’illusoria speranza di rivincita su di lei, di vendetta per quanto ella aveva compiuto e, in ciò, senza un’arma adeguata a sopperire all’imperdonabile sfregio con il quale ella lo aveva voluto marcare.

Malgrado lo sguardo inquisitore dell’avventuriera, poco o nulla poté soddisfare la sua curiosità d’inchiesta nei suoi riguardi, dal momento in cui, fatta eccezione per il suo volto, il resto del suo sempre apparentemente esile corpo, soprattutto nel confronto con le proporzioni eccessivamente muscolose della maggior parte dei passati avversari della donna, poco o nulla poté essere intuito, apparendo avvolto, nella propria intera estensione, in un lungo mantello, sotto al quale qualunque sorpresa avrebbe potuto essere allora celata e, chiaramente, stava venendo lì celata, a permettere all’uomo di riservare qual proprio, quantomeno, un pur effimero fattore di sorpresa nel confronto con le sue aspettative.
Ma a prescindere dall’effettiva natura di quanto, là sotto, egli stava celando, di difficile fraintendimento avrebbe dovuto essere riconosciuta la minaccia da lui stesso così rappresentata, laddove impossibile sarebbe stato supporre un suo ritorno alla città del peccato, e alla propria antagonista, per riservarsi con lei una semplice occasione di confronto verbale.

« Mi fa piacere constatare che ti rammenti ancora di me, a dispetto di quanto suggerito dall’epiteto che mi hai voluto attribuire… » osservò, risollevando il capo e, ancora, restando immobile sulla soglia laddove era comparso, ben attento a non spostarsi e, in ciò, a non permettere ad alcuno di intuire quali risorse avrebbe potuto vantare quali proprie, per riservarsi l’opportunità di porre sfida alla Campionessa della città.
« Di Nessuno conservo memoria… » replicò tuttavia ella, scuotendo il capo e rendendo propria, in tale affermazione, sufficiente ambiguità utile a non offrirgli soddisfazione e, anzi, a schernirlo ancora una volta, come già in passato « Del resto, Nessuno mi affrontò quel giorno e contro Nessuno rivolsi la mia lama, qual giusto monito per altri, possibili, stolidi candidati suicidi. Ragione per la quale il tuo piacere per quanto io rammento o non rammento è privo di ragione alcuna. »

Il silenzio allora venutosi a imporre all’interno della locanda al momento della comparsa dell’uomo, dello sfidante della Campionessa, continuò a perdurare per tutta la durata di quelle affermazioni, di quella schermaglia allora ancor solo verbale sebbene di chiaro preludio a un confronto fisico, e dimostrò, da parte di tutti, un interesse diverso da quello loro precedentemente tributato, dal momento che tanta quiete non aveva egualmente contraddistinto il precedente confronto fra le due figure in questione, fra i due avversari lì in tal modo contrapposti.
All’epoca del loro primo e unico scontro, infatti, i due si erano affrontati lungo le vie della città, in pieno giorno e nel bel mezzo di una folla brulicante composta da gente indaffarata che, a stento, aveva offerto interesse per quanto allora era accaduto, giustappunto concedendo loro un minimo di attenzione al momento in cui l’umiliazione si era imposta su quello sventurato sfidante. Da allora, quanto era cambiato nell’atteggiamento della popolazione di Kriarya non avrebbe dovuto essere considerato, tuttavia, un qualche interesse generico in merito agli scontri armati, ai duelli o, anche e più banalmente, agli agguati, lì all’ordine del giorno nella stessa misura degli assassinii, degli stupri e dei furti, e, per questo, del tutto privi di un qualche interesse in chi lì aveva preso dimora, accettando di convivere con quella realtà per lo più perché facente parte della stessa, in un modo o nell’altro. A essere mutato, altresì, era l’interesse specifico per quanto concerneva in particolare la figura della stessa Midda Bontor, la quale, dall’alto della propria nuova posizione di rispetto, non avrebbe potuto essere sfidata senza attrarre, in ciò, parecchio interesse da parte dei propri concittadini e, a conti fatti, dei propri protetti.
Motivo per il quale, oltre ovviamente all’attenzione di Howe, Be’Wahr, Be’Sihl, e a quella di altre figure care alla mercenaria e che a cuore avevano il suo fato, quali quelle del suo scudiero Seem e della di lui compagna Arasha, questa impiegata qual seconda in comando all’interno della locanda; si aggiunse l’interesse di qualunque altro avventore della locanda, che non sembrò in grado di proseguire nella propria cena, o nella propria bevuta, come se nulla stesse accadendo.

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