Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 14 gennaio 2013

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Lungo fu il silenzio nel quale Monca e Amazzone si richiusero, si avvolsero, non diversamente da come avrebbero apprezzato avvilupparsi due viandanti perdute nel cuore di una tempesta di neve all’interno di una calda pelliccia; in tal senso allora stimolate non tanto da una percezione di gelo, innanzi al quale tacere o meno non avrebbe influito in alcun modo sul loro fato, sul loro indomani, quanto e piuttosto dai quattro fallimenti che, in troppo rapida successione, avevano contraddistinto il loro tentativo d’offesa a discapito del loro antagonista… di Eunuco.
Proprio malgrado, e diversamente da quanto avrebbero potuto riconoscersi solite compiere, infatti, le due donne non avrebbero potuto considerarsi bramose di eccessive chiacchiere, laddove, in quel particolare frangente, ogni intervento, ogni parola, avrebbe potuto dimostrarsi a loro esclusivo discapito ancor prima che a svantaggio del loro avversario. E sebbene, in passato, molte sfide erano state sicuramente vinte in grazia a un momento di distrazione imposto all’avversario, molte battaglie erano state indubbiamente vinte per un semplice istante di smarrimento suggerito alle proprie controparti; in quel loro presente qualunque distrazione, qualunque smarrimento, si sarebbe allora dimostrato solo a loro esclusivo discapito, in misura tale da non poterle perdonare per qualunque genere di ingenuità in tal senso.
In conseguenza ai disastrosi, o straordinari, a seconda del punto di vista, risultati conseguiti innanzi a quei quattro primi attacchi, il portavoce della Progenie della Fenice aveva acquistato un inatteso diritto a un pur minimo rispetto da parte della coppia, la quale non avrebbe potuto permettersi di incassare ancora troppi attacchi da parte del medesimo, o, per maggior amore del dettaglio, per maggior senso di correttezza, non avrebbe potuto permettersi di rivolgere ancora troppi attacchi al medesimo, se in conseguenza a ognuno dei medesimi sarebbe sempre derivato quanto lì era. Dopotutto, il rischio di condurre un colpo a compimento nel bel mezzo del cuore di quello stregone, o supposto tale, ricavando da ciò soltanto la frattura del proprio stesso organo, avrebbe dovuto essere riconosciuta qual troppo elevato per poter essere banalmente minimizzato, banalizzato, al pari del rischio di riportare un graffio qual quelli da entrambe già resi propri: perché se un taglio avrebbe potuto anche rimarginarsi, forse e neppure lasciando una cicatrice eccessivamente visibile a dimostrazione del proprio passaggio; un cuore infranto, e non in senso metaforico, avrebbe rappresentato un danno indubbiamente più spiacevole… e, purtroppo, irreversibile.
A interrompere il silenzio trasparente di massima concentrazione che Amazzone e Monca avevano reso allora proprio, fu un intervento da parte dello stesso Eunuco, il quale, traendo vantaggio dalla propria posizione, dal proprio ruolo di apparente vantaggio, non volle ovviare a un momento di personalissima soddisfazione, crogiolandosi dall’alto del proprio potere. Un potere già dimostrato qual proprio e non semplicemente minacciato, non superficialmente proclamato anche in assenza di un’effettiva contropartita utile a non rendere tutto ciò un azzardo, uno stolido tentativo d’inganno indegno anche della peggior partita a carte.

« Vi prego…  » esordì egli, con un affabile sorriso, tornando ad appoggiare un’estremità della propria asta al suolo e la lunghezza della medesima contro la propria spalla destra, per lì scaricare l’esile peso del proprio agile corpo sul medesimo, reggendosi allo stesso con innata eleganza « Permettetemi di imporvi morte in maniera più dignitosa e più misericordiosa rispetto a quella che sembrate aver votato qual vostra. » si offrì, con la stessa premura con la quale avrebbe potuto chiedere a due nobildonne il permesso per accompagnarle a una festa di corte, nel ruolo, ovviamente, di scorta, utile ad assicurarsi che la loro virtù potesse mantenersi qual tale « Sono contrario alla crudeltà fine a se stessa e, per quanta avversione possa caratterizzarci per imprescindibili motivazioni, non vedo ragione per la quale abbiate a dover soffrire tanto quanto state patendo in questo momento… »

A quelle parole, le due mercenarie non poterono ovviare un momento di confronto visivo, non tanto per riservarsi una decisione nel merito della migliore via entro la quale agire, fra la resa immediata, per così come da lui consigliata, e la pugna sino allo stremo delle forze, decisione dal loro punto di vista a dir poco retorica; quanto e piuttosto, nella volontà di rassicurarsi reciprocamente su quanto corretto fosse stato per loro l’ascolto di quelle parole, di quella voce, in tal senso impegnatasi non qual solo frutto della loro fantasia, della loro immaginazione, quanto e piuttosto di una folle sicumera del loro antagonista.
Perché nonostante il potere da lui ostentato si era allora già dimostrato qual pericoloso e temibile; anche da parte sua, sottovalutare tanto impunemente le proprie antagoniste al punto tale da invitarle ad abbreviare le loro sofferenze attraverso una morte rapida e indolore, oltretutto attendendosi di essere accolto con serietà, avrebbe dovuto essere riconosciuto qual un atto trasparente di palese stolidità, punibile, facilmente, con la sconfitta e con la morte. Non che tale eventualità fosse sgradita alle due donne…

« Lasciami provare a indovinare… » replicò alfine Amazzone, tornando soltanto in quel momento a sorridere, quasi, nel silenzioso sguardo scambiato con la propria altra se stessa, fosse intercorso un lungo dialogo, e la maturata consapevolezza di avere, finalmente, una nuova mossa da attuare per ribaltare le sorti di quel confronto « Prima di entrare a far parte di questa fratellanza degli uomini fiamma eri una sorta di ruffiano di corte o qualcosa del genere? » ipotizzò, aggrottando la fronte con aria sarcastica, in aperta e rinnovata sfida al proprio antagonista, malgrado gli insuccessi già sperimentati nel cercare di ottenere da lui un moto di rabbia in conseguenza alle provocazioni « Perché, in questo modo, potrebbero essere giustificate molte cose a tuo riguardo… »
« Spiritosa. Molto spiritosa. » piegò appena il capo l’eunuco, con fare quasi animale, simile a un gatto incuriosito da un evento esterno alla propria capacità di comprensione, o forse al tentativo di un topino di campagna di contrattare per la propria salvezza, a discapito di ogni evidenza in senso contrario « Inizio a ritenere probabile che, da parte nostra, vi sia sempre stata una valutazione eccessivamente generosa nei tuoi riguardi… nei vostri riguardi, Midda Bontor! » suggerì, subito dopo « Abbiamo sempre ritenuto, infatti, di avere a che fare con una donna dotata di un’intelligenza particolarmente vivace… e non con una stupida nutrice, capace soltanto di dedicare i propri sforzi, il proprio impegno, a stuzzicare una qualsivoglia reazione dai propri avversari per spingerli a porsi scioccamente in trappola. »
« Stupida nutrice è un modo più elegante per indicarci quali vacche da latte?! » ridacchiò Monca, in risposta a quelle parole, scuotendo appena il capo « Non ci siamo, Eunuco, non ci siamo per niente! Sei così altezzoso, nel fingerti superiore a tutti coloro che ti hanno preceduto, eppure non sei meglio di alcuno fra loro. Al contrario. Almeno tutti gli altri hanno sempre espresso apertamente ciò che pensavano, senza mascherare le proprie idee dietro modi da piaggiatore. » lo accusò, storcendo appena le labbra verso il basso « E non si può neppur dire che non sei abbastanza uomo per assumerti la responsabilità delle tue dichiarazioni… dal momento che, dopotutto, sarebbe un’affermazione chiaramente retorica! »

Sebbene il sorriso sfoggiato dal portavoce della Progenie rimase apparentemente inalterato, qualcosa nella tensione dei suoi muscoli facciali rese impercettibilmente evidente come esso avesse allora da intendersi indubbiamente più tirato rispetto a quanto non fosse stato un istante prima, dimostrando come, malgrado tutto il suo impegno a dimostrarsi imperturbabile innanzi alle provocazioni, qualcosa in lui non avrebbe potuto evitare di reagire nel confronto con le stesse, per quanto venendo, successivamente, subito soffocato. Un’assenza di reazione soltanto apparente, la sua, che non sfuggì alle due donne. Così come da entrambe non fu neppure ignorato un altro comportamento di sol superficiale, ma non sostanziale, superiorità, qual quello che innanzi a ogni precedente tentativo d’offesa, malgrado i poteri da lui vantati, non lo aveva mai veduto accogliere pienamente un colpo stoccatogli, intervenendo puntualmente in propria difesa, a intercettazione, e deviazione, di tale attacco così come avrebbe soltanto compiuto colui timoroso per il proprio avvenire, allorché colui tanto potente, e soprattutto invincibile, da non doversi preoccupare in alcuna misura di infantili tentativi a proprio supposto discapito.

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