Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 6 gennaio 2013

1813


Distese sotto la pesante mole dell’osceno mastino del genocidio, le due Midda Bontor soprannominate come Rossa e Nera, in riferimento al colore dei loro capelli, rimasero immobilizzate forse per un’eternità, un’altra eternità, prima di essere in grado di rielaborare quanto fosse effettivamente accaduto in quegli ultimi istanti, a conseguenza di quell’estrema azione, di quel forse folle tentativo volto a preservare la loro esistenza in vita, malgrado ogni sforzo in senso contrario da parte del loro antagonista.
Le loro spade, le loro temibili lame forgiate in quella speciale lega metallica dagli azzurri riflessi il cui segreto era gelosamente custodito nel cuore di pochi fabbri figli del mare, erano riuscite nel proprio intento, arrivando a sfondare il cuore del loro avversario con violenza tale, con impeto sufficiente a farlo letteralmente esplodere. Questo era accaduto e, per quanto potente, per quanto micidiale, neppure quel mostro era stato in grado di sopravvivere privato del proprio cuore, del centro pulsante della propria esistenza mortale. E prima ancora che gli fosse concessa la possibilità di constatare il proprio stesso insuccesso, la propria tragica assenza di trionfo in loro opposizione, questi era morto, salito in gloria al dio o alla dea ragione della sua stessa esistenza, la quale, probabilmente, non avrebbe accolto con compiacimento la prematura fine della propria creatura. Tuttavia, quello non era stato, né sarebbe rimasto, il primo o l’ultimo mostro ucciso da una Midda Bontor, motivo per il quale, oggettivamente, né l’una né l’altra avrebbero avuto ragione di preoccuparsi per eventuali reazioni a loro avverse. Non, per lo meno, tanto da inibirsi una qualunque possibilità di proseguo in quella loro avventura.

« Siamo vive?! » si informò Rossa, riprendendo flebilmente voce sotto il peso del mostro, nel timore che, a sforzarsi troppo, qualcosa avrebbe potuto rompersi, e nel timore che, quel qualcosa, potesse essere lei, così schiacciata sotto una massa indubbiamente spiacevole.
« Siamo vive. » confermò Nera, replicando con eguale delicatezza, con identica sensibilità, in quella condivisa, intima paura, ben lontana dal potersi definire entusiasta all’idea di essere sopravvissuta alla morte alla quale il mastino avrebbe desiderato destinarla solo per restare lì schiacciata.

Un necessario momento di silenzio seguì quell’asserzione retorica, proponendosi utile al fine di permettere a entrambe le mercenarie di valutare, rapidamente, la propria condizione fisica e richiamare a sé le energie loro rimaste. Sebbene lo scontro con i membri della Progenie, infatti, non avesse loro preteso particolare impegno, quello in opposizione al mastino del genocidio era stato prossimo a richiedere loro tutto l’impegno del quale sarebbero state capace, in ciò, purtroppo, stancandole oltremodo e compromettendo il successo della loro comune missione originaria, nell’individuazione della fenice e nell’interrogatorio a discapito della medesima, per ottenere da lei tutte le informazioni utili a comprendere quanto stesse loro accadendo e, soprattutto, perché.
Consce, in ciò, di essere ben distanti dal potersi definire paghe per quanto compiuto e, ancor più, per quanto ottenuto, le due donne guerriero non avrebbero potuto concedersi occasione di ulteriore indolenza su quel freddo pavimento, immerse, qual si ritrovarono a essere, dal sangue e dagli altri fluidi corporei della belva uccisa. Ragione per la quale, quanto prima, avrebbero dovuto scuotersi dal torpore che le stava dominando, che le stava soggiogando, per riprendere il proprio cammino, e con esso la battaglia rimasta drammaticamente in sospeso e che, per quanto entrambe avrebbero potuto saperne, stava già vedendo coinvolte le proprie altre versioni in contrasto all’obiettivo finale.

« Dobbiamo alzarci… » proclamò Nera, con un profondo sospiro, in ciò evidenziando quanta poca voglia, in verità, avesse, dopotutto anch’ella umana e, in ciò, tutt’altro che indifferente alla fatica, fisica, psicologica ed emotiva, qual quella che, necessariamente, avrebbe dovuto derivare dagli eventi appena vissuti « Dobbiamo andare avanti. » soggiunse, forse più nella volontà di convincere se stessa, ancor prima che in quella utile a influenzare qualcun altro, fosse anche e solo la propria sodale, lì sdraiata accanto a lei, al di là del mostro disteso fra di loro, sopra di loro.
« Ancora qualche istante… » replicò l’altra, con tono capriccioso e indolente, dimostrando come, anche da parte propria, non avrebbe dovuto essere inteso particolare entusiasmo alla prospettiva di riprendere quanto avevano in ciò estemporaneamente interrotto « Prometto di non addormentarmi. » puntualizzò, a escludere tale eventualità, laddove, in effetti, avrebbe dovuto essere considerata tutt’altro che remota, ben lontana dal potersi definire un’iperbole assurda, nel poter accadere da un istante all’altro.
« Dobbiamo alzarci… » ripeté la prima, stringendo i denti con evidente sforzo, più psicologico che fisico, nel contrarre i muscoli e nel cercare di spingersi al di fuori della trappola rappresentata da quel grosso corpo con otto zampe, proprio malgrado, tuttavia, scivolando sugli stessi fluidi del mostro, perdendo aderenza e ricadendo rovinosamente al suolo, ottenendo qual solo risultato la crescita esponenziale della propria frustrazione, della propria insofferenza a quella situazione « Muoviti, Rossa! »
« D’accordo… d’accordo. » sbuffò quest’ultima, storcendo le labbra verso il basso a quell’incitazione, nel confronto con quella premura, da lei evidentemente ritenuta quantomeno a sproposito « Non c’è bisogno di essere così aggressive… almeno non fra noi! »

Cercando un miglior appoggio con i gomiti e con i talloni sul pavimento sotto di sé, Nera ignorò la possibile provocazione della compagna per concentrare tutti i propri sforzi, tutto il proprio interesse, nella direzione di quell’unico, importante sforzo utile a permetterle di sottrarsi alla morsa nella quale si era ritrovata a essere intrappolata. Le sue centodieci libbre scarse di peso, tuttavia, a ben poco poterono nel confronto con le migliaia di quella creatura, sotto la pressione della quale, istante dopo istante, ella si sentì sempre più bloccata, sempre più legata, impossibilitata a qualunque speranza di fuga, motivo per il quale, ben presto, sulle sue labbra non mancarono inevitabili bestemmie a discapito di qualunque impegno creativo avesse dato vita a un essere tanto sgradevole, qual il mastino stava diventando in morte ancor più che in vita.
E Rossa, che sino a quel momento non aveva riservato effettivo impegno nei riguardi di quella necessità di fuga, di evasione, nel preferire, egoisticamente, rimandare la questione a un altro momento nell’immediato futuro, non poté ovviare a rivolgere verso la compagna un moto di curiosità, tale da spingerla a verificare personalmente la questione per così come in tanti insulti rappresentata; a comprendere in quale misura, allora, avesse da considerarsi disperata la loro posizione. Una verifica in conseguenza alla quale, proprio malgrado, non poté fare altro che confermare l’evidenza dei fatti per così come presentatile, nella difficoltà… nell’impossibilità a cavarsi autonomamente fuori da quel maledetto impiccio.

« Tutto ciò è estremamente spiacevole… » commentò la donna dai rossi capelli, riprendendo voce e sottolineando, in tal modo, il proprio insuccesso in conseguenza al primo tentativo di liberarsi dall’intralcio rappresentato dal mostro sopra le proprie forme « Dannatamente spiacevole. » insistette, ribadendo il concetto ed enfatizzandolo, in grazia a una definizione leggermente diversa.
« Tutto ciò è dannatamente frustrante! » corresse la sua sodale, quasi ringhiando in un nuovo tentativo volto a trascinarla lontana dall’abbraccio letale di quella bestia già morta, e che, malgrado tutto, stava ancora ponendosi qual ostacolo sul loro cammino « Dei! » imprecò nuovamente, sfogando allora la delusione dell’ennesimo insuccesso nel picchiare, con violenza, i pugni contro quell’enorme zampa sotto la quale si era ritrovata a essere parzialmente schiacciata.
« Se pensi che qualcuno da lassù si arrabbierà in conseguenza a tutti gli accidenti che stai loro rivolgendo, temo che tutti i tuoi sforzi siano inutili. » puntualizzò Rossa, con un profondo sospiro, utile a permetterle di mantenere, almeno lei, un pur minimo controllo sulle proprie emozioni, sui propri pensieri e sulle proprie parole, benché, obiettivamente, se fosse stata da sola avrebbe reagito non diversamente dalla propria versione alternativa « Ora calmati… e cerchiamo di affrontare la cosa in maniera razionale. » la invitò, certa di poter ritrovare in lei la stessa apprezzabile compagna d’armi in grazia all’aiuto della quale era stato possibile sconfiggere quel mostro tanto possente e tanto ben protetto.

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