Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 5 gennaio 2013

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« Diamine! » esclamò la mercenaria in armatura, dopo aver conquistato sia il secondo che il terzo pilastro, sospingendosi in avanti con ritmo incalzante, certa di quanto, nel ridurre al minimo la propria permanenza sul quell’abisso, avrebbe ridotto al minimo anche le possibilità di finirvi dentro « Sto diventando veramente brava. Mi devo proprio fare i complimenti! »
« Attenta a non farti troppo male dandoti una pacca sulle spalle… » suggerì Destra, sorridendo sorniona a commento di quelle parole, di quell’esultanza forse eccessiva in un contesto qual quello che stavano affrontando e nel confronto con un così pur minimale risultato, alla luce di quanto, ancora, sarebbe stato loro richiesto di compiere « Ben intenso che con tutto quel metallo addosso non dovresti correre il rischio di farti troppo male anche calcando un po’ la mano.. »
« Se vuoi posso provare a fare un po’ pratica contro la tua… di schiena. » ipotizzò la prima, qual giusta replica a quella provocazione, giocosa così come era stata la compagna nei propri intenti, e pur apparentemente maliziosa sempre dietro suo consiglio, suo implicito suggerimento, nel comportarsi, ancora una volta, né più né meno così come ella si era comportata « Così puoi aiutarmi a comprendere quanta forza io debba porre nei miei gesti e quanta, invece, me ne possa risparmiare. » sorrise. divertita.
« Se vuoi, puoi anche provarci. » approvò l’altra, ridacchiando « Tuttavia dovresti prima riuscire a prendermi… non ti pare?! » soggiunse poi, saltellando in avanti di qualche altro pilastro, inevitabilmente con maggiore agilità e libertà di movimento rispetto a quanto l’altra non avrebbe mai potuto rendere proprie.
« Brava… brava. » si complimentò Corazza, aggrottando la fronte al di sotto dell’elmo, che, in quel frangente, ostacolava la possibilità di trasmettere in maniera più esplicita le sue espressioni facciali, benché il tono della voce fu sufficientemente trasparente di ogni sua emozione e intenzione « Ti prendi giuoco di me perché sai bene che su questo terreno sei in vantaggio… ma aspetta che superiamo questo baratro e poi sarò io a divertirmi un po’! »

Lasciatasi coinvolgere, forse con eccessiva imprudenza, in quello scherzoso battibecco con la propria rossa compagna, proprio colei che non si sarebbe dovuta concedere la benché minima occasione di distrazione, di disattenzione, agì in maniera imprudente, avanzando verso un quarto e poi un quinto pilastro senza attendere le, sino ad allora, sempre puntuali, indicazioni dell’altra sodale, colei che aveva reso proprio l’onere di consigliarla nel merito dei movimenti da compiere e delle insidie alle quali prestare attenzione.
Un avviso, pertanto, che in quell’ultimo balzo arrivò purtroppo tardivo, e che, per questo, la vide rischiare molto più di quanto non sarebbe stato per lei salubre permettersi…

« Attenta! » esclamò Treccia, sgranando gli occhi e tendendo all’indietro, verso di lei, la propria mancina, più in una reazione istintiva che per una qualche effettiva possibilità di intervento in suo favore, già sospintasi sulla successiva piattaforma e, in ciò, a oltre quattro piedi di distanza « Il fronte anterio… » tentò di spiegare, salvo ritrovare vanificata ogni ragione di avviso a tal riguardo.

Nel merito del fatto che il fronte anteriore fosse particolarmente friabile, infatti e proprio malgrado, Corazza ebbe occasione di maturare diretta consapevolezza, nel momento in cui il proprio piede destro, sospintosi eccessivamente avanti nel pur ristretto spazio lì offertole, non trovò più occasione di sostegno laddove avrebbe dovuto attenderlo. E, in conseguenza a tutto ciò, fu questione di un fugace istante prima che quello stesso piede precipitasse in avanti, trascinando seco il resto del corpo verso le tenebre dalle quali non avrebbe più avuto occasione di riemergere.

« Thyres! » gemettero, praticamente in simultanea, le tre donne, osservando inermi l’evolversi degli eventi.

Perduto l’equilibrio in avanti, la mercenaria in nera armatura dai rossi riflessi, si vide già scomparire all’interno di quelle cupe tenebre, senza che alcuna possibilità di perdono le potesse essere riservata per quella pur effimera distrazione, per quel momento di fugace smarrimento reso proprio. Ma anche laddove la sua mente non avrebbe avuto tempo e possibilità di reagire, riconquistando la dovuta freddezza e elaborando una qualunque risposta all’insidia rappresentata da quella trappola mortale; il suo corpo, addestrato come quello delle proprie compagne da anni, lustri, decenni di battaglie nel corso delle quali la sola posta in gioco era sempre stata la propria sopravvivenza, reagì in maniera autonoma a quella promessa di morte, a quella minaccia letale, quasi a offrire ammenda per il proprio fallimento.
Così, la sua gamba sinistra, sfruttando il pur minimo contatto ancora per le proprio con la solidità di quel pilastro, non cercò di opporsi all’inevitabile, consapevole di quanto ogni tentativo in tal senso sarebbe stato ineluttabilmente vano: al contrario, essa lo accettò e, addirittura, cercò di sfruttarlo a proprio vantaggio, prima fugacemente contraendosi e, subito dopo, energicamente estendendosi quanto sufficiente per spingerla oltre, per catapultarla in avanti, alla cieca, priva di una qualunque traiettoria o di un qualunque controllo, e, pur, diretta verso una qualunque speranza utile ad allontanarsi da quell’orrore, da quell’oscurità entro la quale alcun futuro le sarebbe potuto essere riservato. Una speranza che le sue braccia vollero allor non ignorare né sprecare, muovendosi, a loro volta in maniera istintiva, verso il successivo pilastro, quello ancora occupato da Treccia, per lì aggrapparsi, per lì garantirle la possibilità di rimediare al letale errore appena compiuto.
Innanzi a quel disperato tentativo, la donna guerriero piagata dalle ustioni, pur desiderosa di offrire tutto l’aiuto possibile alla propria compagna, alla propria sodale lì in palese difficoltà, prossima a morte certa, non esitò, non si concesse possibilità di indolenza, non si perdonò un singolo momento di dubbio, scattando a sua volta oltre, ad allontanarsi da quel possibile appiglio, quell’unico scoglio in un mar tempestoso, certa di quanto, lì permanendo, non solo non avrebbe potuto compiere nulla di concreto per soccorrerla ma, anzi, avrebbe seriamente posto in dubbio la riuscita di quel tentativo disperato, nell’occupare quella ristretta piattaforma con il proprio corpo e sulla stessa nel gravare inutilmente con il proprio peso, senza alcuna reale garanzia che potesse essere in grado di sorreggerle entrambe.
E per quanto tutto avvenne in perfetta sincronia, così come non sarebbe stato possibile realizzare neppur a fronte di un’accurata pianificazione di ogni singolo movimento, di ogni singolo gesto; la sventurata protagonista di tale azione non ebbe la possibilità di rendere propria sufficiente spinta per spingere il proprio corpo, o fosse anche il proprio busto, all’obiettivo prefisso, e, per un eterno istante tutto sembrò perduto…

« Corazza! » gridò Destra, osservandola scomparire dietro il pilastro e sentendo, improvvisamente, gravare sul proprio cuore e sul proprio animo tutto il peso della responsabilità per quella morte, per la propria morte, conseguenza di uno scherzare eccessivo, di uno stolido giuoco, del quale avrebbe potuto fare tranquillamente a meno, e senza il quale, forse, sicuramente, nulla di tutto quello sarebbe accaduto « Dei! »

Ma colei che era sopravvissuta già a uno smembramento, nonché ad altre dozzine, centinaia di possibili morti, non avrebbe dovuto essere rimpianta tanto precocemente, non avrebbe dovuto essere considerata tanto banalmente qual già appartenente al regno dei trapassati.
Perché, per quanto apparentemente mancando il proprio obiettivo, il proprio bersaglio, Corazza non era ancora morta, né, tantomeno, precipitata nell’oscurità, nelle profondità di quell’abisso imperscrutabile, salvata in grazia ai propri stessi arti metallici i quali, insensibili a ogni genere di dolore, avevano affondato violentemente le dita nella nuda roccia, lì riservandosi un’ultima, estrema, occasione di salvezza.

« Calmati, sorella! » esclamò, qual voce apparentemente proveniente dal nulla e, malgrado tutto, carica di inalterata ironia e volontà di scherzo « Se fosse così semplice liberarsi di me, non sarei sopravvissuta abbastanza a lungo da essere qui oggi! »

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