Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 4 gennaio 2013

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Se Corazza si maledisse per la propria sventurata idea, non lo diede a vedere. Al contrario, dal proprio primo salto nel vuoto, sino all’ultimo gesto, all’estremo progresso, ella volle sfoggiare soltanto ironia e autoironia, in misura tale da far sembrare quell’impresa qual una semplice passeggiata, anche laddove tale non avrebbe potuto essere considerata neppure dalle sue compagne, contraddistinte da una integrità fisica assoluta a suo paragone, laddove il braccio perduto, indistintamente destro o sinistro rispettivamente per Treccia e Destra, non avrebbe potuto rappresentare occasione d’ostacolo in quello specifico contesto.
Malgrado ogni battuta, ogni scherzo e ogni giuoco, Destra e Treccia erano tuttavia perfettamente consapevoli di quanto la loro compagna stesse allora rischiando, nell’aver deciso di porsi alla prova in quell’ardito percorso. Entrambe, dopotutto, avevano sofferto per le proprie mutilazioni, chi in misura maggiore, nella perdita della mano con cui da sempre aveva impugnato penne, posate e armi, chi in misura minore, nel venir comunque meno di una risorsa più utile di quanto non avrebbe mai saputo ammettere prima di allora; ed entrambe, ancora, avevano affrontato un lungo e difficoltoso cammino di riabilitazione per riuscire a maturare sufficiente confidenza con il proprio nuovo arto in misura sufficiente da poter pensare di impiegarlo, fosse anche e soltanto per piccoli compiti, nella difficoltà derivante dall’assenza di una qualsivoglia sensibilità, di una qualunque risposta tattile nel contatto con il mondo a se circostante. Ammirevole, in tutto ciò, avrebbe dovuto essere considerata la capacità di recupero che Corazza aveva dimostrato qual propria, nel riuscire, ancora una volta, a relazionarsi con il Creato malgrado lo sconvolgente danno riportato. E ancor più che ammirevole,  ancora, avrebbe dovuto essere considerata la volontà che ella aveva dimostrato qual propria nel decidere di affrontare quella nuova e difficile sfida, con un coraggio, un ardimento, che molto facilmente avrebbe potuto essere scambiato per incoscienza.
Ciò nonostante, ella non esitò, non ipotizzò neppur per un istante di ritornare sui propri passi, rinunciando a quella follia e, carica del peso mai banale di un’armatura, volle seguire le proprie pari; non solo dimostrandosi a loro non inferiore quanto, e ancor più, superiore, nell’essere in grado di compiere quanto alcun’altra avrebbe scommesso di essere capace di portar a compimento.

« Qualcuno potrebbe dire che esistono modi molto più semplici per morire… » commentò, in un lungo sospiro, innanzi al primo balzo, nell’attesa di compiere quel gesti che l’avrebbe potuta catapultare nel vuoto e, da lì, verso le tenebre più assolute di quell’abisso, dal quale improbabile sarebbe stato far ritorno « Quello che devo ancora trovare, in effetti, è un modo molto più semplice per vivere! » soggiunse, offrendo con tono faceto una verità ben più profonda di quanto non potesse apparire.
« Qualcuno potrebbe anche dire che sei una pazza a tentare qualcosa del genere… » replicò Destra, tutt’altro che desiderosa di assistere al suicidio di quella altra se stessa, fosse anche, ed egoisticamente, per non rivivere in eterno quella scena nei propri incubi notturni, in prima persona.
« Attenta a non sbilanciarti troppo in avanti. » consigliò la mercenaria profondamente segnata dalle ustioni, che avevano martoriato il suo corpo oscenamente e pur, nel confronto con lo smembramento subito dall’altra, avrebbero dovuto essere considerate semplici escoriazioni conseguenti a qualche passatempo infantile « Il pilastro non è esattamente in piano e potresti perdere l’equilibrio. »
« Immaginate che botto se dovessi cadere! » sorrise nuovamente la prima, ciondolando per un istante nello spingere il peso prima in avanti e poi indietro, forse a cercare di commisurare adeguatamente le energie per quel primo, e sicuramente fondamentale, salto « Con tutto il metallo che indosso rischio di minare le fondamenta stesse di questo sotterraneo…. »

E, anticipando qualunque altra affermazione, il primo balzo era stato compiuto, vedendola coprire in maniera quasi banale quell’impegnativa distanza. Un gesto, quello che ella rese proprio, che per le sue compagne avrebbe dovuto essere effettivamente considerato naturale, spontaneo, quasi ovvio; e che pur, diversamente, per lei avrebbe dovuto rappresentare, e aveva rappresentato, una sfida persino superiore a quella che l’aveva vista confrontarsi con i mastini della morte, laddove, quanto allora compiuto, venne calibrato nei più minimi dettagli, in quelli che avrebbero dovuto essere considerati anche i più effimeri sforzi, e che per lei mai sarebbero potuti essere considerati qual tali.
Più per bravura che per fortuna, comunque, quel salto ebbe successo, e, facendo tesoro del consiglio ricevuto da Treccia, ella evitò di sbilanciarsi eccessivamente in avanti, in una direzione che troppo facilmente avrebbe potuto vederla privata completamente di baricentro e, quindi, di equilibrio.

« Voilà! » esultò levando le braccia al cielo, ma restando comunque ben attenta, in ciò, a non distrarsi, a non concedersi possibilità di sgradevoli insuccessi postumi « Un’altra mirabolante impresa della magnifica, ed estremamente unica e irripetibile, Midda Bontor! » proclamò, ponendo un particolare accento su termini come “unica” e “irripetibile”, che mai, come in quel momento, avrebbero dovuto essere riconosciuti qual completamente svuotati di ogni significato, nella compresenza di così tante altre se stessa a svalutare il proprio livello di rarità.
« Ottimo! » confermò Treccia, sorridendole « Uno andato… un altro centinaio da andare. » puntualizzò poi, volutamente esagerando nella propria stima, e pur, in tal senso, desiderando sottolineare quanti altri balzi come quello ancora le attendessero, tornando implicitamente a suggerire alla compagna la scelta di una via diversa per affrontare quella tratta, sicura di quanto non sarebbero mancate possibilità alternative per giungere al prefisso risultato finale, così come già in occasione della propria visita precedente a quei sotterranei aveva scoperto.
« L’ultima che arriva paga da bere a tutte e sette! » propose, altresì, Destra, cercando di supportare il tono giocoso assunto dalla propria compagna in armatura, per esserle, in ciò, non di meno di aiuto di quanto non avrebbe potuto esserlo l’altra, sebbene offrendole un diverso genere di aiuto, più emotivo che fisico.
« Ehy! Questo è scorretto! » protestò tuttavia Corazza, conscia di quanto, a prescindere da ogni proprio sforzo e successo, inevitabile sarebbe stato per lei restare ultima, così come sicuramente doveva aver anche valutato la rossa prima di prendere voce in tal senso « Facciamo che la prima che arriva paga da bere a tutte e sette… giusto qual nobile obbligo da parte della trionfatrice verso tutte le proprie altre povere versioni alternative. »
« Attenta con il prossimo pilastro. » suggerì, in quel frangente, la donna dai lunghi capelli neri, ancora ferma nel proprio proposito di non permettere alla compagna di precipitare in fondo al baratro apertosi sotto di loro, giuochi o non giuochi « Questa volta tende verso destra…. » specificò, cercando di impegnarsi a offrirle, balzo dopo balzo, maggiori informazioni possibili su quanto l’avrebbe attesa, in maniera tale da ridurre al minimo eventuali possibilità di errore e, con esse, di prematura scomparsa.
« Sì, mamma. » rispose la mercenaria in armatura, con tono quasi cantilenante.

Per quanto, in quella risposta, Corazza potesse aver offerto l’impressione di non aver apprezzato l’intervento della compagna in proprio aiuto; ella non avrebbe potuto considerarsi tanto stupida dal rinnegare l’evidenza di quanto utili, se non indispensabili, avessero da considerarsi quegli accorgimenti, ragione per la quale non vi avrebbe rinunciato volentieri.
Ovviamente, e al di là di simile consapevolezza, il gioco delle parti al quale, spontaneamente, ella e le sue due sodali in quella parte di avventura, di comune cammino, avevano voluto dare origine, non avrebbe dovuto essere disprezzato, o banalizzato a semplice provocazione. Perché, così come anche Destra aveva offerto evidenza di aver ben compreso ed essere disposta ad attuare, in quella situazione tanto critica, in quel frangente tanto pericoloso, una risata aggiunta avrebbe potuto permettere loro di alleviare in minima parte la tensione accumulatasi, e permettere, di conseguenza e per quanto paradossale, una migliore concentrazione, una mente più attenta e pronta a qualunque genere di confronto le sarebbe potuto essere richiesto, tanto sul piano fisico  quanto su quello psicologico.

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