Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 25 dicembre 2012

1801


Probabilmente, se solo fosse stato loro concesso il tempo di riflettere sulle parole del loro non rivelato antagonista, anche le due Midda Bontor soprannominate banalmente Rossa e Nera, in assenza di una migliore caratterizzazione sulla quale porre accento, sarebbero giunte alla medesima conclusione delle proprie compagne, nel considerare quelle minacce qual la dimostrazione più evidente di quanto, malgrado tutto, erano state riconosciute qual in una posizione di vantaggio sui propri avversari.
Non uno sviluppo imprevedibile, né tantomeno imprevisto, laddove, oggettivamente, se già una sola fra loro avrebbe dovuto essere abitualmente considerata sufficiente per reggere il confronto persino con quella moltitudine di avversari, in un territorio a lei del tutto ostile; sette versioni della stessa straordinaria mercenaria e avventuriera, fra loro differenti, e pur sempre e comunque accomunate da un medesimo animo, non avrebbero potuto essere sottovalutate né, tantomeno, avrebbero potuto permettersi di sottovalutare le proprie risorse, le proprie energie, considerandosi troppo precipitosamente qual sconfitte o, comunque, qual in difficoltà nel confronto con la sfida loro lì riservata. Parimenti, e ovviamente, alcuna fra loro avrebbe potuto commettere la leggerezza di considerarsi troppo facilmente qual vittoriosa, qual trionfatrice, o, comunque, qual favorita dal fato nel confronto con quegli avversari e le insidie che gli stessi avrebbero potuto loro riservare. Così facendo, infatti, esse non solo avrebbero dimostrato stolida presunzione e pericolosa arroganza, ma, peggio, avrebbero potuto commettere l’errore di sottovalutare, al contrario, le proprie controparti, con un effetto non meno devastante di quello che avrebbe potuto rappresentare una personale sottostima delle proprie energie, delle proprie risorse, della propria combattività. Come in molti avrebbero sostenuto, la virtù avrebbe dovuto essere riconosciuta qual collocata nel mezzo e, in questo, tutte loro avrebbero dovuto trovare il giusto equilibrio fra una positiva valutazione delle proprie possibilità e una negativa visione del proprio fato, in misura tale da collocarsi correttamente né in una posizione di eccessivo svantaggio psicologico, né in una di fittizia predominazione, qual purtroppo avrebbe potuto essere, repentinamente, smentita.
Malgrado la naturalezza di tale analisi, di simile prospettiva, né a Nera, né a Rossa poté essere concesso di perdere un solo istante del proprio tempo in quel senso, in quella direzione, laddove, proprio malgrado, affrontare il mastino del genocidio, così come era stato da loro stesse definito, stava assorbendo indubbiamente più energia di quanta non avrebbero potuto essere soddisfatte venisse loro sottratta. Ove, infatti, intrattenersi con gli uomini e le donne della Progenie che avevano cercato di trasformarle in un puntaspilli, si era dimostrato addirittura divertente, occasione di gradevole, e gradito, svago, utile a sfogare una parte della tensione in loro accumulata; la sfida loro riservata da parte di quel mostro non avrebbe potuto essere minimizzata in tal maniera, in eguali termini, vedendole, al contrario, persino poste in difficoltà come ben poche volte, nel corso della loro esistenza, si erano ritrovate a essere.
Ogni attacco diretto che, tanto l’una, quanto l’altra, aveva tentato di portare a segno, con il freddo metallo dagli azzurri riflessi della propria lama o con l’ardente fuoco col quale avevano incendiato le loro braccia destre, le loro protesi stregate; era infatti risultato sgradevolmente vano, vedendole respinte, di volta in volta, con reazioni sempre più violente, e tali, persino, da far loro temere l’eventualità di poter perdere, da un istante all’altro, coscienza, consapevolezza di sé e del mondo a loro circostante. Un rischio, questo, che non avrebbero mai potuto permettersi di correre, a meno di non volersi offrire in sacrificio alla bestia, ragione per la quale, piacenti o meno, le due donne avrebbero dovuto cercare di tradurre il loro conflitto su un diverso piano d’azione, abbandonando l’ipotesi di poter risolvere l’intera questione semplicemente tramite forza bruta o scattante agilità, in favore di un impegno maggiore sotto il profilo strategico; in termini che ancora non avevano voluto abbracciare forse in quanto considerati erroneamente superflui nel confronto con una simile bestia, o forse, in conseguenza a semplice pigrizia, a semplice indolenza mentale, tale da preferire mantenere il confronto su un piano strettamente fisico ancor prima che trasferirlo psicologico.

« D’accordo… il piano numero uno non ha funzionato. » commentò Rossa, a sottintendere l’esistenza di una serie di alternative concordate con la compagna su come affrontare quella creatura, alternative che, ovviamente, non erano mai state prese, né formalmente, né informalmente, in considerazione da alcuna fra loro, ove superficialmente non ritenute qual necessarie.
« Passiamo al piano numero due?! » propose Nera, concorde con lei nell’esigere un’alternativa all’azione per così come loro proposta, e come, tuttavia, non avrebbero potuto permettersi di sostenere a lungo.
« Vada con il piano numero due… » approvò allora la prima, lieta di ritrovare assoluta sintonia nella compagna, nel mentre in cui, per l’ennesima volta, la lingua cercava di catturarne i fianchi, nello sperare di coglierla impreparata in conseguenza alla distrazione impostale dall’opera di una pesante e gigantesca zampa artigliata, che, se solo l’avrebbe sfiorata, avrebbe potuto squarciarle le budella e lasciarle riversare al suolo, in maniera confusa, dolorosa e letale « Che per inciso… sarebbe?! »
« Ehm… » esitò l’altra, per un attimo incerta su cosa proporre.

Né Nera, né tantomeno Rossa, ovviamente, avevano avuto occasione di elaborare una qualsivoglia tattica utile a contrastare quel mostro, quella creatura tanto oscena quanto pericolosa, innanzi alla quale non avrebbero potuto neppure permettersi di fuggire, dal momento in cui in grazia alla velocità dimostrata, non vi sarebbero stati dubbi sul fatto che sarebbe riuscita a recuperarle in un fuggevole istante, cogliendole ancor peggio alle spalle e non concedendo loro alcuna speranza di sopravvivenza, nello stroncarle sul posto.
Purtroppo, però, una strategia sarebbe stata loro richiesta: forse stupida, forse avventata, forse pericolosa… ma comunque una strategia, da seguire, da attuare, e nella quale sperare per sopravvivere, nella quale confidare per riservarsi una sempre più flebile occasione di futuro.

« Attacchiamo gli occhi… » suggerì la donna dai capelli corvini, riprendendo voce nel suggerire quella possibilità sino ad allora non ancora presa in esame, ove, per attuarla, avrebbero dovuto avvicinarsi troppo al mostro per riservarsi occasione di colpirlo ponendosi a portata dei suoi attacchi, delle sue offensive, dalle quali, a sua differenza, non avrebbero potuto difendersi in alcun modo.
« Una la distrae da davanti, l’altra l’attacca da dietro… » approvò la mercenaria dai capelli color del fuoco, concordando sull’idea così suggerita, e ampliandola nella propria definizione, per cercare di ridurre il rischio imposto su entrambe, a prescindere da chi avrebbe reso proprio quale ruolo.
« Penso io al dietro… tu tienila impegnata sul davanti. » sancì Nera, rendendo proprio il ruolo probabilmente più pericoloso, dal momento che l’avrebbe condotta a costretto contatto con la bestia, in un gesto dai risultati imprevedibili, per trasformare il quale in tragedia sarebbe stato sufficiente un minimo imprevisto, un impercettibile errore, in conseguenza al quale, tuttavia, alcun perdono, alcuna seconda occasione, le sarebbe stata offerta.
« Ne sei certa?! » cercò conferma Rossa, non desiderando assistere al martirio della compagna, e in ciò proponendosi più che disponibile a compiere quanto sarebbe stato necessario compiere per evitarlo, a costo di rimetterci personalmente.

Mai, infatti, era stata indole sua, o di altre Midda Bontor, quella di restare in disparte, mantenersi al sicuro nel mentre in cui altri ponevano le proprie vite in dubbio per lei; comportamento altresì più che diffuso presso la maggior parte dei campi di battaglia, entro i quali raramente i generali più blasonati, gli ufficiali maggiormente glorificati dalle cronache di guerra, si riservavano un qualche ruolo realmente attivo, preferendo restare in disparte a elaborare strategie, tattiche prossime a sofismi, l’attuazione delle quali, nella buona e nella cattiva sorte, sarebbe stata poi delegata a poveri malcapitati, impossibilitati a esprimere la propria opinione a tal riguardo.

0 commenti: