Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

lunedì 24 dicembre 2012

1800


La Progenie della Fenice non conosceva paura. E non qual semplice dimostrazione di orgoglio o di fittizia supremazia. Non qual falso convincimento che, innanzi al primo segnale di reale pericolo, avrebbe ceduto, vedendoli crollare in pianti isterici, al pari della maggior parte di coloro che andavano proclamandosi impavidi guerrieri, privi d’ogni ragione di timore. La Progenie della Fenice era realmente priva d’ogni ragione di timore, qual solo avrebbe potuto essere un gruppo di fanatici, indifferenti al pensiero della morte qual minaccia da temere, da rifuggire, e, al contrario, invocanti la medesima qual un traguardo di cui gioire, di cui rallegrarsi, di cui esultare, qual coronamento della propria stessa esistenza.
Midda Bontor, in ogni propria versione, aveva già avuto a che fare con gruppi di fanatici, soprattutto religiosi, ragione per la quale era ben in grado di valutare la pericolosità della Progenie. E nel valutare la pericolosità della progenie, era consapevole di quanto avrebbe dovuto considerarsi a dir poco letale. Perché a prescindere dalla loro motivazione, dalle ragioni della loro folle guerra, la loro era considerata, terribilmente, qual una guerra santa. Motivo per il quale, con la Progenie non si sarebbe mai potuti scendere a patti, non si avrebbe mai potuto trovare una possibilità di dialogo, un momento d’incontro, una tregua. Non, per lo meno, fino a quando una delle due parti fosse sopravvissuta.
Quanto Midda Bontor non conosceva, così come ammesso da diverse sue alternative, erano le ragioni dell’odio che la Progenie della Fenice aveva deciso di rivolgerle, sebbene, in effetti, non fossero mancati da parte dei suoi antagonisti diversi accenni a tal riguardo, attorno a simile argomento. Purtroppo, per chiunque, riuscire a comprendere quelli che apparivano quali folli deliri di un gruppo di esaltati, non sarebbe mai stato semplice, non sarebbe mai stato naturale. E anche innanzi alle dichiarazioni più esplicite, più trasparenti, un’anche inesistente ambiguità sarebbe stata egualmente percepita, sarebbe stata inevitabilmente considerata qual predominante e ragione di vizio per qualunque affermazione.
In ciò, la Progenie della Fenice avrebbe potuto risultare animata da una ragione, da un’ispirazione molto più profonda di quanto, effettivamente, non fosse per essa propria, così come volle riservarsi occasione di puntualizzare una voce, forse maschile, e apparentemente priva di una qualche effettiva origine e pur riecheggiante improvvisa e inattesa in tutti i corridoi di quel tempio sotterraneo, raggiungendo non solo le tre mercenarie che, per ultime, avevano disquisito a tal proposito, ma anche le loro quattro compagne,  disperse in punti diversi e intente in un ben diverto genere di attività per quanto tutte rivolte al fine ultimo, e comune, di preservare inalterata la propria esistenza in vita…

« Non importa che voi siate una, sette o settanta. » esordì, con tono tale da lasciar trasparire tutto il proprio rimprovero, tutta la propria disapprovazione nel confronto con quanto da loro compiuto sino a quel momento « Non importa quanti mastini della morte riusciate a uccidere… né quanti dei nostri fratelli e sorelle abbattiate lungo il cammino. Noi siamo la Progenie della Fenice: nella morte troveremo soltanto occasione di rinascita, rafforzandoci nel fuoco dal quale siamo stati originati! »
« Non siete veramente figli della fenice… siete solo un branco di esaltati! » corresse Monca, ancora smarrita nello stretto cunicolo sotterraneo ove si era insinuata alle spalle della propria compagna dai corti, cortissimi capelli rossi, parlando quasi quell’interlocutore potesse sentirla e comprenderla, malgrado l’evidente lontananza del medesimo e il ricorso a qualche trucco per riuscire a farsi udire tanto bene da loro « Potenti e temibili, certo… ma comunque degli esaltati. » puntualizzò, scuotendo il capo.
« Noi non possiamo perdere, la nostra sconfitta non è ammissibile. » continuò la stessa voce, proseguendo senza prestare interesse o attenzione a quella replica, comprensibilmente ignaro della medesima « Noi esistiamo da prima della nascita di tutte voi. Noi esistiamo da prima della fondazione delle nazioni così come oggi il mondo le conosce. Noi esistiamo sin dall’epoca in cui per la prima volta l'Oscura Mietitrice ha camminato lungo le vie del mondo, e per la prima volta il nostro ordine si è schierato in suo contrasto, in sua opposizione, in sua antitesi. »
« Sì… questi sono decisamente degli esaltati. » confermò Amazzone, arrestatasi anch’ella davanti alla compagna che aveva appena parlato, per prestare attenzione a quanto stava accadendo, alle parole che stavano venendo loro suggerite, nella speranza di poter maturare, in esse, maggiore confidenza con i propri avversari e, in ciò, di individuare una via per sconfiggerli.
« Noi siamo gli eletti della Portatrice di Luce. Noi siamo coloro che già una volta hanno salvato l’intero Creato dalla piaga che lo stolidità delle vostre azioni ha risvegliato, ha risvegliato, ponendo sotto scacco l’intera umanità… e non solo. » insistette, riproponendo un concetto dietro il quale già una volta quei folli si erano celati, offrendo riferimento al coinvolgimento di Midda Bontor nel recupero della corona perduta della regina Anmel, quasi avesse da considerarsi complice di colei che successivamente si era schierata in suo aperto contrasto, torturandola e uccidendo i suoi amici, le persone a lei care, dopo aver ritrovato nella sua gemella Nissa il tramite ideale per poter interagire nuovamente con la realtà a lei circostante « Noi vi abbiamo avvertito una volta. Vi abbiamo avvertito due volte. Vi abbiamo intimato di non insistere ulteriormente in questa follia insensata. E, dal momento in cui non ci avete voluto concedere il benché minimo ascolto, non ci avete offerto altra possibilità eccezion fatta quella di dichiararvi guerra… e di distruggervi, tutte quante. Per arrestare la regina Anmel Mal Toise ed evitare che il suo negromantico potere possa concederle nuovamente di dominare su tutto e tutti, in una nuova era oscura. »
« Secondo voi, si stanno rendendo conto dell’assurdità di queste parole o no…?! » questionò Destra, cercando nelle due compagne a lei vicine una qualche opinione a tal riguardo, un intervento utile a comprendere meglio l’oscenità che la loro comune controparte cercava di proporre qual giustificazione per il proprio operato, per l’operato di tutta la Progenie « Vogliono uccidere noi per fermare Anmel e Nissa! »
« Probabilmente non hanno ben chiaro il concetto di sorelle gemelle… » sospirò Treccia, a commento delle parole della sodale, non riuscendo a trovare altra giustificazione all’ottusità con la quale la Progenie stava cercando di motivare il proprio operato, definendolo qual giusto, qual necessario, quale legittimo, quasi un mandato divino, nel confronto con il quale assurdo sarebbe stato ipotizzare di opporsi.
« Noi avevamo celato la corona di Anmel là dove alcuno avrebbe mai potuto recuperarla senza sacrificarsi, senza rinunciare alla propria stessa esistenza, in un atto di incredibile generosità, che mai avrebbe potuto offrir spazio all’egoismo che solo avrebbe potuto animare il cuore di chi desideroso di riottenere tale reliquia, di impossessarsi del suo potere. » esplicitò il portavoce della Progenie, ancora una volta attribuendo qual loro l’origine delle terribili prove che l’avventuriera aveva dovuto affrontare per rendere propria quella corona, tuttavia non animata da un qualche egoistico desiderio di predominio e controllo, così come suggerito, ma dalla semplice volontà di portare a compimento un proprio incarico, una propria missione, per così come molte aveva affrontato nella propria vita « Ma voi, con tutta la vostra ottusa abilità mercenaria, siete riuscite a rovinare tutto… siete riuscite a riportarla in vita, vanificando ogni sforzo passato, e con esso tutto il sangue che era stato versato per imporle morte, e morte imperitura. »
« Al suo posto, non direi “imperitura”… nel considerare che, appunto, è ritornata. » suggerì Nera, continuando a combattere al fianco della propria compagna d’arme in contrasto al pericolo loro imposto, e pur non ignorando quella tanto netta presa di posizione in loro contrasto, quasi esse avessero compiuto chissà qual terribile atto blasfemo, limitandosi semplicemente a superare le trappole che erano state erette in loro contrasto, a loro freno, allora come un dozzine di altre simili imprese, di altre eguali avventure.
« Potete combattere. Potete sputare sangue e inveire. Potete sperare di vincere. Ma non sopravvivrete. Alcuna di voi sopravvivrà. » sancì, con tono severo, che non avrebbe offerto il benché minimo spazio a nuove risposte, anche ove avesse avuto evidenza di altre repliche alle sue parole, così come, comunque, non doveva aver avuto « La nostra missione è benedetta dagli dei tutti. Il nostro scopo è santo. La nostra non abbia da considerarsi banale vendetta: noi trascendiamo da questo genere di emozioni, da questi infimi e capricciosi desideri. La nostra è punizione. Divina punizione in contrasto a chi agli dei ha deciso di opporsi nel giorno in cui si è eletta tramite per il ritorno dell’Oscura Mietitrice nel Creato da essi plasmato, con amore e con passione. »
« Sì. Non hanno compreso la differenza che esiste fra noi e Nissa. » confermò Corazza, in replica alle parole della compagna dai lunghi capelli neri intrecciati, e a commento di quell’ultimo intervento del loro misterioso interlocutore « Ehy… tu! » esclamò poi, prendendo voce direttamente verso l’ignoto avversario, probabilmente da questi non sentita né ascoltata, e pur non riuscendo a tacere, a sopportare quella predica in quieto silenzio « Non siamo state noi a… eleggerci… tramiti per il ritorno di quella lì. Anzi. Fosse per noi sarebbe già ritornata proprio da dove è venuta. »
« Esservi presentate insieme non cambierà il vostro destino. L’aver stretto alleanza l’una con le altre non vi salverà dal fato di morte che gli dei pretendono da voi. » avvertì la voce, ritornando allo stesso concetto già inizialmente proposto, e in tal senso esprimendosi quasi come se fossero state le stesse Midda Bontor a riunirsi, a ritrovarsi una accanto all’altra in quella particolare occasione, ancor prima che, semplicemente, esservi lì trascinate senza neppure esser certe nel merito di ove dovesse realmente riconoscersi posto quel luogo, in quale dei sette universi da loro stesse rappresentato avesse da considerarsi sito… ammesso che appartenesse a uno fra quelli « Perirete. Perirete tutte. E con voi, dopo di voi, chiunque altro si opporrà alla giustizia del fuoco da noi incarnato. Chiunque ci vorrà impedire di compiere quanto è necessario venga compiuto per ristabilire l’ordine, per sconfiggere, ancora una volta, l’Oscura Mietitrice, riportando la pace nel Creato. In ogni Creato. »
« Al suo posto, eviterei di continuare a mangiare funghi allucinogeni… o qualunque altra cosa di cui fa uso. » suggerì Rossa, riprendendo le parole della compagna e riadattandole a commento di quell’ultima asserzione, non distraendosi ulteriore occasione di distrazione dalla battaglia in corso nella volontà di non rendere più facile del dovuto la sconfitta sua o di Nera.
« Lascialo perdere… » sospirò Treccia, consigliando in tal senso la propria compagna in armatura, in parole che avrebbero tuttavia potuto valere anche per qualunque altra loro pari, ovunque si trovasse in quel momento « Se sono già arrivati a lanciare questo genere di minacce vaneggianti, vuol dire che siamo riuscite a impressionare i nostri avversari in maniera più incisiva di quello che avremmo potuto sperare. » evidenziò, affrontando con estremo pragmatismo la questione.
« Il forte non ha bisogno di ribadire la propria forza. Il vittorioso non ha bisogno di convincersi della possibilità di vincere. » concluse Monca, necessariamente ignara delle parole pronunciate dalle altre, e pur, ancora, esprimendosi in totale armonia con le stesse, in quella straordinaria eufonia che, sino a quel momento, le aveva contraddistinte « Siamo in vantaggio, sorella… siamo in vantaggio. » sorrise soddisfatta.

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