Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 23 dicembre 2012

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« Mi domando: con due amiche come voi… a cosa servono i nemici?! » obiettò Destra, aggrottando la fronte con aria trasparentemente critica nei riguardi delle proprie interlocutrici.
« Ricordati che noi siamo te, e tu sei noi! » strizzò l’occhio con fare complice la donna dai lunghi capelli neri intrecciati, quasi vi potesse essere, per loro, occasione di dimenticare simile dettaglio, tale non banale particolare, invero palese quanto la luce emanata dal sole, o le tenebre proprie della notte « Attenta a lamentarti troppo… »
« Ma io non mi lamento troppo… semplicemente sottolineavo le cose per come stanno. » fece spallucce, per tutta risposta « E proprio perché voi siete me, posso comprendere bene con qual genere di gentaglia io ho a che fare! »
« Vuoi dire che non hai fiducia neppure in te stessa?! » contestò Corazza, incuriosita dalla piega di quel discorso, dalla possibile e sicuramente bizzarra analisi introspettiva che stava venendo loro concessa di compiere in termini che avrebbero sicuramente entusiasmato la maggior parte dei filosofi..
« Voglio dire che so perfettamente che dannata figlia d’una cagna io sia… e, di conseguenza, voi siate! » sorrise l’imputata a un tanto strano processo, palesando tutta l’espressione sorniona di cui si sentiva essere capace.
E le altre due, poste a confronto con tale precisazione, non poterono evitare di sorridere a propria volta apertamente, con un quieto: « Questo è vero. » qual preludio a una grassa risata, alla quale, ovviamente, non mancò di unirsi anche il terzo elemento del loro gruppo.

La deflagrazione di ilarità che sconvolse il piccolo gruppo rappresentato da quelle tre Midda Bontor riecheggiò, involontariamente, nell’intero ambiente a loro circostante, in misura tale che chiunque fosse stato presente lì attorno, inevitabilmente, avrebbe finito con l’essere lì attratto, anche soltanto allo scopo di comprendere cosa stesse accadendo. Malgrado ciò, e pur considerando come, inevitabilmente, qualunque attenzione esse avrebbero attratto avrebbe rappresentato un potenziale pericolo a discapito della loro stessa sopravvivenza, alcun nuovo avversario si palesò innanzi a loro, alcuna nuova bestia si catapultò in loro contrasto: forse mera, e pur sempre apprezzabile, buona sorte; forse conseguenza della strage da loro lì già compiuta e che, speranzosamente, già sufficiente sangue aveva versato per soddisfare le esigenze di qualunque crudele divinità si fosse interessata a quel sacrificio, a esigere quel tributo di dolore e di morte.
In ciò, recuperando armi e forze, le tre avventuriere poterono riprendere il cammino prematuramente interrotto, inizialmente con passo moderato e, istante dopo istante, con ritmo sempre più sostenuto, alimentato dalle energie delle quali erano sempre più padroni, e giustificato dall’esigenza di recuperare il tempo proprio malgrado perduto nell’arginare l’offesa dei mastini della morte, nel respingerli con violenza e, soprattutto, nel mattarli senza la benché minima occasione di pietà, della quale non sarebbero stati meritevoli laddove, in contraccambio, alcuna ne avrebbero offerta… né a loro, né ad altri.

« Qualcuna fra voi si è fatta un’idea in merito all’origine di questi fanatici e delle loro risorse?! » riprese voce Destra, dopo un intervallo di necessario silenzio, utile a tutto il gruppo a recuperare confidenza con la loro situazione, con quanto avevano già compiuto e con quanto sarebbe stato loro ancora richiesto di compiere, prima della fine di quell’avventura, di quella nuova sfida al tempio della fenice e alle sue insidie « Perché, per quanto siano indubbiamente sgradevoli nella loro continua insistenza, c’è da riconoscere loro che, a oggi, hanno sempre attinto a fonti non banali di potere… »
« In effetti, ci sarebbe proprio da domandarsi dove diamine allevino quei mostri. » annuì la donna in armatura, a suggerire il proprio personale interesse nel merito di tale questione e delle sue implicazioni, fossero anche le più banali, o apparentemente tali « Perché da qualche parte dovranno pur allevarli. O no…?! »
« Temo che alcuna di noi abbia informazioni di sorta attorno a tal argomento… » scosse il capo Treccia, escludendo simile eventualità e subito precisando, al fine di ovviare a possibili fraintendimenti « Nel merito della Progenie e delle sue risorse, intendo. »
« Sì… » confermò Corazza, esplicitando la propria posizione in tal senso, ove pocanzi potesse essere apparsa ambigua « Per quanto mi riguarda questi pazzi sono comparsi dal nulla senza alcuna concreta ragione utile a giustificare la loro sgradevole insistenza in mia opposizione. E, fino a ora, non ho avuto particolare occasione di dialogo con alcuno di loro, in termini che avrebbero potuto essere sicuramente utili a comprenderne di più… »
« In altre parole: dei dannati figli d’un cane comparsi dal nulla e desiderosi di farci la pelle semplicemente in assenza di un qualche miglior modo per spendere il proprio tempo? » tentò di riassumere l’ispiratrice di quel dialogo, di quel nuovo confronto fra loro, arricciando le proprie carnose labbra su un lato del volto, a lasciar trasparire quanto poco convinta avesse da considerarsi attorno a tale, indubbiamente riduttiva, spiegazione.
« Temo di sì. » sospirò la portatrice di orride piaghe da profonde ustioni « Non è sufficiente?! » sorrise poi, a sdrammatizzare la questione e a minimizzare l’importanza di saperne di più a tal riguardo.

Purtroppo, tanto Treccia, quanto le sue due compagne, erano perfettamente consapevoli di come, sino a quel giorno, la loro comune ignoranza nel merito dell’origine e delle ragioni della Progenie della Fenice, fosse stata il principale punto di forza della medesima nei loro riguardi. Esperte guerriere, abili strateghe, tutte le Midda Bontor non avrebbero mai potuto ignorare il valore intrinseco nella conoscenza del proprio avversario all’interno di un qualunque genere di conflitto, fosse questo una scaramuccia per le vie della città del peccato, fosse questa una vera e propria guerra fra due regni confinanti: essere confidenti con le abilità, le capacità, i pregi e, non di meno, i difetti, i limiti, le pecche, della parte antagonista, avrebbe significato porsi necessariamente in vantaggio sulla stessa; così come permettere alle proprie controparti di essere informate nel merito delle proprie possibilità e delle proprie debolezze, avrebbe significato porsi necessariamente in un potenziale, e sgradevole, svantaggio.
Così, se anche la Progenie non avrebbe potuto imporre loro maggiore ragione d’impegno rispetto, magari, alla Confraternita, altri acerrimi avversari da tempi immemori; i secondi, a differenza dei primi, non avevano mai rappresentato all’attenzione della mercenaria, in qualunque propria versione, una ragione di dubbio, un enigma da risolvere… riservandosi certamente una possibilità di danno a loro discapito e, tuttavia, ballando una danza da tutte loro conosciuta, partecipando a un giuoco secondo regole da tutte loro note. E ballare una danza conosciuta, o partecipare a un giuoco con regole note, in una situazione potenzialmente mortale, sarebbe stata sempre e sicuramente cosa gradevole e gradita, tale da moltiplicare esponenzialmente qualunque possibilità di successo.
Fino a quando, pertanto, la Progenie sarebbe riuscita a conservare l’aura di mistero nella quale era riuscita tanto straordinariamente ad avvolgersi, non concedendole… non concedendo loro di scoprire nulla a proprio riguardo, fosse anche e solo nel merito del perché di tanto astio nei loro confronti, per Midda, per ogni Midda, la sfida avrebbe continuato a giocarsi su un territorio ostile, un terreno avverso, che avrebbe richiesto loro di moltiplicare altrettanto esponenzialmente ogni proprio sforzo per riuscire a sopravvivere, per riuscire a riportare a casa la pelle, a discapito di ogni attentato in senso contrario.

« Non so voi… ma io sto iniziando sinceramente a stancarmi di tutta questa faccenda. » concluse Destra, traendo i dovuti risultati dalla questione per così come esposta « E prima riusciremo a porle fine, prima potrò tornare a dormire sonni tranquilli. »
« Concordo pienamente… » annuì Corazza « … per quanto i miei sonni, volendo dirla tutta, non sono mai stati propriamente tranquilli. » soggiunse, sorridendo ironica ma sincera.
« … ma ricorda che stai parlando con Fortunata. » suggerì Treccia, sforzandosi di non lasciarla impunita, seppur giocosamente, per la leggerezza così appena suggerita « Non con una comune Midda Bontor, come noialtre! »

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