Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 6 dicembre 2012

1783


In diretta conseguenza a quelle risate, a quella sincera espressione di divertimento, tuttavia, qualcosa si ritrovò a essere disturbata, forse, ipoteticamente, nel mentre del proprio riposo. Perché un istante dopo quello sfogo esplosivo, quella reazione inarrestabile e da lei certamente non arrestata, un intenso sbattere d’ali si contraddistinse all’interno del pozzo e, immediatamente a seguire, qualcosa, e ben più di un singolo soggetto, sfiorò i corpo delle due donne, nel risalire verso l’alto dalle profondità di quel budello. Un accadimento che non vide la coppia dimostrare particolare entusiasmo, e che, ciò nonostante, non le vide reagire neppur con agitazione o, peggio, isteria, nel ritrovarsi già sufficientemente impegnate allo scopo, tutt’altro che banale, di non precipitare verso il basso, di non perdere, in conseguenza a quel ripetuto contatto non sempre delicato, la presa sulle pareti contro le quali stavano spingendo con i propri piedi, rischiando, in ciò, di condannarsi tanto semplicemente, quanto irrimediabilmente, a morte.
E solo quando quel momento di inevitabile tensione, fisica e psicologica, fu trascorso, a entrambe fu concesso di riprendere fiato, sospirando e, finalmente, anche gemendo per quanto appena occorso…

« Che diamine erano quelle… cose?! » protestò Amazzone, storcendo le labbra verso il basso, qual allora invisibile dimostrazione di tutta la propria disapprovazione per quanto accaduto.
« Ne so quanto te. » replicò Monca, non più allegra, in quel momento, rispetto a quanto non fosse la compagna, aggravata nel proprio stato d’animo dalla consapevolezza di essere responsabile per quanto appena avvenuto, di aver scatenato lei quegli eventi, senza alcun margine di discussione a tal riguardo.
« Dannazione! » inveì, non a discapito diretto della propria interlocutrice, benché, ovviamente, non poté evitare di generarsi una certa ambiguità in tal senso, complice il giusto, o no, sentimento di colpa provato allora dall’altra « Non voglio neppure pensare a dove mi… ci hanno colpite, risalendo! » commentò, costretta, proprio malgrado, a non massaggiarsi le parti lese nell’irrinunciabile esigenza di mantenere la presa sulle braccia dell’altra, la propria schiena contro quella di lei, ove, malgrado quell’ondata fosse passata, il pericolo per loro rappresentato dal pozzo non avrebbe potuto essere riconosciuto qual ormai altrettanto trascorso, passato e trascurabile.
« Ehy… mi dispiace, d’accordo?! » commentò la mora, in parte fraintendendo le ragioni dell’altra, e, per questo, riconoscendo alla base di quell’ultima affezione una critica a suo discapito « Non potevo sapere che sarebbe stata sufficiente una semplice risata a scatenare tutto questo. E, in effetti, non potevo neppure sapere che tutto questo avrebbe potuto essere scatenato! »
« Ehy… non ce l’ho con te, capito?! » replicò la rossa dai corti capelli, scuotendo appena il capo a sottolineare tale concetto « Sono arrabbiata con chi ci ha condotte a questa dannata situazione. Con nostra sorella. Con Anmel. Con la Progenie. Con la fenice stessa! » elencò, citando un breve elenco con il quale anche l’altra ebbe da considerarsi assolutamente concorde « Ma non ce l’ho con te… intese? »
« Ottimo. » sospirò l’interpellata, lieta di aver appena udito quella conferma forse retorica, forse neppur effettivamente necessaria nella propria occorrenza, essendo la sua interlocutrice proprio se stessa, e pur, ciò nonostante, abbisognando ugualmente di una voce di solidarietà, qual quella così ottenuta, fosse anche solo, semplicemente, e pur non ovviamente, per assicurarsi di non essersi allora legata, fisicamente, a una qualche antagonista ancor prima che a un’alleata.
« Stavi dubitando di me…? » ipotizzò, correttamente, la prima, ora non con tono equivocabile qual un’accusa, ma con trasparente ironia, ripristinato divertimento, nel non volersi concedere la benché minima tensione con colei che, non soltanto in quel momento, ma, più in generale, in tutta quella situazione, in quell’avventura, avrebbe potuto riconoscere qual propria prima alleata, e un’alleata di cui fidarsi, dal momento in cui spingersi ad escludere anche la collaborazione di se stessa, l’avrebbe condannata quantomeno alla follia, all’interno di un complesso dedalo sotterraneo nel quale avversari sospinti da mai meglio chiarite motivazioni le stavano già dando la caccia e altre sei Midda Bontor, assurdamente, erano suoi pari lì vaganti.
« Un pochino… » ammise, necessariamente, l’altra, sorridendo anch’ella ora quasi in imbarazzo, nel ben comprendere quanto sciocca e ingiustificata avrebbe dovuto essere considerata quella sua reazione emotiva, sostanzialmente a proprio stesso discapito.
« Straordinario! » ridacchiò Amazzone, prestando ben attenzione a non lasciar comunque crescere il tono del suo divertimento a livelli tali per cui avrebbero potuto allarmare qualcuno « Spero che tu sia consapevole di star riscrivendo il significato del termine “paranoia”… non riesci a fidarti neppure di te stessa! »
« Beh… la paranoia è una delle nostre doti più sviluppate. » sottolineò Monca, prestando attenzione a esprimersi al plurale, per includere in ciò anche l’altra « Un ottimo modo per sopravvivere! »

Un’asserzione estranea a ogni possibilità di replica, quella da lei in tal modo resa propria, che l’altra accettò in quanto tale, non sprecando neppure un sospiro, o una fugace sillaba, nel tentare di contrastarla o rinnegarla, nella consapevolezza che tentare di separare se stessa dal concetto di “paranoia”, sarebbe equivalso a tentare di separare il sole dal concetto di “giorno”, o l’oscurità da quello di “notte”. A modo proprio, ella era definita, e definiva, la paranoia nella sua forma più astratta, sopravvivendo giorno dopo giorno al proprio stile di vita, e alla propria professione, solo in grazia a essa.
E laddove, in ciò, la questione poté considerarsi rapidamente conclusa, ogni possibile conflittualità fra loro rapidamente accantonata, alle due donne non poté essere riservato altro che non riflettere sull’accaduto e, da tale riflessione, cercare di trarre le maggiori informazioni possibili sulla loro attuale posizione e sulle vie di fuga, da essa, a loro in ciò riservate. Perché se qualcosa era loro passato vicino, scontrandosi con le loro forme in punti anche decisamente delicati, appariva chiaro come quel qualcosa dovesse aver avuto un punto d’origine e, ancora, una destinazione verso la quale muoversi: origine e destinazione che, necessariamente, non avrebbero dovuto essere riconducibili a quello stesso pozzo, quanto e piuttosto a qualche altro passaggio, sopra e sotto le loro teste, del quale entrambe non avevano ancora maturato consapevolezza, e che, ciò nonostante, avrebbe potuto rappresentare, per loro, l’occasione di evadere da lì.

« Per inciso… pensi anche tu a quel che penso io?! » domandò la mora, in implicito riferimento a quell’intima riflessione che voleva considerare già qual condivisa con la propria interlocutrice, anche in assenza di un confronto verbale a tal riguardo.
« Che vorrei essere fuori di qui, a riposo fra morbide lenzuola e le forti braccia del mio uomo? » ipotizzò la rossa, sospirando profondamente a quell’idea, a quel pensiero quasi nostalgico « Oppure che, se quelle cose sono passate di qui, da qualche parte devono essere giunte e da qualche altra parte devono essere andate? » soggiunse poi, offrendo all’interlocutrice quanto da lei desiderato.
« La seconda. » confermò Monca, sorridendo « In verità anche la prima, ma ora stavo pensando più alla seconda. » puntualizzò, a non escludere, per lei, la medesima esigenza riportata dalla compagna.
« Dobbiamo stare attente… e sperare di riuscire a trovare quel dannato buco prima di giungere alla fine della discesa. Ammesso che esista un fondo al termine di questo pozzo… » annuì Amazzone, ovviamente concorde con l’altra « Anche perché, non so tu, ma io inizio ad accusare una certa stanchezza. E non so quanto riuscirò a resistere prima di mettere un piede in fallo. »
« Siamo nelle stesse condizioni. » la rassicurò, o per lo meno tale volle essere il suo tentativo, benché all’atto pratico apparve volto ad ottenere un effetto contrario « Tuttavia dobbiamo stringere i denti e andare avanti fino a quando non saremo di nuovo con i piedi per terra. » insistette, offrendo voce a un concetto più che noto a entrambe « Arrenderci ora non rientra fra le soluzioni per me accettabili. »
« Concordo. » espresse l’altra, a dimostrarsi, ancora una volta, completamente in sintonia con la propria altra se stessa « Tuttavia… credo sia meglio che ci sbrighiamo. O a furia di stringere i denti, finiremo per spezzarceli! »

0 commenti: