Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

martedì 4 dicembre 2012

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« Direi che qualcuno non ci trova simpatiche… » commentò Nera, levandosi rapida in piedi per catapultarsi in avanti, nella direzione dalla quale era giunto l’attacco, decisa a contrattaccare prima di una seconda offensiva, prima che il loro fato potesse essere segnato.
« Non mi dire! » obiettò sarcasticamente Rossa, imitando il suo gesto, o forse prevedendolo, nell’agire praticamente in contemporanea a lei, quasi come un’ombra o, più propriamente, un riflesso « E da cosa deriva questo tuo sospetto?! » questionò, ancora scherzosa a tal riguardo, non in critica alle parole della compagna, quanto e piuttosto a suo supporto, a sostegno del giuoco così come da lei impostato.
« Non saprei… » rispose, minimizzando ogni proprio eventuale merito a tal proposito, e non stringendosi nelle spalle nel mentre di tale risposta soltanto perché già in tensione muscolare nella prospettiva di menare il proprio attacco, non appena gli avversari si fossero offerti a portata di spada « Probabilmente è solo una specie di intuizione femminile. »
« Wow! » sorrise l’altra, inevitabilmente divertita da quel loro scambio di battute, un proprio consueto monologo improvvisamente trasformatosi in dialogo « Che intuitività! »

Protetti dall’inevitabile penombra nella quale il corridoio, così come ogni parte di quel dedalo, appariva immerso a pochi passi dalla posizione occupata, in conseguenza a un sistema di illuminazione sicuramente apprezzabile e capillare, ma, necessariamente, incapace di dissolvere completamente le tenebre imperanti in quei sotterranei dimenticati; le due Midda Bontor scoprirono essere schierati mezza dozzina di appartenenti alla cosiddetta Progenie della Fenice, tre uomini e tre donne, quasi per una questione di correttezza nei confronti dei diritti degli uni piuttosto che di quelli delle altre, lì impegnati nelle ultime mosse utili a ricaricare le balestre doppie da loro impugnate, quelle stesse balestre che, un istante prima, avevano generato la spiacevole pioggia di dardi, una dozzina a conti fatti, che, solo in grazia alla fortunata agilità delle due donne, non si era trasformata in un’irrimediabile condanna a morte.
Il fatto che, per quell’agguato, fossero state da loro preferite delle balestre doppie, di dimensioni sufficientemente compatte ma egualmente potenti, allorché dei più ingombranti archi, avrebbe allora dovuto essere riconosciuta qual la ragione per la quale, malgrado la tempestiva reattività della coppia di mercenaria, alla prima violenta sequenza di attacco non ne era già seguita una seconda, ove, oggettivamente, le tempistiche utili a riarmare una balestra, e ancor più una balestra doppia, avrebbero dovuto essere valutate qual particolarmente costose, dispersive e, in ciò, inevitabilmente controproducenti nel confronto con la necessità di agire in un intervallo particolarmente ristretto, qual quello avrebbe dovuto essere considerato. Ovviamente, oltre all’intervallo di tempo lì loro offerto, ristretto avrebbe dovuto essere considerato anche lo spazio nel quale essi si stavano muovendo, ragione per la quale improbabile sarebbe stato ipotizzare di impiegare per quell’attacco a distanza degli archi, per quanto compatti, disponendosi su tre fila così come, al contrario, erano stati in grado di fare con l’ausilio di quelle balestre.
Lo stesso fattore che aveva reso loro possibile scagliare dodici dardi contemporaneamente a discapito delle due donne guerriero, impedì quindi loro di essere sufficientemente rapidi nell’offrirsi nuovamente pronti all’offensiva; ragione per la quale, le loro presunte prede, i loro desiderati bersagli, poterono raggiungerli prima del riarmo, trasferendo lo scontro dalla distanza nella quale era stato cercato, a un, per entrambe, più apprezzabile corpo a corpo, nel quale le loro spade bastarde avrebbero potuto riservarsi una più importante occasione di predominio.

« Ma non avete nulla di meglio da fare, voialtri?! » domandò la mercenaria dai capelli color fuoco, in aperta critica alla spiacevole insistenza di quei personaggi nei suoi… nei loro riguardi, ormai quasi sempre sgradevolmente presenti in sua opposizione in ogni impresa.
« Concordo… » sostenne la mercenaria dai capelli corvini, a supporto della posizione espressa dall’altra se stessa, nel mentre in cui caricò il primo colpo, a discapito di una delle donne inginocchiate a terra e facenti parte della prima linea offensiva « State diventando, se possibile, persino più fastidiosi della Confraternita del Tramonto… e non credevo potesse esistere tale eventualità! »

Il soggetto appena citato, per quanto allora, e fortunatamente, non coinvolto nel conflitto in corso, avrebbe dovuto essere identificato qual un’organizzazione di mercenari che, in quel di Kofreya e, più sporadicamente, nei territori limitrofi, si era ripromesso l’impegno di riunire in un’unica, vasta, famiglia felice, tutti i professionisti del settore, permettendo loro un maggiore potere contrattuale e una maggiore tutela nel confronto con i vari mecenati, assicurando loro, oltretutto, un certo livello di formazione, tale da non permettere a completi sprovveduti di rischiare di finire a combattere una guerra più grande di loro. Un desiderio che, almeno a livello meramente formale, non avrebbe dovuto essere considerato qual nulla di negativo, nulla di profondamente errato, almeno ove, negli anni, non si fosse lasciato viziare profondamente nel proprio rapporto con la meno poetica realtà quotidiana. In questo, purtroppo, la Confraternita era divenuta più una fonte di danno, ancor prima che una ragione di vanto, per tutti i liberi professionisti del settore in questione, i quali, nella loro volontà di restare tali, si erano visti eleggere a nemici dell’organizzazione, non semplicemente rivali, ma addirittura antagonisti, da spezzare ove non si fossero lasciati piegare. E Midda Bontor, in ogni propria versione, non avrebbe mai accettato l’idea di rinunciare alla propria individualità, e alla propria sempre difesa libertà, per diventare un semplice numero all’interno di quel gruppo, ragione per la quale, in più di un’occasione, i suoi interessi si erano venuti a scontrare con quelli della Confraternita, con non pochi, e non pacifici, confronti fra loro.
Ma se la Confraternita del Tramonto, ormai, avrebbe dovuto essere riconosciuta da parte della donna guerriero qual una vecchia conoscenza, la cui intromissione nei propri affari avrebbe dovuto essere quasi considerata una gradevole conferma di inalterato reciproco interesse; la Progenie della Fenice era un nuovo attore, un nuovo giocatore intromessosi solo in tempi estremamente recenti e, in tutto ciò, presentatosi con l’arroganza di chi ancora non confidente con gli equilibri esistenti, con le regole del giuoco e, in questo, con eccessiva insistenza, propostosi in termini a dir poco grotteschi, tanto estranei alla norma. Perché far intervenire, in suo contrasto, un akero, essere immortale e invincibile; così come, addirittura, un esercito di mahkra, mostri colossali che senza alcuna difficoltà qualcuno avrebbe giudicato al pari di divinità oscure; avrebbe dovuto essere considerato eccessivo e grottesco, anche per una combattente del suo livello, per una leggenda vivente suo pari abituata a giostrarsi con pericoli, e in contrasto ad avversari, sconosciuti ai più, da tutti considerati al pari di ostacoli insuperabili, di limiti inviolabili. E se anche ella, sino a quel momento, era riuscita a sopravvivere, tanto in contrasto all’akero, quanto ai mahkra, ciò non di meno l’insistenza della Progenie in suo contrasto avrebbe dovuto essere ormai riconosciuta qual sgradevole e sgradita, ben oltre quanto la Confraternita non fosse mai riuscita a essere, così come da lei, in quelle proprie ultime parole, appena testimoniato.

« In effetti… » approvò ora Rossa, sostenendo la posizione della compagna e muovendo a sua volta il proprio primo affondo a discapito di quegli avversari, per una volta tanto non offertisi accompagnati da mostri terribili, ma quali semplice e comune carne da macello « In vostro confronto, la Confraternita appare persino qual una piacevole distrazione. »

E se quegli uomini e quelle donne ebbero ragione di sorprendersi per la duplice presenza della loro antagonista lì in loro contrasto, alcuno fra i sei, presto quattro, ne dimostrò la benché minima evidenza, la benché minima trasparenza, reagendo alla minaccia loro rivolta con freddezza e controllo esemplari, nell’abbandonare rapidamente le balestre, ormai purtroppo inutili, per porre mano alle proprie spade e ai propri pugnali, soltanto inneggiando morte a Midda Bontor, nemica della fenice.

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