Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 3 dicembre 2012

1780


« Nello stesso stile di Amazzone?! » sorrise Rossa, divertita dall’enfasi con la quale quella posizione stava venendo proclamata.
« Mmm… sì. Qualcosa del genere. » annuì Nera, approvando lo stile « In fondo ha senza dubbio il suo fascino anche con i capelli così corti. Non trovi?! »
« Non saprei… » negò la prima, spingendo le labbra verso destra,  con espressione meditabonda « Mi sembra un po’ strano esprimere giudizi del genere su… beh… su noi stesse. » argomentò, a supporto della propria posizione « Un po’ troppo narcisistico, diciamo. »
« Beh… ma se questo discorso non lo facciamo fra noi, con chi potremmo farlo?! » minimizzò l’altra, stringendosi nelle spalle a minimizzare il problema per così come suggerito « Non siamo il genere di donne che si mette a spettegolare in allegria su questo genere di tematiche, mi pare. » spiegò, con tono complice verso l’interlocutrice, colei che, in quanto sua pari, meritava sicuramente fiducia in misura maggiore a qualunque altra possibile controparte.
« Se la metti su questo piano… hai fatto caso a quello che ha detto?! » replicò la donna guerriero dai capelli rossi come il fuoco, arrendendosi senza esitazione all’idea di una chiacchierata distesa, quasi futile, nel mentre di quella corsa per la vita.
« Chi? » domandò, essendosi in parte persa nel filo del discorso e, in ciò, non riuscendo a ricondurre tale interrogativo al soggetto sottinteso in esso.
« Amazzone! » esplicitò, reindirizzando l’argomento dal colore dei capelli della compagna, e i suoi nuovi possibili tagli, alla loro versione dai corti capelli, che, in occasione della loro breve adunanza, si era lasciata sfuggire un’affermazione importante nel merito della propria quotidianità « Sta ancora con Ma’Vret! »
« Già… » annuì Nera, aggrottando la fronte a quell’idea « E non so se essere contenta per lei o no. »
« Perché? A te non manca mai? » replicò la prima, con tono malizioso « Non so come era il vostro rapporto… ma il nostro è sempre stato a dir poco scoppiettante... »
« Non saprei. » negò l’altra, non sospinta in tal senso dal desiderio di rifiutare al soggetto in questione i propri legittimi meriti, quanto e piuttosto dalla volontà di giudicare i fatti sempre con la dovuta obiettività, non lasciandosi dominare da malinconiche nostalgie, ma offrendo sempre il giusto peso e la giusta misura a ogni dettaglio « L’intesa sessuale fra noi non è certamente mai mancata. » ammise « Ma al di là di questo, sono sempre state più discussioni che altro… tant’è che abbiamo iniziato ad avere un rapporto migliore dopo che ci siamo lasciati rispetto a quando ci frequentavamo. »
« Uhm… » rifletté Rossa, non trovando ragione di replica immediata a quelle parole, evidentemente non giudicandole tanto errate, seppur nemmeno così formalmente corrette « Ciò nonostante… »

Ma la nuova affermazione della donna, la risposta che ella avrebbe voluto addurre alla questione, probabilmente a sostegno della figura di Ma’Vret rispetto alle posizioni più critiche abbracciate dall’interlocutrice, rimase spiacevolmente in sospeso, interrotta nella propria espressione da un sordo suono che attrasse immediatamente l’attenzione della coppia.
Quasi fossero non due entità distinte, ma due semplici estensioni di una sola mente comune, le due donne arrestarono contemporaneamente i propri passi, il proprio rapido avanzare, per porsi, senza bisogno di una sola voce a permettere loro tale coordinamento, l’una con le spalle contro la schiena dell’altra, spade sguainate e pronte ad accogliere qualunque possibile nemico avrebbe voluto minacciarle, avrebbe voluto porre in dubbio il loro diritto a esistere, e a proseguire quella missione. Così, se anche sino a quel momento avrebbero potuto sussistere dubbi sul fatto che entrambe quelle donne, diversificate l’una dall’altra solo dalla scelta del colore dei capelli, nonché di quello dei capi d’abbigliamento, per il rsto comunque completamente equiparabili, fossero effettivamente ed entrambe la stessa persona, la stessa figura proveniente da due realtà distinte; fu sufficiente quel rumore quasi impercettibile, e pur, potenzialmente, ambasciatore di un mortale pericolo, per far emergere la loro comune natura, il loro identico spirito. Uno spirito comune, ma non condiviso, che non avrebbe imposto loro di compiere le medesime scelte nella vita quotidiana, in quanto entrambe avrebbero potuto mangiare, bere o vestire, nell’uomo che entrambe avrebbero potuto preferire e amare; quanto, e più importante, che avrebbe loro permesso di affrontare con eguale tenacia, fermezza e forza qualunque avversario e qualunque pericolo, mai lasciandosi sopraffare, e in ciò agendo in quei termini straordinari e unici che avevano loro permesso, oguna nella propria quotidianità, di diventare una leggenda vivente, di essere la migliore combattente della propria epoca.
E se pur, in un primo istante, nulla si mosse, spingendo la coppia a dubitare di aver reagito adeguatamente al pericolo rappresentato da quell’unico segnale d’allarme; entrambe si guardarono bene dall’abbassare la guardia, dal considerarsi al sicuro, consapevoli di quanto non sarebbe stato loro concesso di essere al sicuro fino a quando non sarebbero state fuori da quel tempio sotterraneo, e, in ciò, lontane da tutte le minacce lì loro destinate. Così né l’una, né l’altra accennarono la volontà di distrarsi, di sciogliere la postura di guardia spontaneamente resa propria, mantenendosi l’una a protezione delle spalle dell’altra, ed entrambe con la propria destra, in nero metallo dai rossi riflessi, distesa innanzi a sé, a protezione del proprio corpo, e con la propria mancina, stretta attorno a due spade bastarde pressoché identiche, ed esntrambe di meravigliosa fattura, quasi parallele al suolo, e pronte a scattare in offesa a qualunque minaccia si sarebbe potuta palesare.
Minaccia che, nella fattispecie, si definì solo qualche istante dopo, accompagnata nella propria manifestazione solo da una pioggia di dardi, i quali, tanto inattesi quanto letali, avrebbero allora potuto inchiodare al muro entrambe le mercenarie, se solo queste, e Rossa, in particolare, avvantaggiata dalla posizione favorevole, non fossero state tanto pronte, tanto leste a scaraventarsi al suolo, per sottrarre, l’una il proprio addome, e l’altra la propria schiena, a quell’agguato mortale, a quell’offensiva infame, atta a ignorare qualunque senso dell’onore all’interno del combattimento, in favore, semplicemente, alla più pratica, e spesso sol predominante, esigenza di predominio, di vittoria e di morte, a discapito dell’antagonista.

« Thy… » ebbe il solo tempo di gemere la donna guerriero dai rossi capelli, prima di catapultarsi al suolo e, con una spinta decisa, invitare anche l’altra se stessa a fare altrettanto, senza esitare, senza porre in dubbio il perché di quell’invito, ove non sarebbe stataoloro perdonato alcun rallentamento, alcun freno, miscredenza punita istantanemanete con una condanna, e una condanna a morte, dalla quale non poter più tornare indietro, non poter più ritrovare perdono, assoluzione « … res… »

Forse in grazia alla benedizione della dea anche allora invocata, e loro prediletta, forse in semplice conseguenza alla tensione che sino a quel momento aveva contraddistinto i loro muscoli, pronti a scattare, e scattare come la corda di una balestra al benché minimo segno di pericolo; le due donne riuscirono a ovviare alla prima scarica di dardi, i quali, per loro fortuna, si limitarono a sfiorare le loro forme, passando sopra le loro teste, senza godere del contatto sperato con le loro carni, ormai più in basso di quanto non avrebbero potuto essere in grado di apprezzare.
Ma quel primo, estemporaneo, successo non avrebbe potuto concedere loro alcuna ragione di esultanza, o di più semplice soddisfazione, laddove, nell’identificare la direzione dalla quale proveniva il pericolo qual quella verso cui, sino a un attimo prima, stavano entrambe correndo, apparve subito evidente come, proprio malgrado, si fossero ritrovate in trappola, potenzialmente circondate da avversari, da antagonisti bramosi, metaforicamente, di suggere il sangue dalle loro vene, qual il più afrodisiaco nettare avrebbe potuto essere loro concesso. Ragione per la quale, tuttavia, non Rossa e non certamente Nera avrebbero potuto permettersi di indugiare sul terreno sul quale erano precipitate per sfuggire alla prima carica di dardi, nella consapevolezza di come, presto, molto presto, una seconda letale piogga sarebbe stata loro rivolta, se solo non avessero agito al fine di ovviare a tale eventualità nell’unico modo in cui una donna guerriero, loro pari, avrebbe apprezzato affrontare la questione: combattendo e abbattendo il nemico, ovunque esso fosse.

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