Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 28 novembre 2012

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Poste a confronto con la necessità di disperdersi, e pur, tutte, consapevoli di quanto l’occasione offerta dalla possibilità di collaborare non avrebbe dovuto essere tanto banalmente sprecata, le sette Midda Bontor si separarono, avviandosi con passo rapido lungo diversi corridoi, senza tuttavia isolarsi completamente le une dalle altre. Così, se Corazza, Destra e Treccia corsero lungo la via settentrionale, Rossa e Nera presero quella occidentale, lasciando ad Amazzone e a Monca quella orientale: un ordine non prestabilito e che, malgrado ciò, non le vide né accumularsi su una sola, comune scelta, né, tantomeno, agire in preda al tensione, rinunciando in tal senso a qualunque parvenza di coordinamento, di controllo, dimostrando al contrario di agire quasi qual espressioni di una sola, condivisa coscienza, qual, probabilmente, avrebbe dovuto comunque essere riconosciuta la loro.
Nella coppia volta a oriente, intenta a correre nella volontà di porre maggior terreno possibile fra loro e i loro possibili inseguitori, i latrati dei quali ancora riecheggiavano alle loro spalle e, talvolta, anche innanzi a loro, per qualche strano effetto eco; la prima a riprendere voce fu Monca, concedendosi un’occasione di apparente distrazione su una questione quantomeno faceta, e che pur, allora più che mai, sarebbe stata per entrambe psicologicamente utile ad allentare la tensione crescente, e inevitabilmente conseguente all’idea di quei mostri sciolti sulle loro tracce, quasi levrieri alla caccia di una coppia di lepri, o altre ambite, e quanto mai inoffensive, prede.

« Ma’Vret… quindi?! » domandò, senza dimostrare alcun affaticamento nella voce, malgrado il ritmo sostenuto, qual espressione della propria perfetta forma fisica, conseguenza di lunghi anni, lustri addirittura, di allenamento costante e continuo, utili a temprare il suo corpo e a mantenerlo nella migliore condizione possibile, a dispetto della non più giovane età, soprattutto nel confronto con un’aspettativa di vita difficilmente superiore ai quattro o cinque decenni, tre per dei mercenari suoi pari.
« Ma’Vret… cosa?! » ripeté Amazzone, non cogliendo subito il riferimento lasciato implicito nelle parole della compagna, ma dimostrando, ovviamente, lo stesso controllo assoluto sul proprio tono, senza palesare la benché minima difficoltà a mantenere quella corsa, e, nel contempo, a proferir verbo, quasi la loro fosse una semplice passeggiata fra amiche, lungo una qualunque via dedicata al mercato.
« Stai ancora con Ma’Vret. » commentò la prima, ora priva di toni interrogativi, nel ribadire un concetto già assunto qual noto, in conseguenza alle precedenti dichiarazioni della propria interlocutrice.
« Sì, perché? » insistette la mercenaria dai corti capelli rossi come il fuoco, ancora non riuscendo immediatamente a comprendere la ragione alla base dell’esigenza di simile ridondanza, soprattutto nel confronto con qualcosa, dal proprio punto di vista, non semplicemente ovvio, ma addirittura imprescindibile, qual solo avrebbe potuto essere quella propria relazione con l’uomo conosciuto come Ebano, guerriero straordinario, mercenario come lei, un tempo suo rivale, poi suo maestro e, infine, suo amante e sposo, in un matrimonio che avrebbe potuto vantare oltre tre lustri di stabilità.
« Fra me e il mio Ma’Vret non è andata troppo bene. » ammise l’altra, sospirando forse qual dimostrazione di rimpianto per quanto avrebbe potuto essere e non era poi stato, o forse per semplice nostalgia per un’età per lei indubbiamente migliore, quali erano stati i suoi vent’anni, nei quali aveva frequentato il figlio dei regni desertici centrali in questione.
« No! » esclamò Amazzone, sgranando gli occhi e, solo per inerzia, continuando a correre, ove altrimenti si sarebbe arrestata per meglio osservare la controparte, nel domandarsi se, effettivamente, quella donna fosse chi sosteneva di essere, fosse lei, oppure un’impostora, nel considerare soltanto qual assurdo quanto da lei in quel frangente sostenuto.
« Beh… non che sia mancata la passione, chiaramente. » volle sottolineare Monca, a rassicurare l’altra se stessa, nel coglierla a dir poco sconvolta da quell’annuncio, quasi avesse affermato di aver saltellato sulla luna, o veleggiato attorno al sole e fra tutte le stelle del firmamento « Però a un certo punto lui ha comprenso quanto questo genere di lavoro non avrebbe potuto assicurarci una serena vecchiaia, e ha deciso di cavarsi fuori dal giuoco, ritirandosi a vivere una vita serena fra le vette dei monti Rou’Farth. »
« Non è mai accaduto nulla del genere! » protestò, istintivamente, colei che non aveva oggettivamente vissuto alcuno di quegli eventi, nell’aver visto la propria esistenza svilupparsi parallelamente a quella della mora, e, nonostante ciò, anche in termini estremamente divergenti « Non a me, quantomeno. » puntualizzò subito dopo, nel rendersi conto di quanto la propria affermazione avrebbe potuto essere considerata intrinsecamente viziata, nell’ammettere l’esistenza di altre versioni di sé.
« Che dire?! Sono felice per voi! » sorrise la prima, sincera in quella propria affermazione, laddove, dopotutto, non avrebbe avuto ragioni per non esserlo.
« E tu…? » esitò, allora, la seconda, nel timore di scoprirsi sola e sposata con quella propria professione, alla quale mai avrebbe rinunciato, e che pur, dal proprio punto di vista, non l’avrebbe neppur potuta appagare sotto quel profilo entro il quale, invece, un marito era capace di fare « Con chi…?! » insistette e riformulò, nel preferir partire dall’idea che anche la propria versione alternativa priva della propria estremità destra in nero metallo dai rossi riflessi potesse quantomeno godere della compagnia di un uomo, al proprio fianco nelle lunghe sere d’inverno così come nelle fuggevoli notti estive.
« Be’Sihl. » rispose concisa, nello sperare di non aver necessità di dover spiegare chi egli fosse.
« … il locandiere?! » fu il turno della rossa di questionare intorno a concetti per l’altra prossimi a ovvietà.
« Precisamente. » confermò Monca, non ovviando a un dolce sorriso al pensiero del proprio compagno, sicuramente in sua preoccupata attesa in quel di Kriarya, domandandosi le ragioni per le quali quello che ella aveva pianificato qual un viaggio sufficientemente breve, avesse ormai già visto impegnato oltre un mese di tempo in più del concordato, con tutto il carico di incognite da ciò derivanti.
« Non ci credo! » esclamò la donna dai corti capelli di fuoco, palesando nuova sorpresa, forse e persino in maggiore rispetto a quella che già le era stata propria in occasione della scoperta della fine della relazione fra la propria interlocutrice e il suo Ma’Vret.
« Credici! » insistette l’altra, stringendosi fra lei spalle, nella ininterrotta corsa « E’ un uomo adorabile, premuroso e protettivo, ma anche dolce e appassionato, e che, per quanto non sia un mercenario come noi, ha sempre compreso le mie esigenze e le ha sempre rispettate… »
« Thyres… non lo avrei mai immaginato. » ammise Amazzone, sentendosi addirittura colpevole in quella propria mancanza, in quella propria difficoltà a immaginarsi accanto allo shar’tiagho ora al centro del loro confronto.

Dal canto proprio, anche per Monca non era mancata la sorpresa e lo stupore in conseguenza diretta al primo accenno compiuto da parte della propria alternativa in riferimento diretto alla propria mai prematuramente conclusa relazione con Ma’Vret, un uomo che ella aveva sinceramente amato e che, probabilmente, una parte del suo cuore, ancora amava, per quanto mai avrebbe mancato di rispetto a Be’Sihl cercandolo ancora una volta, come già in passato. Ma nel considerare quanto fra loro, entrambe Midda Bontor, entrambe caratterizzate da una sola voce, da un solo sguardo e, soprattutto, da un solo animo, non irrilevanti avrebbero dovuto essere considerate le differenze fisiche, nel colore e nel taglio di capelli, nonché e soprattutto nella presenza o nell’assenza di quell’estremità destra in nero metallo dai rossi riflessi; tutt’altro che improbabile avrebbe dovuto essere considerato un percorso di vita tale per cui un vecchio amore non fosse mai stato perso e, di conseguenza, un nuovo amore non fosse poi stato neppur trovato, neppur apprezzato.
Inquietante, in una certa misura, avrebbe dovuto essere il pensiero di come, nella realtà da cui Amazzone proveniva, probabilmente non esistevano i due adorabili figli che proprio Ma’Vret, nel mondo di Monca, aveva avuto da un’altra donna, divenuta sua moglie e, successivamente, tragicamente perduta, negli anni successivi al suo ritiro dalla professione, e dai pericoli propri del mondo civilizzato. Ma ella, a tal proposito, si sarebbe ben guardata dal chiedere se H’Anel e M’Eu fossero nati o meno, in quanto non era certamente suo desiderio quello di porre sotto inchiesta la compagna, e le dinamiche con le quali il suo universo si era evoluto, quanto e piuttosto quello di sgravare le loro menti dal pensiero dei mastini della morte alle loro spalle… proprio come, del resto, stava allora accadendo.

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