Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 22 novembre 2012

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« Questo non è esattamente quello che avevo previsto potesse accadere… » sospirò la donna guerriero, osservandosi attorno con malcelato disappunto.

Midda Bontor, avventuriera e mercenaria, aveva affrontato molte situazioni nella propria vita. E un’ampia parte di esse, quelle per la quale si era guadagnata i propri più altisonanti titoli, qual Figlia di Marr’Mahew, dea della guerra, o Campionessa di Kriarya, la città del peccato che aveva eletto a propria dimora in quei fugaci momenti in cui si concedeva un ritorno a casa, avrebbero dovuto essere riconosciute qual estranee a ogni concetto di normalità. Del resto, ella aveva da sempre considerato la divisione fra normale e straordinario qual una mera formalità, un concetto da riconoscersi addirittura evidenza di un superstizioso sguardo sul mondo, ragione per la quale, con ogni propria nuova missione, con ogni propria nuova conquista, ella aveva cercato di dimostrare quanto l’impossibile avesse altresì da riconoscersi qual possibile, il mito avesse da considerarsi storia, e alcun avversario infallibile, imbattibile o, addirittura, immortale.
L’unico antagonista con il quale aveva avuto occasione di sperimentare la frustrazione propria dell’evidenza di un’effettiva immortalità, malgrado ripetuti tentativi di liberarsi di lui, era stato Desmair, un semidio crudele e grottesco, che, paradossalmente, si era ritrovata persino costretta a sposare, sostituendosi con l’inganno alla novecentoundicesima moglie prescelta che questi aveva desiderato al proprio fianco, ma che, essendo da lei protetta, ella non avrebbe mai permesso si condannasse a un destino tanto ingrato. Malgrado ogni concreta immortalità, comunque, in tempi recenti anche questi era morto, non solo rendendola vedova, ma anche comprovando, per l’ennesima volta, quanto alcuna condizione avrebbe dovuto essere considerata qual eterna, alcun limite avrebbe dovuto essere riconosciuto qual inviolabile. Secondario, in ciò, il dettaglio di come, per uccidere Desmair, fosse stato necessario l’intervento di un dio, un dio minore, per amor di cronaca, addirittura a lei avverso, e per difenderla dal quale, in una tardiva redenzione, in una quasi postuma riconsiderazione delle proprie priorità, il suo sposo si era sacrificato.
Poco o nulla, pertanto, Midda Bontor era solita considerare impossibile. E non tanto per abitudine, quanto per semplice prudenza, precauzione nel ben sapere quanto, presto o tardi, si sarebbe ritrovata costretta a ricredersi nel merito di qualunque propria convinzione.

« In effetti, ultimamente, non sono molte le cose che stanno andando così come avevo previsto, o sperato, potessero andare. » puntualizzò la mercenaria, spaziando con i propri occhi, color ghiaccio, sulle inattese conseguenze delle proprie ultime azioni, ritrovandosi reciprocamente osservata.

Una constatazione forse particolarmente impietosa, la sua, e pur, malgrado tutto, anche sincera, onesta, realistica, nel confronto con una lunga serie di controversi risultati conseguiti negli ultimi mesi, addirittura anni, una parabola negativa che, purtroppo, non aveva ancora raggiunto un apprezzabile punto di svolta, nuovamente in positivo.
Certamente, e obiettivamente, ella avrebbe dovuto considerarsi fiera di sé, nell’essere sopravvissuta, in ordine sparso, a un esercito di mahkra, a un akero, a un dio, a una folle regina e strega del passato, nonché e forse peggiore fra tutte, alla sua stessa gemella, da sempre a lei avversa e desiderosa, soltanto, di imporle nuove occasioni di sofferenza. Ma, al contempo, non avrebbe potuto essere entusiasta all’idea di non aver sostanzialmente sconfitto alcuno di tali avversari, ponendo, di volta in volta, fine al confronto solo in grazia a trucchi e diversivi, e, peggio ancora, perdendo, di volta in volta, qualche proprio alleato, qualche proprio amico e compagno di ventura, quasi una sorta di maledetto e infame tributo agli dei per garantirsi un’occasione di proseguo, di sopravvivenza, malgrado ormai avesse da riconoscersi più vicina alle quattro decadi che alle tre, in un traguardo persino epico per una professionista del suo calibro.
Non che, alla propria non più giovane età, ella avesse ormai a noia la vita, in una misura tale da offrirsi irrispettosa e irriconoscente per l’occasione offertale. Semplicemente, e umanamente, avrebbe preferito non dover seppellire così tanta gente lungo il proprio cammino, soprattutto avvertendo gravare sulle proprie spalle il peso della loro prematura scomparsa, della loro ingiusta e immeritata morte.

« Però questa, fra tutte, è certamente la più strana… » insistette ella, scuotendo appena il capo nel tentare di razionalizzare quanto stava accadendo, senza, tuttavia, riuscirci pienamente.

Midda Bontor non aveva mai preteso di poter essere riconosciuta qual una mente geniale, dotata di una particolare sensibilità, di uno speciale intelletto tale da poter apprezzare quanto sconosciuto o incompreso ai più. Al contrario, ella si era sempre approcciata con modestia a ogni situazione, consapevole di quanto esistessero e sarebbero sempre esistite altre figure più capaci di lei, e dotate, in ciò, di una consapevolezza maggiore nel confronto con il Creato di quanto ella non avrebbe mai potuto sperare di possedere.
Ciò nonostante, ella non era mai stata solita neppure considerarsi una stupida. Non un’ingenua, e neppure un’ignorante, nel senso più stretto del termine. Dopotutto, sin da bambina, era stata educata all’arte di leggere, di scrivere e di far di computo, abilità che, in quegli anni infantili, non aveva ritenuto in verità particolarmente utile, e che pur, a seguire, aveva prepotentemente rivalutato, spendendo volentieri il proprio tempo libero, e una parte dei propri guadagni, nell’acquisto di volumi utili ad ampliare le proprie conoscenze, su temi sempre sufficientemente variegati. E in una realtà quotidiana qual la sua, ove l’interesse rivolto verso la lettura e la conoscenza più in generale avrebbe potuto essere banalizzato a un affare proprio degli studiosi e di alcun altro, non di certo un guerriero mercenario, la semplice idea che ella potesse spendere una parte del proprio oro in libri da leggere e studiare avrebbe dovuto essere considerata una riprova indubbiamente significativa dei suoi interessi e delle sue prerogative.
Tentando di mantenere la mente sempre allenata almeno quanto era solita mantenere il proprio corpo, nel sottoporlo, quotidianamente, a una serie di esercizi utili a temprarlo e tonificarlo costantemente; Midda Bontor difficilmente si concedeva difficoltà di comprensione, o di analisi, sulle questioni portate alla sua attenzione, di qualunque natura esse fossero. E dove anche, eventualmente, ella non fosse riuscira a riservarsi una qualche confidenza con il tema in oggetto, ciò non di meno avrebbe compreso certamente almeno quale questo tema fosse. Così come, proprio malgrado, lì non stava riuscendo purtroppo a compiere, né a dimostrarsi capace di compiere.

« Allora, gente… » esclamò la Figlia di Marr’Mahew, pretendendo a sé l’attenzione di tutti « Mi sembra sufficientemente chiaro che alcuna, fra noi, sia in grado di ipotizzare come o perché sia accaduto tutto questo. Ragione per la quale, probabilmente, sarebbe utile per noi dividersi e cercare di raccapezzarci in qualche modo. » suggerì, cercando di dimostrarsi il più propositiva possibile, malgrado la situazione « O sono forse l’unica che avrebbe piacere di risolvere quanto prima questo… uhm… problema, per fare ritorno a casa?! »

Retorica, probabilmente, avrebbe dovuto essere considerata quella questione. E non tanto per come formulata, quanto e piuttosto per il contesto specifico nella quale venne formulata.
Ragione per la quale, nell’incrociare una dozzina di occhi color ghiaccio come i suoi, perfettamente identici ai suoi, la Campionessa di Kriarya non si attese alcuna particolare reazione di diniego da parte delle proprie interlocutrici sulla legittimità delle sue argomentazioni. Legittimità che, spiacevolmente, le sarebbe stata inevitabilmente riconosciuta da se stessa. Da una singola se stessa. O da altre sei… se stessa.

« Lode a Thyres… almeno per questo. » sospirò, ringraziando la propria dea prediletta.

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