Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

giovedì 25 ottobre 2012

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Nel momento in cui la lama della mercenaria entrò in contatto con le forme di quell’ombra, incredibilmente e inaspettatamente essa ottenne un risultato straordinario, una vittoria addirittura sconvolgente, ove Nass’Hya, o qualunque cosa fosse, sembrò addirittura deflagrare, esplodendo in un enorme spruzzo scarlatto. Uno spruzzo di impropria entità, che in parte infradiciò la candida pelle della propria antagonista e le sue vesti, ricoprendola interamente; in parte sfrigolò violentemente contro il fuoco della torcia, ancora dimenticata in un angolo non distante; in parte ridipinse di rosso gli scalini e le pareti lì circostanti; e ancora, in parte, ricadde nel baratro dal quale era emerso, tornando a essere un tutt’uno con il gorgo di sangue dal quale aveva avuto origine, ormai privo di animazione o di possibilità di animazione, nell’essere stato reso in ciò inerme dalla reazione della donna, apparentemente semplice, persino banale, e pur, evidentemente, tutt’altro che tale in quanto, altrimenti, inspiegabile sarebbe stato il conseguimento di quel già inquietante trionfo.

« Uhm… » esitò la Campionessa di Kriarya, dimostrandosi necessariamente sospettosa in merito all’apparente scomparsa dall’antagonista e alla propria ipotetica vittoria, eventi susseguitisi, nel confronto con le sue più consuete attese, con eccessiva rapidità, con eccessiva repentinità, tali da confonderla, e, contemporaneamente, da stuzzicare la sua paranoia, in quel momento intenta a suggerirle di non fidarsi di alcuno, neppure di se stessa e delle proprie percezioni, ove esse avrebbero potuto  essere state erroneamente influenzate, per spingerla a ritenere concreta una realtà tutt’altro che tale « N’Hya?! » provò a richiamarla, allo scopo di verificarne l’assenza o meno.

E se pur, la voce della principessa y’shalfica non tornò a imporsi all’attenzione della mercenaria, suggerendo in tale silenzio un suo definitivo allontanamento da quel campo di battaglia sotterraneo, il Pozzo del Sangue non parve essere ancora soddisfatto in grazia al semplice esito di quella prima prova, decidendo di alzare la posta in giuoco coinvolgendo un nuovo sfidante, un nuovo protagonista in quello scontro. Fu così, quindi, che le acque già agitate del gorgo ripresero a bulicale con maggiore energia, con maggiore impeto, nel mentre in cui, fra le loro pieghe, una nuova forma umana iniziò a emergere in lontananza.
Una forma, come già la precedente, all’inizio irriconoscibile, nella confusione generata dalla sua stessa consistenza corporea, dal medesimo sangue che ne caratterizzava la medesima esistenza materiale, ma che, passo dopo passo, istante dopo istante, in un lento avanzare verso la balconata sulla quale la Figlia di Marr’Mahew si stava contemporaneamente costringendo a recuperare postura eretta, iniziò a divenire sempre più distinguibile, sempre più palese in molti propri dettagli fisici. In ciò, pertanto, gli occhi color ghiaccio della donna guerriero poterono inizialmente riconoscere lunghi capelli raccolti dietro la nuca, in maniera estremamente ordinata, sotto ai quali si palesò uno splendido viso contraddistinto da zigomi alti, facenti propri un che di felino, da un naso piccolo, leggermente schiacciato, e una coppia di labbra tanto generose da far sembrare le pur ricche labbra delle mercenaria qual persino sottili. Un capo che preannunciò, pertanto, la comparsa di un corpo che difficilmente sarebbe potuto essere ignorato, o dimenticato, nelle proprie forme, nella propria prestanza, alto e muscoloso, vigoroso come solo avrebbe potuto essere quello di un predatore, qual ella, dopotutto, era stata in vita nei propri trascorsi da cacciatrice dei regni desertici centrali.
Un vigore, una forza, quella della quale quella tragica trapassata era stata contraddistinta per solo e inappellabile proprio merito, e del quale ora veniva ancora riproposta essere, che pur nulla avrebbero potuto negare della sua femminilità, del suo essere inoppugnabilmente donna, in una sensualità e in un fascino, quali quelli per lei da sempre propri, che, anzi, neppure all’attenzione della stessa mercenaria erano rimaste inavvertite, inosservate, all’epoca nella quale si erano conosciute per la prima volta. Ragione per la quale, Midda Bontor non solo non l’aveva mai dimenticata, ma, ancor dopo tanti anni, continuava a rimpiangerla, e rimpiangere in poco tempo loro concesso insieme, certa di quanto, se solo fosse stata concessa loro un’opportunità di convivenza maggiore, di collaborazione prolungata, l’amicizia che ne sarebbe potuta derivare, e la complicità che avrebbe potuto essere per loro propria, sarebbe stata difficilmente priva d’eguali, animi fra di loro più affini di quanto mai le fosse stato dato di essere con alcun altro, non di certo Nass’Hya, da lei e dal suo stile di vita troppo distante, e neppure la pur eccezionale Carsa Anloch, comunque estranea a determinate attitudini, filosofie di vita, qual, invece, avevano immediatamente trovato quelle due donne in comune ed eccezionale accordo.
Purtroppo Ja’Nihr, sorella di Av’Fahr, era morta. Come Nass’Hya e tempo prima rispetto a lei. Morta in quanto uccisa a tradimento, e colpita alle spalle, per mano di un sicario inviato dall’onnipresente, e sempre malevola, figura di Nissa Bontor, anche con quell’omicidio decisa a imporre, sulla vita della propria gemella, maggior sconvolgimento possibile, maggior dolore possibile, cosicché da distruggerla, psicologicamente ed emotivamente ancor prima che fisicamente, e da distruggerla completamente, con un sadico gusto in direzione del suo dolore. Un altro olocausto, pertanto, offerto in sacrificio sull’ara della Figlia di Marr’Mahew, per la terribile, prematura e ingiusta fine della quale ella non si sarebbe mai potuta considerare innocente, conscia, piuttosto, di esserne stata l’unica ragione e, per questo, al sola da poter colpevolizzare.

« Oh… Thyres. No. Questo no. » scosse il capo, ritraendosi, sinceramente turbata, se non addirittura spaventata, da quella nuova comparsa, e dal carico di ricordi, e di dolore, che con lei precipitarono sul suo cuore e nel suo animo, annegandola in una desolazione priva di ogni possibilità di gestione, di patteggiamento « Non anche lei… non Ja’Nihr. »
« E’ piacevole scoprire di non essere stata dimenticata… sai?! » esordì la voce del marinaio della Jol’Ange, con il medesimo tono che la mercenaria ben ricordava, nell’essere contraddistinto da quella comune vena ironica anche per lei quasi sempre propria « Temevo che dopo tutti questi anni, il mio viso ti sarebbe risultato estraneo: dopotutto, nella tua vita, devo essere stata contraddistinta da un valore pari a nulla. Soprattutto ove tu troppo impegnata a rincorrere le tu strade, i tuoi sentieri, le tue vie, invece di preoccuparti di concedermi giustizia o, anche e solo, per la salute del mio fratellino. » intendendo, con quella parola, con quel particolare diminutivo, un soggetto invero facente vanto di una massa di più di due volte di quella della mercenaria, e di una muscolatura tale da temere ben poche possibilità di confronto, e pur per lei pur sempre un fratello minore, essendo stata, per lui, non solo sorella ma persino madre e padre per larga parte dell’infanzia del medesimo.
« Ja’Nihr… non potrei mai dimenticarti. Dovresti saperlo. » commentò Midda, per tutta risposta, non riuscendo a maturare immediatamente la consapevolezza che pur alfine si era costretta a maturare nel confronto con Nass’Hya, troppo spaventata, troppo sorpresa o, forse e inconsciamente, troppo felice di poter essere nuovamente a confronto con lei per poterlo fare « Io… io mi sono tenuta alla larga per anni nel timore di poter ancora nuocere alla Jol’Ange e al suo equipaggio. Di poter nuocere a tuo fratello. »
« Troppo comodo giustificarsi in questo modo, non trovi?! » questionò l’altra, ergendosi agilmente oltre il bordo della balconata, nel muoversi con la stessa eleganza e la stessa energia che l’aveva sempre contraddistinta in vita, nonostante ora altro non fosse che uno spettro di sangue « Nei giorni in cui i miei compagni piangevano la mia morte e la morte del loro capitano, tu hai trovato rifugio fra le braccia di un amante, presso le vette dei monti Rou’Farth. Un po’ distante dal mare, per chi avrebbe dovuto voler vendicare il nostro sangue innocente versato ingiustamente. » ricordò, nel dimostrare che, malgrado la propria morte o, forse, in grazia a essa, non le fosse stato negato di seguire estremamente da vicino determinati eventi, alcune discutibili evoluzioni « E tua sorella? Quando hai deciso realmente di darle la caccia? Solo quando è arrivata a invadere il tuo… territorio. Perché prima, malgrado tutti i crimini di cui ella si era macchiata, l’hai sempre perdonata, l’hai sempre ignorata, quasi in tal modo tutto si sarebbe potuto risolvere. » insistette, impietosa « E a cosa è servito? A cosa è servito?! »

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