Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 16 ottobre 2012

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« Come è possibile che non abbia mai sentito parlare di questa D’Ana P-Or, o degli eventi che la riguardano?! » obiettò, dubbiosa, la donna guerriero, non per porre in forse il valore proprio di quelle parole, ma semplicemente perché confusa nel non riconoscere, in esse, alcuna delle leggende da lei conosciute… benché sottolineare come ella ne conoscesse parecchie sarebbe apparso a dir poco eufemistico « Da come ne parli si tratta di eventi di una certa portata, non scaramucce fra vicini di casa. »
« Perché esistono realtà tanto terribili da non voler essere neppure essere ricordate dai più. Così come ne esistono alcune che una schiera ristretta ricorda molto bene, ma arbitrariamente ha deciso di negare, nella propria consapevolezza, ai più. » rispose serenamente il semidio, non offrendo neppur un istante di esitazione all’incertezza da lei formulata « O pensi davvero che l’esistenza della mia fortezza sia ignorata dal mondo, malgrado la sua evidente imponenza? » questionò poi, per offrirle un aiuto a meglio comprendere la posizione in tal modo espressa.

Di fronte a simile argomentazione, la mercenaria non avrebbe potuto riservarsi particolare occasione di replica o contestazione, dal momento in cui, in effetti, ella stessa si era riservata in più occasione numerosi sospetti a tal riguardo. Sospetti che, in quelle parole, non avrebbero potuto che divenire necessariamente verità e certezze.
In origine, era Storia nota, l’imperitura guerra fra Kofreya e Y’Shalf aveva trovato il proprio fronte caldo, la propria linea di demarcazione e scontro principale, entro i confini della provincia di Krezya, nel nord-est del territorio kofreyota: un’ambientazione che avrebbe dovuto essere sempre riconosciuta qual collocata lungo il confine tracciato in maniera naturale dalla catena dei monti Rou’Farth, pertanto, ma ben più a settentrione di dove, di lì a qualche decennio, forse secolo, si sarebbe tradotta, spostandosi più a sud, nella provincia della stessa Kriarya a lei ormai cara… l’urbe che, posta sotto scacco dagli orrori della guerra, non solo derivanti dalla minaccia y’shalfica, quanto e peggio dalla violenza delle medesime armate kofreyote, tanto regolari quanto di mercenari, aveva veduto la propria popolazione esser sostituita integralmente da mercenari e assassini, ladri e prostitute, assumendo la connotazione dell’odierna città del peccato, qual era conosciuta e rinomata essere. Al di là di ogni considerazione su Kriarya e sulla sua involuzione, o in qualunque altro modo essa avrebbe voluto essere giudicata, evidente nella migrazione a meridione del conflitto avrebbe dovuto essere supposta la presenza di una ragione utile a non rendere tale trasbordo qual fine a se stesso, o vittima di facili ironie a discapito delle differenze esistenti fra la popolazione dell’una o dell’altra provincia coinvolte nel conflitto. Una ragione che, nel giorno in cui ella scoprì l’esistenza della fortezza e dei suo particolare inquilino, fu certa di aver individuato, benché non esistesse alcuna pubblica e diffusa consapevolezza nel merito della sua pericolosa presenza fra quelle vette, così come si sarebbe potuta attendere fosse diffusa, se non in tutti i due regni, quantomeno nelle province, tanto di Kofreya quanto di Y’Shalf, più prossime a quella trappola mortale..
Bizzarro, estremamente bizzarro, avrebbe così dovuto essere considerato il silenzio esistente attorno a Desmair e alla sua dimora, in un’assenza totale di informazione, fosse anche scollegata da un qualche discorso politico-militare in riferimento allo spostamento a meridione del fronte caldo del conflitto fra i due regni, che difficilmente non avrebbe alimentato ipotesi di complotto… e  di complotto su amplia scala. Perché o l’orrore suscitato dall’esistenza del semidio fra quelle cime aveva tanto sconvolto gli animi al punto tale da generare un rifiuto netto e profondo all’idea della sua sola esistenza; oppure coloro che avevano potere decisionale sulle sorti di quella guerra, e sulla sua evoluzione, erano ancora ben coscienti di quanto si annidasse fra di loro, un pericolo ben più grave di quello che il loro reciproco avversario avrebbe potuto rappresentare, e, di tacito, comune accordo, avevano comunque deciso di tacere su tutto quello, forse per ovviare al panico che da ciò sarebbe potuto derivare e, con esso, alla difficoltà di mantenere ancora il controllo sui propri eserciti e sulle sorti di quell’insensato conflitto. Improbabile, infatti, sarebbe stato giustificare l’esigenza dello spreco di dozzine e dozzine di vite umane, ogni giorno, lungo quel confine ormai intriso di sangue sin nelle proprie viscere, alla pubblica rivelazione dell’esistenza di un pericolo tanto nefando qual, solo, avrebbe potuto essere considerato quella creatura, un mostro capace di stuzzicare in chiunque quell’atavico, innato terrore per le tenebre e ogni orrore a esse collegato o collegabile.
Una scelta di complotto, ipotetico e pur apparentemente fondato nella propria occorrenza, che, in ciò, avrebbe potuto trovare una certa giustificazione, anche innanzi allo sguardo della Figlia di Marr’Mahew, se, nell’omertoso silenzio imposto attorno all’intera questione, non le fosse costato uno sgradito matrimonio… e tutto ciò che, da esso, era derivato.

« Hai ragione… » sospirò ella, pertanto, in risposta al quesito quasi retorico suggeritole dallo sposo « Per quanto mi dispiaccia ammetterlo… hai ragione. » ripeté, annuendo « Ma non abituarti a sentirmelo dire, perché non intendo concederti questa soddisfazione troppo spesso. »
« Cercherò di farmene una ragione. » commentò il semidio, scuotendo il capo con un sorriso ora divertito alle parole della moglie, e a quella tanto difficile ammissione da parte sua « Per intanto, spero che tu possa accettare quindi, per fede, i fatti dei quali ti sto rendendo partecipe. Anche perché, in caso contrario, potrebbe essere particolarmente complicato per te raggiungere il nostro obiettivo. »
« Ehy…. Non mi sottovalutare! » protestò la donna guerriero, nella volontà di palesare una certa indignazione per la scarsa considerazione professionale riconosciutale dall’interlocutore « Forse ti stai dimenticando come io sia una delle migliori nel mio campo, se non la migliore in assoluto. Non esiste una reliquia che non sia riuscita a recuperare… alcuna macchia sul mio stato di servizio. E se non mi credi, chiedi pure al mio mecenate di fiducia: l’ho reso ricco, con tutto quello che ho recuperato per lui nel corso di questi ultimi quindici anni. » osservò, sollevando appena il vio, nel dimostrare, con esuberanza addirittura e volutamente grottesca, tutta la propria superiorità nel confronto con quelle parole volte a minimizzarne le possibilità di successo.
« Oh… su questo non ho dubbio alcuno. » negò Desmair, con tono a metà fra il serio e il sarcastico, per ragioni che volle immediatamente condividere con lei « Dopotutto sei stata anche l’unica a essere riuscita a rintracciare, prima, e recuperare, poi, la corona perduta di mia madre, tirandola fuori dal buco in cui l’avevano confinata al fine di ovviare a un suo possibile ritorno. » puntualizzò, impietoso verso di lei « Ottimo lavoro… davvero un ottimo lavoro, da parte della migliore in assoluto. »
« Non mi abbasso al tuo livello. » scrollò le spalle Midda, non permettendo a quella provocazione di sfiorarla « Dopotutto il mio lavoro è quello di recuperare certi oggetti… non di preoccuparmi delle conseguenze che potrebbero derivare dal loro restituirli alla luce del sole. E non avrei mai potuto immaginare che tirando fuori quella corona dal buco in cui l’avevano confinata, tanto per esprimere il concetto con gli stessi aulici termini da te già impiegati, mi sarei ritrovata ad avere a che fare con una rogna di queste proporzioni. Altrimenti sarei stata ben attenta a evitare di farlo. »
« Mmm… » esitò egli, osservandola con curiosità « Forse potrebbe essere una rivelazione sconvolgente per te, ma, in termini estremamente generali, esiste una ragione per cui una reliquia, come tu la definisci, viene sepolta e protetta con trappole, per sottrarla all’attenzione di incauti e sprovveduti avventurieri desiderosi di farsi un nome in tal modo. » suggerì, con incedere ancora a metà fra la serietà e il sarcasmo, in implicita, ma non troppo, critica verso di lei « Insomma… la tua professione, probabilmente, e dico probabilmente, si basa su presupposti viziati, quali possono essere quelli che suggeriscono l’esistenza di un tesoro meritevole di essere dissotterrato, laddove vi sia qualcosa di accuratamente celato. »
« Ma che razza di ipocrita! » esclamò la mercenaria, aggrottando la fronte « Dall’alto di una tua falsa superiorità critichi tanto la mia professione. Eppure, proprio ora, è tuo desiderio e necessità quella di servirti di me, e della mia abilità, per recuperare l’ennesimo “tesoro” sepolto. E, su questo, non ti stai facendo problemi a pretendere che sia dissotterrato, dal momento che ti è utile… a differenza di tutti gli altri che posso aver recuperato in passato, e per i quali ora mi stai giudicando! »

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