Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 15 ottobre 2012

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« E sia. » annuì il signore della fortezza, accettando quanto richiesto dalla moglie al fine di sancire una nuova alleanza fra loro, un’alleanza che egli, proprio malgrado, era costretto a desiderare con tutte le proprie energie « Io mi legherò a te ancora una volta tramite un giuramento i cui termini saranno da te definiti, in misura tale da non permettermi alcun margine di arbitrarietà. » sottolineò, a dimostrazione di tutta la propria buona fede in ciò « Tuttavia… » proseguì, pronto a sollevare eccezione, nel voler gestire quella situazione qual un accordo, qual un’alleanza appunto, e non qual una resa « … anche tu, questa volta, dovrai legarti a me tramite un giuramento. »
« Non credo proprio. » obiettò ella, vigorosamente, non desiderando neppure prendere in considerazione l’eventualità suggerita « L’ultimo giuramento che ho formulato, ti ha permesso di entrare nella mia testa a tuo piacimento, e mi ha spinto a uccidere due brave persone e a quasi accoppare Be’Sihl. » volle ricordare, sentendo crescere, nuovamente, dentro di sé, la voglia di decapitarlo nuovamente « Se pensi che ti permetterò di abusare ancora di me… ti sbagli. E ti sbagli di grosso. »
« Io non desidero… abusare di te. » contestò egli, nel riutilizzare le parole che la sposa aveva voluto rendere proprie, per quanto, dal suo punto di vista, fuori luogo « Ma nell’indicarti la via per porre le mani sul sangue di Marr’Mahew, come hai già ben evidenziato, ti offrirò anche l’unica arma adatta a uccidermi. E uccidermi definitivamente. » le ricordò « Quindi, perdonami, ma intendo tutelare un minimo i miei interessi, agendo in ogni modo utile a evitare, dopo aver sistemato i kahitii, e magari la stessa Anmel, possa divenire tuo interesse quello di liberarti anche di me. Eventualità, del resto, tutt’altro che remota nel considerare come tu sia giunta sino a qui sospinta proprio da un tale desiderio per tua stessa, esplicita ammissione. »

Improbabile, per la Figlia di Marr’Mahew, sarebbe stato a quel punto rinnegare l’evidenza delle proprie ragioni, delle proprie motivazioni, in solo apprezzamento delle quali aveva deciso di intraprendere il cammino che l’aveva condotta nuovamente fra quelle vette, fra quei picchi che, altrimenti, avrebbe più che volentieri evitato, addirittura dimenticato, rimossi dalla propria mente e dai propri ricordi quali una pessima memoria alla quale non offrire più alcun riferimento.
Definiti, pertanto e in tal modo, i termini di un nuovo patto fra loro, il primo accettato da entrambe le parti con piena cognizione di causa, altro non restò da fare se non prendere in esame i termini della nuova missione per la mercenaria più famosa di quell’angolo di mondo, laddove al di là della propria meritata fama, della propria incomparabile bravura, controproducente sarebbe stato per il loro comune fine ultimo pretendere che ella avesse da interessarsi personalmente e autonomamente alla comprensione delle parole del proprio sposo e, in quel momento, committente, soprattutto nel merito di qualcosa come il sangue di una dea… o qualunque altra realtà avesse da considerarsi celata dietro a quella particolare scelta di vocaboli.
Abituatasi, nella propria vita e nel proprio lavoro, a ogni genere di incarichi, sovente per il recupero di obiettivi dai nomi estremamente altisonanti, la Campionessa di Kriarya non avrebbe certamente sbarrato i propri straordinari occhi color ghiaccio, colmandoli di stupore e sorpresa, alla scoperta di come, nel riferirsi al sangue di Marr’Mahew, il semidio avesse invero offerto pensiero a una qualche reliquia, a un qualche antico manufatto che, per ragioni ormai dimenticate, aveva assunto tale nome. Molte volte, del resto, ella aveva ricevuto in passato incarichi formulati in termini non particolarmente diversi, non meno originali rispetto a quello, offrendo riferimento, magari, alla picca di un eroe semidivino, piuttosto che alle lacrime di una dea, realtà a posteriori dimostratesi oggetti sì ricolmi di potere, talvolta in una misura tanto elevata dal risultare persino pericolosi per un eventuale loro possessore, e pur nulla di più, o di meno, rispetto a semplici oggetti, ben distanti dall’immagine di qualcosa appartenuto a una divinità o, peggio, una parte della stessa.
In conseguenza a tale premessa, e alle implicazioni proprie della medesima, una certa ragione di sorpresa, di stupore, non poté mancare di caratterizzare lo sguardo della donna nel momento in cui il suo atipico mecenate in quell’impresa le presentò la propria missione qual volta al recupero non tanto di un particolare oggetto, quanto, e specificamente, al sangue di una dea. O, per lo meno, a ciò che egli volle indicare qual tale, in grazia a un’inevitabile parentesi esplicativa…

« Come per tutti gli dei di ogni pantheon, e questo credo che tu l’abbia già inteso da tempo essendoti dimostrata una donna particolarmente intelligente,… » osservò, senza ironia « … esistono molteplici nomi per indicare colei che per comodità ho indicato come Marr’Mahew. Molteplici nomi per una sola, unica entità, comune a ogni fede, comune a ogni credo, e pur, nell’arroganza tipica dei mortali, rinominata di volta in volta in termini diversi, quasi, in tal modo, l’entità divina in questione potesse essere legata ai propri fedeli, anziché accadere il contrario, come sarebbe giusto che fosse. »
« E’ esistito un tempo in cui, nessuno lo rammenta, gli dei camminavano sul mondo da essi creato, interagendo in maniera estremamente diretta con il medesimo e, soprattutto, offrendosi in termini molto più espliciti ai mortali, prostrati perennemente in loro adorazione. » rievocò, proseguendo « In quegli anni, in quell’epoca di grandi imperi, immensi domini, nacquero la maggior parte di coloro che, oggi, definite con il termine “eroi”, ricordandoli con un affetto e una nostalgia ingiustificata e ingiustificabile, nel considerare quanto poco, in verità, conoscete a loro riguardo. » argomentò, scuotendo il capo « Perché coloro che, nelle vostre leggende, sono definiti “eroi”, nella maggior parte dei casi sono anche coloro che, successivamente, avete appellato con il termine di “mostri”, creature semidivine mie pari che, quando non nascostesi dietro facili inganni, sono state giudicate per il proprio aspetto, ancor prima che per il proprio carattere, per la propria più intima natura. »
« Nel periodo in cui iniziò a crescere l’astio fra i semidei e i mortali, incredibile a dirsi, a farne le spese non furono soltanto i più deboli, laddove la fragilità intrinseca nell’uomo venne presto compensata dalla sua ostinazione e, soprattutto, dalla sua crudeltà. » sospirò, parlando con tono di chi tali eventi li aveva vissuti in prima persona, benché, Midda intimamente era certa, senza conoscere di preciso il perché, ciò non corrispondesse a realtà, egli non avesse mai realmente assistito ai fatti di cui stava offrendo memoria « E i primi a farne le spese furono coloro che, fra i miei simili, si dimostrarono meno saldi nel proprio affetto alla vita, meno decisi a difendere il proprio diritto a esistere, al di là di ogni capriccio di coloro che, invece di dichiarare loro guerra, avrebbero dovuto adorarli, con la medesima abnegazione offerta ai loro divini genitori, ai padri o alle madri che avevano loro concesso la vita. »
« Purtroppo, come ho già avuto occasione di dirti qualche giorno fa, gli dei non hanno particolarmente a cuore la salute dei loro figli, forse perché, nella propria immortalità, per loro decade il concetto di retaggio altresì tanto caro alla tua gente. » proseguì, storcendo le labbra verso il basso, in implicita critica a tanto disinteresse « Ragione per la quale a ben pochi interessò la rivolta dei mortali in contrasto ai “mostri”, ove, comunque, gli uomini prestarono attenzione a non rinnegare mai il proprio credo, la propria fede, in un’azione che, altrimenti, li avrebbe esposti all’eventualità, non certezza, di una collerica ritorsione divina. Così, nel contempo in cui delle preghiere venivano elevate agli dei, per ingraziarsene la benevolenza, gli stessi adoranti fedeli proseguivano nella propria guerra in opposizione ai figli di quegli stessi dei, indicati quali osceni abomini e condannati, per una tanto solida motivazione, a morte. »
« Fu proprio allora che, improvvisamente e inaspettatamente, accadde l’incredibile…e fra tutti i semidei, fra tutti i potenti, il primo a cadere, il primo a cedere sotto gli astuti colpi di una specie tanto infima qual quella umana, fu l’ultimo che chiunque avrebbe mai ipotizzato poter essere sconfitto: il figlio di Marr’Mahew, dea della guerra. » incalzò nella propria narrazione, non risparmiando alcuna critica in contrasto all’umanità intera, per nulla interessato a eventuali obiezioni della moglie in sua critica « E forse non ti sorprenderà scoprire come, a giustiziarlo, fu una donna… non, tuttavia, una donna qualsiasi, quanto la sua sorellastra, figlia del suo stesso padre e della moglie che questi aveva avuto prima di conoscere la dea e di essere da questa concupito. » stuzzicò la sposa, quasi per il semplice fatto di essere donna ella avrebbe dovuto essere considerata colpevole di quegli eventi « D’Ana P-Or, tale il suo nome, uccise il figlio della dea della guerra, e dalla sua gola ancora calda ne spillò il sangue… il sangue di Marr’Mahew, l’arma definitiva contro ogni creatura immortale. »

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