Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

venerdì 12 ottobre 2012

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Un istante di silenzio seguì necessariamente quell’affermazione dai toni incredibilmente drammatici che, se solo quella fosse stata una canzone offerta dalla voce di un bardo, sarebbe stata sicuramente accompagnata da un crescendo musicale, a incitare l’emotività degli spettatori per accogliere quell’annuncio qual una verità tanto straordinaria quanto imprevedibile, forse facile risoluzione dell’intera narrazione che alcuno avrebbe potuto supporre esistente ma innanzi alla quale, nel momento stesso della propria rivelazione, alcuno avrebbe avuto ragione di obiettare, come mai è dato di contestare la voce di un cantore nello sviluppo di una storia, fosse anche innanzi alle trovate meno credibili.
Tuttavia, quella non era una canzone, non era una cronaca epica né, tanto meno, una leggenda narrata attorno al fuoco. E la Campionessa di Kriarya, lì protagonista ancor prima che spettatrice, non si sarebbe mai concessa facile incanto innanzi a tali parole, né con, né senza crescendo musicale ad accompagnarle. Anche perché ella, già da molto tempo, aveva smesso di credere a una facile risoluzione di ogni problema, avendo ben appreso, a proprie spese, che più facile può apparire la via per uscire dai guai, e più complesso sarà il problema nel quale, altresì, ti catapulterà, senza neppure la consapevolezza di essere lì piombato per propria stessa, stupida colpa. Motivo per il quale, la sua reazione a tutto quello, fu particolarmente fredda. Tanto fredda, in effetti, che persino il fuoco eterno del monte Gorleheist, fucina del dio Gorl, avrebbe potuto trovare ragione di sopirsi…

« D’accordo. » annuì ella, stringendosi nelle spalle « Nell’eventualità in cui vi potessero essere stati ancora dubbi, con questo abbiamo la conferma del fatto che tu sei completamente pazzo. »
« Quanto entusiasmo… » osservò egli, per tutta risposta « Mi sento a dir poco commosso per tanta, sincera fiducia nei miei riguardi. Sono queste le gioie di un matrimonio felice: il sostegno imprescindibile e certo della propria sposa innanzi a ogni difficoltà. » sospirò, ovviamente sarcastico « Se non fosse per il giuramento che mi hai estorto, sono sincero, questo è uno di quei momenti in cui prenderei al vaglio l’ipotesi di uxoricidio… giusto qual riconoscimento innanzi a tanta sicumera. » soggiunse, ora assolutamente sincero nei suoi confronti, offrendole la stessa spietata trasparenza da lei sino a quel momento riservatagli.
« Sì… nei tuoi sogni, magari! » sorrise l’altra, scuotendo appena il capo « In molti ci hanno tentato, ma il fatto che io sia ancora qui dovrebbe offrirti un solido indizio sul successo riportato in tal senso… »
« Possibile che la tua arroganza ti impedisca di prendere in esame l’idea che esista un modo per uccidere persino un dio, ove questo venga suggerito da me? » questionò il primo, storcendo le labbra verso il basso e mostrando una fila di denti ferini, non qual espressione di minaccia quanto e, piuttosto, di disgusto per ciò che stava avvenendo « Dannazione, Midda! Potrebbe essere l’arma perfetta non solo per contrastare i kahitii, ma anche mia madre… »
« … e te. » commentò la mercenaria, piegando appena il capo di lato « E, scusa se risulto tanto malfidente, ma dubito seriamente che tu possa desiderare davvero offrirmi l’arma utile a ucciderti su un piatto d’argento, qual, improvvisamente, sembri intenzionato a fare. O, veramente, ti è venuta a noia la vita e stai cercando il sistema migliore per suicidarti?! »
« Come ho già detto… tu hai ancora bisogno di me, mia tanto poco affezionata sposa. E ignorare simile necessità non ti sarà di nessun aiuto. Al contrario… potrebbe costarti molto caro. Troppo caro. Perché, se guerra aperta deve essere fra noi e la regina, stai certa che non risparmierà le proprie risorse per farci terra bruciata attorno, abbattendo chiunque possa esserci… esserti, nella fattispecie, vicino. » puntualizzò, non esprimendo concetti particolarmente improponibili, sebbene necessariamente spiacevoli nella loro formulazione « E credo che, qual stratega, tu stessa possa ben comprendere quanto a rischio, in ciò, possano essere considerati il tuo amato locandiere, il tuo affezionato scudiero, e tutti i tuoi cari amici. Un rischio al quale tu non potresti mai ovviare, neppur presidiandoli ogni giorno, tutti i giorni. »
« Mentre tu, ovviamente, potresti e saresti anche lieto di farlo… non è forse vero?! » domandò la donna, aggrottando la fronte con aria indubbiamente critica nei suoi riguardi.
« Ovviamente. » confermò il semidio, ignorando i toni da lei resi propri in quell’affermazione « Se deve essere guerra, impegnerò tutte le mie risorse per proteggere i miei alleati e i loro interessi. E, fino a prova contraria, non sto facendo altro che proporti di divenire mia alleata, al di là di ogni dissidio passato. O forse erro, travisando le mie stesse intenzioni?! »
« Oh… certo. » annuì la Figlia di Marr’Mahew « Infatti sto notando quanto bene hai protetto Fath’Ma negli ultimi tempi, a dispetto, persino, di un giuramento che ti vincolava a non ucciderla. »
« Non mi risulta che ella sia morta… e, comunque, è una questione che non rientra in maniera diretta in questo nuovo affare. » ribadì il mostro, in quel momento apparendo ancor più tale, ove possibile, agli occhi della propria sola interlocutrice.
« Desmair… » premesse, con un profondo respiro, per cercare di moderare parole che, in caso contrario, sarebbero potute uscire senza alcun freno « … brucia in gola a Gorl. In amicizia. »

Detto ciò, ella si voltò in direzione del quadro e si avviò verso il medesimo, decisa a non restare un istante di più a confronto con il marito. In quel momento, Midda era disposta, ove necessario, ad affrontare l’ira di tutti i kahitii in attesa fuori dalla fortezza, piuttosto che trascorrere un solo istante di più in compagnia di quella creatura abietta e terribile che, nel contempo, tentava di convincerla a scendere a patti, difendendo tuttavia il proprio operato passato e, con questo, l’aver distrutto la vita di una povera fanciulla innocente, trasformandola in una sorta di dannata non morta, sotto troppi profili meno reattiva rispetto alla maggior parte degli zombie con cui la mercenaria aveva avuto a che fare nella propria intera esistenza.
Nel confronto con la propria morale, che in molti avrebbero potuto criticare nelle proprie dinamiche, ma che, ciò nonostante, esisteva; la Campionessa di Kriarya non avrebbe infatti mai potuto accettare l’idea di collaborare con Desmair, ignorando quietamente non solo la sua responsabilità nella morte di due parenti di Be’Sihl, ma, peggio, la sua responsabilità nella rovina di Fath’Ma, minimizzando tutto ciò quale un danno collaterale nella forse breve, ma comunque intensa battaglia che si erano riservati prima di quella svolta inattesa e imprevista probabilmente da entrambi. Fossero semplicemente stati torti riservati in contrasto a se stessa, e solo alla propria persona, ella probabilmente sarebbe riuscita a soprassedere, nel confronto con l’evidenza di un nemico comune in contrasto al quale schierarsi e, soprattutto, nel riconoscimento della collaborazione proattiva che, malgrado tutto, egli le aveva già offerto. Ma il sangue dei parenti di Be’Sihl, unito a quello non versato, ma non per questo privo di valore, di Fath’Ma, sarebbe ricaduto irrimediabilmente sulle sue mani, e sul suo animo, più di quanto già non fosse se solo si fosse concessa l’occasione di ignorare, volontariamente, quanto quella maledetta creatura immortale aveva compiuto. Ed ella non desiderava sentirsi ancor più responsabile di quanto già, proprio malgrado, non si sentisse di essere.

« Dove vai?! » domandò Desmair, per quanto fosse sufficientemente evidente comprendere la direzione verso la quale ella stava muovendo i propri passi, con quieta fermezza.
« A farmi fare a pezzi dai tuoi fratellastri. » annunciò la donna, con maggiore onestà intellettuale rispetto a quanta chiunque avrebbe potuto dimostrare in quel momento « Preferisco l’idea di morire combattendo contro di loro, piuttosto che quella di lasciarmi consumare lentamente dalla tua influenza negativa, dalla tua corruzione, che tutto brama giustificare, che tutto vuole minimizzare. » spiegò, non volendo concedergli dubbi sulle ragioni del proprio prossimo operato « Fra l’altro, così facendo, libererò tua madre da una pericolosa antagonista; Be’Sihl, Seem e tutti gli altri dalla minaccia che per loro rappresento; e te stesso da ogni vincolo matrimoniale nei miei riguardi. Insomma… tutti avrete di che guadagnare da ciò. » sorrise amaramente « Una prospettiva particolarmente soddisfacente. Non sei forse d’accordo, tu che non attendevi altro di poterti svicolare da questa unione forzosa per cercare la tua negromantica sposa perfetta?! »

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