Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 10 ottobre 2012

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Conseguenza del sincero, ma forse eccessivamente esplicito, chiarimento fra Midda e Desmair, all’interno del palazzo, ove possibile, si impose un clima persino peggiore rispetto a quello abitualmente proprio di una realtà popolata interamente da trapassati e, nella fattispecie di quell’ultimo periodo, assediata da colossali raffigurazioni di un dio avverso: un dio minore, certo, ma non per questo piacevole nella propria presenza in tanto, aperto contrasto. Sebbene, infatti, fra i due sposi non vi fosse mai stato un rapporto amichevole, qual mai sarebbe potuto essere nelle basi sulle quali tutto, fra loro, si era fondato, la tensione venutasi a creare sembrò imporre un’influenza negativa su tutti gli occupanti della fortezza quasi, effettivamente, a essere entrati in contrasto fossero stati il signore e la signora del maniero.
Una situazione che, ovviamente e inevitabilmente, dopo breve, non mancò di trasparire innanzi allo sguardo della Figlia di Marr’Mahew, la quale, di conseguenza, ebbe a porsi degli interrogativi in merito alle proprie effettive prerogative in quanto sposa del semidio. Dopotutto, ella aveva da poco scoperto che, solo in quanto tale, godeva di una sicura protezione nei confronti di ogni entità sovrannaturale derivante dal potere di Anmel, un’immunità indubbiamente gradevole nella propria considerazione alla luce della quale improprio sarebbe stato, per lei, sorprendersi di altre scoperte, dell’evidenza di altri privilegi derivanti dal proprio vincolo a un sì scomodo sposo, fosse anche una qualche influenza sui suoi spettri. Tuttavia, al di là di ogni fantasia, ella non era dotata di negromantici poteri al pari della sposa che egli avrebbe ben preferito rendere propria, motivo per il quale supporre di poter rendere proprio un qualunque potere sugli sventurati sudditi del figlio di Kah, avrebbe significato illudersi oltremisura, esponendosi, peggio, a sgradevoli rischi quali solo sarebbero potuti derivare per lei da un incauto approccio con quelle creature e, indirettamente, con colui solo al quale avrebbero, probabilmente per sempre, offerto la propria devozione.
Pur escludendo l’esistenza di una qualche connessione stregata fra se stessa e il mondo allora a lei circostante, la Campionessa di Kriarya non poté comunque ignorare l’evidenza di un peggioramento nel già sgradevole clima lì presente, evento per il quale, parimenti, anche lo stesso Desmair non avrebbe potuto ovviare a porsi concreti interrogativi. Interrogativi che se anche, per un primo momento, restarono inespressi, soffocati nelle troppe altre attività richieste al signore della fortezza per difenderla, alla lunga divennero insopportabili, costringendo il semidio, al terzo giorno di permanenza della sposa all’interno del proprio dominio, a richiedere alla medesima una nuova occasione di confronto, dopo che questa, avendo trovato insoddisfacente il loro primo confronto, aveva deciso di allontanarsi da lui, impegnandosi nell’esplorazione, invero avvincente, della vastità del suo dominio, di quel palazzo interminabile e, forse e persino, privo di una qualunque possibilità di conclusione.

« Il padrone ti cerca… » asserì Fath’Ma, improvvisamente e inaspettatamente, riprendendo voce accanto alla donna guerriero, che aveva affiancato sino a quel momento in totale silenzio, priva di qualunque interesse al dialogo, benché, evidentemente, costretta a fiancheggiare la loro ospite da una volontà estranea alla sua, e forse desiderosa di concedere alla propria sposa un’occasione di normale dialogo, non con qualche spettro ma con una vivente… più o meno « Egli desidera parlarti. »
« Egli desidera parlarmi? » ripeté ella, scuotendo il capo « Che continui a cercarmi, se gli fa piacere. Non mi pare che, negli ultimi tre giorni, si sia interessato neppure all’eventualità che io fossi viva o meno. Quindi non vedo sinceramente ragione di accorrere, al suo più semplice capriccio: dopotutto siamo alla stessa distanza… ovunque io sia finita. » negò, con fermezza « Un po’ come te, bambolina: ho cercato di parlarti per ore, giorni addirittura, e tu mi hai sempre ignorata... e ora davvero ti aspetti che, alle tue prime parole, di mero comando, io possa rispondere esultante e acclamante?! »
« Il padrone ha impegni di natura più rilevante a cui rivolgere il proprio interesse. » argomentò la serva, senza scomporsi innanzi all’irriverenza così dimostrata « Egli sta combattendo una guerra e non può perdere tempo con chi animata da un atteggiamento tanto poco propositivo nei suoi riguardi. » sancì, pacatamente, senza dimostrare la benché minima emozione nel pronunciare una tanto severa condanna.
« La guerra del tuo padrone non mi riguarda minimamente. » osservò, storcendo le labbra verso il basso con fare di dissenso « Come egli ha avuto la premura di evidenziare, io sono solo una comune mortale e non vedo occasione di intervento in un giuoco a me tanto… superiore. » stringendosi fra le spalle « Quindi, se ora si sente solo e desidera confidarsi con qualcuno, può tranquillamente consultarsi con uno dei suoi spettri… o con te, se proprio ti fa piacere. Del resto non sei poi troppo differente dagli altri inquilini di questo bell’ambiente. » tentò nuovamente di provocarla, nella speranza di ottenere da lei una qualsivoglia reazione emotiva, completamente assente sino a quel momento.
« Il mio padrone ha delle domande da porti… » cercò di argomentare l’altra, semplice intermediario fra lei e il proprio signore, qual tale considerato « Egli non comprende le ragioni dell’influenza negativa che la tua presenza sembra imporre su questo… bell’ambiente. Tu non possiedi poteri negromantici, non è vero?! »
« Io… cosa?! » sgranò gli occhi, osservando la propria interlocutrice quasi ella fosse innanzi a lei non una semplice estranea, ma addirittura un’estranea all’intera realtà a cui ella apparteneva, aliena al proprio intero mondo e alle sue leggi « Calma, calma, carina. Io non so se l’idea sbagliata te la sei fatta tu o il tuo capo… ma nessuno, fino a oggi, ha mai osato accusarmi di negromanzia o stregoneria! In genere, anzi, uccido stregoni e negromanti… vengo pagata per farlo! E vengo anche ben pagata, per la cronaca! » puntualizzò, con tono di chi punta nel vivo, nel proprio orgoglio, benché, a conti fatti, non le potesse interessare nulla del pensiero di Desmair o di quella sua tirapiedi purtroppo ormai decerebrata « E poi, dall’alto di tutti i suoi poteri, possibile che quel bel tipo del mio sposo non sia in grado di verificare personalmente la veridicità delle mie affermazioni?! » questionò immediatamente, sempre più critica nei riguardi del semidio.
« Egli non ha dubbi in tal senso. » sottolineò Fath’Ma, lasciando trasparire minor emozione di quanto la mercenaria avrebbe potuto attendersene da una parete attorno a loro « Semplicemente non comprende cosa stia accadendo. E crede che anche tu abbia colto l’evidenza di qualcosa di strano, nelle ultime ore, negli ultimi giorni, e che ciò non  possa evitare di incuriosirti. »

Un punto a favore di Desmair, quello segnato dall’ultima affermazione della sua portavoce, che pur la Figlia di Marr’Mahew non volle riconoscere qual tale, per non offrire la benché minima soddisfazione al proprio primo antagonista, neppur nel mentre di quella loro strana tregua, tacitamente accordata.

« Ci sono tante cose che mi incuriosiscono al mondo… » commentò la donna guerriero « Ciò non significa, tuttavia, che sia pronta a compiere qualunque idiozia per soddisfare tale curiosità. E, per quanto mi riguarda, ascoltare le parole del tuo padrone è un’idiozia. » definì senza troppa diplomazia « Un’idiozia della quale sono già, in parte, colpevole per averti seguita invece di girare il mio bel fondoschiena dal lato opposto e incamminarmi, serenamente, verso casa, lasciando ai kahitii l’occasione di divertirsi con voi. E per la quale, pertanto, sto già pagando pegno, nel ritrovarmi in trappola in questo… nulla assoluto, che vi ostinate a chiamare casa! »
« Continuando a comportarti in maniera tanto critica non otterrai nulla, Midda Bontor. » replicò la serva, lasciando trasparire quella che la stessa Campionessa di Kriarya si illuse di interpretare quale una certa, tanto bramata, irritazione, segno dell’esistenza di un’ormai non più sperata coscienza celata dietro a tanta evidente apatia.
« Sono parole tue o del tuo padrone, queste?! » insistette, pertanto, battendo metaforicamente il ferro finché ancor caldo, nella speranza di renderlo, sotto il peso dei propri colpi, addirittura incandescente.

Solo un istante di silenzio fu sufficiente a Fath’Ma per smontare ogni desio della propria interlocutrice. Un fugace momento in conseguenza al quale, ella fu in grado di riassumere fermamente e inoppugnabilmente il proprio precedente distacco emotivo da tutto e da tutti, replicando nuovamente con lo stesso entusiasmo che sarebbe potuto essere proprio di uno degli spettri attorno a loro… o forse ancor meno.

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