Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

domenica 7 ottobre 2012

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« Tecnicamente sei venuta sino a cui con l’intento di uccidermi. » osservò il signore di quelle terre, senza sollevare lo sguardo dalla mappa sulla quale, ella notò, diverse miniature erano state disposte a ritrarre, evidentemente, la situazione attuale.
« Questo è vero. » non obiettò la donna, non trovando ragione di rinnegare l’evidenza « Tuttavia ciò non toglie che io sia venuta… e che abbia fatto anche molta strada per venire. Senza contare che ho speso un bel po’ di soldi per quel mulo che, spero, non si congeli là fuori mentre aspetta che io ritorni indietro. » puntualizzò, ancora restando immobile, con le braccia incrociate sotto ai seni « E immagino che tu non voglia risarcirmi per tutto questo, non è forse vero?! »
« Dovrei…?! » domandò egli, concedendosi di inarcare il sopracciglio sinistro, lasciando assumere al proprio mostruoso volto un’espressione di sarcastica critica a quell’insistenza nei propri riguardi, quasi da parte propria vi dovessero essere ragioni per provare un qualunque senso di colpa, anche ove, invero, per lui mai era esistita una tale emozione.
« Dovresti. » confermò ella, sollevando il mento con espressione stizzita, in verità non realmente tale ma semplicemente desiderosa di porre alla prova la capacita del proprio interlocutore di resistere alle provocazioni, non lasciandosene mancare « Dopotutto sono o non sono tua moglie?! Avrò qualche diritto, in quanto tale… »
« Moglie adultera. » puntualizzò l’altro, inarcando anche il sopracciglio destro, a metà fra l’incredulo e il divertito per la posizione che ella stava assumendo con le proprie parole « Giusto per amor di precisione… »
« Adultera è una parola grossa. » minimizzò la prima, facendo spallucce « Preferisco pensare che, al pari di tutte le aristocratiche spose di potenti nobiluomini, possa essere mia legittima prerogativa quella di intrattenermi con qualche amante, laddove il mio sposo non abbia tempo per me. » spiegò « E poi non è che sia andata propriamente a svendermi: ho solo un amante, con il quale hai avuto intrallazzi tu più di me. Quindi… al più dovrei essere io a propormi qual gelosa. »
« Ma io non sono geloso. » commentò il semidio, sollevando alfine lo sguardo verso di lei, per la prima volta prendendola in considerazione dal suo ingresso nella vasta sala « La gelosia potrebbe esistere nei riguardi di una sposa bramata e, soprattutto, della quale mi possa essere interessato qualcosa. Ma verso di te, mia cara, l’unico desiderio che io ho mai avuto è stato quello di poterti prima seviziare e poi, lentamente, molto lentamente, smembrare, godendo di ogni stilla del tuo sangue e di tutto il dolore che potrei importi. »
« Non riprendere, ti prego, con i discorsi da gran cattivo della storia, signore oscuro con brame di conquista sul mondo a cui la sottoscritta può aver rovinato i piani. » supplicò la guerriera, sciogliendo la posizione delle proprie braccia solo per lasciarle ricadere lungo i fianchi del proprio corpo, dimostrando un’aria particolarmente stanca e provata innanzi all’eventualità di uno sviluppo del loro dialogo in tal senso « Non credo che potrei farcela a sopportarlo… davvero. »
« Sei stata tu a iniziare… » concluse egli, scuotendo il pesante capo ornato da gigantesche corna bianche, prima di tornare a prestare attenzione alla mappa e di riprendere a parlare, con i propri luogotenenti… o forse no.

Proprio in quel momento, in effetti, Midda ebbe modo di distinguere come le miniature che aveva osservato, pocanzi, quali appoggiate sulla tavola, non fossero propriamente delle miniature, quanto, e piuttosto, delle rappresentazioni evanescenti, ma assolutamente realistiche e, soprattutto, efficaci, di quanto stesse accadendo nel mondo dal quale ella si era appena allontanata, con le schiere di spettri asserragliate sugli spalti più elevati della roccaforte e con gli enormi, li minuscoli, kahitii intenti a tentare di violarne le difese, per penetrare nel perimetro interno della smisurata edificazione. Nulla di sorprendente, pertanto, sarebbe potuto esservi nella scoperta di come le parole, i borbottii del semidio, non fossero rivolti tanto agli spiriti lì presenti al suo fianco, quanto e piuttosto a tutti gli altri, alle proprie legioni sparse nel mondo esterno, e impegnate a combattere, per lui, una guerra che, proprio malgrado, non avrebbe mai potuto combattere.
Perché egli, a differenza della propria sposa, della sua serva umana, e di tutte le proprie armate spettrali, non era in grado di attraversare il quadro, non era in grado di violare il perimetro di quella propria dimora per lui del tutto pari a una prigione, dorata e magnifica, certo, ma pur sempre una prigione, nel quale avrebbe potuto continuare a considerarsi il re del nulla, al di là di tutto il proprio potere e di tutta l’importanza della propria ascendenza.

« Allora… » tentò ella di riprendere il discorso dopo breve, nell’iniziare a sentirsi al pari di un adornamento e nulla più, per la scarsa considerazione ricevuta all’intenro della stanza e per il proprio immobilismo, al quale pose rimedio avanzando verso di lui, con passo tranquillo, tentando di contrastare ogni impulso guerriero, oltre che umano, di dichiarare immediata battaglia a quella riprovevole aberrazione, per epurare il mondo dalla sua ignobile presenza « … problemi in famiglia?! »
« Qualcosa del genere. » rispose Desmair, non sbilanciandosi eccessivamente, né permettendosi di ritornare con lo sguardo a lei, sempre concentrato sulla propria cartografia e su quanto, lì sopra, stava avvenendo, sulla battaglia che si stava combattendo, chissà da quanto e ancora per quanto tempo.
« Hai fatto irritare tuo padre? » provò a ipotizzare la Campionessa di Kriarya, accostandosi all’amplio tavolo per osservare meglio quanto lì sopra in atto, quella battaglia incredibilmente somigliante a un giuoco per bambini, anche ove, compresa, qual terribilmente reale e, soprattutto, seria nelle proprie possibili conseguenze.
« Mia madre… » corresse egli, guardandola di soppiatto, nello stringere per un istante le labbra in una smorfia di disapprovazione « Quando ha compreso che tu sei mia moglie e che io ti ho aiutato a scappare dalla sua isola… beh… ha reagito nell’unico modo in cui avrebbe potuto reagire: richiedendo a quello stolto di mio padre di creare qualcosa che potesse distruggermi, dal momento che ella non avrebbe mai potuto farlo. » spiegò, più onesto rispetto a quanto Midda non avrebbe potuto attendersi sarebbe stato con lei, sua avversaria ancor prima che sua alleata.
« Per amore materno…?! » cercò nuovamente di suggerire, sebbene ella stessa neppur convinta dalle proprie parole.
« Per vincoli di sangue. » negò il semidio, sollevando lo sguardo verso di lei « Rammenti il tuo scontro con il primo-fra-tre, il suo vicario? » domandò, per cercare di aiutarla a comprendere.
« Ho sempre avuto il sospetto che avesse qualcosa a che fare con lei… » sospirò la Figlia di Marr’Mahew, ben ricordando la questione da lui in quelle parole suggerita.
« Ecco… » annuì, guardandola « Quella creatura, malgrado tutto il proprio potere, non poté nulla contro di te perché sei mia moglie, e come tale godi di una sorta di… immunità famigliare, che impedisce a tutte le creature di mia madre di agire a discapito suo o della sua discendenza. » riprese a spiegare « Neppure il potere dei tre vicari, riuniti insieme, potrebbe ucciderti, fino a quando io sarò in vita e il nostro matrimonio avrà valore innanzi agli dei. E, insieme, essi potrebbero annichilire l’intero continente di Qahr, se solo venisse loro ordinato. »
« Improvvisamente sento di volerti un gran bene. » osservò la donna, in parte ironica, in parte sincera, laddove il potere di primo-fra-tre l’aveva già sufficientemente spaventata, all’epoca del loro scontro nella Terra di Nessuno, da non trovarla interessata a porre nuovamente alla prova la propria buona sorte, malgrado le rassicurazioni da lui, in tal modo, a lei offerte « Però questo non vale per Anmel in persona, non è vero? » domandò subito dopo, volgendo memoria agli eventi più recenti, e al suo scontro con lei… o quasi.
« No. » confermò l’altro « Ella potrebbe farti a pezzi come e quando desidera. E potrebbe fare altrettanto anche con me, benché il mio sangue divino, retaggio di mio padre, mi permetterebbe di sopravviverle, in quanto ella semplice mortale. » puntualizzò, senza dimostrare un particolare dispiacere alla prospettiva della prematura dipartita della moglie così paventata.

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