Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

domenica 30 settembre 2012

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… non che, nel resto del mondo noto, avesse proprio malgrado rilevato una simile, e pur indubbiamente desiderata, opportunità.

« Desmair! Se mi stai guardando… sappi che sei solo che sei un maiale, pervertito e perdente. » commentò ad alta voce, rivolgendosi in maniera diretta, e ironica, alla volta del proprio mai apprezzato marito « Tutto questo appartiene a Be’Sihl: quindi non farti vane illusioni a tal riguardo. »

Desmair. Un semidio, dichiaratosi qual tale in quanto figlio del dio Kah e della strega, nonché regina, Anmel Mal Toise, nella dimora del quale ella aveva avuto la sfortuna di trovarsi a essere imprigionata qualche anno prima, durante la traversata dei monti Rou’Farth attraverso vie comunemente non percorse da parte delle carovane mercantili e, persino, ignorate qual possibile fronte di battaglia nell’eterna guerra fra il regno di Kofreya, a occidente, e quello di Y’Shalf, a oriente, che quelle vette avevano già abbondantemente innaffiato con il sangue dei rispettivi caduti.
Rinchiusa lassù, o, per meglio dire, in una realtà estranea a quella per lei comunemente propria, alla quale aveva avuto accesso in grazia a un quadro maledetto, portale per il mondo nel quale lo stesso demoniaco semidio era stato segregato, qual conseguenza di eventi da lei ancora ignorati; ella si era spinta a un osceno matrimonio con lui, celebrazione alla quale aveva volontariamente partecipato per evitare che una sua amica, e protetta, potesse essere a quel mostro legata per il resto della propria esistenza. E sebbene neppure lo stesso Desmair avesse desiderato simile unione, i voti scanditi innanzi agli dei tutti avrebbero dovuto essere considerati egualmente validi, tali da renderli marito e moglie, nella buona e nella cattiva sorte, sino alla dipartita dell’uno o dell’altra. Il fatto, poi, che, senza riportare alcuna possibilità di successo, ella avesse ripetutamente tentato di ucciderlo, facendolo letteralmente a pezzi e, persino, decapitandolo, non avrebbe potuto deporre a favore della prima eventualità; così come, parimenti, il fatto che egli si fosse impegnato a non anticipare l’ultimo grande appuntamento né della sposa, né delle sue due, all’epoca, accompagnatrici e testimoni, non avrebbe potuto deporre a favore della seconda eventualità.
Impossibilitati, pertanto, a uccidersi reciprocamente, l’una per semplice incapacità, l’altro per rispetto di un voto pronunciato; Desmair e Midda avevano dovuto accettare, non senza duri scontri, la loro condizione di sposi, condizione che, a discapito della seconda, aveva reso il primo capace di raggiungerla psichicamente in qualunque angolo del mondo ella si fosse trovata, riuscendo, persino, a manipolarne le percezioni sensoriali per renderla vittima di terribili allucinazioni. E proprio in conseguenza a simile inganno, ella era stata, tempo addietro, sospinta in offesa al suo tanto amato Be’Sihl, quasi uccidendolo nel considerarlo, per colpa del marito, un orribile mostro necrofago. Proprio da Be’Sihl, pronto a sacrificarsi per il suo amore, ove ciò si fosse reso necessario, ella aveva ottenuto in dono un prezioso monile, un bracciale d’oro a forma di serpente che, indossato poco sotto la sua spalla sinistra, l’aveva consacrata al dio shar’tiagho Ah'Pho-Is, signore degli inganni, e aveva eretto un’apparentemente inviolabile barriera fra lei e il suo mal tollerato sposo. Barriera che, comunque, come aveva presto maturato consapevolezza, non gli avrebbe impedito di seguirla in ogni proprio movimento in grazia all’impiego di oscene armate spettrali a lui asservite, e in grado di circondarla, costantemente, senza che le potesse essere concessa occasione di rilevare la loro presenza, né, tantomeno, di ovviarla.
Qual sviluppo, poi, da lei non solo completamente imprevisto, ma persino imprevedibile, in tempi sufficientemente recenti, o, per lo meno, ella ciò sperava, Desmair era entrato in contatto con Be’Sihl, attraverso il tramite di alcuni propri spettri, proponendosi a lui non qual rivale ma qual alleato, nemico di un nemico comune. E benché ella non avrebbe potuto ignorare come dalla collaborazione fra il suo sposo e il suo amante fosse derivata per lei occasione di salvezza da una prigionia dalla quale, altrimenti, difficilmente avrebbe potuto evadere; l’idea che simile alleanza fosse stata forgiata non avrebbe mai potuto entusiasmarla, non avrebbe potuto soddisfarla, ritrovandola, al contrario, sinceramente contrariata sia nei riguardi dell’uno, il semidio, incapace di restare al proprio posto; sia dell’altro, l’uomo, tanto stupidamente innamorato di lei da essere pronto persino a scendere a patti con quell’essere osceno pur di salvarla.
Purtroppo quanto era avvenuto, era ormai avvenuto e recriminare sul passato non avrebbe potuto essere d’aiuto per alcuno, né per lei, né per Be’Sihl, né per il loro amore. E anche dove, necessariamente, ella si era infuriata con lui, non riuscendo a minimizzare o banalizzare quanto avvenuto; ogni punto di contrasto fra loro si era appianato, addirittura cancellato nell’energia, nel sentimento, nell’amore proprio di un loro abbraccio e di un loro bacio… nonché del giuramento, da parte di lui, di non tentare nuovamente di instaurare un contatto con il semidio, dal quale non avrebbero potuto derivare null’altro che problemi.
Al di là dell’estemporanea, e speranzosamente unica e irripetibile, occasione d’incontro e di collaborazione fra Desmair e Be’Sihl, molti, troppi si erano proposti recentemente nella vita della Campionessa di Kriarya, già Figlia di Marr’Mahew, nuovi e pericolosi avversari, resi tali non solo e semplicemente dalla mera volontà di ucciderla, ma anche, e ancor peggio, da quella di sfruttarla, in una cospirazione che aveva assunto, innanzi ai suoi occhi, proporzioni ormai intollerabili, motivo per il quale, prima ancora di proseguire contro la sua più esplicita antagonista, la sua sorella gemella Nissa Bontor, posseduta dallo spirito della trapassata regina Anmel, la mercenaria desiderava giungere a un doveroso chiarimento. Un chiarimento utile, quantomeno, a comprendere quali ruoli fossero propri di Desmair, suo sposo dichiaratosi in aperto contrasto a colei che, ipoteticamente, avrebbe dovuto essere considerata sua madre; e dell’y’shalfica fenice… o solo fenice, in quanto attribuirle una nazionalità sarebbe equivalso a offendere la sua immortale e, forse, divina natura… creatura da lei incontrata troppo tempo addietro e che mai avrebbe potuto immaginare essere coinvolta nei più recenti eventi della sua vita, tantomeno in una misura tale da poterne essere considerata principale ideatrice, qual, in conseguenza a determinati sviluppi, aveva drammaticamente scoperto essere.
Così, dovendo proprio scegliere fra i due da chi iniziare, fra un semidio immortale e una creatura non di meno eterna; ella aveva votato in favore del male con il quale ella, in fondo, aveva maturato più confidenza, il marito, dirigendosi, sola, verso le vette dei monti Rou’Farth, in quell’area dove, ben lo ricordava, aveva incontrato per la prima volta la smisurata edificazione sua dimora. Un viaggio in solitaria, il suo, qual da lungo tempo non aveva più avuto occasione di compiere: motivo per il quale, malgrado come mercenaria avesse quasi sempre rifiutato l’idea di un’eventuale complicità, preferendo potersi sentire unica responsabile tanto per i propri successi, quanto per i propri fallimenti, ella non avrebbe potuto evitare di avvertire una certa malinconia, al pensiero di tutti coloro che le avrebbero potuto essere prossimi in quel momento e che, ovviamente, non lo erano… per sua esplicita richiesta.
Be’Sihl, in primo luogo, da lei amato e da lei desiderato al pari di un’ossessione. Ma anche Seem, il suo scudiero, un ragazzo, ormai giovane uomo, che pur privo di ogni addestramento nell’arte della guerra aveva espresso il proprio sogno di poterle essere al fianco nelle sue avventure e aveva combattuto per trasformare tale desiderio in realtà. Oppure Howe e Be’Wahr, due fratelli di vita, seppur non di sangue, che avevano affrontato in lei molteplici avventure, e che ormai avvertiva, in parte, anche quali propri fratelli, propri familiari, membri di un concetto più ampio stirpe, di casata, ma non per questo meritevoli di minor rispetto… al contrario. E poi, ovviamente, Carsa Anloch, colei che più di tutte l’aveva amata e, addirittura adorata, sua alleata per eccellenza e, al tempo stesso, prima fra tutte le sue rivali: non antagonista, beninteso, ma rivale, nel senso più amplio del termine, laddove, in più di un’occasione, al di là di ogni rispetto e adorazione, ella aveva speso tutte le proprie energie per tentare di primeggiare su di lei, per dimostrarsi una mercenaria migliore, una guerriera più aggressiva, un pericolo da non sottovalutare.
Essi, innanzitutto, e poi molti altri, entrati a far parte della sua vita negli ultimi anni per lunghe settimane come per solo pochi giorni, erano ora distanti, impegnati in chissà quali affari, quali premure, mentre ella li pensava e compiangeva se stessa per la propria, pur voluta, distanza da loro. Perché tutti loro, se ella avesse desiderato, se ella non lo avesse, addirittura, esplicitamente proibito, l’avrebbero seguita, l’avrebbero accompagnata e avrebbero rischiato le proprie vite per lei. Tutti loro, con la sola eccezione, purtroppo o fortunatamente, della stessa Carsa Anloch… ormai estranea a qualunque genere di affanno in tal senso.

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