Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 5 giugno 2012

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« T
hyres… » gemette ella, rialzandosi da terra necessariamente indolenzita per la botta ricevuta, che sembra averle scombussolato completamente l'ordine degli organi interni al suo corpo « Perché parlate in maniera sempre così retorica, voi cattivi? » domandò, anche lei forse fra sé e sé, ancor prima che con il proprio avversario « Mai una volta che si riesca a trovare uno che non abbia manie di grandezza, esaltandosi al punto da proclamarsi padrone del mondo. »

Neppure il tempo di concludere la frase e una nuova aggressione da parte del suo avversario le fu rivolta, proponendosi simile alla precedente e pur, in questa occasione, potendosi distinguere come una massa globulare rossa, una sorta di bizzarra energia capace di impattare ancor prima di bruciare o distruggere come avrebbe potuto anche essere. Impatto, in effetti, a cui nuovamente ella non riuscì a sottrarsi, perché anche ove impegnata nel tentativo di evadere dalla traiettoria di tale sfera rossa, la stessa modificò la propria traiettoria al solo scopo di vanificarne gli sfori e raggiungerla, ugualmente, laddove sospintasi.
In tal modo, senza purtroppo particolare originalità, Guerra venne sbalzata in aria, questa volta colpita all'altezza delle gambe che per sola benedizione divina su di lei non si fratturarono sotto l'azione di tanto impeto, di tanta potenza. E se pur non fu frattura, sgradevole e doloroso fu il nuovo volo a cui venne costretta, roteando nel corso del medesimo senza alcuna speranza di controllo o di freno.

« Noi… cattivi?! » ripeté lo stregone, incuriosito da quella definizione, dopo che ella ebbe a impattare contro un albero con assoluta mancanza di grazia, non che in una situazione qual quella sarebbe potuta essere da lei pretesa una qualche eleganza.
« Sì. Tu come quel testone di mio marito! » incalzò la mercenaria, cercando di dare il meno a vedere la propria sofferenza e, in ciò, nuovamente sforzandosi di recuperare una postura eretta, anche ove le sue gambe le stavano supplicando di non porle sotto sforzo « "Io devo essere libero di qui!", "Io devo dominare il mondo!", "Io controllo la tua vita!", "Io prendo possesso del tuo compagno perché così impari a tradirmi, per ti dico che lo faccio per il vostro bene!"… basta! Basta! Basta! » esclamò, scuotendo il capo « Basta con questi discorsi del tavolo. Basta con questa esaltazione da dio in terra! »

Nel mentre di tali parole, ella rivelò di aver celato all'interno della propria mano destra un sasso, un sasso di non più di quattro pollici di diametro, in una forma vagamente sferica, il quale, senza un qualche particolare eccesso di grazia, venne allora da lei proiettato con tutta la propria forza, vedendola trasformata in una pericolosa catapulta umana. E quel sasso, assumendo una velocità straordinaria, si diresse con estrema precisione verso lo stregone, cogliendolo alla testa ancor prima che egli potesse avere possibilità di accorgersi di quanto stesse avvenendo.
Ma lo stregone, quando colpito, si ritrovò semplicemente sospinto all'indietro dall'impeto di quell'attacco: attacco che avrebbe sicuramente sfondato un cranio anche ove coperto da un solido elmo, ma che, in quel particolare frangente, ebbe lo stesso effetto di uno schiaffo, o forse anche meno, vedendo il suo obiettivo ritrovare rapidamente la posizione iniziale e nel non mostrare il benché minimo graffio sulla propria pelle, quasi nulla fosse avvenuto.

« "Cavolo", vorrai dire… » la corresse lo stregone, guardandola a metà fra il divertito e l'interessato, beffandola con il proprio più completo disinteresse per quell'attentato fallito, per quell'aggressione del tutto vana « Ma, giusto per curiosità, chi dovrebbe essere questo marito a cui mi paragoni? Ne parli come se fosse qualcuno che dovrei conoscere… »
« Non credo che sia famoso da queste parti, come in verità non lo è neppure dalle mie. » negò ella, storcendo le labbra verso il basso « E' solo un bestione grosso, rosso e con due grandi corna bianche in testa, che puoi divertirti a tagliuzzarlo quanto vuoi, perché torna sempre intero alla fine. Sai che noia… »

Passato il turno della donna guerriero, venne quello dello stregone, il quale, nuovamente, le offrì una delle proprie sfere rosse, convinto di poterla ancora una volta sbalzare al suolo così come già, in due occasioni, ottenuto. Ma ella, già allenatasi con l'elementale, estrasse rapidamente la propria spada dal fodero e si pose in attesa di quel nuovo, pericoloso globo, speranzosa di riuscire, ancora una volta, a comprovare la resistenza della straordinaria lega nella quale era stata forgiata la lama della sua spada. E quanto la sfera le fu prossima, Guerra tese tutto il proprio corpo, non solo braccia e spalle, ma anche addome e gambe, schiena e collo, per respingere al mittente quell'odioso proiettile balistico, così come già era riuscita a compiere con le palle di fuoco del suo nuovo amico, compagno di giochi.
Suo malgrado, però, tanto impegno, tanto sforzo, non vennero ricompensati, fortunatamente non vedendo infrangersi una spada tanto preziosa, e a cui ella ormai era veramente affezionata; e sfortunatamente vedendo tanto la spada, quando ella stessa, che la impugnava, sollevate da terra e lanciate all'indietro, del tutto impossibilitate a tentare di arginare l'impeto di quell'offensiva, di quella stregoneria.

« Affascinante. Pertanto sei la sposa di un oni. » commentò l'uomo, accarezzandosi il mento con incredibile abilità nel non graffiarsi nel mentre di tale operazione « Ora inizio a comprendere alcune cose su quanto accaduto in questi due giorni, e sulla tua serenità innanzi a determinate apparizioni. »
« Semidio, prego. » corresse la mercenaria, quasi volesse difendere la dignità del proprio mai amato sposo, distinguendolo dalla brutalità dell'unico oni da lei incontrato « Almeno con lui posso intrattenermi in una conversazione, per quanto spiacevole. »

Certa di non poter sperare in un risultato migliore da un nuovo sasso, la donna guerriero si slanciò in direzione del proprio avversario in contemporanea alle ultime parole da lei pronunciate, sperando, quanto meno, di riuscire ad arrivare a lui prossima in misura sufficiente da tentare di sventrarlo, con un movimento netto della propria spada. Ma a quel suo attenuativo, egli reagì generando non una grossa sfera, ma sei più piccoli globi, che vennero proiettati con il consueto impeto verso la controparte, per tentare di fermarla, per tentare di arginare la sua violenta avanzata.
Guerra corse, corse con tutte le proprie forze e con tutta la propria agilità, scivolando fra una sfera e l'altra, evitandole una dopo l'altra e cercando di distanziarle in velocità, ove alcuna fra le sei, ovviamente, si smarrì nel nulla ma, tutte, presero a inseguirla dopo un breve momento di necessaria inerzia. Proprio tale inerzia, in un contesto tanto disperato, suggerì alla donna un nuovo, forse folle, tentativo in offesa al suo antagonista, sempre correndo verso di lui, sempre cercando di raggiungerlo con tutte le proprie forze, seguita, braccata dalle sue sfere d'energia. E quando fu prossima al suo antagonista, quando le fu a meno di due piedi di distanza, pronta a menare il proprio forse inutile colpo; ella si lasciò cadere volontariamente a terra, nella speranza di riuscire a disorientare le proprie inseguitrici e costringerle, in tal modo, a schiantarsi contro il loro stesso creatore.
Così fu, e quando lo stregone incassò l'attacco delle sei sfere, la mercenaria non esitò a rialzarsi da terra per tentare di approfittare di tale occasione per finirlo, per calare su di lui la propria spada e terminare, in tal modo, il breve scontro iniziato e che pur, già, non desiderava prolungare eccessivamente a lungo. Purtroppo, però, i suoi calcoli si rivelarono elaborati su presupposti purtroppo errati, quali quelli secondo i quali, in primo luogo, le sei sfere di energia rossa avrebbero potuto ferire il loro creatore, e, in secondo luogo, la sua spada avrebbe potuto infierire su di lui. E quando nessuna fra tali condizioni si avverò, ella dovette essere scaraventata, per la terza volta consecutiva, lontana dal proprio antagonista, ripercorrendo sgradevolmente tutto il percorso di morte da lei imposto poco prima alla bakeneko.

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