Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 29 maggio 2012

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« ... b
akeneko! » esclamò Guerra, completando quanto rimasto a metà, nel mentre in cui strinse nuovamente le dita della mancina attorno all'impugnatura della spada e la sollevò innanzi a sé, rialzandosi da terra e preparandosi alla battaglia da lei appena invocata.

Nel mentre di ciò, la femmina di bakeneko da lei respinta venne gettata ad almeno una trentina di piedi di distanza dalla mercenaria, lì rigettata in grazia alla forza dell'idrargirio alimentante il proprio braccio robotico: e, sebbene ormai quella della donna gatto fosse una parabola discendente, il suo volo sarebbe durato probabilmente ancora qualche piede se non fosse stato per il tronco di un albero che si frappose fra lei e l'impatto al suolo, lasciandola, forse anche meno piacevolmente, scontrarsi con la propria rugosa solidità.
Nel mentre di ciò, il maschio di bakeneko con il quale sino a quel momento aveva chiacchierato tranquillamente, scattò a propria volta verso di lei, mantenendosi a una distanza tanto ridotta dal suolo al punto tale da permettersi di sfuggire allo scudo rappresentato, su quel fronte, dalla lama bastarda da lei impugnata. E l'impeto del suo attacco, forse in risposta al danno imposto alla propria compagna, forse per semplice reazione al richiamo di una pugna, lo vide vittorioso nel rivoltare la propria antagonista, slanciandola per aria con uno sgradevole dolore all'estremità dei propri arti inferiori: dolore, tuttavia, che non le impedì di contenere gli effetti dell'impatto al suolo e, soprattutto, di rialzarsi nuovamente prima di offrirsi troppo spiacevolmente scoperta ai propria antagonisti.
Ancora una volta, a subire gli effetti più spiacevoli del ritorno in azione della mercenaria, fu paradossalmente la femmina, la quale, appena ripresasi dal precedente attacco, o, in effetti, contrattacco, si volle catapultare in sua offensiva, in una carica che, probabilmente complice l'enfasi del momento, non fece propria la benché minima eleganza, né ebbe modo di riservarsi una qualunque speranza di predominio. Quasi con un movimento distratto, per non dire banale, la donna guerriero allungò nuovamente il proprio braccio destro verso di lei e, non più tentando di arginare la sua furia, si limitò a convogliarla in una nuova direzione, lontano da sé e ben altri trenta piedi oltre la propria posizione, sino a quando, nuovamente, le venne negato un più dolce atterraggio al suolo, vedendola preferire, dolorosamente, il tronco di un albero a un tappeto di soffice e amabile erba.
Ancora una volta, il maschio non fece attendere la propria rivalsa, gettandosi a sua volta su di lei ma, a differenza della compagna, non fallendo nel proprio obiettivo, non completamente, per lo meno, aprendo sulla schiena della mercenaria otto lunghi squarci in corrispondenza di otto lunghi artigli improvvisamente comparsi a adornare la punta delle sua dita. Squarci, quelli impostile, i quali, fortunatamente per lei, coinvolsero in primo luogo le sue vesti, e solo in misura minore, semplici graffi, sulla sua pelle lì celata; ma che, malgrado tutto, ferirono profondamente il suo orgoglio e la videro rigirarsi, con impeto, verso l'avversario, nella volontà di spezzarlo in due sotto la forza della propria spada. Purtroppo per lei, quella ricerca fallì, dal momento in cui, tutt'altro che prossimo a potersi definire stolido, il bakeneko non permase accanto a lei per tempo sufficiente a permetterle di raggiungere le sue carni, fosse anche, solo, con la punta della propria fidata arma.

« So che siete dei grandi consumatori di carne umana… » sussurrò la mercenaria, a denti stretti, alternando lo sguardo dall'uno all'altra, nella volontà di non perdere d'occhio alcuno dei due e, soprattutto, di ovviare alla possibilità di loro nuovi successi in sua offesa « … ragione per cui mi sembra giusto informarvi che non mi sono creata problemi di ordine morale o fisico, in passato, nel nutrirmi della carne di bestie vostre pari. Sebbene la carne della sfinge, vostra parente forse?!, non mi abbia per nulla sollazzato. » puntualizzò, concedendosi un lieve sorriso malizioso « Quindi, meglio per voi evitare di farmi irritare troppo, o vi giuro che vi mangerò a cena, arrostititi come dei porci con una mela in bocca e uno spiedo nel… »

Evidentemente irritata dalle parole della mercenaria non di meno di quanto quest'ultima non lo fosse stata per i graffi sulla propria schiena, la femmina di bakeneko soffiò in direzione della propria avversaria, mostrando ancora i denti ferini già condivisi con la medesima. Tuttavia, in questa occasione, probabilmente in grazia a quanto già subito in conseguenza ai propri due ultimi tentativi d'offesa, essa non tentò un nuovo approccio diretto, ma restò in vigile guardia, in attesa del momento opportuno per colpire.
Contemporaneamente, il suo compagno, sino a quel momento rimasto sufficientemente umano, iniziò a mostrare le prime evidenze di un cambiamento in corso, un cambiamento che si espresse, nella fattispecie, in un rigonfiamento delle gote e in un'accentuata prominenza del muso, tale da schiacciare, anche, il suo naso e allargarlo contro una mascella sempre più prominente, assumendo, ogni istante, sempre più l'aspetto che si sarebbe potuti attendere da un muso felino, per quanto ancora ibridato con le fattezze di un uomo. Accanto a ciò, inoltre, anche l'attaccatura delle orecchie al suo muso sembrò tendere, o forse tese veramente, verso l'alto, e la forma delle medesime si allungò, esattamente come si allungarono le sue braccia, e le sue mani con esse: non le dita, che anzi parvero subire una contrazione, ma i palmi, che si tesero al punto da separare completamente il pollice dal resto delle dita. Ma, malgrado tante mutazioni tali da farlo sembrare, ogni istante, sempre meno umano e sempre più felino, esso non mancò di riprendere voce verso di lei, una voce più acuta rispetto alla precedente.

« Chiunque abbia mai tentato di cacciare bakeneko, ha poi subito ogni tragica conseguenza dovuta per tale blasfemia… » scandì, necessariamente minaccioso verso di lei « La tua cosa è, straniera: semplice arroganza o concreta stolidità? Accetta la morte come un dono, per evitare ciò che, in caso contrario, sarà destinato a te e a tutti i tuoi cari… »

Guerra sorrise a quelle parole. E sorrise con sincerità e con soddisfazione, dal momento in cui mai parole migliori sarebbero potute esserle offerte.
Perché le minacce, ella ne era perfettamente consapevole, non sarebbero mai servite a coloro sufficientemente sicuri delle proprie possibilità da poter escludere categoricamente una propria sconfitta innanzi all'avversario. E se il bakeneko, così come era appena avvenuto, aveva ritenuto necessario ricorrere a delle minacce verbali prima ancora di proseguire il confronto fisico già incominciato; era inequivocabile, addirittura ovvia e palese, un'emozione di timore, di sospetto, di incertezza per l'esito di quella loro battaglia. Emozione che, necessariamente, non sarebbe stata tale ove, offrendo rispetto alle leggende, e alla fama conquistatasi al villaggio con i loro costanti successi, quei mostri fossero stati realmente imbattibili.

« Mi spiace deluderti… gatt… come si dice "grosso gatto" nella vostra lingua?! Diamine… » sbuffò, sinceramente frustrata dalla propria ancor scarsa confidenza con la lingua locale, tale da non permetterle di conoscere il corrispondente di gattone « Comunque, stavo dicendo. Mi dispiace deluderti, ma ho affrontato avversari indubbiamente più minacciosi di quanto potrete mai sperare di esserlo voi due. E ho già pagato un prezzo sufficientemente alto da non farmi temere alcuna fra le eventualità da te citate. Quindi… è tutto questo che hai da dire? » sorrise a conclusione della propria replica.
« Morirai, straniera. Morirai. » annunciò il maschio.
« Il mio nome è Guerra. » concluse ella « E prima che il sole cali a occidente, avrò appeso le vostre teste decapitante alla mia cintola. Perché così deve essere, e così sarà! »

Eccessiva dovette, in quel momento, essere giudicata la sua ultima presa di posizione dalla femmina di bakeneko; la quale, sebbene già precedentemente frenatasi, ora non riuscì più a contenere la propria ira nei riguardi di una tanto irriverente antagonista, ragione per cui nulla sembrò poterla trattenere da cercare un nuovo… un primo, vero confronto con lei.

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