Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 25 maggio 2012

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P
robabilmente… sicuramente, alcuna delle parole da lei pronunciate ebbe un qualunque valore all'attenzione dell'elementale. Ma più delle sue parole, indubbiamente, ebbero potere i suoi gesti, utili a dichiarare innanzi all'attenzione dell'elementale il medesimo messaggio appena scandito, quella sua resa, non tanto per l'assenza della volontà di combattere, quanto, e piuttosto, di giocare, in un gioco che, suo malgrado, l'avrebbe alfine veduta soccombere non qual semplice sconfitta, ma, peggio, qual abbattuta, uccisa in un ludo dal sapore di tragedia, e di bruciato, in quel caso specifico. Comprensione, quella che ella ottenne da parte del mostro, della quale poté avere subito evidenza, immediato riscontro, nel momento stesso in cui, la nuova sfera di fuoco plasmata unicamente per lei, in suo onore, venne sì gettata verso di lei, ma non la raggiunse, non la incenerì qual avrebbe altrimenti potuto compiere con estrema semplicità, quasi banalità, ma ricadde innanzi ai suoi piedi, soffocandosi nel terreno a lei antistante lì bruciando e incenerendo, ma nulla osando a suo discapito, a sua condanna, in sua perdizione.
E in luogo alla solita risatina, dalla bocca del bambino infuocato, se tale avesse dovuto essere considerato, ciò che fuoriuscì fu un suono altrettanto elementare, ma caratterizzato da minore ilarità, e, anzi, privato completamente di qualunque traccia di divertimento…

« Hi…?! »
« No! » scosse il capo, con ferma dolcezza la donna guerriero, ringraziando in cuor suo la propria dea per averle concesso una quasi non sperata occasione di salvezza, e pur non perdonandosi, ancora, una qualche distensione psicologica, tutt'altro che desiderosa di concedere al proprio interlocutore un'impressione sbagliata « Ho detto che non gioco più e… non gioco più. » sancì, inamovibile dalla propria posizione, ora, addirittura, persino chiudendo gli occhi a dimostrare l'irrevocabilità della propria scelta.

Dal momento in cui, offrendo ragione a ogni leggenda, l'elementale si era comportato da infante; e dal momento in cui, comportandosi così come avrebbe dovuto comportarsi con un infante per contrastarne i capricci, ella aveva avuto un effimero barlume di dialogo con il medesimo; per alcuna ragione al mondo Guerra avrebbe rinunciato a quella propria forse sola occasione di evasione da un combattimento che sapeva non avrebbe potuto vincere, da una sfida che, drammaticamente, l'avrebbe altrimenti vista perdere la vita, aggrappandosi a essa con tutte le proprie energie, con tutte le proprie forze. Perché sebbene fosse una guerriera e un'avventuriera, e come tale fosse desiderosa di riuscire sempre e comunque a dimostrar di essere in grado di prevaricare su qualunque antagonista; ella non era neppure stupida, né incosciente, né bramosa di sprecare senza alcuna razionalità il proprio avvenire, ben confidente con un concetto che, troppo facilmente, fuggiva alle menti della maggior parte dei suoi colleghi mercenari: l'unica via in grazia alla quale sarebbe stato per loro possibile riscuotere la ricompensa promessa, sarebbe sempre stata quella della sopravvivenza… e della sopravvivenza con ogni mezzo, fosse questo l'evasione da una lotta che non sarebbero mai stati in grado di vincere.
Ragione per la quale, ove conscia che, in quel particolare momento e priva di informazioni tali da concederle una qualunque speranza di vittoria sul proprio antagonista, non sarebbe stata probabilmente in grado di individuare quel particolare punto debole in grazia al quale trasformare un'apparente immortalità in una più comune mortalità e fallibilità anche per un elementale del fuoco; ella preferì scommettere sulla propria astuzia ancor prima che sulla propria forza, riservandosi, eventualmente, a un tempo futuro l'occasione di impegnarsi ad aggiungere anche un elementale alla propria già lunga lista di creature mitologiche uccise.

« Hi…?! » cercò nuovamente di incitarla il proprio avversario, o forse solo compagno di giochi, nella speranza che ella volesse riprendere la sfida così estemporaneamente interrotta.
« No. No. E ancora no. » scosse ancora il capo, sempre a occhi chiusi « Mi spiace deluderti, ma sono stanca, e ho ancora probabilmente troppa strada davanti a me da compiere per potermi permettere di perdere ogni energia in tua compagnia… quindi, o mi accoppi subito o mi lasci andare. Ma, comunque vada, il gioco è finito. »

E nello stesso modo in cui palpabile sarebbe stata la delusione sul volto di un bambino, e nella sua voce, e nei suoi gesti, a seguito del rifiuto di una sorella maggiore a proseguire in un passatempo comune; così fu anche per l'elementale. Perché ove anche il suo volto non sarebbe stato facilmente distinguibile in quell'ammasso di fiamme in continua mutazione; e ove, parallelamente, la sua voce non sarebbe stata così trasparentemente distinguibile quale quella di un qualunque infante; i suoi gesti furono più che trasparenti del suo umore, non offrendo dubbio alcuno nel merito di quanto, ormai, i giuochi avessero da riconoscersi qual, purtroppo per lui, terminati.
Anche a palpebre chiuse, infatti, Guerra poté seguire l'evoluzione della scena attorno a sé, tale era la luminescenza caratteristica del proprio interlocutore. Motivo per cui, ella lo vide prima a sé avvicinarsi e, subito dopo, riprendere le distanze, quasi avesse voluto in lei cercare un'ultima reazione, un ultimo cenno di collaborazione purtroppo non trovata. E nel mentre in cui la luminescenza colta attraverso la sottile pelle delle palpebre si ridusse, definendo l'allontanamento di quella creatura, un ultimo verso, a metà fra il sospiro e il saluto, fu tutto ciò che esso volle concedersi, nel rimpiangere la compagna di giochi a cui, suo malgrado, aveva dovuto rinunciare, ma che, probabilmente, sperava prima o poi sarebbe tornata a divertirsi con esso.

« Hi. »
« Hi… anche a te. » sussurrò la mercenaria, in parte sentendosi addirittura colpevole dello sgarro imposto a quel bambino, ma subito rimproverandosi di ciò nel rammentare come, a conti fatti, quell'essere tutto avrebbe dovuto essere giudicato tranne che un bambino « E, per Thyres, grazie di non avermi arrostita… » concluse, in una doverosa invocazione verso la sua dea e in un ringraziamento che, ancor prima che alla medesima, sembrava voler essere rivolto all'elementale.

Solo dopo un lungo periodo, forse un quarto d'ora, forse addirittura mezz'ora, la donna guerriero si convinse a riaprire gli occhi e a scuotersi dalla postura assunta. Un intervallo, invero, che ella non lasciò assolutamente privo di significato o ragione, approfittando della necessità di doversi assicurare dell'allontanamento definitivo dell'elementale per riposarsi, per recuperare una parte, pur minima, delle energie, troppe, consumate sino a quel momento, nella doppia lotta con l'oni e nella sfida con l'elementale.
In altre condizioni, in altre situazioni, avrebbe scelto di riposare la mente, ancor prima del corpo, coinvolgendo quest'ultimo in una serie di esercizi atti a non concedergli occasione di fermarsi e, in ciò, di indolenzirsi al punto tale da non permetterle di riprendere a muoversi. In quell'estremamente particolare contesto, tuttavia, costretta all'immobilità dallo stesso elementale, Guerra preferì lasciar risposare le proprie membra e, nel contempo, lasciar correre la propria mente, innanzitutto per evitare il rischio di un assopimento, e in secondo luogo per cercare di compiere un punto della situazione.
Riflessione e analisi, le sue, che non poterono che spingerla, nuovamente, all'ipotesi già presa in considerazione in merito all'assenza di eventuali bakeneko o altre creature simili, e alla presenza, il loro vece, di una coppia di stregoni o, più probabilmente, di un singolo stregone e di una serva al proprio fianco o viceversa. Al di là, infatti, dell'ottusità misogina imperante presso i discendenti del regno del Dragone, ella era consapevole di come nulla avrebbe potuto negare l'eventualità che il comando nella coppia di misteriosi viandanti passati per il villaggio non fosse tanto dell'uomo, quanto piuttosto della sua compagna, possibile strega con servo al seguito.
Ma proprio alla luce di tali elucubrazioni, ciò che le fu alfine posto innanzi non poté mancare di lasciarla quantomeno contraddetta…

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