Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 23 maggio 2012

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« H
i. Hi. Hi. »

In risposta a quel grido, a quell'esultanza primordiale, barbarica e probabilmente inedita nella civile Hyn, quanto venne offerto alla mercenaria fu una sorta di risolino, espressione di divertito compiacimento per quanto accaduto e, soprattutto, per le sue reazioni a tutto ciò. Un risolino che, oggettivamente, avrebbe potuto provenire solo da due diversi soggetti: il suo avversario, ancor non meglio identificato; o il mandante del suo avversario, fosse esso un bakeneko o, piuttosto e sempre più probabilmente, uno stregone. Perché già prima di arrivare a giungere all'incontro con il proprio nuovo, e attuale, avversario, Guerra non avrebbe potuto riservarsi particolari sorprese su cosa esso avrebbe potuto essere. E l'elementale, qual da lei previsto, si palesò non troppo dopo la propria voce, la propria risatina, avanzando verso di lei dal folto della foresta, e più precisamente da dove, sino a quel momento, erano giunte le sfere di fuoco.
L'elementale del fuoco si presentò agli occhi della donna guerriero non distante dalle descrizioni attorno a tali esseri presenti nelle mitologie di mezzo mondo, in un'eccezione più unica che rara nel merito della fedeltà di una leggenda alla realtà concreta. Di dimensioni pressoché comparabili a quelle di un bambino di due, massimo tre anni, e di eguali proporzioni, esso si palesò qual costituito, ovviamente, in tutto e per tutto dal proprio elemento di riferimento, il fuoco. In tale composizione, in tale fisicità, secondo il mito, impossibile sarebbe stato tentare di ipotizzare una qualunque legge naturale, laddove, come per altre creature appartenenti tanto strettamente alla sfera del misticismo, anche per gli elementali le comuni regole inappellabili proprie per qualunque mortale non sarebbero potute valere, non avrebbero, addirittura, avuto significato. Un elementale non sarebbe mai nato. Un elementale non sarebbe mai invecchiato né morto. Un elementale non si sarebbe mai riprodotto. Un elementale non avrebbe mai mangiato né dormito. Un elementale, semplicemente, esisteva. E, soprattutto, sarebbe stato animato da un insaziabile desiderio di giocare… o, per lo meno, in tal direzione si esprimevano le informazioni a loro riguardo e quel risolino non sembrava intenzionato a negare.
Generati forse in grazia allo stesso concetto di magia, o forse qual risposta di un equilibrio universale ai tentativi compiuti da semplici mortali per impadronirsi di forze a loro superiori; gli elementali erano raccontate quali creature assolutamente elementari, estranee a qualunque consueta emozione o sentimento. Ignari della felicità come della tristezza, dell'amore come dell'odio, dell'appagamento come dell'insoddisfazione, probabilmente in conseguenza alla propria particolare natura, essi erano quindi soliti cercare un senso alla propria esistenza nel giuoco. Con il sottinteso di come ciò che per loro avrebbe dovuto essere considerato divertente, ludico, per il resto del creato avrebbe dovuto essere riconosciuto qual mortalmente pericoloso, se non, direttamente, letale. Piccoli uragani tanto intensi da arrivare a strappare le carni dalle ossa, sarebbero dovuti essere considerati il consueto canone ludico degli elementali dell'aria; non diversamente così come quelle sfere infuocate lo erano per gli elementali del fuoco.
Abitualmente, per quanto noto a Guerra, gli elementali non vivevano distanti dai propri elementi, nella loro forma più grezza e primordiale, ragione per la quale probabilmente il monte Kuno, a un'analisi più attenta, avrebbe dovuto essere riconosciuto quale il vulcano Kuno. E, sempre abitualmente, gli elementali non entravano in contatto con un estraneo di propria spontanea iniziativa, preferendo attendere di essere, anche inconsapevolmente, stuzzicati, per poter rispondere con tutti i propri scherzi preferiti a tale provocazione. Ma considerando come Guerra non aveva neppure immaginato di intervenire a disturbo di una tale creatura, non potendo evidenziare alcuna ragione a tal riguardo; era evidente, trasparente, ovvia la constatazione di come o le leggende si sbagliavano proprio attorno a tal particolare, eventualità da non escludere, oppure di come qualcun altro fosse intervenuto per permettere ai loro passi di incrociarsi, non diversamente da come era stato con l'oni. Un qualcuno che, con estrema probabilità doveva essere in odore di stregoneria, almeno quanto sufficiente a conoscere l'esatta ubicazione di un elementale, per poterlo andare a disturbare e coinvolgere in un tragico gioco con Guerra.

« Ciao piccolino… » sorrise la donna guerriero, sufficientemente scontenta per quello sviluppo pur previsto, ove non troppe avrebbero dovuto essere riconosciute le creature in grado di manipolare il fuoco in una forma qual quella « Lo sai vero che io non ho il tempo per giocare con te? Purtroppo devo lavorare oggi… »

Ma l'elementale, non capendola nella sua lingua natia così come non l'avrebbe altrettanto compresa in quella locale, si limitò nuovamente a ridacchiare, prima di sfregarsi le mani, o quanto di simile a mani esso aveva, lasciando generare al suo interno una piccola sfera, di istante in istante sempre più consistente, sempre più grossa, un nuovo dono per la propria nuova compagna di giochi

« Hi. Hi. Hi. »

La palla infuocata venne così proiettata verso la mercenaria, la quale, in grazia alla distanza ravvicinata, si poté concedere di impegnarsi, nuovamente, in un'evasione fisica ancor prima di una risposta violenta quali erano state le ultime da lei proposte. Così ella si gettò a terra, rotolando lateralmente quanto sufficiente a permettere alla sfera contro di lei scagliata di superarla e di andarsi a infrangere al suolo, lasciando attorno a sé solo cenere e, con essa, morte.

« Pure il bambino di fuoco burlone mi doveva capitare… » borbottò fra sé e sé, rimettendosi in piedi e, nel contempo di ciò, sperando come le leggende si fossero sbagliate nel considerare gli elementali quali immortali, ove in caso contrario decisamente arduo sarebbe stato liberarsi dello stesso « Thyres… questa è la volta buona che ritorno alle sane, vecchie e care abitudini di decuplicare il mio compenso. A dispetto di quanto inizialmente richiesto… »

Sua prerogativa da sempre, infatti, oltre alla ricerca di missioni sempre più improponibili, era stata quella di moltiplicare il compenso concordato con il mecenate in funzione della difficoltà da lei affrontata nel corso del completamento del proprio mandato, arrivando, effettivamente, a decuplicarlo o anche più. Cifre elevate, quelle da lei pretese, che pur mai avevano visto un qualunque mecenate ritroso ad appagarle, in parte perché più che riconoscente verso di lei per quanto compiuto a propria soddisfazione, in parte perché più che preoccupato di quanto ella avrebbe potuto compiere ove non fosse stata a propria volta soddisfatta.
E dal momento in cui, ora come in passato, aveva ripreso attività mercenaria, nulla di sbagliato avrebbe dovuto essere riconosciuto nel ritorno a quella propria abitudine, sperando di incrementare in tal modo le sue già notevoli ricchezze.

« Considerando l'oni, due volte la posta. » fece mente locale, in merito a quanto compiuto « E ora, considerando questo simpatico bimbo, diventa almeno tre volte quanto pattuito… »

Il bimbo da lei appena nominato, nel contempo di tali riflessioni, era tornato a sfregare le mani nella volontà di non interrompere il gioco in atto. L'ultima evasione offertagli non sembrava averlo appagato per quanto da lei desiderato e, in questo, esso avrebbe potuto riconoscere solo un'ottima ragione per continuare, per proseguire nella via già percorsa sino a quel momento, continuando a tempestarla di palle di fuoco sino a quando ella non avrebbe potuto compiere azioni in grado di sollazzarlo.
Ragione per cui, non appena la nuova sfera infuocata fu pronta, l'elementale non esitò un singolo istante prima di lanciarla in contrasto alla donna, con un gesto non dissimile da quello che un bambino avrebbe reso proprio per lanciare una palla di stracci.

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