Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 15 maggio 2012

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« … »
tentò di bestemmiare il nome della propria dea, portandosi la mancina alla gola per assicurarsi che fosse ancora tutto a posto, e, purtroppo, non riuscendo ad ascoltare il suono della propria voce così come avrebbe dovuto essere « … » insistette, necessariamente preoccupata nell'evidenza di non essere divenuta improvvisamente sorda, nel percepire ancora i suoni della natura a sé circostanti, quanto muta, nell'impossibilità a emettere un qualunque genere di suoni, fosse anche un gemito.
« Non temere… » rispose il giovane, sorridendole « Gli effetti di questa mossa sono assolutamente reversibili. » volle tranquillizzarla, ammesso che tali parole potessero realmente riservarsi una simile utilità, un tale scopo « Tuttavia ho preferito importi il dono della quiete per permetterti di udire i tuoi pensieri al di là del frastuono emesso dalle tue labbra. Perché è difficile mantenere la concentrazione quando tutte le proprie energie sono spese in vane chiacchiere. »
« … » promise orrori e disgrazie, in direzione del proprio nuovo antagonista, tendendo la mano verso l'impugnatura della propria spada, nella già maturata volontà di fargli pagare a caro prezzo tanta presunzione, tanta arroganza.
« Non farlo. » suggerì il monaco, levando rapido il proprio piede sinistro da terra e portandolo ad appoggiarsi delicatamente sulla mancina di lei, già richiusasi attorno alla propria arma, nell'invitarla, in tal gesto, a desistere dalle proprie intenzioni « Non è mia intenzione esserti nemico, quanto, invero, maestro. » annunciò, a definire le ragioni della propria presenza innanzi a lei « Perché, come dicevo, in te ho ravvisato le capacità per divenire un'eccellente guerriero, ma alcuna preparazione idonea a sfruttarle pienamente. I tuoi movimenti sono lenti e goffi. La tua forza il più delle volte è sprecata. La tua agilità è repressa. »
« … » storse le labbra la donna, accennando alla volontà di estrarre la lama dal proprio fodero, per quanto ancora ipoteticamente inibita dalla presenza di quel piede contro la propria mano.
« Sei come una tigre ingabbiata. Ruggisci. Ti agiti. Spaventi e, agli incauti che si avvicinano troppo a te, imponi sicura morte. » continuò a spiegare quanto da sé osservato « Ma non sei nulla di ciò che potresti essere senza quelle sbarre di ferro a bloccarti, a limitarti i movimenti. »
« … » ridacchiò ella, scuotendo appena il capo nel guardarlo con aria incredula.
« Sì. Io posso aiutarti a lasciare la tua gabbia. Io posso insegnarti come combattere libera da ogni inibizione, del corpo o della mente. » definì, offrendosi a lei come maestro, per quanto a lei inferiore, in anzianità e in esperienza, in misura tale che non vi sarebbero potuti essere dubbi di sorta da parte di alcuno.

E Guerra, che pur non avrebbe mai potuto essere rimproverata per eccessivo orgoglio, non riuscì a sopportare che quel ragazzino, qual necessariamente avrebbe dovuto essere ritenuto rispetto a lei, potesse ergersi innanzi a lei con così tanta, immotivata, superiorità; ragione per la quale, con un colpo deciso, ella allontanò il suo piede da sé ed estrasse la propria lama, decisa a dimostrare alla controparte quanto si stesse sbagliando nel giudicarla, evidentemente considerandola qual priva di quella maturità pur da lei palesemente posseduta.
Respinto all'indietro, il monaco non batté ciglio e, anzi, sfruttò la spinta da lei concessagli per librarsi in aria, con la medesima leggerezza di una farfalla, per poi ritrovare contatto al suolo solo nove piedi distante a lei.

« … » lo volle avvisare la donna, lasciando roteare abilmente la propria lama bastarda attorno ai propri fianchi, prima di assumere una postura di guardia.
« Come desideri… » replicò egli, quasi ella avesse effettivamente proferito verbo, gettando il proprio bastone a terra e incrociando le braccia al petto.

La posizione da lui assunta, in effetti, avrebbe dovuto spingere la mercenaria a riflettere in misura maggiore di quanto non si concesse di compiere: dal momento in cui, così sistematosi, quel giovane uomo avrebbe potuto richiamare facilmente alla memoria l'immagine di se stessa più giovane, meno provata da esperienze che successivamente avrebbero drammaticamente e straordinariamente modificato la propria percezione del Creato, e tanto serenamente schierata in opposizione ad avversari ben più grossi di quanto ella non avrebbe mai desiderato divenire. In ciò, un senso di inquietudine, e di trasparente sconfitta, avrebbe dovuto assalirla, e l'assalì, lasciandole temere di aver sottovalutato il proprio avversario, giudicandolo troppo rapidamente sulla base della propria età che su altri fattori.
Dopotutto, all'attenzione di Guerra non erano mancate di pervenire storie su temibili guerrieri erranti, combattenti privi di parte e, ciò nonostante, ben diversi dai ronin: questi erano sovente monaci, i quali, in grazia a un durissimo impegno affrontato qual voto religioso, qual priva di fede, apprendevano l'arte della guerra così come mai alcuno avrebbe potuto apprendere, con segreti gelosamente custoditi sin dalla notte dei tempi. Alla luce di ciò, stolido da parte sua era stato, ed era ancora, considerare quell'avversario qual una comune minaccia priva di reali possibilità di vincerla. Ciò nonostante, però, ella non desiderava assolutamente trarsi indietro, arrendendosi come solo una vigliacca avrebbe potuto compiere.
Orgoglio puro, quindi. Un orgoglio forse, ancora, conseguenza di quanto avvenuto al termine della battaglia con l'ancor più orgogliosa regina Anmel.

« Avanti. Sono qui. » la esortò l'uomo, incitandola ad avanzare verso di lui, e a combatterlo con tutte le proprie forze, spinto in ciò, probabilmente, dalla consapevolezza di come le proprie arti sarebbero riuscite a gestire anche una guerriera del suo calibro.

Così spronata, Guerra decise di non farsi attendere e si slanciò contro di lui con non meno impeto di quanto, poc'anzi, l'oni non avesse dedicato contro di lei, forse con la medesima ottusità già dimostrata da quel mostro demoniaco. E agendo al pari del proprio ultimo avversario, ella non ebbe modo di ottenere un migliore risultato… al contrario. Nel momento in cui, infatti, la spada bastarda dagli azzurri riflessi saettò in un affondo diretto al petto del monaco, questi si librò delicatamente e rapidamente nell'aria, in un salto difficili da definire tale e utile, tuttavia, a fargli appoggiare i propri piedi sulla spada della mercenaria, lì non gravando con il proprio peso e, piuttosto, beffeggiando la propria controparte nel dimostrarle quanto poco stesse considerando offensivi i suoi attacchi.
La donna, ovviamente, non gradì simile evoluzione e, per tutta risposta, tentò di ribellarsi contro il proprio antagonista, ipotetico maestro, girando la propria lama lungo il proprio asse longitudinale, per offrire, invece del piatto, il filo, e con esso ipotizzare un montante terribile fra le gambe dell'uomo. Ancora una volta, però, il suo impegno venne facilmente vanificato, ove, come già un attimo prima, il monaco prese nuovamente il volo, impossibile da riconoscere altrimenti, oltrepassando il suo capo e atterrando alle sue spalle, lì limitandosi, semplicemente, a un rapido, e non violento, scappellotto alla base della nuca della donna, qual rimprovero per il tentativo d'offesa o, forse, qual rimprovero per il fallimento in tale ipotesi.

« … » inveì la donna, voltandosi di scatto e, in ciò, muovendo la propria spada con un violento tondo roverso, che, se solo condotto a termine, avrebbe potuto tagliare in due il corpo dell'uomo, separando il suo torso dalla sua vita e dalle sue gambe.

Ciò, prevedibilmente, non avvenne, dal momento in cui il monaco, per l'ennesima volta, saltò, ora non cercando il cielo, quanto, e più semplicemente, compiendo un'elegante giravolta laterale, che gli permise di ovviare alla traiettoria della spada nemica e di riatterrare, folle a dirsi, nel medesimo punto dal quale era partito, così come se nulla fosse avvenuto. E se solo Guerra non fosse stata attenta a ogni singolo respiro del proprio avversario, probabilmente non si sarebbe neppure resa conto di quel movimento, tanto fu rapido, efficace ed efficiente, tale da poter condurre a credere che egli non si fosse neppur mosso, e che la lama, semplicemente, avesse attraversato il suo corpo senza il benché minimo danno.

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