Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

lunedì 14 maggio 2012

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V
into l'oni, Guerra crollò inaspettatamente in ginocchio, e da lì a carponi, costretta a sorreggersi con le braccia onde evitare il rischio di precipitare al suolo. E tale sua riprova di affaticamento, per quanto indubbiamente fisico, non avrebbe dovuto essere ignorato anche a un livello prettamente psicologico ove, come già successo anche nel recente passato, in lotta contro Yu-Lohn, ella si era ritrovata ad assumere comportamenti, e a vivere emozioni, a lei non confacenti, estranee da tutto quello che avrebbe dovuto essere riconosciuto qual il suo stile.
La donna, ben lontana dal volersi considerare idiota, non avrebbe potuto fingere di ignorare le conseguenze della conclusione della sua guerra con Anmel e di quanto, tali conseguenze, avessero e avrebbero ancora e necessariamente mutato la sua quotidianità. Tuttavia, forse ingenuamente, ella non si era attesa che ciò potesse avvenire tanto rapidamente né in misura tanto invadente al pari di quanto stava avvenendo. Ragione per la quale, nel constatare l'evidenza di quanto avvenuto, non avrebbe potuto ritenersi completamente lieta per la propria vittoria, accogliendola con la stessa gioia quasi animalesca che una parte di lei stava insistendo per rendere propria e manifestare con un grido, un ruggito, un ululato… insomma, una qualunque dimostrazione di predominio qual ella, nuovamente, aveva reso proprio.
Ovviamente quanto avvenuto con Anmel, proprio malgrado, avrebbe dovuto considerarsi un capitolo chiuso. Ella aveva volontariamente e autonomamente scelto il proprio destino. E ora che tale destino si stava iniziando a manifestare in tutti i propri pregi e difetti, infantile e addirittura ridicolo sarebbe stato per lei ipotizzare di ribellarsi a tutto ciò, di rifiutare tutto quello. A partire da ciò che era e che, con il tempo, avrebbe forse desiderato divenire.

« Dannazione… » sussurrò a denti stretti, cercando di riprendersi.

Sebbene, infatti, avesse appena sconfitto un avversario, l'ultima fra tutte le sciocchezze che avrebbe potuto compiere in quel momento sarebbe stato abbassare la guardia. Forse non quell'oni, e forse neppure un altro oni, ma comunque un qualunque altro mostro, o semplice avversario, avrebbe potuto approfittare di lei e della sua palese debolezza, ragione per la quale, nella volontà di proseguire nella propria vita da mercenaria, e più in generale nella propria intera vita, ella non si sarebbe dovuta concedere simili momenti di crisi, pur comprensibili, pur giustificabili. Perché se anche moralmente comprensibili, se anche umanamente giustificabili, delle parentesi qual quella non sarebbero mai state comprese e giustificate da un proprio antagonista, uomo o mostro che fosse.

« … in piedi, vecchia cagna… » si ordinò, tutt'altro che generosa con se stessa, e pur sincera, nell'essere irata verso la propria medesima direzione per quanto aveva permesso che avvenisse.

Così, con tanta fatica e con ancor più impegno, ella recuperò una posizione eretta e, sollevando la spada, si premurò di pulirne la lama con la parte interna della propria casacca rossa prima di riporla nel fodero.
E fu proprio in quel frangente che la voce del suo ipotetico adiuvante tornò a farsi sentire, pretendendo ancora una volta la sua attenzione...

« Troppa è l'ira che guida le tue azioni. L'eccitazione che muove le tue membra. » commentò, critico verso di lei per ragioni compatibili con le sue stesse accuse, per così come intimamente scandite « La tua energia è ammirevole, ma senza controllo non ti sarà sempre d'aiuto. E nel momento peggiore, ti ritroverai sola, privata di tutto questo tuo potere, e, in conseguenza, privata d'ogni speranza di vittoria. »
« Senti… » inspirò ed espirò ella, chiudendo per un istante gli occhi e costringendosi, con grande sforzo di volontà, a recuperare freddezza e distacco, non irritandosi per le parole a lei appena dedicate « Se tu sei il famoso saggio che tutti citano, vieni qui e sistemiamo la faccenda una volta per tutte. » lo invitò, ironica, ora, ma non più aggressiva « Perché francamente ne ho le scatole piede della tua saggezza spicciola… »
« Sei come un cucciolo irrequieto, desideroso di mostrarsi adulto ma ancora privo dell'esperienza, e della maturità, utili per poter dichiarare d'esserlo. » replicò l'altro, per nulla disturbato dalle sue parole, e pur ancora celato da qualche parte nel bosco « Smettila di guaire se vuoi imparare ad abbaiare. »
« D'accordo. » asserì Guerra, ormai fortunatamente di nuovo padrona di sé ove, in caso contrario, troppo semplice sarebbe stato perdere il controllo nel confronto con quel tizio « Io ora ho da fare. Devo accoppare due babuneko e devo andare a risollevare gli animi in un villaggio che ha, realmente, rinunciato a sperare. » elencò, a presentare quanto avrebbe affrontato nell'immediato futuro « Poi, quando avrò finito tutto, ti prometto che tornerò da tè e inizierò a disboscare questa intera area pur di farti comparire e di chiarirti un paio di cosette a mio riguardo… »

Fu proprio allora, tuttavia, che in contrasto a ogni attesa della mercenaria, il suo interlocutore si palesò innanzi al suo sguardo, atterrando, letteralmente, dopo un lungo volo che dall'alto di alberi secolari, lo vide raggiungere il suolo con la delicatezza e l'eleganza di un cigno. E colui che aveva catalogato quale il vecchio saggio da lei già tutt'altro che apprezzato, si rivelò essere decisamente più… giovane.
Con poco più di quattro lustri sulle spalle, non cinque di certo, né tantomeno dieci qual lei, il nuovo giunto si presentò quale un qualunque giovane uomo di Hyn, con fisico asciutto e muscolatura atletica. La sua nuca, che ella non poté subito scorgere a causa della presenza di un largo cappello di paglia di forma vagamente conica sopra la medesima, e da lì discendente sin quasi a coprire il naso, era quasi completamente rasata, con cortissimi capelli che lì presentavano un vago senso di ombreggiatura. Gli occhi, per quanto in penombra, risultavano di un color verde intenso, simile alla giada, mentre la bocca offriva le classiche labbra sottili secondo i canoni locali. Il corpo, completamente glabro, era rivestito da una veste bianca, una sorta di tunica, al di sopra della quale appariva un'ulteriore vestiario, apparentemente una bizzarra coperta legata al di sopra della spalla destra e ricadente a circondare il fianco sinistro: tale abbinamento, tuttavia, rese immediatamente trasparente il ruolo dell'uomo qual quello di un monaco, e di una scuola precisa, definita dalla combinazione del colore di quella coperta con quello della tunica, che tuttavia Guerra non seppe decodificare. A completare l'immagine da lui presentata, infine, erano due semplici calzari ai suoi piedi, sandali legati attorno alle caviglie per una maggiore comodità; e un lungo bastone di bambù, un albero autoctono di Hyn e impiegato in moltissime applicazioni diverse, comprendenti, come in quel caso, un semplice bastone da passeggio e, al contempo, una temibile arma.

« Dicevi? » domandò con assoluta quiete il monaco, rivolgendosi alla propria controparte e invitandola a ripetere le minacce appena scandite.
« Se pensi che quella tua tunica mi possa incutere timore, sappi che la maggior parte dei figli d'un cane che ho combattuto nella mia vita sono partiti da ruoli simili al tu… » tentò di scandire, a non rinnegare le parole precedenti, senza, tuttavia, essere posta nelle condizioni di terminare la propria affermazione.

Prima che ella potesse avere modo, infatti, di terminare la frase in corso, la mancina del monaco, libera dalla presenza del bastone, saettò con velocità impressionante, tanto da apparire quasi indistinguibile, e, con la punta delle proprie dita, colpì in rapida successione cinque diversi punti del torace della donna, fra la gola e lo sterno. Un movimento che avrebbe potuto essere interpretato quale un attacco e che, in verità, tale fu, sebbene le sue conseguenze non videro Guerra contorcersi per il dolore o qualcos'altro simile: semplicemente, così come ella un attimo prima stava parlando, lasciando emergere suoni dalla sua gola, un attimo dopo si trovò semplicemente a muovere le labbra, improvvisamente divenute afone.

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