Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

mercoledì 9 maggio 2012

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« N
o di certo. » negò Yu-Hine, con maggiore serietà di quanto non sarebbe stata necessaria in quel momento « Al contrario, è comune auspicio che a essere squartati saranno i bakeneko. Qual giusta condanna per le tre vittime iniziali e per tutte quelle che, da quel giorno, aggiunsero al conteggio totale. »
« E' facilmente intuibile come queste due creature, ammesso che siano effettivamente i mostri da te ora illustrati, non si siano poi allontanati così tanto dal vostro villaggio… anzi. » suggerì la donna, dando voce a quanto retorico e, in ciò, invitando il resoconto a proseguire in quella direzione, senza ulteriori digressioni.
« Infatti. » confermò l'uomo « Fuggiti dalla locanda, i due non hanno semplicemente trovato naturale rifugio nelle foreste qui vicino, ma si sono lì stabiliti, non allontanandosi da noi e, anzi, imponendoci un feroce assedio nell'ipotetica, ma non per questo infondata, volontà di distruggerci completamente, divorarci tutti quanti… uno a uno. »
« Da questo deriva la lunga sequela di miei predecessori alla quale hai offerto riferimento pocanzi?! » questionò la mercenaria, aggrottando la fronte « Le dozzine di guerrieri che questa coppia di gatti troppo cresciuti avrebbero ucciso? »
« Precisamente. » annuì l'altro, tutt'altro che entusiasta a dover offrire una tanto macabra conferma « Già molti hanno accettato l'incarico che sto per offrirti, prima di te, ma alcuno di loro è mai tornato indietro. Dopotutto, se un solo bakeneko ha da considerarsi avversario temibile, e forse persino impossibile da vincere; due bakeneko debbono essere riconosciuti non qual sfida quanto qual semplice follia. »

Un ritornello, quello così appena citato dal proprio anfitrione, che all'attenzione di Guerra non apparve qual nuovo, qual inedito, essendo, praticamente, l'inevitabile sunto di una vita intera trascorsa in lotta contro antagonisti sempre più improbabili, e quasi tutti considerati immortali o invincibili.
Ciò nonostante, una minima, quasi obliabile, parte degli stessi avrebbe dovuto essere effettivamente ricordato qual tale, mentre nella maggior parte dei casi la loro fama avrebbe dovuto essere riconosciuta qual eccessivamente generosa. Non che, tuttavia, tanto gli uni, quanto gli altri, potessero essere minimizzati a esperienza priva di valore, o, peggio, priva di rischi e di rischi mortali: oggi avversario, immortale o no, invincibile o no, era stato per lei una battaglia combattuta sino allo strenuo delle energie, nel confronto con le quali ella era riuscita a dimostrarsi vittoriosa solo in grazia a una mirabile combinazione di intelligenza e di forza, di agilità e di astuzia, tale da permetterle di salvare la propria candida pelle anche ove chiunque l'avrebbe potuta considerare qual già spacciata, privata d'ogni domani.

« Ho già affrontato molteplici creature in passato e, da allora, per quanto possa essere invecchiata, ho anche maturato esperienza e ottenuto nuovi… aiuti, benefici. » commentò ella, per tutta risposta, in particolare riferimento, con l'ultimo accenno, al proprio braccio destro, ben diverso da quello posseduto un tempo e, soprattutto, capace di conferirle una forza che in passato non avrebbe mai potuto neppure immaginare « Non vorrei apparire qual eccessivamente fiduciosa, ma ritengo di poter riuscire là dove altri non hanno avuto successo… »
« Voglio sperarlo. Sebbene, dopo tanti fallimenti, anche la speranza appaia qual una virtù lontana. » sospirò l'anziano guerriero, carico di rammarico per la propria evidente impotenza, per la propria palese impossibilità a intervenire direttamente in contrasto a mostri che, forse, se animato dall'energia di una gioventù ormai perduta, avrebbe affrontato senza timore alcuno, senza minima remora, desideroso di difendere la propria gente e, ancor più, il proprio onore.
« Fatemi capire… » intervenne la donna, lasciando trasparire un tono di leggerezza nelle proprie parole, probabilmente desiderose di stemperare un clima altrimenti divenuto troppo cupo « Il vostro saggio non si è mai espresso in merito alla speranza?! » sorrise, non desiderosa di porre in dubbio la saggezza propria di quell'intero continente, attraverso tali citazioni dal sapor di proverbi, quanto e piuttosto di incitare il proprio ospite a dimostrare minore sconforto rispetto a quanto lì appena reso proprio.
« Oh… ma certo. » annuì per tutta risposta l'uomo, cogliendo le ragioni di lei e, in ciò, seguendo il giuoco per così come suggerito « Dice il saggio: "La speranza è come un albero da frutto: maggiori saranno le cure a esso dedicate, migliori saranno i frutti che ci saprà concedere per dissetare le nostre gole e saziare i nostri stomaci." » citò, scegliendo una fra le molte possibili alternative « O, ancora: "Con lo stesso amore con cui la rondine cura le proprie uova, in attesa della loro schiusa; così l'uomo deve accudire la speranza, affinché essa sia per lui ragione di vita e di immortalità." » proseguì, con una seconda citazione.
« D'accordo… d'accordo… » si arrese Guerra, levando le proprie mani per comunicare tale scelta « E' sufficiente così. O, quanto meno, spero che lo sia, per colui che a stento riesce ancora a intravedere la speranza. » ammiccò, lasciando al proprio interlocutore di intendere la verità dietro a tali parole, e, in ciò, il riferimento esplicito a lui stesso e alla sua apparente sfiducia nel futuro e in ciò che in esso sarebbe potuto essere loro offerto.
« Il tuo volto può essere quello di una straniera, ma il tuo cuore e la tua mente si dimostrano essere quelli di un Dragone, degno erede dell'antico e nobile regno che in queste terre estendeva il proprio dominio. » si complimentò Yu-Hine, dimostrando quanto quell'asserzione non lo avesse né offeso né turbato, ma, anzi, lo avesse compiaciuto, nel riflettere le stesse importanti parole da lui scandite quale naturale risposta alla mancanza di fiducia nella speranza da lui dimostrata « Complimenti, nobile Guerra. O qualunque sia il tuo vero nome… »

Solo qual palese, dopotutto, avrebbe potuto essere riconosciuto il fatto che ella aveva preferito offrire un nome fittizio in luogo al proprio vero nome, che mai avrebbe potuto essere quello di Guerra, per quanto più che indicato al soggetto in questione per quanto aveva già dimostrato di saper compiere, oltre che per il proprio evidente aspetto fisico. E per tal ovvia evidenza, né da Yu-Hine, né di conseguenza da alcun altro in tutto il villaggio, avrebbero potuto sorgere ragioni di dubbio o di sospetto verso di lei: se ella si fosse dimostrata donna d'onore, fiero guerriero errante e non indegno ronin in cerca di una vana occasione di riscatto, egli, e chiunque altro insieme a lui, sarebbe stato ben lieto di ringraziarla e di renderle il giusto tributo, sia in termini di denaro, sia in termini d'onore.
Sotto tal aspetto, la donna non avrebbe potuto riconoscere lì in Hyn particolari differenze nel confronto con il resto del mondo conosciuto, laddove, seppur con nomi diversi, con termini diversi, primo fra tutti quello di "onore", tanto in quelle terre quanto in ogni altra da lei girata il vero nucleo di ogni questione avrebbe potuto ricondursi, banalmente, alla convenienza personale. Ove Yu-Hine, o chiunque nel villaggio, avesse avuto ragione di cercare il suo aiuto, il suo supporto, più che accetto sarebbe stato quel nome fittizio, così come qualunque altro. Al contrario, però, l'evidenza di una tale mistificazione avrebbe condotto solo a diffidare di lei, qual della peggiore fra tutte le piaghe immaginabili.

« Spero che il nome con il quale mi sono presentata non sia per te, o per altri, motivo di una qualunque questione, tale da negarmi la possibilità di concorrere alla salvezza di questo villaggio, e dei suoi abitanti, con tutte le mie forze e con tutta la mia abilità… » commentò ella, maliziosa e desiderosa di ricevere una chiara conferma sulla correttezza delle proprie riflessioni.
« Assolutamente. » negò l'uomo, reagendo come previsto « Non sta a me, o ad altri, le ragioni che ti hanno condotta ad assumere questo nome, siano esse riconducibili a un voto, siano essere semplice capriccio. »
« Ti ringrazio… » chinò ella il capo, in segno di approvazione per le sue parole « Ma a dimostrare quanto, da parte mia, non vi sia volontà d'inganno, ti prometto che nel momento in cui tornerò con le teste di coloro che vi hanno causato tanto disagio, rivelerò a tutti voi il mio vero nome. » affermò, con fermezza tale da non lasciar spazio a ulteriori commenti « E questo significa, ovviamente, che accetto la missione. » concluse, strizzando l'occhio sinistro, in segno di complicità… o almeno tale nelle terre dalle quali proveniva.

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