Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 5 maggio 2012

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L'
uomo sembrò quasi materializzarsi innanzi a lei, tanto rapido fu il suo movimento. E i suoi due pugni sembrarono moltiplicarsi in quattro, otto, sedici, trentadue… e ancora di più, superando abbondantemente le cento unità, tanto rapidi si presentarono i suoi attacchi contro di lei. Chiunque fosse in grado di muoversi così velocemente, di scagliare così tanti attacchi in un lasso di tempo tanto breve, non avrebbe mai potuto essere facilmente minimizzato al rango di semplice avversario, di banale incidente di percorso, una comune perdita di tempo senza alcuna ragion d'essere: dove anche, infatti, Guerra avrebbe potuto definirsi più che abituata a un certo genere di sfide senza alcuna reale ragion d'essere, come tante, anche troppe, ne aveva già affrontate in patria, raramente, per non dire semplicemente mai, alcuna fra tali eventualità le aveva mai offerto un qualche motivo di impegno, qual, altresì, quello le stava seriamente e indiscutibilmente richiedendo… addirittura pretendendo.
Ancora una volta la mercenaria si concentrò oltre misura nella speranza di riuscire a contrastare tanta offesa nei propri riguardi e, senza tentare vane evasioni, così come già prima dimostrato, ella tentò di parare quanto più colpi possibili. Colpi che, in un'ampia maggioranza dei casi giunsero a compimento, arrivando a colpirla con una violenza ancor non conosciuta e innanzi alla quale, tuttavia, ella non volle retrocedere, né volle concedersi possibilità di sconforto. E se molti, troppi furono i pugni che tempestarono il suo addome, i suoi seni e il suo volto, una minima, ma non indifferente parte riuscirono a essere deviati o arrestati dalle sue braccia, mossesi con maggiore destrezza di quanto già pocanzi non avessero avuto occasione di compiere. Alcuno sforzo, alcun impegno, tuttavia e suo malgrado, poté impedire a Yu-Lohn di approfittare della distrazione della propria avversaria, o, per maggior precisione, della sua assoluta concentrazione in una sola direzione, per sferrare un nuovo, potentissimo calcio contro il ventre di lei, proiettandola all'indietro con così tanta energia da imporre, ai suoi talloni e ai suoi piedi, la creazione di due profondi solchi nella terra sotto di lei, atti a marcare quell'ennesimo fallimento, quel nuovo, doloroso colpo portato a segno.

« Dice il saggio: "Non permettere a un singolo pesce di rapire la tua attenzione al punto tale da ignorare l'ondata di piena che ti sta per investire." » commentò l'uomo, sorridendo divertito per la propria facile predominazione sull'avversaria.
« Appena avrò finito con te, giuro sulla mia amatissima Thyres che cercherò questo saggio tanto caro a voi del regno del Dragone, e gli spezzerò le gambe. » replicò la donna, sibilando tali parole fra denti mantenuti stretti, per un istante ancora vittima della propria stessa ira, in un comportamento a dir poco bipolare, schizofrenico, qual solo sarebbe potuto essere definito quello che, un semplice istante dopo la vide recuperare freddezza e serenità e invocare un nuovo attacco da parte dell'antagonista « Avanti. Ancora una volta! » lo incitò, desiderosa di riuscire a migliorarsi ancora, di riuscire a superare quel contadino troppo arrogante e di recuperare, in ciò, la propria dignità ora messa a dura prova.

E Yu-Lohn non si fece attendere, nuovamente saltando verso di lei ma, in tale occasione, lasciando al proprio piede sinistro l'occasione di un affondo verso di lei, quasi fosse una spada, oppure una lancia, proiettata verso le sue carni. Un gesto audace, e sicuramente elegante, che tuttavia peccò apparentemente di semplicità nella propria esecuzione tanto da permettere alla mercenaria di seguire le sue mosse e di porvi un freno, nel bloccare l'affondo del suo piede con entrambe le mani e, in tal modo, nell'afferrarlo con fermezza, in uno sviluppo, però, tutt'altro che inatteso. Non appena ella ebbe chiuso le proprie mani attorno al suo piede, infatti, egli ruotò con decisione sul proprio asse, e all'interno di quella morsa, quanto sufficiente per permettere al proprio piede destro di porsi in posizione utile a raggiungere il suo volto e, in questo, riservarsi l'occasione di iniziare a schiaffeggiarla, in colpi sempre più violenti, soprattutto quando impostile dal lato della suola di legno.
Nel momento stesso, comunque, in cui ella fu in grado di recuperare consapevolezza sul mondo a sé circostante, giustamente sorpresa, e intontita dall'attacco offertole, affidando il piede sinistro dell'uomo solo alla propria destra in freddo metallo, mosse la sinistra a bloccare, e afferrare, anche il piede destro dell'uomo. Solo allora, pur forzatamente in conseguenza al troppo dolore imposto persino al proprio volto, ella non mancò di offrire alla propria preda un sorriso sornione, con il quale salutarlo prima di farlo roteare attorno a sé, con l'impeto di un gorgo, e slanciarlo con una minima parte della forza per lei possibile, con solo un aiuto minimale concessole dall'idrargirio, in alto nel cielo e, in particolare, verso quello stesso tetto sul quel egli era voluto già una volta ergersi, e sul quale, ora, venne scaraventato come un inutile, e inanimato, sacco di patate.

« Vola, colombella. » lo schernì, ridendo a denti stretti, ben lontana dal potersi definire compiaciuta per quanto pur concessogli, per la libertà che l'altro era riuscito a riservarsi verso di lei, e che, se solo non avesse dovuto, per sua intercessione, giungere allo zio, sarebbe stata ben felice di fargli severamente pagare « Vola alto nel cielo. E non provare a mettere nuovamente piede a terra, o sarò io, ora, a cambiarti i connotati… » ringhiò, desiderosa di concedersi fredda e distaccata e, ciò nonostante, incapace a trattenere una forse giusta, e legittima, rabbia per quanto accaduto.
« E' stato solo un colpo fortunato… » tentò di minimizzare Yu-Lohn, rialzandosi a fatica sull'alto del tetto e dimostrando, in tal senso, di essere meno capace rispetto alla propria controparte di resistere alle offensive, di incassare gli attacchi rivoltigli « Non si ripeterà! » gridò, carico di orgoglio e desideroso di riscatto, prima di saltare verso di lei dall'alto del tetto.

Ancora un movimento incredibilmente rapido, il suo, che Guerra non fu in grado di seguire e di contenere e che, per questo, lo vide giungere a menare un violento calcio, da basso in alto, contro il mento di lei, rivoltandola letteralmente sul posto, tanta la forza posta in simile atto. Energia che, comunque, ella si dimostrò ancora una volta in grado di contenere, di sopportare, evidentemente formata dai troppi anni di battaglie e di epiche imprese alle proprie spalle, e che, in ciò, ebbe solo ragione di giustificare un'adeguata risposta da parte sua. Risposta, quindi, che si concretizzò in un rapido recupero del controllo sul proprio corpo e sulla propria posizione nel tempo e nello spazio, e che la vide appoggiare saldamente i piedi a terra al termine della capriola impostale solo per avere un saldo punto d'appoggio a menare un violento pugno contro il punto d'unione fra mento e collo dell'uomo.
Un colpo micidiale, quello che non ebbe remore a porre in essere, e che, se solo avesse deciso di condurlo con la propria mano destra, e con il proprio braccio destro a essa connesso, avrebbe sicuramente veduto la testa di Yu-Lohn deflagrare quale un melone troppo maturo, spargendo ossa, sangue e cervello attorno a sé; ma che, ove condotto dalla sua mano sinistra, restituì, semplicemente, quanto subito con i dovuti interessi, e lo vide, per un istante, abbandonare il naturale contatto con il suolo nell'ubbidire all'impeto di lei. E se il calcio da lei subito, l'ultimo di una lunga serie di attacchi, non era valso a costringerla alla resa, giustificando semplicemente nuove ragioni di conflitto; il pugno che ella gli dedicò vide l'uomo perdere completamente cognizione della realtà insieme, manco a dirlo, a un paio di denti, che volarono in aria ancor più in alto rispetto a quanto egli non si concesse di compiere, prima di ricadere a terra.

« E ringrazia che non te lo abbia piazzato sotto al mento! » commentò ella, storcendo le labbra verso il basso e rivolgendosi, in ciò, a chi ormai impossibilitato a udirla, già privo di sensi « Perché in caso contrario di avrei rifatto completamente il profilo… e nessuna protesi avrebbe potuto rimpiazzare quanto perduto! » asserì, evidentemente riferendosi ai denti, se non all'intera sua mandibola.
« Thyres… » sospirò poi, lasciandosi sedere a terra « Ho affrontato di tutto in questo dannato mondo e anche al di fuori di esso… ma credo proprio che non riuscirò mai ad accettare di buon grado queste dannate arti marziali. » concluse, gettando il capo all'indietro e chiudendo gli occhi, per godere della luce del sole e tentare, in esso, di rigenerarsi, di ritrovare energie e salute, per quanto ovviamente fosse possibile ciò solo a livello psicologico.

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