Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

lunedì 30 aprile 2012

1563


C
ome per molti ronin, o, quantomeno, per quelli non sì crudeli dall'ammazzare un'intera famiglia per prendere possesso della loro dimora; nell'assenza di interesse da parte dei locandieri dei piccoli villaggi a ospitare potenziali latori di guai, la straniera, mercenaria presentatasi con il nome di Guerra, dovette accontentarsi di trovare alloggio sotto una tettoia, sovrastata dalle infinite stelle del firmamento.
Un incomodo che, così come da parte dei ronin, anche da lei venne affrontato senza il benché minimo cenno di sofferenza o patimento, a dimostrazione di come, quella, non avesse da riconoscersi qual la sua prima notte trascorsa fra la terra e il cielo. Addirittura, quasi a dimostrazione di quanto, tutto quello, non l'avesse fisicamente offesa; al sorgere del nuovo sole, nel mentre in cui i contadini lasciavano le loro case per dirigersi verso i campi, ella si impegnò nel bel mezzo della pubblica via in una serie di esercizi, affrontati con assoluta dedizione e concentrazione, e utili non tanto a palesare il proprio perfetto stato fisico, la propria apprezzabile elasticità e agilità nonostante una notevole età, quanto e soprattutto a imporre al proprio stesso corpo un necessario risveglio, ai propri muscoli una inappellabile ripresa della loro consueta operatività, per assicurarle il vigore e le capacità indispensabili a un qualunque guerriero, mercenario o no che egli o ella volesse offrirsi, avesse desiderio a dichiararsi essere.
In verità, malgrado una tale primaria utilità, e di conseguenza ragione, d'esercizio, tanto impegno non poté ovviare a incuriosire, prima, e appassionare, poi, tutti coloro che di lì passarono, innanzitutto uomini, più che interessati a poter osservare una bizzarra, ma anche innegabilmente sensuale, bellezza, impegnata con reale dedizione in movimenti ritmici e ripetuti, atti a tendere e distendere la sua muscolatura, indossando, per l'occasione, solo i pantaloni e la fascia attorno ai seni, indispensabile a mantenere un pur minimo decoro, per rispettare un senso del pudore che già, con così tanta esibizione, stava ponendo a dura prova. E in tutto ciò, ella poté constatare, per l'ennesima volta, come anche in Hyn, al pari delle proprie terre d'origine, il senso del pudore che in troppi andavano vantando ad alta voce, troppo facilmente si sarebbe potuto scontrare con la possibilità di spingere il proprio sguardo a tentare di cogliere quanto altresì non sarebbe potuto essere colto, in una perversione, in effetti, persino maggiore di quanto mai non sarebbe potuta essere quella propria di chi, altresì, dichiaratamente interessato a ricercarlo. Perché se il suo corpo, così estraneo a quelle terre, invecchiato dal suo quasi mezzo secolo di vita, e pur perfettamente mantenuto nella propria forma, era in grado di attrarre con tanta facilità l'interesse di molteplici osservatori, allora tanta ricerca di contegno avrebbe dovuto essere riconosciuta qual mera ipocrisia, atta a soffocare quei propri istinti in accettati ma, non per questo, realmente repressi e, anzi, troppo spesso pronti a esplodere in maniera violenta alla benché minima, e involontaria, provocazione.
Con le braccia tese sopra la testa a mantenere la schiena più dritta possibile, e con le gambe larghe tali da ben ancorarla al suolo, ella piegava il busto in avanti fino a porlo parallelo al terreno, poi lo risollevava, e poi ancora lo piegava a destra, e poi a sinistra, ricominciando tutto da capo per più e più volte. Con la gamba destra sollevata e mantenuta dalle mani a poggiare il ginocchio contro il proprio prosperoso petto, ella si abbassava e si rialzava più volte dal suolo, mantenendosi in perfetto equilibrio sulla sola gamba sinistra, e, dopo diverse flessioni in tal senso, cambiando arto e ripetendo tutto in egual misura. Con le mani appoggiate al suolo, e il corpo perpendicolare sopra le medesime a puntare i piedi verso il cielo, ella piegava e distendeva le braccia, in movimenti lenti, a porre sotto massimo sforzo il proprio unico braccio in carne e ossa al pari dell'arto in metallo, vedendo sul primo i muscoli gonfiarsi e sgonfiarsi a ogni movimento, e sul secondo un incomprensibile e pur parallelo movimento avvenire in grazia di quella medesima, impiegabile mobilità della quale, comunque, il suo gomito, il suo polso e ogni dito era in grado di agire nonostante l'assenza di evidenti articolazioni. E ancora salti, flessioni e piegamenti, capriole e distensioni muscolari caratterizzarono quell'ora così da lei dedicata a simile attività, prima che, riprendendo le proprie vesti e, soprattutto, la propria spada, ella facesse ritorno alla locanda, in cerca di un pasto per nutrire il proprio corpo in tal modo completamente risvegliato.
Una conclusione inattesa, e pur non imprevedibile, quella dei suoi esercizi, del suo allenamento, che trovò sin troppi animi delusi da ciò. Quelli, per lo meno, di coloro che lì sopraggiunti con minore tempestività di altri, poterono apprezzare le sue evoluzioni per troppo poco tempo, non avendo modo, evidentemente, di soddisfare tutte le proprie fantasie.

« Onorevole straniera. » commentò sottovoce la moglie del locandiere nel servirla al proprio tavolo « Quanto hai compiuto sino a pocanzi, là fuori, è stato estremamente sconveniente per il tuo onore. Il tuo abbigliamento, in particolare, non è conveniente per una donna. Non quando indossato, tantomeno quando non indossato. » tentò di spiegarle, non a titolo di rimprovero, quanto più a titolo di informazione e di allarme, a non permetterle di farsi trovare impreparata innanzi a possibili, reali rimproveri.
« Oh… non ti preoccupare per questo. » sorrise Guerra, minimizzando l'accaduto e le parole di avvertimento a lei offerte « Ho lasciato così tanti cuori infranti là fuori che, a dire il vero, credo di correre solo il pericolo di ritrovarmi un qualche non desiderato corteggiatore… » ridacchiò, sollevando e abbassando le spalle « Sai. Alla mia età non vedo assolutamente ragione di lasciarmi invischiare in qualche nuovo pasticcio sentimentale, non qui, non altrove. »
« Dice il saggio: "La luna è priva di significato senza il sole a offrirle la luce dei propri raggi." » osservò la donna, non fanciulla ma comunque più giovane della straniera « Non temi una vita caratterizzata dalle tenebre del novilunio? »
« E' nel temere le tenebre del novilunio che hai accettato quell'orrore?! » domandò, con voce moderata, e tono serio, quasi contrito, la mercenaria, indicando con lo sguardo i piedi di lei, inconcepibilmente definibili qual tali nel presentarsi non più grandi del pomello al termine dell'impugnatura della propria spada « Con rispetto parlando, s'intonsa. » soggiunse
« S'intende. » la corresse con delicatezza la moglie del locandiere, per quanto, invero, decisamente turbata dal modo di parlare così volgare della straniera, incapace ad apprezzare i suoi sforzi, le sue fatiche e, soprattutto, il suo dolore e i pericoli da lei corsi, per riuscire a ottenere due apprezzabili, e sensuali, almeno nei canoni propri del regno del Dragone, piedini, verso i quali l'altra avrebbe dovuto provare solo invidia, considerando i propri enormi piedi.
« S'intende. » si corresse Guerra, non insistendo ulteriormente nella propria domanda ove trasparente avrebbe dovuto considerarsi la difficoltà da parte della propria interlocutrice di comprendere il suo pensiero e, con esso, la posizione in contrasto al loto d'oro appena espressa.
« Onorevole straniera. » riprese voce, sempre sussurrando, e pur ora parlando in grazia a un evidente sforzo di volontà « Agendo come tu stai agendo, vestendoti come tu stai vestendoti, e vantando piedi quali i tuoi, nel migliore dei casi, non attrarrà mai l'interesse romantico di un corteggiatore, ma solo quello lussurioso di un cliente. E, a quanto hai dichiarato, non è tuo interesse svolgere attività di prostituta. »
« No. Non lo è. Ma non lo è neppure quello di trascorrere il resto della mia vita impossibilitata a uscire di casa perché privata della possibilità di camminare in maniera confortevole. » dichiarò la straniera, nulla tentando di negare della propria già espressa volgarità.

Se c'era qualcosa che Guerra, in tutta la sua vita, non aveva mai sopportato, questa avrebbe dovuto essere riconosciuta l'assenza di brama di emancipazione da parte delle donne: non di una donna in particolare, ma di qualsiasi donna esistente al mondo.
Perché, sebbene in pochi, rari e meravigliosi esempi, in qualche adorabile regno, in qualche meravigliosa civiltà vi era eguale dignità fra uomini e donne, con rapporti basati su reciproca stima e rispetto, nella maggior parte del mondo conosciuto, ella aveva incontrato tradizioni e culture solo atte a reprimere la donna, la sua dignità e il suo valore. E se già il burqa di y'shalfica memoria era stato per lei a dir poco nauseante, da vedere e ancor peggio da provare, l'idea intrinseca nel concetto di loto d'oro era per lei nulla di meno di un'inaccettabile aberrazione… una blasfemia.

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