Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 20 aprile 2012

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« Mi fa piacere che qualcuno ricordi ancora questo simpatico soprannome… » ironizzò la mercenaria, qual reazione agli insulti dell'altra « Avevo iniziato a temere che dopo gli eventi dell'altro giorno, nessuno avrebbe ripreso a chiamarmi così… e sarebbe stato quasi spiacevole. » suggerì, sorridendo divertita nel mentre in cui, commettendo quello che per un istante ritenni qual un eccesso di fiducia, abbassò la spada e il braccio, liberando la propria interlocutrice da quella situazione di stallo.

Non per retrocedere, tuttavia, l'altra sembrò interessata a sfruttare l'occasione rivoltale, quanto, ancora una volta, per offendere colei evidentemente inquadrata qual propria antagonista. Se, infatti, per un primo istante la prostituta sembrò veramente intenzionata a recuperare la propria posizione iniziale; un attimo dopo ella tentò nuovamente di fiondarsi verso Midda, da una distanza e con una velocità tali che un mio intervento, fosse anche solo per afferrarla e sollevarla letteralmente dal tavolo e da terra, avrebbe comportato più rischi che vantaggi per la mia compagna.
A prescindere dal mio intervento, o meno, comunque, la Figlia di Marr'Mahew non sembrò particolarmente sorpresa dal nuovo attacco, al quale rispose ancora con apparente indifferenza, e pur con una velocità di esecuzione ancor maggiore della precedente. In questa occasione, la destra non si impegnò, meramente, a deviare con delicatezza il moto del pugnale dalla traiettoria iniziale; ma colpì la mano della giovane sua avversaria con energia tale da non romperle, dolorosamente, le ossa e pur da costringerla a lasciare la presa sulla propria arma, che ricadde senza eleganza alcuna sul pavimento accanto a me, senza ancor il benché minimo interesse da parte degli altri avventori della taverna. E la mancina della mia compagna, come già pocanzi, tornò all'impugnatura della spada bastarda, e la sollevò, nuovamente, quanto sufficiente per adagiarla sul collo della propria preda, supposta predatrice.

« Se vuoi possiamo continuare così tutto il giorno… » confermò la donna guerriero, dimostrandosi sempre più divertita dai vani tentativi della propria avversaria a suo discapito « Ti posso assicurare che dopo due caldi bagni e una giornata intera di sonno in un letto finalmente degno di essere definito qual tale, mi posso considerare completamente ritemprata da tutto ciò che è accaduto negli ultimi mesi. E, in ciò, non ho alcun problema a star dietro a ogni tuo stolido tentativo di farmi la pelle. »
« Cagna… » sussurrò, quasi sbuffò, la giovane donna, accettando ora di tornare realmente a sedere, sebbene, forse sopravvalutandola, io stesso fossi certo che quel pugnale non avrebbe dovuto considerarsi qual la sua unica risorsa offensiva… non, quanto meno, in attesa dell'arrivo della Figlia di Marr'Mahew al proprio tavolo.
« E' sufficiente così. » asserì l'altra, tornando ad appoggiare la spada sul tavolo e poi sollevando la mancina a supportare le proprie parole, facendo gesto di non proseguire oltre con gli insulti « I primi te li ho concessi gratuitamente, ma ognuno dei prossimi avrà il suo prezzo. » sottolineò, qual giusto avvertimento verso la controparte.

E Saha, carica di trasparente ostilità, ma non stupida, colse l'invito rivoltole e accettò di tacere, di non insistere ulteriormente con le proprie offese, quanto meno nel desiderio di non suscitare ritorsioni da parte di chi già dimostratasi più che efficiente.
Le parole scandite da Midda, invero, non avrebbero potuto essere riconosciute qual semplicemente fini a se stesse, dal momento in cui ella aveva effettivamente riposato per oltre una giornata intera, chiusasi all'interno delle stanze progettate per sé e per il proprio compagno, Be'Sihl, la mattina successiva alla vittoria contro i mahkra e da lì fuoriuscita solo poche ore prima di quell'incontro. Del resto, la sua stanchezza, più di quella di chiunque altro, anche della mia, avrebbe dovuto essere considerata qual giustificata da tutto ciò che ella aveva vissuto nel corso di quegli ultimi mesi appena citati: la cattura da parte di Nissa; la prigionia all'interno della Mera Namile, sua nave; e, poi, la lunga traversata dell'intera Tranith, da sud a nord e da ovest a est, prima alla ricerca di Howe, Be'Wahr e Seem, poi per la riconquista del flagello e, allora, del pastorale. Una serie di eventi a dir poco stremanti, in particolare i primi, che non avrebbero potuto accettare l'ipotesi di una ripresa tanto rapida, e che pur, trattandosi di lei e non di altri, avrebbe potuto anche essere accolta per vera, non più incredibile rispetto ad altri straordinari risultati da lei conseguiti in quegli stessi ultimi mesi. E dove neppur io mi sarei potuto dire in grado di comprendere quanta energia, effettivamente, ella avesse riguadagnato in quel giorno di riposo; impossibile sarebbe stato per Saha porre in dubbio quella dichiarazione, rifiutando di credere che chi aveva sconfitto i mahkra assedianti Kriarya, ora, non potesse essere in grado di farle pagare amaramente il prezzo della propria ostinazione.

« Puoi anche aver salvato Kriarya da quest'ultima minaccia… » premesse la giovane, ritrovando voce apparentemente con maggiore serenità « … ma ciò non cancella gli eventi della piana di Kruth, e tutti i suoi morti, tutti i valenti guerrieri che solo a te debbono la loro amara sconfitta. Fra i quali mio padre! » definì, cercando di trattenere l'impeto della propria ira, legittima o no che fosse.
« Tuo padre era un mercenario. Come tutti coloro lì presenti accanto a me. » sottolineò la mercenaria, con assoluta tranquillità « E come tutti coloro lì presenti accanto a me, ha deciso da solo il proprio destino. »
« Non è vero! » tentò di obiettare l'altra.
« Tuo padre ha deciso da solo il proprio destino in due momenti diversi… » riprese e proseguì la mia compagna, indifferente all'opposizione rivoltale « Innanzitutto quando ha accettato l'incarico in quella battaglia. E in secondo luogo quando ha rifiutato di ritrarsi malgrado il mio invito in tal senso. »
« Continui a insistere su questa versione, malgrado tu sappia che non è vero quanto stai dicendo! » sancì la prostituta, storcendo le labbra verso il basso.
« E tu continui a insistere nella tua visione dei fatti, malgrado tu non fossi lì e, in fondo, tu sia consapevole del fatto che io non sto mentendo. » negò la donna guerriero, scuotendo appena il capo.

Un lungo istante di silenzio riflessivo calò fra le due donne, nel mentre in cui, umanamente, il mio sguardo non poté che ritornare a contemplare quella giovane dalle forme tanto prosperose, capace, nel proprio aspetto, di stuzzicare le mie fantasie al pari di quelle di qualunque altro uomo, probabilmente.
Per un istante, con non poca arroganza, fui dominato dal desiderio di domandarle il perché avesse scelto una professione qual la sua, il perché non volesse cercare un altro stile di vita, magari fuggendo da Kriarya insieme a me. Ma dopo aver formulato tal pensiero mi resi conto di come la mia valutazione a suo riguardo, il mio giudizio su di lei, non avrebbe dovuto essere considerato diverso rispetto a quello di un qualunque altro suo cliente, eccitato alla visione di quel corpo e desideroso, in ciò, di possederlo, quasi fosse un oggetto e non una persona. Rimproverandomi per ciò, ma non escludendo l'eventualità di investire qualche risparmio per verificare la sua professionalità, tornai a rivolgere lo sguardo a Midda, in attesa di una qualunque ripresa di parola, e in ciò, di confronto.

« Quindi…?! » prese voce Saha, non riuscendo, chiaramente, a interpretare lo scopo ultimo di quella laconica parentesi.
« Dimmelo tu. » invitò la mercenaria, sollevando e riabbassando le spalle, a dimostrare la propria più assoluta indifferenza a tal riguardo « Cosa pensi di fare, ora? Cercherai, insistentemente, di uccidermi fino a quando non finirai per essere uccisa… oppure vivrai per il resto della tua vita rimproverandoti di non essere riuscita a farmi la pelle quando pensavi di averne l'opportunità?! »
« Un'altra opportunità…?! » domandò la prima, con tono quasi scherzoso, evidentemente non stuzzicata da alcuna delle due possibilità appena enunciate, dimostrando, in tal senso, un raziocinio maggiore rispetto a quello che non avrebbe potuto vantare pocanzi, nei suoi vani tentativi di assassinio della Figlia di Marr'Mahew.

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