Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 16 aprile 2012

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« S
ì, mia signora! » risposi, offrendo un ultimo sguardo nella sua direzione e, subito dopo, distraendomi da lei, nella speranza di riuscire a cogliere, nelle vicinanze, colei che ella mi aveva appena incaricato di uccidere e che, fosse stata l'ultima cosa che avrei fatto, così sarebbe stato.

Così nel mentre in cui numerose spade venivano arrestate dal suo destro, in nero metallo privato di ogni rosso riflesso da tutto quello che sullo stesso era stato riversato, e numerose gole venivano attentate dalla spada stretta nella sua mancina, proseguendo in quella battaglia apparentemente priva di possibilità di conclusione, e che pur, presto, molto presto, si sarebbe conclusa, nella morte di Midda, o nella strage dei suoi avversari, eventualità invero più probabile nel considerare, malgrado ogni loro preparazione all'arte della guerra, il ritmo con il quale sempre più corpi si stavano accumulando ai suoi piedi; il mio sguardo si obbligò a spaziare attorno a lei nella necessità di individuare il mio obiettivo. In tale ricerca, a essere onesti, mi venne concessa maggiore quiete di quanta non avrei mai potuto sperarne, dal momento in cui ogni forza lì presente sembrava essere concentrata sulla mia signora, senza concedersi il benché minimo interesse per me, evidentemente da tutti loro sottovalutato nella mia possibilità di danno, nella mia pericolosità a loro discapito, malgrado la splendida lancia da me stretta con vigore tale da sbiancarmi le nocche di entrambe le mani. Mio compito, in ciò, sarebbe stato così dimostrare a tutti loro, alla Progenie della Fenice e a chiunque altro loro pari, quanto minimizzare la mia pericolosità avrebbe dovuto essere riconosciuto quale un grave errore, un errore di quelli che, a ben vedere, non avrebbero ammesso alcuna possibilità di perdono.
Paradossalmente, malgrado il mio impegno a distrarmi dall'opera della mia signora, fu proprio un alto sprizzo di sangue, un getto violento e incontrollato conseguente a una nuova decapitazione, che mi indicò la giusta via, guidando il mio sguardo verso l'unico membro di quella strana setta mascherata non impegnato a tentare di uccidere colei eletta loro avversaria per una qualche non meglio precisata ragione. Al contrario, inginocchiato a terra di fronte a qualcosa che non riuscii meglio a riconoscere, sembrava intento in una qualche orazione, in una qualche preghiera, che, malgrado la mia scarsa confidenza con la stregoneria, non potei non considerare parte del rito utile a mantenere quelle creature sul nostro piano d'esistenza.
A quella distanza, in verità, avrei potuto tentare di gettare la lancia in mio possesso per trafiggerlo sul posto, essendo il mio avversario, un uomo, praticamente immobile, forse e persino a occhi chiusi, completamente isolato dal mondo a sé circostante, condizione nella quale solo sarebbe potuta essere considerata la sua serenità. Ciò nonostante, ove da troppo tempo non mi impegnato in una simile attività, ove poca confidenza avevo avuto modo di riservarmi con quel genere di arma e, soprattutto, con quella specifica arma, nella gestione della quale avrei potuto fallire clamorosamente, preferii evitare gesti inconsulti e, in ciò, sprecare in stolidamente la mia possibilità di compiere quanto assegnatomi. Ragione per la quale, inspirando profondamente quasi a caricarmi di energie, un istante dopo averlo individuato scattai rapido verso di lui, deciso a porre fine a tutto quello nei modi e nei tempi più rapidi possibili.

« Attento, Seem! »

L'avviso della mia signora, che pur sopraggiunse con l'intento di salvarmi la vita, risuonò nella mia mente quasi quanto un rimprovero, dal momento che, in quelle parole, ella mi volle porre in guardia dal pericolo che, disattento, avevo ignorato alle mie spalle, impegnato a guardarmi solo innanzi. Dietro di me, infatti, nel rendersi conto di quanto avrei potuto compromettere l'esito della loro missione, colsi tardivamente un uomo e una donna della Progenie separarsi dal resto del loro gruppo, dedito all'offensiva contro la mia signora, nella sola volontà di raggiungermi e di spezzarmi le gambe… nel migliore dei casi.
In sola grazia a quelle parole, senza rallentare la mia corsa verso il mio obiettivo, roteai istintivamente sul mio baricentro e mi ritrovai a delineare una semicirconferenza quasi perfetta con la punta della lancia di Av'Fahr, spazzando in tal cammino chiunque vi fosse. Azione che ottenne un successo quasi insperato e del tutto involontario: insperato ove fu tale solo in grazia all'evidenza di come, alcuno fra i due, mi aveva offerto reale fiducia, aveva creduto per un solo istante che io potessi effettivamente nuocere loro; involontario dal momento che la punta dell'arma da me impugnata non giunse a ferire le loro carni, non riuscì a dilaniare i loro corpi ma, in maniere molto più banale, colpi le loro maschere, strappandole dai loro volti e trascinandole con sé. Un risultato in conseguenza del quale, così come già in passato, i corpi della coppia presero improvvisamente e inspiegabilmente fuoco, vedendo tanto l'uomo quanto la donna levare verso il cielo le loro grida di dolore per l'orrenda morte alla quale, pur, si dovevano essere volontariamente destinati nel momento in cui avevano deciso di abbracciare la Progenie della Fenice, qualunque cosa fosse tale setta.
Ritornato, alla fine di quella piroletta, nuovamente con il volto nel medesimo verso del mio cammino, della mia corsa, mi ritrovai a solo pochi passi dall'uomo obiettivo della mia offensiva, della mia supposta aggressione, nel confronto del quale, già da quella distanza, avrei potuto scagliare la mia lancia senza alcun problema, senza alcuna fatica. Purtroppo per me, però, forse in conseguenza dell'aggressione dei suoi compagni a mio discapito, forse perché, a dispetto di quanto avrebbe potuto apparire, tutt'altro che incosciente della mia presenza, egli si levò agile in piedi, abbandonando quelle che solo allora ebbi occasione di riconoscere quali delle capre sgozzate là dove le aveva depositate, e lasciando comparire, nella destra una lunga spada, accompagnata da un corto pugnale nella mancina, con le quali accogliermi nei termini più corretti.

« Avanti, cucciolo. » mi schernì, evidentemente offrendo riferimento alla mia giovane età, per quanto, a conti fatti, non avrebbe più neppur dovuto essere considerata tanto giovane « A differenza dei mahkra io posso vederti perfettamente… e nulla mi impedirà di farti a pezzi! »
« Voglio la sua testa, Seem! La voglio! » mi incitò la voce della mia signora, dimostrando allora un desiderio di sangue per lei non abituale, per lei non proprio, e pur giustificato dal momento di crisi, dalla stanchezza che da un istante all'altro avrebbe potuto farla cadere sotto i colpi avversari, e contro la quale, ormai, ella stava combattendo solo in grazia all'azione dell'adrenalina nelle proprie vene « Portamela infissa sopra la cima di quella lancia! »

Anche io ero stanco, forse più di lei per quanto, in verità, facenti mie meno ragioni rispetto a quelle che ella avrebbe potuto elencare, sarei volentieri precipitato al suolo, perdendo i sensi e rinunciando alla lotta in favore dell'oblio eterno.
Ma, se anche un giorno sarei necessariamente dovuto giungere a tale conclusione, in quel contesto non desideravo ancora accettare la pace della morte, non, per lo meno, in misura minore di quella già propria della mia signora. E, così, malgrado la mia possibile inferiorità verso quell'uomo, lasciai nuovamente roteare la lancia attorno al mio corpo così come avevo già fatto innanzi alle guardie della porta meridionale di Kriarya, e, ponendomi in posizione di guarda, mossi la destra innanzi a me, piegando le dita ripetutamente in un trasparente invito a procedere, ad avanzare, un gesto che avevo visto più volte compiuto, sarcasticamente, dal mio maestro Degan, quasi a evocare, in ciò, la sua presenza in mio sostegno per quel combattimento, per quella sfida dalla quale, invero, sarebbe potuto dipendere anche il destino di sua figlia, della sua eredità e della sua speranza di immortalità in questo caduco mondo, in questa effimera realtà.

« Hai sentito cosa ha domandato il mio cavaliere?! » proclamai verso l'evocatore, facendo mia maggiore sicurezza di quanto non avrei potuto permettermene « Mi spiace per te, ma io non desidero tradirne le aspettative. E, per questa ragione, sarò costretto a piantare la tua testa sopra la punta della mia lancia! »

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