Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 12 aprile 2012

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« C
-come?! » balbettai, colto di sorpresa da quell'affermazione, da quella presa di posizione di Av'Fahr su di me e, ancor più, dai suoi gesti, apparentemente volti a trasferire tutta quella melma nerastra dal suo corpo al mio, quasi come se tutto ciò avesse un qualche valore in una sorta d'investitura.
« Nissa… deve essere lei ad… affrontarla e a vincerla. » mi spiegò Av'Fahr, rivelando con assoluta sincerità la ragione alla base della sua precedente richiesta, del suo ordine facente proprio troppa premura nei riguardi della mia signora, superiore a quella che ci si sarebbe potuti attendere da parte sua in assenza di quel particolare, di quel dettaglio così introdotto « Midda è la sola… che può farcela. Non noi… non altri. Solo… lei. » insistette, a non permettermi di fraintendere il senso delle sue affermazioni « Deve vivere… per combattere ancora. Ancora contro… Nissa. »
« Ma io… cosa posso fare?! » esitai, non riuscendo a immaginare cosa mai avrei potuto compiere io per proteggere la mia signora, laddove, a essere onesti, malgrado il mio ruolo, era quasi sempre ella a salvarmi dalle situazioni più spiacevoli, e mai viceversa « Io… »
« Questo umor vitreo ti proteggerà… » mi interruppe egli, ormai intento a impiastricciarmi braccia e gambe, quasi completamente libero a sua volta da quel liquido viscoso, qualunque cosa esso fosse, riversato completamente su di me « … e la mia lancia… ti aiuterà. » soggiunse, facendo cenno con gli occhi alla propria arma, caduta a pochi piedi da lui « Sai usarla… vero?! »
« S-sì… » annuii incerto, dal momento in cui, sebbene addestrato all'uso di quasi ogni arma esistente in circolazione, non avevo mai rivolto particolare dedizione a bastoni, lance o picche.
« Allora vai… corri! » esclamò, respingendomi violentemente all'indietro, con più energia di quanta non gliene avrei mai potuta attribuire in quel momento, in quel contesto « Proteggi la tua padrona… il tuo cavaliere! » mi spronò, rammentandomi in tali parole il mio ruolo da scudiero, il mio impegno di vita preso con Midda, per la quale sarei dovuto essere disposto a morire e, in ciò, sui passi della quale non avrei mai dovuto temere di muovermi, nel seguirla o nell'accompagnarla.

Raccogliendo, non con particolare fermezza, lo ammetto, la lancia di Av'Fahr da terra, mi confrontai, per un momento, con il non indifferente peso della medesima, prima di riuscire a rivolgere lo sguardo in direzione della porta meridionale della città, verso la quale la mia signora aveva pocanzi rivolto la propria attenzione.
Mio malgrado, tuttavia, il mio tempismo non si riuscì a dimostrare così competitivo come avrebbe dovuto essere per restare al passo con la Figlia di Marr'Mahew, ragione per la quale, in quel momento, ella non aveva semplicemente convinto coloro a custodia di quella soglia ad aprirle il passaggio ma, anche e peggio, per me, aveva già oltrepassato tale uscio, e le guardie, pertanto, si erano mobilitate allo scopo di sigillare nuovamente quella via, prima di spiacevoli sorprese.

« Aspettate! » gridai, correndo verso di loro, con passo più deciso di quanto non avrei mai potuto attribuirmi in un momento qual quello « Aspettate, vi prego! » richiesi verso quegli uomini e quelle donne, lì dediti a ristabilire un saldo perimetro di difesa attorno alla città « Devo uscire anch'io… »
« Sei impazzito come la tua padrona?! » mi apostrofò un nel gruppo, dimostrandosi tutt'altro che convinto da quella mia richiesta e dalle conseguenze della medesima, sottintese qual positive nel confronto con la mia invocazione, ed esplicitamente negative innanzi allo sguardo, alle possibilità di valutazione di chiunque lì presente, verso il quale, o la quale, potevo allora rivolgermi « Non puoi uscire là fuori… morirai! »
« Di lei avete avuto fiducia, aprendole le porte: concedetene anche per me, sebbene non mi possa porre in sua competizione, ovviamente. » richiesi, raggiungendoli e mostrando loro la lancia da me impugnata, quasi nella presenza di quell'arma avesse dovuto essere intesa una migliore possibilità di sopravvivenza per me, seppur in contrasto a mostri che mai avrebbero conosciuto una qualunque possibilità di sconfitta « Devo seguirla… per il bene di tutti noi! »
« Morirai! » mi intimò il mio interlocutore.
« Moriremo tutti se ella non riuscirà a salvarci! » protestai, con tono ormai fermo, saldo, così come mai avrei potuto ritenere possibile arrivare a utilizzare « Fatemi passare, per la bontà di tutti i vostri dei! »

Un lungo momento di silenzio caratterizzò, allora, il nostro confronto, mio e di quel gruppo di guardie, nel mentre in cui entrambe le parti in causa si impegnarono a valutare le rispettive posizioni e le possibilità di evoluzione per tutto ciò. Se, da un lato, nella loro ritrosia ad aprirmi la porta, avrei dovuto solamente interpretare un incredibile brama di protezione in mio favore, un interesse quasi fraterno per la mia salute così come mai alcuno avrebbe potuto attendersi all'interno della città del peccato, o di qualunque altra urbe kofreyota; essi, sul fronte opposto, nella mia insistenza a ottenere una via verso l'esterno della capitale, non avrebbero avuto la benché minima ragione per dubitare dei miei valori, delle mie intenzioni, ove, al di là di quanto Av'Fahr mi aveva appena comunicato, impossibile avrebbe dovuto essere ritenuta una mia possibilità di fuga da lì, ove entrare a confronto diretto con i mahkra, per quanto armato di una splendida lancia, avrebbe allora solo significato individuare un modo particolarmente violento per suicidarsi.
Posti pertanto in apparente stallo, fu, per mia e loro fortuna, la consueta natura di Kriarya a permettermi di poter proseguire nel mio cammino, riemergendo, per un istante, nel comportamento delle mie controparti…

« Se il moccioso ha deciso di morire, che sia libero di farlo… » sentenziò la voce di una delle donne lì presenti « Ma che la sua arma resti a noi, affinché ci sia data possibilità di impiegarla per la nostra salvezza, dal momento che non è ancora nostra volontà quella di morire. »

E, prima che il moto di assensi subito levatosi in replica a quella decisione potesse ritrovare i miei interlocutori tramutarsi in miei avversari, presi nuovamente parola, ora, tuttavia, non con tono di supplica, non con tono di umile richiesta, ma con volontà d'intimidazione, ponendomi in posizione di guardia e impugnando la lancia così come il mio maestro Degan mi aveva insegnato tempo prima.

« Spiacente per voi, ma io non ho alcuna volontà di morire… » asserii, lasciando roteare la lunga e lucente arma a dimostrare tutta la mia familiarità con la medesima, in termini che, probabilmente, solo l'adrenalina conseguente alla follia di quel momento mi permise di gestire « … a differenza di chiunque fra voi deciderà di porsi fra me e la mia signora, la Figlia di Marr'Mahew, campionessa di Kriarya! » esclamai, definendo nei termini più altisonanti possibili Midda non in grazia a una qualche accurata scelta strategica, ma solo perché ritenuto corretto, in quel momento, rivolgermi a ognuno con il proprio corretto nome, ricordando a me stesso, in primo luogo, colei della quale avrei dovuto dimostrarmi degno.
« Sei pazzo a sfidarci tutti quanti?! » mi domandò la donna già ragione di quel negativo sviluppo « Morirai ancor prima di poter comprendere per mano di chi ciò sarò accaduto. »
« Potrebbe essere. » annuii a quelle parole, non negandole ma, neppure, offrendo loro ragione « Così come potrebbe essere il contrario… e c'è un solo modo per accertarcene. »

Ripensandoci ora, non riesco sinceramente a comprendere in nome di quale follia, effettivamente, io sia riuscito a esprimermi in tali termini: al di là di tutti gli insegnamenti di Degan, e del mio ruolo da scudiero di Midda Bontor, tutta la fiducia da me allora proclamata nei riguardi delle mie possibilità in loro contrasto non avrebbe potuto vantare alcuna solida base sulla quale fondarsi.
Ma, di questo, i miei quasi antagonisti non avrebbero potuto avere la benché minima percezione...

« Lasciamolo andare. » decretò sempre la donna estemporaneamente autoproclamatasi coscienza di quel gruppo « Una lancia in più, o in meno, non cambierà la nostra sorte… »

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