Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 10 aprile 2012

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G
li eventi secondo Be'Wahr


« E sia. » annuì Howe, cedendo alle mie insistenze « Ma stai bene attento a non farti ammazzare, perché desidero che tu possa onorare il tuo debito nei miei riguardi nel momento in cui io vincerò la nostra piccola sfida… e da morto non mi serviresti a nulla! » mi pose in guardia, sebbene dietro a tali parole egli stesse mal celando il proprio affetto nei miei riguardi.
« Questo vale anche per te… » risposi a tono « Perché, fidati, questo graffio mi è stato più che sufficiente e non intendo concedere a questo o ad altri mahkra altra occasione di nuocermi. E non sia mai che tu possa ovviare a tributarmi il giusto riconoscimento per la mia palese supremazia... »

Palese supremazia… ma chi diamine avrei voluto prendere in giro?
Ogni movimento, ormai, stava richiedendo da parte mia un'incredibile forza di volontà per non gridare. Non gridare la mia pena e la mia stanchezza.
In quelle ultime settimane, in quegli ultimi mesi, ero stato quasi ucciso da una mia ex-compagna di ventura e dalla sua nuova padrona, la regina dell'isola di Rogautt; ero poi stato trascinato attraverso l'intera Tranith non appena le energie avevano iniziato a ritornarmi, e le ferite a rimarginarsi; ero stato costretto ad affrontare un gruppo di angeli desiderosi di farmi la pelle e del tutto insensibili a qualunque offensiva a loro discapito; e, ora, benché bramoso solamente di chiudere gli occhi e di mettermi a dormire, dimenticando tutto e tutti, la mia presenza era stata richiesta in cima a quelle mura, dove un tentacolo gigante mi aveva quasi portato via lo scalpo. Insomma… ero stanco, estremamente stanco, e, non lo nego, demotivato.
Quale reale possibilità avremmo potuto riservarci in contrasto a quei mostri?
Nonostante ciò, per non deludere mio fratello e la nostra amica Midda Bontor, non mi volli risparmiare, combattendo sino allo sfinimento e anche più, deciso a farmi esplodere il cuore dalla fatica piuttosto che arrendermi volontariamente innanzi a quei mostri. E così con un salto e con un fendente, con una capriola e un tondo dritto, con una schivata e uno sgualembro roverso, continuai a combattere, continuai a muovermi, accorrendo, persino, in aiuto del mio compare tutte le volte che egli, al di là di ogni arroganza, ne ebbe bisogno, mi volle richiamare, cercando nella forza della nostra accoppiata quell'energia e quella possibilità di vittoria che singolarmente non ci sarebbe mai stata concessa.
Giunto in prossimità di Howe, purtroppo, la stanchezza ebbe, per un fugace istante, la meglio su di me, e, in questo, non riuscii a ovviare all'aggressione di un tentacolo a nostro discapito… a mio discapito. E prima che mi potessi rendere conto di cosa fosse accaduto, un osceno ammassi di centinaia, migliaia di tentacoli minori, e pur sempre grandi quanto un mio braccio, mi furono sopra, tentando di soffocarmi, di negarmi la luce della luna, sommergendomi nelle tenebre delle loro carni.
Nostro malgrado, in quella condizione, al mio sodale non fu concessa altra possibilità che aggredire quel tentacolo nell'unico modo che, sino a quel momento, ci eravamo impegnati a evitare, nella speranza di non complicare eccessivamente la nostra posizione. Non più, per lo meno, di quanto già non fosse, E con un movimento elegante e praticamente perfetto, egli mutilò il mostro, afferrandomi saldamente per un braccio e trascinandomi rapidamente via di lì prima che dal ceppo così rimasto potessero sorgere due nuovi tentacoli identici, o forse peggiori, rispetto al primo.

« Grazie… » gemetti stremato, sincero verso di lui come solo avrebbe potuto esserlo chi si era appena vista salva la vita, sebbene, probabilmente, quanto concessomi avrebbe dovuto essere solo riconosciuto qual un inutile rimando di un fato pur privo di qualunque possibilità di appello.

Gli eventi secondo Howe

Un tentacolo ricoperto di fauci bavose cercò di decapitarmi nel contempo in cui, ancora una volta, il tentacolo irto di aculei ricercò contatto con il mio fratellino. Con un movimento lesto, così, mi chinai al suolo, non offrendo soddisfazione alcuna al mio avversario al di fuori del sapore della mia lama dorata, non mossa per amputarlo, ove a nostre spese avevamo già scoperto quanto inutile e, peggio, controproducente sarebbe potuto essere agire in tal senso, ma, solo e semplicemente, per infastidirlo, ammesso che la punta della mia spada affondata in quella sua… gola?!... avrebbe potuto riuscire in tanto. E, nel contempo, gridai il nome del mio compagno, per avvertirlo, per avvisarlo, per evitare un nuovo sviluppo simile al precedente.
Be'Wahr, allora, mi ascoltò. Mi ascoltò come, del resto, aveva sempre fatto, fidandosi ciecamente di me anche ove da parte mia troppi sberleffi, troppi scherni gli erano stati rivolti. E, ascoltandomi, saltò indietro, lasciando poi calare un violento fendente sul proprio antagonista. Un fendente che, per un istante, temetti volesse amputarlo, volesse mutilarlo così come a nulla avrebbe potuto condurre, ma che poi, mi resi conto, mai il suo coltellaccio avrebbe potuto ambire a compiere, ferendolo gravemente, aprendogli un lungo squarcio per l'intera estensione latitudinale del tentacolo, ma non separandolo dal resto del proprio corpo, in maniera tale da costringerlo a sprecare un fuggevole istante nel rigenerarsi invece che favorirgli l'occasione di una duplicazione, della crescita, in sua vece, di altri due tentacoli a esso del tutto identici.
Nel contempo di ciò, ovviamente, il mahkra non restò con le mani in mano… o, per meglio dire, con i tentacoli intrecciati, ma cercò una nuova duplice offensiva, contemporaneamente verso di me e verso il mio fratellino. E così, nel contempo in cui una fila di strani pori vomitanti un liquido violaceo con cui alcun contatto avrei desiderato trovare tentò di aggredirmi alle spalle; le bocche contro le quali avevo appena rivolto la mia lama cercarono un approccio con il mio compare, probabilmente giudicandolo una preda meno recalcitrante rispetto a quanto non mi ero dimostrato io. Ancora una volta, pertanto, gridai il suo nome e, per ovviare a sgradevoli conseguenze a mio discapito, mi gettai a terra, rotolando allo scopo di allontanarmi rapidamente da quel viola sicuramente letale.
Be'Wahr, nuovamente, mi prestò ascolto. E, in ciò, sembrò quasi imitare i miei gesti, o forse io i suoi in una bizzarra contemporaneità, impegnandosi in una capriola qual conclusione di un tondo dritto, offerto a discapito di una fra le molte bocche a lui imploranti. Un movimento lesto della sua lama che, come già pocanzi, non ricercò un'amputazione netta ma, solamente, un'occasione di fastidio a discapito di quella creatura, offendere la quale, dopotutto, sarebbe stata sempre cosa buona e giusta.
Prima ancora che io potessi rialzarmi da terra, tuttavia, un terzo tentacolo cercò contatto con le mie carni, aggredendomi con una oscena superficie ricoperta da altri piccoli tentacoli bramosi di afferrarmi e, sicuramente, straziarmi. Steso a terra, tutto ciò che mi fu concesso di compiere fu di levare il mio mancino in metallo dorato innanzi al mio volto e cercare, in tal modo, di proteggermi nel mentre in cui gridai, per la terza volta, il nome di mio fratello, ora, tuttavia, implorante il suo aiuto.
Egli sopraggiunse rapido e lesto. E, costretto ad agire attraverso misure estreme per salvarmi la vita, aggredì il tentacolo non con il proprio abituale coltellaccio, ma con la mia stessa spada, rapidamente sottrattami dalle dita, e subito impegnata al fine di amputare quella nauseabonda massa sotto la quale troppo semplice sarebbe stato per me morire soffocato. Una scelta della quale, a posteriori, avremmo potuto pentirci e che, tuttavia, in quel momento mi vide rivolgergli solo somma gratitudine, con un sentimento sincero e trasparente qual solo sarebbe potuto essere rivolto a chi, in una condizione simile, giunge a salvarti e a trascinarti lontano da quell'obbrobrio prima della sua moltiplicazione.

« Grazie… » sussurrai verso di lui, temendo, comunque, che con quel salvataggio egli avesse solamente rimandato l'inevitabile, l'ineluttabile, in una guerra priva di speranza.

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