Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 9 aprile 2012

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G
li eventi secondo Howe


« Non sbagli. » concordò saggiamente Be'Wahr, offrendomi una volta tanto ragione, e non tentando, obbligatoriamente, di venirmi contro quasi fosse una sorta di giuoco, probabilmente cosciente, dopotutto, di quanto l'occasione per noi lì presente ci avrebbe potuto decisamente sfavorire se solo non avessimo agito con saggezza e non avessimo giuocato le carte più corrette « Tuttavia… » riprese, negandomi, per un istante, la speranza che avesse effettivamente compreso quanto avevo altresì supposto avesse « … se io sono il braccio e tu la mente, è meglio che non abbassi la guardia o questi simpatici tentacoli ti sommergeranno e poi sarà mio compito venirti a soccorrere. »
« Lo credi davvero?! » ironizzai, comprendendo le ragioni della sua implicita sfida e accogliendole qual una scelta comunque positiva, nel voler cercare, in tal modo, di offrire un momento di distrazione alle nostre teste, ai nostri cuori, da troppo tempo ormai tesi e necessitanti di quel riposo che pur il corpo non si sarebbe potuto concedere, vincolato all'impegno per tentare di sopravvivere « Perché se questo è ciò che pensi, sono disposto a riconoscerti un'intera settimana nella casa di Tahisea, se solo riuscirai effettivamente a resistere più a lungo di quanto non farò io! »
« Una sola settimana?! » mi contestò, chiaramente deciso a controbattere alla mia offerta « Io sono tranquillamente disposto a offriti un mese intero nella casa di Tahisea, nell'eventualità in cui tu vinca. » dichiarò, in un'iperbole priva di qualunque possibilità di realizzazione, ove alcuno fra noi avrebbe mai potuto permettersi un soggiorno tanto lungo all'interno di quell'edificio, e fra le braccia delle sue occupanti.
« Un mese è fuori da ogni nostra possibilità di immaginazione. » osservai, scuotendo il capo « Al massimo potrei sperare di giungere a quindici giorni… forse… » ipotizzai, in realtà non convito di potermi permettere tanto, salvo domandare un prestito a qualcuno, a Midda forse.
« Affare fatto! » asserì Be'Wahr, dimostrandosi decisamente soddisfatto.
« Mi auguro per te, che tu abbia fatto bene i tuoi calcoli. » lo raccomandai « Finanziarmi due settimane fra le braccia appassionate delle migliori meretrici di tutta Kriarya non ti costerà poco. » espressi, considerando, in ciò, ovvia la mia vittoria in quella scommessa, per quanto tutt'altro che tale.
« Tu?! » replicò egli, scoppiando a ridere nella volontà di dimostrare tutta la propria mancanza di fede di fronte a una simile prospettiva « Mi spiace ma in questa battaglia sarò io a trionf… »

Purtroppo, però, quel suo tentativo di sdrammatizzazione, Be'Wahr non riuscì a raggiungere il risultato sperato. Non, di certo, nel momento in cui, in quella risata, egli abbassò la guardia e si offrì qual preda perfetta per il predatore a lui prossimo, lì concretizzatosi, nella fattispecie, entro le sembianze di un sempre smisurato tentacolo ricoperto di una fitta matrice di aculei, disposti a ornarne completamente la superficie. Tale tentacolo, sorprendendolo in una posizione tanto stolida, si mosse con grande rapidità verso il suo capo e solo un movimento involontario da parte del mio fratellino gli impedì di perdere il cranio o lo scalpo vedendo semplicemente graffiata una testa che sarebbe, altresì, potuta essere letteralmente dilaniata.
Fortunatamente, come ho detto, quel movimento involontario, almeno nel confronto con l'offensiva proclamata in sui contrasto, gli concesse estemporaneamente salva la vita ma, ovviamente, non gli precluse ulteriori possibilità di prematura conclusione della medesima. Ragione per la quale, senza esitare un singolo istante, scattai in avanti, con capo chino e alcun timore, ad afferrarlo per la vita e a trascinarlo con me, lontano da quel punto che, in caso contrario, sarebbe potuto essere sua tomba.
Fu così che prima che il tentacolo, o qualcuno dei suoi compari, potesse rimediare all'ennesimo fallimento riportato, e sicuramente riconoscibile qual peggiore di ogni altro precedente in conseguenza dell'incredibile prossimità alla successo del medesimo; la mia massa, pur inferiore al quella del mio compagno, spinse il medesimo a terra, non lontano da ogni possibilità di pericolo ma, almeno, distante da quello che, in tal occasione, più aveva minacciato il nostro futuro.

« Ehy! » protestò il mio fratellino, come contrariato dai miei gesti « Ma che ti prende?! » mi domandò, lasciando trasparire quanto concreta fosse la sua critica nei miei confronti.
« Che mi prende?! » ripetei, quasi attonito, nel mentre in cui, rapidamente, recuperavo una posizione eretta, preparando a qualunque altro scontro sarebbe potuto esserci rivolto « Per Lohr… la tua testa è così vuota che non ti sei neppure accorto di essere quasi morto nel rischiare di perderla?! »
« So perfettamente cosa è accaduto. » mi rispose, apparentemente tranquillo ma, probabilmente ancor confuso per il danno riportato « Non per nulla, è stata la mia testa a esser erroneamente considerata qual portaspilli… » commentò, sforzandosi di recuperare una posizione eretta, seppur con trasparente difficoltà.
« Be'Wahr… invece di blaterare a vuoto, allontanati di qui e vai a cercare un cerusico che possa controllarti la nuca, assicurandoti di non aver perso nulla strada facendo. » gli ordinai, riprendendo immediatamente il confronto con i tentacoli, ora anche in suo nome, facendomi carico della sua difesa « Sei fuori! »
« Certo che no! » insistette egli, storcendo le labbra verso il basso « Abbiamo fatto una scommessa e non ti permetterò di vincerla tanto facilmente, con questo o altri trucchi! » dichiarò, più serio di quanto non avrei gradito sentirlo affermare in un momento qual quello.
« Ti sei del tutto rimbambito o stai solo fingendo di esserlo?! » contestai, non desiderando concedergli ragione per alcun motivo al mondo, fosse anche l'ultima cosa che avrei compiuto « Sei quasi morto… e ora sei ferito. Quindi, per la pazienza di Lohr, muoviti a scendere quella stramaledettissima scala e ad allontanarti da qui! »
« Se questi dannati mahkra riescono a sfondare le mura, non ci sarà alcun posto nel quale potrò considerarmi al sicuro. E, nel mio ruolo, nel compito che ci ha affidato Midda, non posso assolutamente permettermi di ritirarmi… non, per lo meno, camminando sulle mie stesse gambe. » volle definire, con maggiore lucidità di quanta non sarei stato disposto ad attribuirgliene in quello specifico momento « O, così facendo, offrirò solo un esempio negativo a tutti coloro che, ora, dipendono da noi; causando io stesso il crollo di queste mura, nel crollo morale di tutti coloro che qui stanno rischiando la vita nostro pari. » proseguì e concluse, a giusto epilogo di quanto asserito, rendendo propria una maturità che non sono certo sarei stato pronto a concedergli, non allora, né mai.

Al di là di quanto, però, io avrei potuto avere piacere o meno di ascoltare per mezzo della sua voce, non avrei mai potuto negare la correttezza delle sue affermazioni, di quella sua presa di posizione; ragione per la quale, con sincero malanimo, non tanto per la scommessa, quanto per il tragico fato a cui tanta insistenza avrebbe potuto condurlo, accettai di farmi da parte, concedendogli l'occasione di riprendere il combattimento prima interrotto, malgrado quanto accaduto e malgrado quanto sarebbe ancora potuto accadere.

« E sia. » annuii, anche dove il mio capo avrebbe ancor voluto negare e negare senza possibilità alcuna di contrattazione « Ma stai bene attento a non farti ammazzare, perché desidero che tu possa onorare il tuo debito nei miei riguardi nel momento in cui io vincerò la nostra piccola sfida… e da morto non mi serviresti a nulla! » lo raccomandai, cercando di celare dietro alla scusa del nostro giuoco d'azzardo il mio reale affetto verso di lui, troppo poco abituato a dichiararlo apertamente.
« Questo vale anche per te… » replicò Be'Wahr, reindirizzando le mie stesse parole verso di me « Perché, fidati, questo graffio mi è stato più che sufficiente e non intendo concedere a questo o ad altri mahkra altra occasione di nuocermi. » sancì, con tono fiducioso, anche eccessivamente fiducioso nel considerare la situazione « E non sia mai che tu possa ovviare a tributarmi il giusto riconoscimento per la mia palese supremazia... »

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