Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

lunedì 2 aprile 2012

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N
ell'aver riportato queste prime testimonianze offerte dai due fratelli d'arme e di vita Howe e Be'Wahr, ritengo possa risultare trasparente a chiunque quanto difficile, se non impossibile, potrebbe essere, per me, scegliere, preferire, riconoscere l'una, piuttosto che l'altra, qual espressione di verità, qual fedele relazione nel merito di quanto occorse in quel primo frangente e, ancor più, in quello successivo, quando, prevedibile e probabilmente inevitabile, si impose l'attacco alla città del peccato da parte dei mahkra, tramutando, in conseguenza, l'assedio imposto attorno a quelle mura dagli stessi da semplice scacco psicologico imposto a discapito dei cittadini, a letale offensiva priva di apparenti possibilità di sopravvivenza. Ove, infatti, già complicata, improbabile ha da considerarsi l'individuazione di una sola certezza attraverso le loro parole in merito a una semplice, persino banale, rissa cittadina, almeno riconoscibile qual tale secondo i parametri di Kriarya; folle sarebbe tentare di comprendere quanto di vero e quanto di falso entrambi hanno raccontato nel merito della più importante, addirittura epica battaglia successiva, nel corso della quale, per quanto mi è dato di sapere, essi potrebbero aver effettivamente compiuto entrambi quanto dichiarato, rendendo proprio un valore quasi privo d'eguali e comparabile, a stento, con quello dei loro compari sul fronte opposto della città; così come, al contrario, potrebbero essersi semplicemente limitati a osservare da lontano lo sviluppo degli eventi, con la speranza che gli altri, e in particolare Midda Bontor, avrebbero avuto quanto prima successo nell'individuare un mezzo, una via, in grazia alla quale porre fine a quell'assurda pugna, a quell'oscena e non desiderata, non ricercata, e pur non di meno reale, nuova lotta per la sopravvivenza. E solo per la sopravvivenza, laddove sconfiggendo quelle terribili creature nulla sarebbe loro stato riconosciuto: non una ricompensa in oro, in quanto lì operanti in assurdi termini di volontariato; non il pastorale, lo scettro bramato e pur non ancora in loro possesso né, secondo quanto suggerito da lord Brote, celato entro i confini cittadini.
Prima, però, di giungere a concedere parola nuovamente a Howe e Be'Wahr, o, per meglio dire, di inserire in questa mia raccolta nuovamente la loro testimonianza a riguardo degli eventi di quella sera e notte; è ora mio interesse, a non perdere di vista la complessità degli eventi, ritornare al fronte meridionale e agli altri tre protagonisti della vicenda qui ordinata… Midda, Av'Farh e Seem. E ben comprendendo come inserire, ancora una volta, la testimonianza di semplici dialoghi, di comuni discussioni, potrebbe riservare a un eventuale lettore un interesse minore di quanto, altresì, potenzialmente derivante dalla più caotica, ma coinvolgente, azione; risparmierò a seguire i momenti di tesa pace offerti alla Figlia di Marr'Mahew nel corso delle ore pomeridiane di quella mai sufficientemente lunga giornata; risparmierò la pianificazione delle strategie che vennero definite in attesa del calar delle tenebre e del termine del tempo loco concesso dalla Progenie della Fenice; e riprenderò direttamente con la battaglia, proponendo la narrazione di quanto avvenne sul fronte meridionale, attraverso la voce di Av'Fahr, e di quanto avvenne su quello settentrionale, attraverso quella di Howe e Be'Wahr, nonché di come tutto ebbe a concludersi, attraverso lo sguardo di Seem. Solo quest'ultimo, fra coloro che si sono prestati per questo esercizio storico, sembra infatti aver avuto modo di assistere effettivamente a quanto avvenne, a quanto Midda Bontor si spinse a compiere pur di concedere a Kriarya una possibilità di salvezza e, ancor più, a noi tutti, sì, Jol'Ange inclusa, un'occasione per portare a compimento la missione principale, la consegna degli scettri del faraone come prezzo per la liberazione dei nostri compagni catturati dalla regina di Rogautt, dell'isola dei pirati.
Un'introduzione necessaria, quella appena compiuta, dal momento in cui, nella volontà di non interrompere, ulteriormente e sgradevolmente, il ritmo della narrazione, questo sarà il mio ultimo intervento prima della chiusura, lasciando pertanto solo alle testimonianze il compito di definire i tempi e le dinamiche di quanto avvenne. E sono certo che alcuno se ne avrà a male per la mia assenza così come, probabilmente, si potrebbe essere in caso contrario, per la mia presenza.

Lasciando ora la parola al mio compare Av'Fahr, desidero solo specificare come le ore qui non riportate, non avvennero fatti realmente degni d'attenzione. Certamente estemporanei moti di protesta non vennero meno, qual solo avrebbero potuto permettere all'ascesa al potere della Figlia di Marr'Mahew di apparire più sincera, più onesta, più veritiera, non frutto di un inganno ordino per l'occasione, quanto conseguenza di una reale volontà di affidamento alla medesima, alle sue capacità, alla sua esperienza, per ottenere una salvezza forse nemmeno sperata, non creduta qual possibile, qual reale. Ma, al di là di ciò, tanto a sud, così come a nord, Midda da un lato, Howe e Be'Wahr dall'altro, ebbero principalmente da impegnarsi nel tentare di comprendere quali fossero effettivamente le forze a loro disposizione; a mantenere sotto controllo la situazione fuori le mura così come entro le stesse; e a tentare di immaginare scenari, possibili sviluppi futuri della quiete presente.
E, a giudizio di quanto fossero state accurate, ponderate, corrette le loro elucubrazioni in quelle ore, si sarebbero potute offrire solo la notte e, con essa, l'effettiva evoluzione del loro presente, in futuri di gloria o di ingiuria, di sconfitta o di trionfo. Perché, come un tempo qualcuno cantò, e forse, in termini non dissimili, tornerà qualcun altro presto a cantare…

L'onore, il valore d'un guerriero,
quello reale, quello veritiero,
alcuno mai potrà apprezzare
prima che pugna possa iniziare,
ché né con idee, né con parole
alcun ha salvato la propria prole,
ma con i fatti, sì veri, sì fieri,
dei propositi più battaglieri.

Di Kaen, l'eburneo mercenario,
che di beltà era straordinario,
non una cronaca, non un racconto,
ne narra la vita o il tramonto,
ché presto è stato dimenticato
subito dopo che fu scorticato,
indegno, misero d'ogni memoria
laddove sua fu sol vanagloria.

Non a medesimo, e triste, fato
fu però destinato, condannato,
chi, pur senza nome, pur senza vanto,
riuscì a meritarsi questo canto,
per sua ammirevole bravura
e suo animo senza paura,
completati, perché no?!, da gran mente
sempre attenta, sempre efficiente.

E se alcuna idea v'è data
su chi venne sì tanto acclamata,
è perché ha ancor da apparire
il mondo la deve ancor scoprire.
E mio compito, mio piacere
sarà ampliare il vostro sapere,
così che tutti possan ricordare
di Midda che sol ci volle salvare.

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