Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

sabato 31 marzo 2012

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D
etto questo, non voglio negare il contributo di mio fratello all'interno di quella battaglia, da lui affrontata, malgrado le reticenze iniziali, con il proprio consueto impeto, la propria abituale professionalità, tale da non far assolutamente pesare il proprio intervento nella questione e, altresì, da rendere addirittura impercettibile, ai due sventurati suoi avversari, la consapevolezza di essere morti quando, ormai, già tali. Dopo aver affrontato troppe battaglie al suo fianco, una vita intera di scontri accanto a lui, sciocco sarebbe del resto per me ora negare la sua abilità nell'arte della guerra, a me non superiore e, ciò nonostante, neppur inferiore. Probabilmente, anzi, se Howe non fosse solito smarrire la propria attenzione nel cercare nuovi modi per beffeggiarmi potrebbe anche essere un guerriero migliore, un combattente più efficiente di quanto già non sia, e, in ciò, persino migliore di me. Fortunatamente, comunque, una simile eventualità, l'idea che egli possa cambiare destinatario per il propri scherni, ha da considerarsi sì remota da non pormi nel dubbio di una qualche, pur possibile, considerazione di inferiorità nel confronto con lui.
Così, allora come sempre, Howe e io combattemmo alla pari, e, per una volta tanto, io riuscii a impormi su di lui, predominando la scena con movimenti agili, rapidi e letali… o che, per lo meno, tali risultarono in confronto a tutti i presenti, per quanto non mi voglia arrogare il diritto di considerarli altrettanto in senso generico o, tanto per dirne una, nel confronto con la stessa Figlia di Marr'Mahew.

« Lenti e goffi… » evidenziò, a tal riguardo, anche il mio compare, sorridendo con soddisfazione a simile constatazione « Dopo aver affrontato degli angeli, dopotutto, non può che essere così con questi trogloditi. » puntualizzò, a offrire una solida ragione a riprova della nostra definita superiorità, qual tale si rivelò essere sin dal primo istante di combattimento a seguito del confuso inizio, del fallito attentato.
« Finiamoli in fretta, allora. » suggerii, non desiderando protrarre quella situazione troppo a lungo, privo di brama di giuoco in tal confronto e animato dalla più semplice, istintiva e primordiale brama di sangue, utile allora a sancire il nostro potere su quella mezza città del peccato a noi affidata da Midda, sua campionessa.

A evidenziare la sincerità di tal mio consiglio, di simile mio sprone, intervenne allora il mio coltellaccio, il quale, ergendosi ad arginare la discesa di una mazza in contrasto al mio capo, si riservò, oltre alla difesa, una possibilità d'offesa. Offesa allora rivolta, nel dettaglio, prima al braccio possessore dell'arma in mio contrasto levatasi, aprendo longitudinalmente al medesimo un profondo squarcio; e subito dopo al volto, e al cranio, del suo proprietario, attraverso il quale si concesse occasione di penetrare con un violento montante. Non un solo viso, pertanto, fu in conseguenza di tali gesti a disposizione di quel malcapitato, ormai defunto, quanto due metà irregolari, in un macabro miscuglio di carne, ossa, sangue e cervella, nel quale difficile sarebbe stato riconoscere quanto sino a un istante prima era stato un uomo, aitante e pronto a difendere chissà quale principio, probabilmente l'egoismo e la brama di gloria e oro, a costo della propria vita.
Nel contempo in cui la mia lama pose in essere simile punizione per tanta, troppa brama, con la coda dell'occhio potei cogliere l'immagine di una prima, prevedibile vittima anche per il mio compare, la spada del quale, malgrado dimensioni nettamente superiori a quella della mia lama, si mosse con ammirevole agilità, lodabile destrezza, intrattenendo nei propri movimenti ben due lame avversarie e, fra una difesa e l'altra, non mancando di riservarsi l'opportunità di un affondo, penetrando in maniera elegante e, persino, gradevole alla vista, nel torace di uno dei suoi antagonisti, cogliendo con maestria uno spazio intercostale lì offertogli e giungendo, senza alcuna difficoltà, senza il benché minimo sforzo, al cuore dello sventurato, del disgraziato, il quale ebbe solo il tempo di chinare lo sguardo verso il suolo e, silenziosamente, spirare, troppo sorpreso per concedersi un'ultima parola.
Distratto da tale scena nell'esigenza di ovviare all'azione di un'ascia in contrasto al mio collo, dal quale semplice sarebbe allora stato spiccare il mio intero capo, venni per opera di un terzo volontario suicida in mio contrasto, al quali non offrii soddisfazione alcuna nel chinarmi rapidamente verso il suolo e, in ciò, nel liberare la traiettoria della sua arma da qualunque possibile contatto con il mio corpo. Un gesto, il suo, che ovviamente non mi permisi di lasciare privo di reazioni, muovendo nel contempo della mia evasione la mia lama in direzione del suo stomaco, risalendo lungo il quale sarei, a mia vola, potuto giungere al cuore. E, nel non voler riscrivere la storia in questa mia narrazione, non posso ora evitare di riportare come quanto mi prefissi in tal atto non avvenne e, invece di giungere al suo stomaco, vidi, inaspettatamente, il mio braccio essere catturato dalla sua mano libera, la mancina, a dimostrazione di quanto egli non avrebbe voluto concedersi di morire senza combattere.
Ma se il mio antagonista, già convinto di avermi tratto in trappola, rese proprio un intervallo eccessivamente lungo per sollevare nuovamente la propria ascia prima di lasciarla precipitare contro di me, ora lì offertogli troppo generosamente; io non mi riservai tanta indolenza, simile pigrizia, nel rispondere altresì con impeto furibondo a chi, per un fugace istante, si era convinto di avermi sconfitto, proiettando allora la mia mano libera, egualmente la mancina, verso la parte più sensibile del suo corpo, i suoi genitali. E, per quanto a ripensarci ora non riesca a ovviare a un certo disagio, allora li strinsi con violenza tale fra le mie dita da spappolarli… non trovo un termine più indicato, senza che all'altro potesse essere concessa la benché minima possibilità di reazione al di fuori di gridare tutta la sua pena volgendo la testa verso l'alto dei cieli, dimenticando nel contempo, ogni azione offensiva e, peggio, liberando istintivamente il mio braccio che, allora, poté finalmente concedersi di giungere a destinazione, offrendogli pietosa morte in luogo a una vita da eunuco che mal si sarebbe sposata con la sua eccessiva ostentazione di virilità.
Accorgendomi, allora, che Howe, non facendo proprio alcun ozio, aveva già avuto successo in una seconda uccisione, squarciando dall'alto verso il basso, dalla gola al pube, un altro avversario, e si stava dirigendo verso l'ultimo fra i nostri attentatori ancora in vita, desideroso di raggiungere una situazione di pareggio con me; reagì con infantile egoismo, non desiderando concedere al mio fratellone simile occasione e, in ciò, slanciando il mio coltellaccio, ancora sporco di sangue, verso la comune preda, nella volontà di ottenerne la morte prima di lui. E dove, in quel momento, il condannato aveva già rivolto tutta la propria attenzione verso il mio compare, per la mia arma sin troppo semplice fu volteggiare nell'aria sino a lui, cogliendolo alla base del collo, con non poca fortuna da parte mia, e lì conficcandosi con forza, con violenza tale da fuoriuscire tra le sue spalle, terminandone la vita all'istante, quasi fosse stato colpito da un fulmine.

« Quattro a due! » esclamai trionfante verso Howe, non riuscendo a moderare il mio entusiasmo per quella vittoria, duplice vittoria ove non solo nel confronto con i nostri antagonisti ma, anche, con il mio stesso interlocutore, lì vinto con un distacco indubbio e incontrovertibile.
« Tre a tre! » tentò di protestare, nella vana volontà di sollevare dubbio e scatenare controversia su una questione che non ne avrebbe potuto prevedere « L'ultimo l'hai ucciso solo perché me l'hai strappato di mano in termini sufficientemente discutibili! »
« Quattro a due… e non iniziare a insinuare che io non sappia contare o che quello era tuo. » insistetti, fermo nelle mie posizioni « Non importa chi inizia. Importa chi finisce! » gli ricordai, citando quella che egli, sovente, adduceva come giustificazione per azioni assolutamente meno onorevoli rispetto alla mia, e tali, sì, da giustificare una dubbio e una controversia, a differenza di quanto lì accaduto.
« Fole. » minimizzò Howe, scuotendo il capo « Senza dimenticare come quanto è accaduto è stata tutta colpa tua! Tua e della tua dannata linguaccia! Luogotenenti di Marr'Mahew… accidenti a te! »
« Beh… comunque sia è vero. » protestai, non accettando quel rimprovero, per quanto, probabilmente, corretto, laddove eccessiva era stata la mia insistenza in tal senso « E ora, quanto meno, ci siamo accertati che tutta Kriarya lo sappia… » soggiunsi, in riferimento a coloro che, distanti da noi, fingevano di non interessarsi a quanto appena occorso, sebbene, probabilmente, non avessero mai distolto lo sguardo da noi e dai nostri avversari.

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