Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

giovedì 22 marzo 2012

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P
rima di proseguire oltre con la narrazione di ciò che avvenne, desidero concedermi la possibilità di un nuovo, breve ed estemporaneo intermezzo per illustrare ciò che ebbi l'occasione di osservare nella mia terza traversata attraverso la città del peccato, in confronto alle precedenti due, a definire quale, incredibile mutazione fosse avvenuta in sì breve tempo nel comportamento degli abitanti di quell'urbe, una cambiamento troppo radicale e troppo repentino per poter essere giudicato qual semplice conseguenza di quel contesto di crisi e, altresì, probabilmente rivelatore di quanto, al di là delle convenzioni caratteristiche di quel particolare ambiente, anche entro quelle mura non avrebbero potuto essere ritrovati animi troppo diversi da quelli propri di un qualunque equipaggio a bordo di una nave, per quanto, lì, abitualmente pronti a sgozzarsi a vicenda anche e solo per uno sguardo mal offerto.

Nella prima passeggiata attraverso le vie di Kriarya, quella, nella fattispecie, che aveva condotto un paio di ore prima il nostro piccolo gruppo dalla porta orientale della città sino alla residenza di lord Brote; gli sguardi con i quali avevo avuto occasione di confrontarmi si erano rivelati per lo più sfuggenti, disinteressati a cercare un qualunque rapporto verso di noi, o,in qualche rara eccezione, apertamente avversi, e bramosi unicamente di dichiararci guerra aperta, di sfidarci e, possibilmente, di ucciderci, non tanto per depredare un qualche bottino, qual pur il nostro aspetto decisamente provato non sarebbe stato in grado di promettere, quanto piuttosto nella speranza di guadagnarsi il merito della nostra uccisione. Uccisione che se, nel caso proprio mio e di Seem, a ben poca gloria avrebbe condotto, nel caso di Howe e di Be'Wahr, e ancor più di Midda Bontor, a indubbio vanto avrebbe potuto spingere, per la fama collegata ai loro nomi, in minor misura per i due fratelli e in misura disarmante per la donna guerriero. Tuttavia, e probabilmente, proprio il nostro aspetto estremamente provato aveva disincentivato una qualunque azione nei nostri riguardi ove, nel migliore e più improbabile dei casi, sopraffacendoci, il merito per tale uccisione sarebbe risultato compromesso da tale condizione di partenza; mentre nel peggiore e più prevedibile dei casi, venendo da noi sopraffatti, difficilmente avrebbero potuto ritrovarsi salva la vita, non, quanto meno, nel confronto con uno sguardo tanto cupo e carico di morte qual quello che la Figlia di Marr'Mahew aveva voluto rendere proprio in tale cammino.
Nella seconda traversata lungo le strade della città del peccato, poi, quella che aveva condotto noi e lord Brote, con la sua guardia al seguito, dalla sua torre al palazzo del feudatario; gli sguardi da me rilevati erano apparsi già differenti, e, oramai, del tutto privi di disinteresse nei nostri riguardi. Al contrario, la corvina capigliatura scombinata di Midda, la sua candida e purtroppo sudicia pelle sulla quale impossibile sarebbe stato cogliere alcuna pur presente spruzzata di efelidi, e, ancora, le sue sempre appassionanti e ineguagliabili forme, avevano attratto completamente ogni attenzione verso di noi, ancor, tuttavia, dividendoli fra due principali e contrapposte correnti. Se, infatti, una parte predominante di tali sguardi erano animati da un misto di curiosità e fiducia, nella speranza che ella, ancora un volta, potesse risolvere una tanto sgradevole situazione così come già era stato alcuni mesi prima; una minore, e pur non indifferente, parte del nostro pubblico non voleva nascondere il proprio astio, incolpandola apertamente, eppur tacitamente, per quanto avvenuto, e dichiarandosi in ciò più che disposti a incatenarla e a gettarla in pasto ai mahkra e a chiunque altro l'avrebbe potuta pretendere. Tale minoranza, pur ardimentosa nei propri pensieri, così come espressi dai loro sguardi e dalle espressioni stampate sui propri visi, non si volle dimostrare egualmente coraggiosa nelle proprie azioni, audace nel momento della verità, non trovando la forza di sfidare la mercenaria ove affiancata, in tale occasione, dal proprio mecenate e dalla guardia armata di lui: fossimo stati soli, probabilmente un agguato non avrebbe potuto essere evitato ma in tal modo accompagnati gli animi riuscirono a restare calmi, placando la propria altrimenti suicida furia.
In occasione di quel terzo itinerario nell'urbe, nuovamente soli e, ora, persino in numero inferiore, ove rimasti privi del supporto di Howe e Be'Wahr per volere della stessa Figlia di Marr'Mahew, ancora nuovi, e forse imprevisti, furono gli sguardi che quasi tutti vollero riconoscerci… vollero riconoscere, anzi, a colei eletta loro campionessa. Non più potenziale avversaria, non più bramata preda, quanto comandante della città o, forse e addirittura, sua sovrana, Midda e noi suoi accompagnatori, al suo seguito, vedemmo le folle aprirsi alla nostra destra e alla nostra sinistra… alla sua destra e alla sua sinistra, lasciandoci passare senza il minimo ostacolo e, anzi, presentando le proprie armi innanzi a sé a dimostrazione della propria disponibilità a combattere, a combattere per difendere il proprio diritto alla vita e all'autodeterminazione, così come l'estate precedente nessuno aveva dimostrato sufficiente amore per sé per agire in egual misura. E anche chi osò tentare di rivolgere uno sguardo negativo nella direzione della nostra compagna, venne allora immediatamente condannato a morte, quasi la sua fosse stata blasfemia nei riguardi di una dea, ancor prima che avversità nei confronti di una semplice donna.

Fu in quel momento che, al mio sguardo, risultò evidente come la vera potenzialità di Midda Bontor, la reale ragione per la quale i lord di Kriarya l'avevano voluta loro campionessa, non avrebbe dovuto essere ricercata nelle sue pur indubbie abilità guerriere, ma in quella sua spontanea attitudine al comando, in quella sua innata capacità di riunire uomini e donne ai propri ordini e, ove anche sino a poco prima anche a lei avversi, ora sol desiderosi di seguirla in battaglia e, accanto a lei, di combattere per una salvezza comune, a raggiungere la quale anche un eventuale sacrificio umano sarebbe stato assolutamente accettabile.
In un viaggio iniziato per la riconquista dei due scettri simbolo terreno del potere degli antichi faraoni, un flagello per proteggere il proprio popolo e un pastorale per guidarlo, ella sembrò allora non abbisognarne, ove, ormai, incarnazione di tali simboli.
Per salvare la città del peccato Midda era stata eletta qual flagello dai signori della medesima, ma, in quelle vie, ella era chiaramente stata riconosciuta qual suo pastorale, condottiera al seguito della quale quella popolazione avrebbe potuto ritenere accettabile persino dichiarare guerra agli dei tutti, gridando contro gli stessi la propria furia, del tutto indifferenti alla propria pur intrinseca e inalienabile caducità mortale. Volendo, pertanto, riprendere l'esempio iniziale, il rapporto fra la popolazione di Kriarya e un equipaggio, come il nostro; ove ella era stata elevata, per volere dei lord, al ruolo di capitano, al tempo stesso gli uomini e le donne di quella città l'avevano, altresì, definita qual propria nave, la propria Jol'Ange, nel cui abbraccio sarebbero stati disposti ad affrontare ogni viaggio, ogni sfida.

« Midda… » non riuscii a trattenermi dal sussurrare nella sua direzione, praticamente costretto in ciò dagli eventi in corso « Io… io non so come tutto questo andrà a finire. » premessi, probabilmente ribadendo l'ovvio, e pur non trovando un modo migliore per introdurre quanto desiderato affermare « Tuttavia, non credo che mai ci sarebbe potuta essere riconosciuta un'occasione migliore per affrontare qualcosa come questo. E che, se sopravvivremo, questa città resterà tua per sempre! »
« Non esagerare. » sorrise ella, scuotendo appena il capo con fare divertito « Parli così perché ancora non conosci Kriarya. » minimizzò, in riferimento alle mie parole e a quello che, in tal modo, avrebbe dovuto essere giudicato qual un ingenuo ottimismo « Questa città dimentica molto in fretta… nel bene come nel male. E se oggi sei un eroe, acclamato e osannato, domani puoi ritrovarti pugnalato alla schiena quale l'ultimo degli infami, privato di ogni rispetto o valore. »
« Non posso credere che tutto questo abbia da considerarsi effimera gloria, da spendersi in un sol giorno e da dimenticarsi il seguente! » protestai, insistendo nella mia ingenuità.
« Meglio per te… » mi tranquillizzò Midda, stringendosi fra le spalle « Significa che queste settimane a terra non ti hanno ancora fatto dimenticare la vita in mare, e con essa i suoi valori, i suoi principi e la sua genuinità. » sospirò, cedendo a un tono quasi nostalgico per quelli che, dal suo punto di vista, avrebbero dovuto essere considerati quali tempi passati che mai sarebbero ritornati « Rallegrati per tal ragione, e spera che mai questa città riesca a entrarti nel sangue quanto sufficiente a permetterti di vederne il suo vero volto e, ciò nonostante, non riuscire a evitare di apprezzarla per tal ragione come me. »

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