Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 21 marzo 2012

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« H
owe… per favore… » sospirò la mercenaria, tollerando quel comportamento più di quanto non avrebbe compiuto abitualmente forse e solo in conseguenza alla situazione attuale, nella quale cercare un confronto a testa bassa fra di noi sarebbe risultato non semplicemente compromettente, quanto, piuttosto, decisamente stupido.
« No. Davvero. Sto parlando sul serio! » protestò egli, cogliendo il rimprovero implicito nelle parole di lei e, tuttavia, negando una qualunque, propria legittima responsabilità a tal riguardo, nel non riconoscersi colpevole di alcun atto meritevole di tal richiamo « Io sono disposto ad andare al fronte settentrionale, così come a quello orientale o occidentale. O, anche, a mettermi a fare un pisolino nel palazzo del feudatario, qualunque sia il suo nome… ma, ti prego, dimmi cosa reputi che io… che noi dobbiamo fare una volta raggiunto il luogo in questione. » argomentò la propria posizione, esprimendosi in toni ovviamente canzonatori, apparentemente desiderosi di giuoco ancor prima che di serio confronto, per quanto, in verità, dissimulando in tali termini quella che avrebbe dovuto essere riconosciuta, da parte sua, una sincera ansia, probabilmente nel timore di commettere una mossa sbagliata e rimetterci qualcosa di più del proprio braccio mancino, perduto meno di un anno prima in combattimento contro Nissa Bontor perché, al di là di ogni consiglio da parte della propria compagna, aveva agito insieme a Be'Wahr con eccessiva leggerezza nel confronto con un'avversaria di tale livello.
« Howe… Be'Wahr… ascoltatemi, vi prego. » richiese la Figlia di Marr'Mahew scuotendo appena il capo e ancor sorridendo, non diversamente da come, pocanzi, aveva sorriso in direzione del proprio mecenate « Se io desiderassi definire in maniera puntuale ogni vostra azione, non mi rivolgerei a voi due, ma a due idioti qualsiasi come molti in città. » spiegò, parlando in maniera assolutamente onesta « Io ho bisogno che voi saliate lassù e facciate tutto ciò che valuterete necessario fare. Agiate così come riterrete più opportuno agire. Perché, al di là di quello che si può pensare, io sono una sola persona, e non sono dotata del dono dell'ubiquità, ragione per la quale è necessario che voi, a nord, agiate in mio nome, difendendo quel fronte come sono certa siete in grado di fare… o non ve lo domanderei neppure. »
« Questo significa che hai fiducia in noi? » sorrise sornione Howe, sforzandosi chiaramente di proseguire nel proprio giuoco ove pur, ormai, non vi sarebbe stata più alcuna necessità in tal senso « Significa che ci ami e che vuoi trascorrere le prossime ore chiuse in una stanza insieme a me, dimenticandoti di tutto e di tutti?! » incalzò, a rendere il proprio intervento praticamente grottesco, in tale, assurda proposta.
« Significa che ho fiducia in voi… e che vi amo abbastanza da evitare di massacrarti di botte per quanto hai appena detto. » rispose ella, sorridendo a propria volta e offrendo nella propria espressione la metafora perfetta di un gatto selvatico sollazzato innanzi all'immagine del topino di campagna, proprio prossimo pasto, intento a dibattersi nella vana speranza di salvarsi « Non so se mi sono spiegata… »
« Oh.. sì. Assolutamente! » annuì Be'Wahr, intervenendo nel porre la propria destra a coprire la bocca del fratello prima che questi potesse tentare di replicare ancora e, in ciò, peggiorare la propria già precaria posizione, andando a cercare una stolida forma di suicidio qual quella che si stava apparentemente tanto impegnando a ricercare.
« Bene. » conclude la donna, tornando a sospirare, ora per la soddisfazione derivante dalla chiusura di quella breve parentesi « Siamo già in pochi e mi sarebbe dispiaciuto diminuire ulteriormente il nostro numero per un'inezia simile. » scherzò, insistendo nelle proprie minacce pur prive di intenti concreti, come chiunque fra noi avrebbe potuto capire… e capì.

Al di là della scena creatasi a contorno di quel breve dialogo, le ragioni proposte dallo shar'tiagho non avrebbero dovuto essere giudicate qual errate, al pari, tuttavia, di quelle replicate dalla donna guerriero, la quale, effettivamente, seppur insignita di potere assoluto da parte dei lord della città, non avrebbe mai potuto fronteggiare in tempo reale ogni minaccia per così come presentata su dodici diversi lati, tanti quali erano quelli di Kriarya. Invero, già l'idea di dividere tanto vasto territorio in due sole parti, una settentrionale e una meridionale, così come ella aveva suggerito, avrebbe potuto essere considerata sufficientemente azzardata, eccessivamente ardita, e potenzialmente fallibile nelle proprie prerogative.
In verità, comunque, così come ella, successivamente, illustrò a fronte di una mia domanda diretta in tal senso, speranza di Midda avrebbe dovuto essere riconosciuta quella che, nell'interesse esclusivo della Progenie della Fenice per lei e non per altri, le oscenità presenti all'esterno delle mura della città del peccato si sarebbero naturalmente concentrate vicino a lei, loro obiettivo, e non in maniera disordinata per l'intero perimetro loro offerto. L'invio di Howe e Be'Wahr a nord, in ciò, avrebbe dovuto essere riconosciuto qual una scelta precauzionale, volta a dislocare i due elementi nel confronto con l'esperienza strategica dei quali aveva maggiore fiducia, in quello che, a suo vedere, sarebbe alfine rimasto il fronte più sguarnito e, proprio per questo, il più vulnerabile in conseguenza ad attacchi a sorpresa.

« Quindi… questo è un addio? » riprese voce il biondo, nel rendersi conto di quanto, in effetti, il nostro saluto in quel momento avrebbe dovuto essere riconosciuto qual potenzialmente l'ultimo, nell'eccessiva possibilità di morte per qualcuno fra i presenti, fossero loro o fosse Midda o fossimo lo scudiero e io, in verità candidate eccelse per tale opportunità nell'essere quanto di più lontano indicati per affrontare una tale sfida.
« Non dice scempiaggini. » lo rimproverò Howe, ritornato libero dalla sua mano e, allora, desideroso di esorcizzare qualunque ipotesi di conclusione negativa per quella nostra nuova avventura, incredibile a dirsi e pur, forse, peggiore della precedente, di quella nel corso della quale ci eravamo ritrovati in contrasto a una compatta schiera di angeli bramosi di ridurci in cenere, o in quanto più vicino possibile a ciò « Non saranno una manciata di polpi deformi e troppo cresciuti a impedirci di proseguire nel nostro viaggio e di ritrovare anche quel secondo, dannato scettro… ovunque esso sia finito. »
« No di certo. » approvò la mercenaria, sorprendentemente concorde con l'opinione dello shar'tiagho « E, anzi, a scanso di equivoci, tengo a ricordare a tutti i presenti l'importanza di condurre entrambi gli scettri alla Jol'Ange, non appena saranno riuniti. La vita di due brave persone dipende da questo. »

Un promemoria, il suo, che, tragicamente, risuonò più simile a un lascito testamentario che ad altro, ove apparentemente desiderosa di imporre su chi, fra noi, sarebbe riuscito a sopravvivere a quanto ci avrebbe atteso, il compito di concludere la sua missione, la nostra missione, riconducendo il prezzo della libertà di Camne e Hui-Wen sino a chi in grado di giungere all'isola di Rogautt, per pretenderne la liberazione e, chissà, forse per vendicare, con un'incredibile assassinio, le troppe vittime della regina dei pirati, sua sorella.
Così, ove anche i toni di Howe avrebbero voluto risuonare qual carichi di ottimismo, prossimo persino all'incoscienza, quelli della Figlia di Marr'Mahew ci giunsero… o, per lo meno, mi giunsero simili a un pugno alla bocca dello stomaco, tale da farmi desiderare di gridare verso di lei un invito alla fuga, alla ricerca della libertà e della vita lontano da lì. Purtroppo, però, a nulla sarebbe valso un tale grido, una simile isteria, ove, anche volendo, ed ella mai avrebbe allora voluto, non dopo la supplica di Brote, non vi sarebbe stata alcuna possibilità di fuga da Kriarya. Non tanto oscenamente assediata.

« Arrivederci, amici miei… » mi costrinsi a prendere voce, per quanto le parole sembrarono allora soffocarsi in gola, incapaci ad esprimersi ove timorose di influenzare, in senso negativo, l'esito della battaglia che ci avrebbe presto visto coinvolti « … e che Gah'Ad possa stendere la sua mano misericordiosa su di voi, proteggendovi da ogni avversità e permettendoci di ritrovarci, domani, qui riuniti per brindare della nostra vittoria, ridendo d'ogni preoccupazione che or ci domina. »
« … così sia… » udii la voce del giovane Seem sussurrare accanto a me, unendosi a quella mia invocazione, a quella mia preghiera, con incredibile dimostrazione di fede, qual solo sarebbe potuta essere testimoniata, in quel momento, da chi mai educato a una qualche religione e al concetto stesso di divino.

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