Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 19 marzo 2012

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A
l di là di tali considerazioni, e riportando l'attenzione alla discussione allora in corso, alla contrattazione in corso in effetti, non posso che riconoscere come Midda, con le ultime parole pronunciate, riuscì a porre i propri interlocutori in una condizione di stallo, dalla quale, per gli stessi, estremamente difficile sarebbe stato uscire senza, in ciò, rimetterci qualcosa. Ove, infatti, avessero rifiutato l'ipotesi da lei formulata, accettando di pagare… di pagarci in maniera indipendente, stabilendo con ognuno di noi il prezzo del nostro operato, essi avrebbero infatti dato ragione alla loro interlocutrice, ove, loro punto di partenza era l'assenza di qualunque riconoscimento diretto a nostro favore. Ove, tuttavia, avessero mantenuto fede a tale idea, dando ragione all'ipotesi da lei così scandita, essi si sarebbero ritrovati a pagare un prezzo molto più altro di qualunque altro, dal momento in cui avrebbero tributato a ognuno di noi, Seem e io inclusi per quanto tutt'altro che professionisti nel settore, lo stesso compenso che sarebbe stato riconosciuto alla Figlia di Marr'Mahew, in quello che, probabilmente, sarebbe risultato essere il più alto costo mai sostenuto da qualunque mecenate in qualunque angolo di mondo.
E non voglio negare che, al di là di un primo, inevitabile, momento di imbarazzo, l'idea di riuscire a estorcere una buona somma d'oro ai signori di Kriarya, della città del peccato, non mi dispiacque assolutamente, anzi, dischiudendo innanzi ai miei occhi molteplici opportunità di investimento di tale denaro, partendo dall'acquisto di or non mi ricordo quali migliorie per la nostra Jol'Ange, sino, anche e forse paradossalmente, all'erezione di una statua in memoria dei nostri caduti, di mia sorella, di Salge, di Berah e speriamo alcun altro ancora, nel centro di Seviath o di qualche altra città fra quelle nostri consueti attracchi.

« Pagheremo ognuno dei tuoi compagni secondo quanto essi domanderanno… » accettò, alfine, lord Bugeor, ancora parlando a nome di tutti i suoi pari lì riunitisi e votando, fra le due alternative, a quella meno cara, cosicché, dovendo comunque rimetterci, sarebbe stata loro addebitata la minor spesa possibile « E ora, dopo aver definito questi particolari, potresti essere tanto cortese da condividere con tutti noi quanto hai deciso di porre in essere al fine di liberarci dall'assedio impostoci da parte di quelle… creature?! »
« Mahkra… » corresse la donna guerriero, riservandosi, allora, la possibilità di riferire quanto una sua fonte non meglio precisata, come la presentò al gruppo dei mecenati, le aveva illustrato a loro riguardo.

Inizialmente interrotto nelle proprie spiegazioni in merito a quelle creature, alla loro natura, ai modi per sterminarle e, pur interessante, a come accidenti fosse entrato in possesso di tali informazioni, Be'Wahr era stato successivamente interrogato a tal riguardo dalla nostra compagna, fornendo risposte puntuali, sebbene non completamente soddisfacenti, a ogni quesito. Risposte che, nella sola eccezione dell'ultimo, veniale dubbio, vennero riportate, adeguatamente riformulate, anche ai lord di Kriarya, per concedere loro coscienza su quanto, entro il calar delle tenebre, avrebbe potuto sterminare completamente la popolazione della città del peccato, noi ovviamente e ineluttabilmente inclusi.
Mahkra, in effetti, avrebbe dovuto essere giudicato solo uno fra i molteplici nomi con i quali tali creature erano state denominate di volta in volta, da coloro che avevano avuto la malaugurata occasione di contemplare gli effetti del loro passaggio. Testimoni indiretti, quindi, ove alcuno, dopo averli incontrati direttamente, era sopravvissuto e aveva potuto riportare narrazione diretta degli eventi, o dell'orrido potere di simili mostri. E nel merito dell'effettiva natura dei mahkra, troppe, differenti ipotesi si sprecavano, senza riuscire a individuarne una sola sufficientemente fondata da essere considerata concreta. I più, comunque, non erano soliti considerare i mahkra quali semplici creature, banali mostri come altri, quanto, e piuttosto, una razza semidivina, se non divina, minore, appartenente a un passato ormai dimenticato, a un'epoca fortunatamente perduta, nella quale simili entità avevano dimorato fra gli uomini godendo della loro venerazione al pari di veri e propri dei. Non più esistenti sul nostro stesso piano d'esistenza, non più appartenenti alla nostra stessa realtà, i mahkra, come comprovato dagli stessi eventi da noi vissuti, possono tuttavia essere ancora evocati e, in ciò, richiamati nel nostro mondo, nella nostra quotidianità, per diffondere morte e distruzione contro i nemici dell'evocatore.
L'idea che la Progenie della Fenice fosse in possesso di un metodo per evocare tali mostri, o dei che dir si voglia, non avrebbe potuto allora sorprenderci. Non, per lo meno, a seguito di quanto già affrontato poche settimane prima nella Città della Pace, una necropoli entro i confini della quale, alla ricerca del primo scettro del faraone, eravamo stati costretti ad affrontare un gruppo di angeli, o quanto, per lo meno, di più vicino concepibile agli stessi. Ove, pertanto, la Progenie aveva avuto successo nell'evocare cinque angeli, nulla avrebbe potuto negarle la conoscenza utile a evocare anche i mahkra, sebbene fondamentalmente folle avrebbe dovuto essere riconosciuto un tale impiego di energie, di potere, per un obiettivo sufficientemente semplice quale la nostra eliminazione.

« E cosa potremmo fare per opporci a questi… dei?! » intervenne un lord, di cui non rammento il nome, nel mentre della spiegazione della nostra compagna, ponendo un interrogativo tutt'altro che stupido o ingiustificato.

Per quanto noto a Be'Wahr, che l'esistenza dei mahkra aveva scoperto, incredibile a dirsi nel considerare la sua scarsa alfabetizzazione, attraverso la lettura di un vecchio testo; tali creature, in quanto considerate divine o quasi, non erano caratterizzate da particolare vulnerabilità o, tanto meno, mortalità. E questo avrebbe potuto considerarsi sufficientemente avvilente, demotivante, se non fosse stato comunque palese che la maggior parte dei mostri affrontati e vinti dalla Figlia di Marr'Mahew nel corso delle proprie imprese, non avrebbero dovuto essere riconosciuti qual immortali, sebbene considerati tali da chiunque.
Certamente, il pensiero del confronto con gli angeli, sempre frutto di un'evocazione della Progenie della Fenice, non avrebbe dovuto e potuto rallegrarci, lasciandoci, nostro malgrado, il dubbio della concretezza di tali voci, di simili, per noi drammatiche e tragiche, supposizioni, in virtù delle quali il nostro destino avrebbe dovuto essere riconosciuto qual segnato. Ma, ancora una volta e proprio nel confronto con la nsotra ultima battaglia contro gli angeli, un barlume, ostinato, di speranza non avrebbe dovuto esserci negata, in quanto sopravvissuti a qualcosa in contrasto al quale, ipoteticamente, non avremmo mai potuto sopravvivere, e tutto per merito, unico e incontrovertibile, della nostra compagna, della splendida, e letale, Midda Bontor.

« Innanzitutto dobbiamo resistere. Resistere e, ancora, resistere. » annunciò la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, con parole apparentemente retoriche e che pur non tali risultarono nell'essere scandite dalle sue labbra « Chiunque abbia evocato dei mahkra, così tanti mahkra, deve averlo fatto al costo di grande dispendio di energia, ragione per la quale gli potrà essere concesso di mantenere tale incanto per ore, ma non per giorni. E sopravvivendo alla notte, termine naturale per l'assedio impostoci, probabilmente ci libereremo senza particolare sforzo dalla loro presenza… »
« E come dovremmo fare per "resistere"? » obiettò un'altra voce, ergendosi dalla direzione di un lord ancor dimenticato nel proprio nome dalla mia memoria « Sono praticamente più alti delle nostre mura… »
« Ma Kriarya è una città kofreyota… e, come tale, è stata concepita ed eretta per affrontare assedi di settimane, forse persino di mesi, senza battere ciglio! » replicò la donna, scuotendo il capo « Fossimo in una città tranitha, avremmo sicuramente da preoccuparci. Ma non in Kofreya. Non qui in Kriarya, le cui forti mura sono state plasmate per resistere persino all'assalto dei titani. »
« E se dovessero riuscire ad aprire una breccia nelle nostre difese?! » domandò un terzo lord, non con intento polemico, qual già il precedente, ma animato da semplice curiosità, e forse già consapevole della sola risposta riservatagli.
« Li combatteremo! » asserì ferma e inamovibile Midda, sorridendo serenamente, quasi nelle proprie parole stesse annunciando i propri progetti per la composizione del prossimo pasto « Li combatteremo con tutte le nostre forze. Con l'energia propria di una città in cui neppure i bambini hanno da considerarsi creature innocenti e indifese. » ricordò, dando ragione, in me, a una certa, legittima inquietudine « Che ogni uomo o donna, giovane o anziano, signore o servo, mercenario o assassino, ladro o prostituta di questa città si prepari alla battaglia. Una volta tanto non impiegando le proprie armi in reciproca avversione, ma in solidale comunione, in collaborazione contro un nemico superiore. »

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