Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 18 marzo 2012

1520


« A
l giusto prezzo, voglio sperare… » intervenne la destinataria di tali parole « Perché, per quanto possa apparire inopportuno pensare al denaro in un momento qual questo, sono costretta a rimembrare come la scorsa estate io non abbia intascato un solo soffio d'oro per quanto compiuto per questa città. E il mio eroismo non è mai stato gratuito. Anzi. Ha sempre avuto un chiaro prezzo, come tu, mio signore, sicuramente ricorderai e potrai testimoniare a tutti i presenti. »

Giuro che, nel confronto con simile asserzione, mi ritrovai impossibilitato a comprendere se lasciarmi dominare da un sentimento di scandalo o, piuttosto, abbandonarmi a una grassa risata. Se, infatti, in un primo istante, nel pormi dopotutto meno confidente rispetto ad altri con il carattere della nostra compagna, non potei evitare di condannarla per tanta ingiustificabile cupidigia in un momento tanto difficile qual quello attuale, così come, dopotutto, anche da lei suggerito e ribadito; un momento dopo, nel confrontarmi con le espressioni esplicitamente divertite proprie di Howe e di Be'Wahr, i quali quasi stavano soffocandosi nel cercare di trattenersi dal liberare tutta la propria più esplosiva ilarità, ebbi modo di ricordarmi quanto raccontatoci da lei stessa nel merito della propria attività quotidiana ai tempi di quel primo viaggio insieme, poi conclusosi drammaticamente nella morte di mia sorella e di capitan Salge.
Memore, pertanto, di quanto ella non avesse mai reso proprio alcun imbarazzo all'idea della propria professione, del proprio mestiere, non giudicandolo qual nulla di criticabile, qual nulla di inappropriato, non di meno rispetto a quanto non sarebbe potuto essere per un contadino o un allevatore, per un artigiano o un commerciante; e di quanto, ancora, ella non avesse mai rinunciato a domandare sempre il giusto prezzo per le proprie imprese, ove per "giusto" avrebbe dovuto essere inteso il punto d'incontro fra l'impossibilità a valutare il merito dei suoi sforzi e, in ciò, l'impossibilità di essere comunque pagata adeguatamente, ove non sarebbe esistito alcuno al mondo tanto ricco da poterla compensare a dovere; nulla di straordinario o scandaloso avrebbe dovuto essere ritrovato nella sua richiesta. Non, quanto meno, ove a confronto con uno stuolo di uomini straordinariamente ricchi.. i più ricchi di tutta la città, ove di loro proprietà tutto era in città.
Non più confidenti di me con la Figlia di Marr'Mahew, le cui gesta pur tanto assiduamente tutti avevano certamente seguito, i lord di Kriarya, con la necessaria eccezione di Brote, restarono per un lungo momento sorpresi dalla presa di posizione della stessa, del tutto inattesa, imprevista e, per tal ragione, inevitabilmente sgradita, ove, fra l'altro, definitasi a loro esplicito discapito. Tuttavia, non per voce del consueto mecenate della loro prossima campionessa, quanto, e paradossalmente, di uno dei suoi più evidenti avversari, lord Bugeor; venne loro concessa ferma indicazione nel merito della direzione da intraprendere, per il bene comune, per il successo di tutti e, con esso, per la sopravvivenza dell'intera città.

« Quanto dice è corretto. » annuì, restando seduto e immobile nella posizione già per lui propria, con i gomiti appoggiati sui braccioli della propria sedia e le mani unite innanzi al viso; e pur, nell'energia intrinseca delle proprie parole, attraendo l'interesse di tutti quasi si fosse levato in piedi e avesse colpito violentemente in tavolo innanzi a se con entrambi i pugni « Quanto domanda Midda Bontor è giusto. E legittimo. » si ripeté, a escludere l'eventualità di fraintendimenti nel merito della proprie asserzioni « Sebbene ciò che tutti noi le stiamo offrendo è quanto alcuno potrebbe mai sperare di ottenere, non dobbiamo dimenticarci come l'iniziativa sia giunta da parte nostra. Siamo stati noi a cercarla… a richiedere il suo aiuto, la sua collaborazione. E cercare, in questo momento, di eludere questo aspetto della questione sarebbe indegno dei nostri nomi, dei nostri titoli. »
« Ben detto. » approvò Brote, in verità privo di qualsivoglia sorpresa nel merito di un tale intervento, ove, come solo successivamente ebbi modo di scoprire, il passato dei due lord era costellato di continue sfide, sì, ma anche di molte collaborazioni, ragione per la quale sarebbe stato difficile comprendere se classificarli quali antagonisti o, piuttosto, alleati.
« Per quanto mi riguarda, sono disposto a coprire il prezzo che ci verrà richiesto. » confermò il primo, muovendo appena la destra quasi a scacciare, con fare annoiato, l'accondiscendenza dell'altro mecenate, privo di qualsivoglia necessità in merito alla medesima « Ove questo, ovviamente, sia stabilito nelle giuste proporzioni… »
« Oh… non ti preoccupare, lord Bugeor. » sorrise la mercenaria a quell'accenno, stringendosi nelle spalle con gesto volto a minimizzare l'importanza di quanto da lui suggerito « Non ho mai ricevuto lamentela nel merito dei miei conti. E sono certa che tutti voi, insieme, non avrete alcuna difficoltà a ricompensare adeguatamente tanto me quanto i miei compagni qui presenti… per il rischio che correremo per salvare il vostro potere su quest'urbe. »
« I tuoi… compagni?! » ripeté il lord suo interlocutore, aggrottando la fronte con trasparente disapprovazione a tal riguardo.
« I… tuoi compagni?! » ripetemmo, praticamente in coro, Howe, Be'Wahr e io, ben comprendendo come, in tal riferimento, ella stesse indicando il nostro gruppo e alcun altro.
« Certo… i miei compagni. » annuì ella, incrociando le braccia sotto i generosi seni, in un gesto che, involontariamente, costrinse gli stessi a offrirsi con maggiore dirompenza, ove possibile « Non vedo ragione per la quale questi bravi ragazzi dovrebbero rischiare la loro pelle per voi senza un adeguato tornaconto. »
« Per quanto mi… ci riguarda… » si corresse Bugeor, arrogandosi il diritto di parlare a nome di tutti i lord di Kriarya lì presenti « … i tuoi compagni non stanno rischiando la loro pelle per noi. Ma per te e per le tue… grazie. » sorrise, con fare malizioso, non negandosi l'occasione di quell'affondo nei riguardi di chi pocanzi difesa nelle proprie richieste, e pur mai dimenticata come troppo spesso propria avversaria « Che a te, quindi, presentino il loro conto. E non a noi. »
« D'accordo. » commentò la Figlia di Marr'Mahew, socchiudendo i propri occhi color ghiaccio e, con sguardo cupo, inquadrando uno a uno tutti i presenti, lord e guardie indistintamente « Vorrà dire che il mio compenso sarà quintuplicato, per coprire tale spesa. Dopotutto non è mio desiderio cercare distinzione fra me e loro… e, in questo, preferisco dare a loro quanto io stesso percepirò. A vostre spese, s'intende. »

Con la capitale circondata, esternamente alle proprie mura erette su una base geometricamente perfetta, un dodecagono regolare privo d'errori o di imprecisioni, da mostri giganti tanto orrendi da non poter essere neppure adeguatamente descritti nel proprio aspetto fisico; l'idea di essersi rinchiusi in una stanza non per discutere nel merito delle strategie da attuare per sopravvivere all'imminente battaglia, quanto, e peggio, dell'oro che ognuno di noi, io incluso, avrebbe dovuto percepire qual compenso per i propri servigi dopo essere sopravvissuti a quanto ipoteticamente impossibile da affrontare, avrebbe dovuto essere giudicata qual superiore al grottesco, nella più totale irrazionalità imputabile a una simile scelta di temi sui quali confrontarsi. Ciò nonostante, in una città immediatamente posta sotto legge marziale per volontà congiunta di tutti i dominatori della medesima, a ovviare a possibili colpi di testa da parte di una popolazioni che mai aveva avuto ragione di considerarsi qual parte di una qualche comune nazione, di una qualche identità comune e collettiva nella quale rifugiarsi in un momento di crisi qual quello; nel palazzo del presunto e anonimo feudatario di Kriarya, il tema sul quale, per la prima volta dall'inizio di quell'incontro sembrava essersi arenato, avrebbe dovuto essere riconosciuto proprio quello. E, ciò, dal mio punto di vista, non poté che essere palese riprova di quanto l'isteria stesse iniziando, ormai, a dominare la scena, privando tutti della possibilità di valutare la realtà nei propri giusti termini.
Solo più tardi, solo quando la battaglia ebbe inizio e il mondo intero sembrò collassare attorno a noi, riuscii tardivamente a comprendere come, tanto da parte della Figlia di Marr'Mahew, quanto da parte dei suoi interlocutori, lord Bugeor in primo piano, tutto quello avrebbe dovuto essere giudicato qual un disperato tentativo di aggrapparsi a un barlume di normalità, una normalità per loro… per noi tutti ormai non più esistente, e senza la quale, tuttavia, solo il suicidio sarebbe potuta essere una soluzione accettabile.

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