Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 17 marzo 2012

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S
e, dal mio personale punto di vista, agli occhi di chi estraneo alla realtà propria della città del peccato e delle sue particolari regole, delle sue norme anomale rispetto a qualunque altra urbe nella stessa Kofreya, ritrovarsi nel palazzo del feudatario, incaricato dal sovrano per mantenere l'ordine nella capitale e nella provincia di Kriarya, non avrebbe dovuto essere considerato nulla di straordinario, altresì sostanzialmente ovvio nella necessità di discutere nel merito della strategia con la quale affrontare quell'assedio; il miei compagni di ventura, con i quali stavo ancora impegnandomi a familiarizzare, e con i quali, sicuramente, rispetto a poche settimane prima ormai avrei potuto vantare un certo rapporto, nell'essere sopravvissuto, accanto a loro, a già due diverse battaglie, mi vollero erudire su quanto insolito e inedito avesse da essere giudicato tale evento per quell'universo unico e atipico, dal momento in cui, prima di quel giorno, alcuno aveva avuto la benché minima ragione per voltarsi in tale direzione.
Reggente di nome, e non di fatto, si era infatti sempre dimostrato essere il feudatario, il cui effettivo nome, paradossalmente, non si proponeva neppur noto ad alcuno fra i gli abitanti di quell'urbe, dimenticato o, più probabilmente, mai conosciuto. E non a caso, anche in quell'occasione, in quel momento chiaramente fatidico per la sopravvivenza della propria città, del proprio supposto dominio, questi restò ben attento a non prendere alcuna posizione, a non intervenire nella questione, prima che, sfortunatamente, qualcuno potesse rendere propria una qualsivoglia consapevolezza nel merito della sua esistenza e agire di conseguenza.
Proprio per tal ragione, in conseguenza alla più assoluta mancanza di influenza o di importanza del feudatario, quindi, la sua dimora, il suo palazzo, non avrebbe potuto essere riconosciuta qual altro che sede perfetta per un incontro fra i reali dominatori della capitale, fra i lord di Kriarya al completo come solo poche volte, in passato, avevano avuto ragione di incontrarsi, ultima fra le quali il funerale della stessa Midda Bontor, nel tempo in cui ella aveva simulato la propria morte: in tal sito a tutti loro estraneo, e per tutti loro totalmente privo di interesse, si sarebbero potuti allora confrontare l'un l'altro alla pari, senza un anfitrione al quale dover offrire il proprio rispetto o, in effetti, il proprio timore, nell'eventualità di una trappola ordita a propria potenziale condanna.
E così fu, vedendo i signori della città riunirsi, radunarsi, ognuno accompagnato, come da accordi stabiliti, da un unico custode, escludendo chiunque altro a tali camere, alla sala eletta a sede di quell'improvvisato consiglio, nella sola e necessaria eccezione rappresentata dalla Figlia di Marr'Mahew e da noialtri, lì proposti… anzi, imposti dalla medesima, quali suoi accompagnatori.

« Siete stati con me fino a ora. Ed è solo per causa mia che, in questo momento, vi trovate in una tanto sgradevole situazione. » ci volle spiegare, esplicitando le ragioni della propria richiesta « Ove sgradevole può apparire simile a un eufemismo. » sorrise appena, dimostrando un sincero senso di colpa per la propria responsabilità in quella che sarebbe potuta essere la nostra ultima giornata nel regno dei vivi « Per questa ragione ritengo giusto che possiate e dobbiate essere presenti anche a questa riunione… perché se qui si deciderà la nostra sorte, ognuno fra voi possa essere messo in condizione di esprimere la propria opinione, il proprio giudizio, venendo ascoltati quasi la vostra voce fosse la mia. »

Ove tale fu la volontà della donna guerriero dagli occhi color ghiaccio, dalla pelle simile a madreperla e dai capelli nero corvini, tali solo per sua volontà ove, altrimenti, avrebbero offerto al mondo la medesima tonalità color fuoco già vantata dalla sua gemella; alcuno avrebbe avuto, ed ebbe, il coraggio di opporsi, alcuno ebbe l'incoscienza di obiettare, non, per lo meno, ove consapevoli che, se per Kriarya avesse dovuto essere ancora ipotizzata una speranza di futuro, tale avrebbe dovuto essere ricercata in lei e in alcun altro fra i presenti a quella riunione… non noi, ma, tantomeno, i lord lì riuniti. E simile consapevolezza, tale coscienza, risultò sin da subito immediatamente trasparente, dal momento in cui tanta importante assemblea, simile adunanza, non volle riservar qual propria alcuna altra discussione, e responsabilità, al di fuori di quella utile a insignire Midda Bontor qual loro campionessa, incaricandola di parlare a loro nome e di guidare, in loro vece, la città del peccato sino al giorno successivo e, con esso, alla liberazione dagli assedianti.
Un riconoscimento, quello accordato da parte di tutti i signori della città all'unanimità, il quale sicuramente, come mi venne spiegato e come, in verità, ero già arrivato a intuire a intuire, solo pochi mesi prima, solo l'anno precedente, sarebbe stato addirittura impensabile, improponibile, ove alcuno fra loro avrebbe accettato di permettere a chicchessia di parlare in proprio nome, di comandare il propria vece; né, tantomeno, avrebbe accettato di destinare il potere sull'intera città a una singola persona, a una sola figura che, in tal modo, avrebbe avuto fra le proprie mani ciò che mai, chiunque altro prima di lei, aveva potuto permettersi di sognare. Ma in conseguenza agli eventi occorsi l'estate precedente, dei quali già Be'Sihl ci aveva offerto testimonianza qui a bordo della Jol'Ange durante il viaggio all'inseguimento della Mera Namile, e dei quali anche Seem volle riportarmi voce, a escludere da parte mia, o di Howe e Be'Wahr accanto a me, una qualunque ignoranza a tal riguardo; la stabilità del potere dei lord, con la sola eccezione di Brote, si era indubbiamente incrinata, addebitando loro la colpa di non essere stati in grado di gestire la situazione così come la Figlia di Marr'Mahew era altresì riuscita a compiere in una sola notte.
Se in quel giorno essi avessero rifiutato di associare il proprio nome a quello di Midda Bontor ed ella avesse nuovamente trionfato, sconfiggendo l'oscenità che aveva posto Kriarya sotto assedio, e salvando, di conseguenza, la vita di tutti gli abitanti dell'urbe, impossibile sarebbe stato mantenere ancora il proprio potere per chiunque fra loro. Nel migliore dei casi, infatti, sarebbe stato lord Brote a detronizzarli, in quanto abituale mecenate della mercenaria in questione e, in questo, riconosciuto qual l'unico in possesso di sufficiente lungimiranza per mantenere la città al sicuro, così come, dopotutto, anche una popolazione quasi completamente composta da mercenari e assassini, ladri e prostitute, avrebbe desiderato essere; nel peggiore, addirittura, sarebbe stata la stessa donna guerriero a conquistare il potere, alterando per sempre gli equilibri sino ad allora lì esistiti e dando vita, con la propria reggenza, a una nuova epoca per Kriarya.
Nel confronto con tali, univoche possibilità, entrambe tanto sgradevoli nel destinarli a un fato troppo ingrato per essere tollerato; ai signori della città del peccato non era rimasta alternativa a offrire il proprio miglior viso a un giuoco potenzialmente pessimo, or cercando non di ostacolare la naturale vittoria di colei che molteplici successi aveva sempre associato al proprio nome, quanto e più in termini più costruttivi di assecondarla, benedicendo il suo operato e, in ciò, facendolo proprio, così come sino a quel giorno aveva sempre compiuto lord Brote. E Brote, che fra tutti avrebbe potuto dimostrare più contrarietà per una simile evoluzione, si dimostrò indubbiamente degno del titolo conquistato, comportandosi non con sciocco e distruttivo egoismo, ma da gran signore, da vero aristocratico come pochi, o forse nessuno, ho mai avuto occasione di incrociare nel mondo da me esplorato: malgrado, in tutto ciò, si sarebbe ritrovato a spartire quello che sarebbe potuto essere l'ennesimo trionfo personale con troppi, non desiderati, soci; egli non levò mai una parola in contrasto al concilio riunitosi e ai trasparenti scopi del medesimo, arrivando a benedire, personalmente, il trionfo della propria mercenaria, e amica, per il bene comune, nel nome di tutti i presenti attorno a quel tavolo di trattative.

« Sino a oggi ognuno di noi, in primo luogo io stesso, ha operato al solo scopo di accrescere il proprio potere e la propria influenza in città. » dichiarò ad alta voce, quando la comune volontà dei propri pari fu sufficientemente trasparente « Tutti noi abbiamo sempre prestato attenzione a non alterare gli equilibri esistenti, certo… perché consapevoli di non poter affrontare, da soli, le conseguenze che sarebbero derivate da una guerra civile all'interno delle nostre mura. Ma, ciò nonostante, ognuno di noi, invero, non ha mai desiderato altro che il raggiungimento di un nuovo livello di potere e di influenza sull'intera Kriarya. » definì, parlando in termini che mi lasciarono sinceramente sorpreso per la propria, apparente, onestà « Ciò nonostante, ora, ognuno di noi, in primo luogo io stesso, può facilmente comprendere come restare divisi ci condurrà ineluttabilmente alla rovina. Ed è per questa ragione che mi onoro di distendere la mia mano benedicente su tutti noi, e su Midda, affinché ella possa rappresentare tutti coloro qui oggi presenti, e difendere gli interessi di ognuno di noi. E della nostra città. »

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