Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

giovedì 15 marzo 2012

1517


« E
hm… » esitai, dimostrando come fra l'elaborare un'azione e il porla in essere avrebbe dovuto sempre e comunque essere individuato un abisso talvolta invalicabile, e che pur, in quel frangente, mi sarei dovuto costringere superare « Domando venia per la libertà che mi arrogo prendendo voce… ma… io credo che… beh… che quel messaggio non abbia da essere ignorato. » tentennai, inizialmente, e dichiarai tutto d'un fiato, poi, nella certezza di non riuscire a scandire quella frase in altro modo se non quello, se non con tanto impeto, con tanta enfasi qual quella che avevo in tal modo posto nelle mie parole.

Uno sguardo indubbiamente capace di uccidere fu quello che, in tal occasione, mi venne donato da parte del mecenate, il quale, evidentemente, non desiderava tollerare ulteriormente tanta insubordinazione nei propri riguardi, nei confronti con la sua esplicita e dichiarata volontà.
Per mia fortuna, tuttavia, io non avrei dovuto essere giudicato qual dipendente direttamente da lui, non, per lo meno, nel contesto specifico di quel nuovo incontro fra noi, quanto, e sicuramente meglio per le mie speranze di sopravvivenza, dalla Figlia di Marr'Mahew, la quale non volle rendere propria alcuna apparente ira, né semplice contrarietà, in conseguenza diretta del mio intervento, preferendo dimostrare aperta curiosità, sincero interesse per le ragioni che mi avevano sospinto a una tale presa di posizione. Dalla mia, dopotutto, era allora un'abitudine al silenzio, alla quieta osservazione degli eventi e dei loro sviluppi, ancor prima che a una partecipazione ai medesimi, in un ruolo da protagonista, ragione per la quale una mia opinione verbale, in un frangente tanto teso, non avrebbe potuto essere considerata qual gratuita o ingiustificata, come, probabilmente, l'aveva rapidamente liquidata essere lord Brote.

« Cosa intendi dire, Seem?! » mi domandò ella, prendendo voce prima di un qualunque nuovo intervento da parte del suo mecenate e nostro anfitrione, il quale, sicuramente, non avrebbe atteso a lungo per intimarmi a rimanere al mio posto e a non immischiarmi in faccende superiori alla mia possibilità di comprendonio « Credi forse che il contenuto della missiva sia diverso da quello supposto da Brote? »

Rispondere di sì, in quel momento, sarebbe probabilmente equivalso a insultare colui così appena nominato, minimizzando la sua capacità di comprensione sul mondo e, ancor più, sugli uomini e sulle donne al suo servizio, con un sarcasmo che mai, obiettivamente, avrei potuto desiderar esprimere nei suoi riguardi. Non, quanto meno, nell'illusione di voler superare indenne quello stesso dialogo.
Rispondere di no, tuttavia, sarebbe sicuramente equivalso ad ammettere di aver preso posizione in maniera del tutto gratuita e priva di qualsivoglia ragion d'essere o, peggio, nella speranza di poter, in tal modo, apparire innanzi agli occhi di qualcuno, con una stupidità priva d'eguali, che mai, in verità, mi avrebbe potuto promettere di uscir comunque indenne dal guaio nel quale mi ero andato a cacciare.
Fra i due mali, impossibilitato a individuare il minore, scelsi allora quello che, quanto meno, avrebbe permesso alla mia memoria di non essere ottenebrata da accuse di idiozia, qual solo mi sarebbero potute essere addotte nel secondo caso. Scelsi, quindi, di spiegare le mie ragioni, esattamente come, poco fa, ho voluto premetterle a giustificazione delle mie azioni. E quella mia scelta, e le parole che adoperai, per mia fortuna, sembrarono riuscire a sanare la condizione di spiacevole imbarazzo che avevo sciaguratamente reso per me propria nel rapporto con Brote, riuscendo a difendere adeguatamente tanto la mia posizione, quanto il suo onore, non posto in dubbio nella sua, indiscussa, estraneità alle psicologie proprie di chi abituato a servire e non a essere servito.

« E' così, quindi? » domandò lo stesso mecenate al termine della mia rapida e stentata esposizione, quando suggerii l'idea che oggetto di quella missiva non avesse da essere intesa un'intimazione di resa ma qualcosa di ben diverso e, forse, di più interessante, di più importante « E' questo che stavi cercando di esprimere poc'anzi senza successo? »
« S-s-s-sì… » esitò il mio coetaneo, non riuscendo a comprendere se potersi giudicare in salvo o, altresì, spiacevolmente condannato per la propria incapacità a esprimersi con sufficiente vigore al momento opportuno, così come, incredibile a dirsi, ero comunque appena riuscito a fare io.
« Dammela, allora… e vediamo di cosa si tratta. » richiese il padrone di casa, tendendo la propria destra in avanti e, in tal gesto, apparentemente ponendo fine a quella parentesi grottescamente drammatica « Nella speranza che nessuno fra voi stia abusando del mio tempo e della mia pazienza… » pospose comunque, a non escludere l'eventualità di una propria rivalsa nel momento in cui, il servo e io, ci fossimo sbagliati.

Confesso che, negli istanti che seguirono, non riuscii a sentirmi così rilassato e sereno qual avrei dovuto essere nel riporre fede nelle mie decisioni, nelle mie azioni. Se, infatti, fossi stato assolutamente certo di non aver errato nell'intervenire apparentemente a sproposito in quella questione, avrei dovuto provare addirittura un sentimento di entusiasmo all'idea di quanto, da lì a breve, il mio valore sarebbe stato riconosciuto innanzi agli occhi di tutti. Ma avendo agito più d'impulso che di raziocinio, d'emotività e d'istinto ancor prima che d'intelletto, sopra il mio cuore non poté non estendersi l'ombra del dubbio e, con esso, il timore di aver sbagliato, di aver osato troppo, probabilmente in conseguenza all'eccessivo affaticamento psicologico proprio di quei giorni, di tutto quanto a noi occorso in quelle ultime settimane, se non, in effetti, persino mesi.
Evidentemente amato da qualche dio o dea a me sconosciuti, però, il contenuto della lettera non parve negare nulla di quanto da me suggerito, dal momento in cui, lord Brote, invece di strapparla e gettarla nel fuoco, o farla ingoiare a me e all'altro, la rilesse un paio di volte e, successivamente, la porse alla mia signora, invitandola, tacitamente, a leggere a sua volta.

« "Brote…" » esordì Midda, schiarendosi la voce e iniziando a leggere il contenuto della lettera in maniera esplicita, nella volontà di condividerla con tutti i presenti, compagni, guardie e servitori indistintamente « "Le battaglie che abbiamo affrontato in passato sono numerose e, come sicuramente ben avrai memoria, da parte mia non vi è mai stata ostilità nei tuoi confronti." » una smorfia di divertimento si palesò sul volto della mia signora, evidentemente tutt'altro che concorde con una simile affermazione, forse avendo persino vissuto, in passato, un qualche momento di conflitto fra i due lordi in questione.
« "Già la scorsa estate ci siamo offerti qual inermi prede d'ogni genere di orrore negromantico in presunta conseguenza di un'azione della tua mercenaria, la quale, a tempo debito, ha dimostrato la propria estraneità a tutto ciò e ha collaborato in maniera attiva alla liberazione della nostra città da chi l'aveva posta sotto assedio." » proseguì, aggrottando la fronte e poi protestando « Come sarebbe a dire "ha collaborato"?! Se non ricordo male, ho fatto praticamente tutto da sola… come sempre del resto. » sottolineò, con tono scherzosamente offeso, per quanto, in verità, alcun interesse avrebbe potuto vantare per quelle parole.
« "Sono sinceramente stanco di non essere più padrone in casa mia, quasi tutti i nostri sforzi per giungere a essere ciò che siamo non abbiano ormai alcun significato." » riprese nella lettura, con tono che rese trasparente l'inizio della conclusione della medesima « "E per tale ragione, nel mentre in cui sto inviando a te questa missiva, sto anche prendendo contatto con tutti gli altri signori di Kriarya, nella suggerire loro la possibilità di ribellarci insieme a quanto qualche lurido figlio d'un cane crede di poterci imporre, quasi noialtri fossimo gli ultimi idioti giunti in città e non i legittimi dominatori di tutto ciò che qui è e sempre sarà." »
« "Spero che tu possa essere raggiunto da queste mie parole, affinché nel momento in cui noi arriveremo ai piedi della tua torre, tu non fraintenda le nostre intenzioni," » si augurò l'autore della lettera appena scandita dalla voce della mia signora, non negandosi una certa vena profetica « "Kriarya deve ricordarsi come si cammina a testa alta, e noi, suoi signori, dobbiamo accogliere questa battaglia come l'occasione per comunicare al mondo intero di rinunciare a qualunque brama nei nostri riguardi. Firmato: Jessen, lord di Kriarya in grazia alla forza del dio Gorl." »

0 commenti: