Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 13 marzo 2012

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C
omprenderete bene come, a seguito di tale dichiarazione d'intenti, e di tale intimazione di resa all'intera città di Kriarya, alcuno fra noi avrebbe potuto considerarsi sostanzialmente sereno.
Al contrario… beh… dire che eravamo inquieti sarebbe volersi sprecare in facili eufemismi.
Conoscendo il nostro mondo, la nostra realtà quotidiana, è facile comprendere come in alcuna città kofreyota, né, tantomeno, nella città del peccato, ci si sarebbe potuti attendere un qualche sentimento di solidarietà, di cameratismo, di resistenza innanzi all'aggressore. Voi, in Tranith, trovate le vostre vite regolate da morali già diverse rispetto a quelle che animano i cuori di noi kofreyoti e, vi posso assicurare, che in Kofreya ben pochi non sarebbero disposti a vendere la madre, la moglie o la figlia per una giusta quantità d'oro. Un quantità, in effetti, neppure eccessiva.
In ciò, quindi, improbabile sarebbe stato supporre un sviluppo degno d'una ballata, di una cronaca epica, tale da veder riunirsi anche acerrimi nemici per far fronte comune in contrasto a un nuovo avversario, a chi giunto a minacciare la vita di entrambi, la sopravvivenza di tutti. Probabilmente, in immediata conseguenza alle parole pronunciate dal nostro antagonista ancor privo di volto, e che tale probabilmente sarebbe sempre stato, se come i propri compagni della Progenie della Fenice si fosse presentato celato dietro a una maschera inespressiva; in una ballata, in una cronaca di altri tempi sarebbe stato uno spontaneo, collettivo boato di ribellione, un grido che si sarebbe erto a sola risposta, promettendo morte non solo per chi aveva appena parlato, ma anche per tutti i colossali mostri lì sporgenti da sopra le pur alte mura della città, che l'intera urbe avevano preso d'assedio.
Ma la nostra, come già detto, non avrebbe dovuto essere riconosciuta quale l'ambientazione caratteristica di una leggenda e, pertanto, sarebbe già dovuta essere ritenuta uno sviluppo costruttivo già l'eventualità che, per stanarci dalla torre di Brote, i mercenari e gli assassini, i ladri e le prostitute di tutta la città, non decidessero di darle fuoco, facendoci bruciare al suo interno senza altra possibilità al di fuori del gridare la nostra pena. Anche perché, oggettivamente, ben pochi, forse nessuno, non avrebbero voluto generalmente vedere la mia signora morire, semplicemente per guadagnarne il titolo, per riscattarne la fama, e, in una situazione qual quella creatasi, folle sarebbe stato ritenere uno sviluppo diverso da un assedio imposto a nostro discapito dall'intera città, nella brama di accontentare chi in nostra attesa al di là di quelle mura.
E io, personalmente, in quel momento non potei che rimpiangere amaramente di non essere passato, quanto meno, a salutare la mia amata Arasha. Quanto meno, obbligato a morire qual lì mi stavo ritrovando a essere, avrei potuto godere un'ultima volta del suo sguardo, delle sue carezze e dei suoi baci.
A distrarmi da simili, tristi e cupi pensieri, non mancò, fortunatamente, di intervenire la voce della mia signora, la quale, a differenza del sottoscritto, non avrebbe accettato di considerarsi un cadavere ambulante con tanta banalità, con tanta semplicità…

« Questa dannata e blasfema Progenie della Fenice sta iniziando a stancarmi… » commentò, scuotendo il capo con aria indubbiamente contrariata « La Confraternita del Tramonto è sovente noiosa e ripetitiva, soprattutto quanto si intestardisce su posizione d'arroganza, ma quantomeno sa stare al proprio posto quando necessario. » proseguì, citando per l'occasione un'organizzazione mercenaria particolarmente influente in quest'angolo di mondo e abitualmente sua antagonista, per ragioni meramente professionali.
« Cosa intendi fare? » domandò Brote, rivolgendosi alla medesima dopo aver offerto istruzioni alle proprie guardie nel merito di quanto necessario porre in essere per assicurare l'incolumità di suo figlio, l'unica eredità lasciatagli dalla sfortunata Nass'Hya « Quei… mahkra… sono molto più grandi di qualsiasi altro mostro tu abbia mai affrontato prima d'oggi. »
« Oh… è presto detto. » sorrise ella, cambiando improvvisamente espressione e, ora, offrendo apparente serenità in direzione del proprio mecenate, forse nella volontà di tranquillizzarlo nel merito di quanto da lui richiesto o, forse, semplicemente perché realmente tornata a essere serena nel merito di quanto avrebbe presto atteso tutti noi, al di là dell'apparente tragicità della nostra situazione « Innanzitutto, tu seguirai tuo figlio e i tuoi uomini, mettendoti al sicuro lontano da qui… »
« Non ci pens… » tentò di protestare l'uomo, opponendosi ai comandi impartitigli dalla propria stessa mercenaria, in un'imprevista inversione di ruoli fra loro.
« Brote. » intervenne tuttavia la Figlia di Marr'Mahew, inarcando le sopracciglia e, in ciò, aggrottando la fronte nell'osservarlo « A causa mia, quel bambino ha già perduto la madre… non desidero possa perdere anche il padre e crescere nella consapevolezza di dovermi odiare per aver distrutto la sua famiglia! » argomentò, a sostegno delle proprie posizioni e del proprio comando per così come appena scandito « Non pongo in dubbio il tuo valore come guerriero, né, tantomeno, il tuo coraggio: ti ho visto combattere e so che non temi alcuna avversità. Ma ora sei un padre vedovo e, come tale, la tua priorità deve essere tuo figlio e il suo futuro, il suo domani. »

Parole pronunciate con affetto sincero, e ancor più sincero sentimento di colpa, quelle che la mia signora volle rendere proprie, che non poterono ovviare a risuonare qual tali e, soprattutto, non poterono ovviare a far leva sul cuore del suo mecenate e amico, colui al quale, obiettivamente, era rimasto solo suo figlio a giustificare tutto il suo impegno in questa vita, in questo presente, a non rendere vano tutto il suo sforzo per primeggiare su tutto e su tutti.
Ma, al di là della correttezza di quelle parole, e del loro messaggio, Brote non poté negarsi di evidenziare una piccola, e non indifferente, omissione che la donna aveva probabilmente reso volontariamente propria, onde evitare di fornirgli, in tal modo, una qualche, folle ragione per negarsi la ritirata in quel momento, in quel contesto nel quale ella glielo aveva appena richiesto e, addirittura, imposto…

« Non sbagli dicendo che la mia priorità deve essere mio figlio e il suo futuro. » annuì egli, con tono quieto e remissivo « Ma sbagli se, in ciò, vuoi lasciar sottintendere che al di fuori di mio figlio non mi sia rimasto più alcuno a cui essere legato in questa vita, in questo mondo. » proseguì e incalzò, andando a porre l'attenzione esattamente là da dove la sua interlocutrice aveva cercato di allontanarla « Ci sei anche tu nella mia vita, Midda. E se anche il nostro non è né sarà mai un rapporto come quello che ho vissuto con Nass'Hya, o che ti auguro di poter vivere ancora a lungo con il tuo buon locandiere; ciò non di meno la nostra amicizia è concreta, è reale, è onesta… e, per questo, non desidero abbandonarti, non desidero ritirarmi ora, abbandonandoti ad affrontare da sola un'intera città. La mia città! » generalizzò, includendo a sé l'intera Kriarya anche ove la sua influenza sulla medesima avrebbe dovuto essere giudicata qual ridotta a una singola zona della stessa e non alla sua completezza.
« Le tue parole mi onorano, mio signore… » replicò ella, assumendo un tono leggermente più distaccato, quasi a voler negare, nei propri modi, quell'amicizia da lui appena ribadita, probabilmente nella volontà di costringerlo ad allontanarsi « Ma non devi scordare come io sia sempre stata, e sempre sarò, una semplice mercenaria al tuo servizio. E, in ciò, la mia fedeltà nei tuoi confronti si spingerà fin dove il tuo denaro, il tuo oro lo potrà garantire… e non un solo passo oltre. »

Per un istante, sono sincero, temetti che Brote esplodesse di collera nel confronto con quell'atteggiamento, con quello sciocco… sì, sciocco, che Midda mi perdoni per averla definita in tali termini… volto ad allontanarlo, a porre e imporre spazio fra loro, quasi, realmente, alcun sentimento d'affetto, d'amicizia li avesse mai uniti, non in quei lunghi anni di crescita comune, non, peggio, in quegli ultimi mesi, dalla scomparsa di Nass'Hya. Ma l'ira, nel signore di Kriarya, sarebbe stata giustificata solo nei confronti di una propria mercenaria, così qual ella pur voleva ostinarsi a definirsi, e non, parimenti, verso una propria amica, qual, al contrario, egli desiderava indicarla.

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