Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 12 marzo 2012

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P
er riuscire vagamente a immaginare ciò che, in quel momento, stava gravando in contrasto all'intera popolazione di Kriarya, opprimendola dall'esterno delle alte mura… alte, sì, ma non a sufficienza per ovviare all'immagine di quegli orrori… quanto si presentò ai nostri sguardi furono una schiera di occhi giallastri, bocche zannute e tentacoli di ogni colore o dimensione, accatastati assieme in un connubio degno del peggiore fra tutti gli incubi. Ogni nostro avversario, ancora non riesco a credere di doverli definire così e di essere loro sopravvissuto, avrebbe infatti dovuto essere delineato come un gigantesco ammasso di tali elementi, occhi, bocche e tentacoli, vagamente lucenti sotto la luce del sole per qualche ancor non meglio chiarita ragione, senza un effettivo ordine preciso, una sostanziale armonia, per come descrivibile a sguardo umano, e pur lì perfettamente conviventi, coesi come solo l'incubo di un dio avrebbe saputo associarli.
Meno di un anno prima, in verità, sia io, sia l'intera Kriarya, aveva già avuto modo di assistere a qualcosa di tanto innaturale e di tanto rivoltante, qualcosa che la mia signora Midda, in assenza di indicazioni esplicite, aveva rinominato legioni, ossia degli osceni agglomerati di cadaveri rianimati non tanto quali singole entità, quali semplici zombie, quanto, e peggio, quali membra di esseri più grossi, più letali, e, sicuramente, più difficili da affrontare e vincere. Malgrado l'esperienza già accumulata con le legioni, tuttavia, non io, né, probabilmente, l'intera Kriarya, avremmo potuto definirci sereni nel confronto con il nuovo orrore lì dedicatoci, un orrore di dimensioni persino superiori a quelle delle pur colossali legioni, e, ora, difficilmente assimilabili all'intervento di un negromante. No… quei mostri non apparivano essere il frutto di una negromanzia, realtà a cui, dopotutto, in quell'angolo del regno di Kofreya, nella provincia riferita alla città del peccato, necessariamente avremmo dovuto considerarsi confidenti, nell'estrema vicinanza alla palude di Grykoo e alla sua spiacevole, e non immeritata, fama. Quei mostri, qualunque cosa fossero, avrebbero dovuto essere riconosciuti qual derivanti dall'impiego di un potere ben diverso da quello con il quale avremmo potuto essere familiari; quanto, e peggio, qual derivanti dall'impiego di un'energia mistica ben diversa, e, probabilmente, simile a quella che già aveva eletto in nostro contrasto gli angeli… ora impiegata, però, per l'evocazione di qualcosa di meno apprezzabile alla vista.
Solo sforzandosi a osservare quegli obbrobri con maggiore attenzione, con più impegno, si sarebbe potuto evidenziare come, in effetti, i tentacoli non avessero da considerarsi qual fra loro omogenei, differenziandosi in almeno una dozzina di forme diverse, tali, probabilmente, da prevedere diversi impieghi, diverse specializzazioni. Così, ove alcuni di quei tentacoli avrebbero potuto essere riconosciuti in tutto e per tutto identici a quelli dello smisurato mostro marino che ho avuto occasione di affrontare, sì… proprio io!, nel corso della mia prima avventura al fianco di Midda; altri fra loro avrebbero potuto vantare pericolosi artigli, o zanne, difficile a dirsi, alle proprie estremità, non diversamente dai denti di uno o due pettini affiancati l'uno all'altro, e pur, chiaramente, lì impiegabili in modi ben diversi; altri ancora avrebbero poi offerto vanto di lunghi e affilati aculei a circondarne completamente un'estremità di proporzioni maggiori rispetto a quanto dovuto, e tale da renderla simile a una grottesca mazza chiodata, probabilmente impiegabile senza sforzo alcuno per un tale compito; e altri, e peggiori, invece, avrebbero presentato delle estremità paragonabili a quelle di una sanguisuga, sanguisuga, in effetti, di dimensioni tali da rendere difficile comprendere qual genere di titano avrebbe potuto aggredire per suggerne il sangue.

« Quelli sono dei mahkra… » sussurrò Be'Wahr, inatteso e imprevedibile, ove se qualcuno, in quel momento, avesse dovuto prendere voce per identificare quei mostri, quel qualcuno avrebbe dovuto essere, necessariamente, la Figlia di Marr'Mahew, nostro condottiero, e non, senza voler lederne il valore personale, il nostro biondo, e non sempre intellettualmente vivace, compare « Come hanno potuto evocarli? Come hanno potuto condurli qui?! » proseguì con aria sinceramente sconvolta, qual neppur lo avevo visto essere nel confronto con gli invincibili, ed effettivamente mai vinti, angeli.
« Mahkra?! » esclamò Howe, il più vicino al fratello, e in questo il primo ad aver colto le sue parole, e un'apparente razionalità nelle medesime, allora non pronunciate al semplice scopo di occupare un tempo altrimenti morto « Cosa è un mahkra?! » domandò, rivolgendosi, al contempo, tanto al biondo, quanto a tutti noi, e in particolare a Midda, riconosciuta ancora qual riferimento principale per qualunque questione simile, per tutto ciò connesso o ricollegabile a mostri, divinità e quant'altro.
« Non ne ho mai sentito parlare prima d'oggi… » negò, tuttavia, la mercenaria, riconoscendo implicitamente, nelle proprie parole, Be'Wahr qual unico depositario di ogni informazione a tal riguardo… ammesso che egli potesse conoscere qualcosa di più oltre a un nome potenzialmente privo di significato.

Anticipando qualunque possibilità di approfondimento da parte del biondo, verso cui, necessariamente, si sarebbe allor spostata tutta la nostra attenzione, un nuovo, terrificante boato fece tremare l'intera città, richiamando, ove già non fosse stato loro concesso, ogni interesse in direzione dei mostri e delle loro azioni. Azioni che, in quel momento, potei notare qual rivolte a lasciar precipitare, all'unisono, i propri tentacoli più pesanti al suolo, in una coralità praticamente perfetta, impossibile da distinguere nelle proprie singole voci, e terribilmente violenta nei propri effetti, tali da generare quella sorta di terremoto del quale alcun dio o dea avrebbe dovuto essere colpevolizzato.
E in immediata conseguenza a quel nuovo fragore, a quella prepotente e dirompente richiesta d'ascolto, quando ormai certa fu la conquista del pensiero, e probabilmente del terrore, d'ogni figlio o figlia della città del peccato, fu una voce umana a imporsi su tutti noi, riecheggiando incredibilmente, e in maniera del tutto innaturale, sicuramente frutto di qualche altro incantesimo, di qualche altra stregoneria, sopra l'intera estensione della capitale, per scandire i termini di quella che sarebbe dovuto essere giudicata qual una formale richiesta di resa: non a Kriarya e ai suoi abitanti, in verità, quanto e peggio a Midda Bontor e ai suoi compagni… a noi!

« Cittadini di Kriarya! » esclamò l'ignoto avversario, apparentemente di sesso maschile, e probabilmente identificabile qual colui responsabile per l'evocazione di quelle mahkra, così come definite da Be'Wahr « Noi siamo la Progenie della Fenice e il nostro unico interesse è la salvezza vostra e dell'intera umanità, della civiltà così come tutti la conosciamo. »
« Ancora loro?! » ringhiò, quasi, Av'Fahr, immediatamente tendendo tutti i muscoli del proprio corpo in un effetto finale decisamente sconvolgente, nel considerare la sua mole e la sua prestanza fisica, qual pur, in quel momento, non avrebbe potuto essere notata, nella presenza di figure ben più imponenti rispetto a quanto mai egli avrebbe potuto sperar di divenire.
« Silenzio… » sussurrò il mio cavaliere, nel mentre in cui, al centro delle proprie iridi color ghiaccio, le nere pupille si contraevano alle dimensioni di una capocchia di spillo, nell'evidenziare come ella non stava comunque, a propria volta, ben accogliendo quell'annuncio, quella rivelazione così appena offertaci « Voglio sentire cosa hanno da dire. »
« Per tal scopo, è prioritario per noi ottenere la vita di Midda Bontor, colei che in molti, ormai, chiamando Figlia di Marr'Mahew. » proseguì la voce, necessariamente indifferente ai nostri dialoghi, ove probabilmente persino inconsapevole nel merito della nostra effettiva posizione all'interno dell'urbe « Ella e i suoi compagni devono morire entro il calar del sole. E se ciò non avverrà, se non sarete voi a consegnarcela, sarà nostra premura radere al suolo l'intera città, sterminandovi tutti! »
« … non è possibile… » gemette Brote, evidentemente preoccupato per quella che comprese non essere una minaccia vana, un'asserzione pronunciata al semplice scopo di colmare la bocca di colui che l'aveva appena scandita.
« Credo che non vi possano essere dubbi sulla serietà delle nostre intenzioni, come tutti voi potete constatare osservandovi attorno. » concluse la voce, con tono ormai quasi divertito, qual solo sarebbe potuto essere quello di chi consapevole di aver già vinto una battaglia ancor prima di iniziare a combatterla « Quindi a voi la scelta, cittadini della città del peccato: o ci consegnerete entro il calar delle tenebre Midda Bontor e tutti i suoi compagni, o manderemo i nostri mastini a cercarla… e chiunque sarà sul loro cammino verrà ucciso senza pietà alcuna! »

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